-nessuno-

Sistemi di accumulo, auto elettriche e funzionalità innovative

Martedì, 13 Marzo 2018
News dalle Aziende
ATON Storage ha dotato i suoi prodotti per l'energy storage di servizi e funzionalità aggiuntive che promettono di farli diventare componenti imprescindibili nelle abitazioni del futuro prossimo.

Quando sul mercato hanno iniziato a comparire i primi sistemi di accumulo al litio, l’idea che è andata via via solidificandosi nelle menti dei consumatori è quella di strumenti che possono coadiuvare le performance dell’impianto di generazione (spesso fotovoltaico) nel raggiungimento dell’obiettivo cardine di una fornitura elettrica al 100% rinnovabile ed autarchica.

Oggetti che, nella credenza comune di due/tre anni fa sarebbero dovuti entrare con prepotenza all’interno delle case degli italiani, se non altro per le ipotetiche potenzialità che si portano appresso, ma che nessun produttore finora è mai riuscito a rendere veramente appetibili al grande pubblico.

Partendo da questo presupposto e con anni di esperienza pregressa ATON Storage, azienda modenese leader in Italia nella produzione e ingegnerizzazione di sistemi di accumulo, ha espanso il concetto di EESS (energy storage) integrando servizi e funzionalità aggiuntive che promettono di far diventare i loro prodotti componenti imprescindibili nelle abitazioni del futuro prossimo.

Un primo approccio consiste nell’utilizzo di EESS in funzione di boost in potenza di carichi elevati: viene accumulata energia elettrica nel sistema di accumulo, prelevandola dall’eccesso non immediatamente utilizzato di una produzione propria (tipicamente FV o eolica) oppure dalla rete in ore di minore congestione o costo dell’energia, per poi utilizzarla, in supporto alla rete o produzione propria stesse, a sostenere carichi importanti, eliminando o riducendo problemi di eccesso di assorbimento dalla rete stessa.

Questa tecnologia prende il nome di ACharger, disponibile sui sistemi di accumulo ATON, che risponde all’esigenza di potenza degli utenti che possiedono o hanno intenzione di munirsi di un veicolo full-electric o ibrido.

Come ormai è assodato, infatti, la possibilità di caricare la vettura in un tempo ragionevole si trova al primo posto tra i desideri del consumatore, unita alla volontà di mantenere attive le utenze domestiche durante la carica.

La nuova funzionalità dei sistemi di accumulo ATON Storage consiste nella possibilità per l’utente di selezionare tramite app una modalità di ricarica tra le 4 disponibili - ECO, NORMAL, FULL e BYPASS - che prevedono ognuna logiche di funzionamento differenti, dalla più economica alla più rapida, ma sempre con la caratteristica peculiare di evitare il distacco dalla rete elettrica nazionale per sovra-potenza.

Inoltre, la funzionalità TIME SHIFTING permette di programmare l’intervallo di tempo in cui avverrà la ricarica del veicolo, lasciando al sistema il compito di accumulare energia in batteria con la strategia più efficiente in base allo storico delle cariche precedenti.

Vediamo le diverse modalità d'uso disponibili:

  • ECO: l’automobile viene ricaricata solo dal sistema di accumulo e dai pannelli fotovoltaici

  • NORMAL: l’automobile viene ricaricata sia dal sistema di accumulo (e dai pannelli fotovoltaici) che dalla rete, con una potenza in prelievo definita dall’utente via app

  • FULL: l’automobile viene ricaricata sia dalle batterie (e dai pannelli fotovoltaici) che dalla rete, limitando però in tempo reale i prelievi dalla stessa alla piena potenza contrattuale; è la modalità di ricarica autoveicolo più veloce, in funzione degli altri carichi dell’abitazione

  • BYPASS: l’automobile viene ricaricata solo da rete, con limitazione alla potenza contrattuale

Una seconda feature innovativa è l’Allerta Meteo, che, grazie alla collaborazione tra ATON Storage e la principale agenzia italiana per il monitoraggio ambientale, permette di ricevere un messaggio di avviso su app ogniqualvolta venga diramato un comunicato dell’agenzia controllo meteo. Per l’utente viene sbloccata la possibilità di caricare completamente la batteria sfruttando anche la rete in previsione di un blackout dovuto agli eventi climatici che potrebbero interessare la zona.

Queste innovazioni sono coadiuvate dai servizi di Peak Shaving, che permette di limitare i picchi di potenza prelevati dalla rete elettrica per evitare lo sforamento di fascia tariffaria, e Production Control, che permette di direzionare automaticamente la fornitura di corrente del sistema di accumulo sul vettore più conveniente (es. pompa di calore) massimizzando il risparmio.

Contenuto Riservato

Riservato: 
OFF

Contenuto a Pagamento

A Pagamento: 
OFF

Accumuli, riparte il Tour dell’Indipendenza SENEC

Martedì, 13 Marzo 2018
News dalle Aziende
Tre le novità dell'edizione 2018: formazione sulle tecniche di vendita, presentazione del pacchetto SENEC.Cloud e del programma di partnership SENEC.Alliance. Le tappe: Padova, Bergamo, Bologna e Napoli.

Riprende anche nel 2018 il Tour dell’Indipendenza SENEC, il ciclo itinerante di appuntamenti che SENEC, tra i maggiori produttori internazionali di sistemi di accumulo, dedica all’approfondimento nell’ambito degli accumulatori di energia.

Il Tour quest’anno farà tappa a:

  • Padova, 22 marzo
  • Bergamo, 12 aprile
  • Bologna, 17 maggio
  • Napoli, 31 maggio

Gli incontri hanno un programma snello, che si avvia con un pranzo veloce per concludersi verso le 4 del pomeriggio, e sono strutturati in modo da dare una panoramica completa sul settore degli accumulatori: opportunità di mercato, funzionamento e modalità di installazione dei sistemi, caratteristiche e vantaggi dei prodotti SENEC.

Una parte importante è dedicata alla simulazione di installazione di un accumulatore SENEC per coglierne dal vivo le caratteristiche salienti, come l’estrema facilità di montaggio.

“Il mercato dello storage è in continua evoluzione, tanti sono i nuovi operatori e i nuovi prodotti, frequenti le novità o le integrazioni normative e sono ancora molte le domande che gli installatori che si affacciano al mercato, ma anche quelli che già vi operano, si pongono – spiega Andrea Cristini, Amministratore di SENEC Italia - Per questo abbiamo deciso di continuare il nostro Tour anche nel 2018, per dare risposta a tutte le curiosità e ai dubbi degli installatori, senza dimenticare di offrire anche contenuti pratici utili al momento della progettazione e dell’installazione degli accumulatori”.

Tre le novità di quest’anno: la prima è la formazione sulle tecniche di vendita degli accumulatori, che intende offrire qualche suggerimento sulle argomentazioni commerciali da utilizzare nella trattativa con il cliente.

Continua Cristini: “La vendita degli accumulatori si deve sganciare dai classici approcci che hanno dominato il settore del fotovoltaico. Siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione energetica che cambierà completamente il modo di utilizzare e di vivere l’energia. Comprare un sistema di accumulo significa entrare a fare parte di questo nuovo mondo e la vendita deve incentrarsi su questa prospettiva di innovazione, autonomia e flessibilità energetica, stabilizzazione dei prezzi dell’energia e totale ricorso alle rinnovabili”. 

La seconda novità del Tour 2018 è la presentazione del pacchetto SENEC.Cloud, che prevede, insieme alla fornitura dell’accumulatore, la possibilità di acquistare da SENEC l’energia residua dell’impianto fotovoltaico, vale a dire quella prodotta ma non auto-consumata o accumulata nella batteria.

“Si tratta di un’assoluta novità nel settore – spiega Cristini – grazie alla quale l’installatore può fornire al cliente un pacchetto completo che gli permette di consumare al 100% la sua energia pulita e di stabilizzare il prezzo della sua bolletta. In Germania questo servizio ha già avuto evoluzioni legate alla mobilità elettrica, che ci proponiamo di introdurre anche in Italia”.

Infine, durante il Tour sarà presentato il programma di partnership SENEC.Alliance, inaugurato quest’anno. Il programma prevede una serie di vantaggi a favore dei clienti che vogliono costruire con SENEC una collaborazione stretta ed assidua.

Conclude Cristini: “SENEC è un’azienda che valorizza le persone. Per questo con i nostri clienti cerchiamo di alimentare un rapporto di collaborazione e di scambio che vada oltre la semplice fornitura di prodotti. Desideriamo crescere insieme agli installatori che condividono i nostri stessi valori e vogliono instaurare con noi rapporti basati sulla fiducia e sul supporto reciproci. Il Tour ci dà l’opportunità anche di incontrare gli installatori sul territorio ed iniziare un rapporto di conoscenza personale”. 

La partecipazione agli incontri del Tour dell’Indipendenza è gratuita. Per iscrizioni: www.senec-ies.com/tour

Contenuto Riservato

Riservato: 
OFF

Contenuto a Pagamento

A Pagamento: 
OFF

Milano Smart City, il ruolo delle imprese nel disegnare la città di domani

Martedì, 13 Marzo 2018
Pierpaolo Signorelli
Il primo confronto delle aziende associate in Assolombarda dà il via al Progetto Milano Smart City, dedicato alla trasformazione del territorio, tracciando la strada dei prossimi 20-30 anni. Obiettivo: interconnessione automatica e in tempo reale di tutte le reti
Immagine Banner: 

Si è tenuta a Milano, in febbraio, per le imprese iscritte ad Assolombarda la prima riunione su quello che con tutta probabilità sarà un progetto molto ambizioso per la prossima decade: fare del capoluogo meneghino la “Smart City d’Italia”, ossia l’insediamento urbano più progredito dell’area Euro-Mediterranea. 

La sfida parte dalla considerazione che le città nel 21° secolo saranno il polo attrattivo dell’umanità e si evolveranno in megalopoli di decine e decine di milioni di abitanti, secondo un andamento fenomenico tipico in tutti i continenti.

Per questo le città di oggi dovranno evolvere verso un nuovo modello per essere pronte nel prossimo futuro. Non a caso l’Onu, tra gli “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030”, ha considerato come elementi cruciali la creazione di città sostenibili e il ruolo propulsivo dell’innovazione e delle infrastrutture.

In questo contesto, il concetto di Smart City si va delineando come un paradigma di risposta ai diversi trend in atto: la mobilità elettrica, i servizi di rete gestiti in tempo reale tramite app., la domotica con i servizi ancillari, le fonti rinnovabili domestiche, condominiali e di quartiere (solare fotovoltaico e termico, accumuli).

Tutti progressi che nei prossimi anni modificheranno in modo molto profondo gli stili di vita e le abitudini quotidiane. Già oggi si vive la città in modo differente rispetto a soli dieci o, addirittura, cinque anni fa.

Se il trend di evoluzione sembra delineato in modo chiaro, meno semplice è l’inquadramento del concetto “smart” – fin troppo abusato – nonché quello di città, evidenziandosi, per quest’ultima, una difficoltà nell’identificazione dei confini dell’agglomerato urbano, per il quale si è ormai soliti definirlo città metropolitana, senza però circoscriverla nell’identità e quindi nella demarcazione.

In conseguenza di ciò va delineato quale possano essere ruolo e aspirazioni delle imprese lombarde e italiane –  perché Milano non potrà essere “smart” senza che anche tutto il resto d’Italia lo diventi – e come dovranno fare per raggiungere un simile sfidante obiettivo.

Una prima possibile riflessione relativa alla definizione di “smart city” – da alcune voci peraltro negata nella sua sussistenza – ci spinge a definirla come l’interconnessione automatica e in tempo reale di tutte le reti, sia in ordine alla loro tipologia (luce, gas acqua, tlc), alla loro natura (pubbliche o private), alla loro finalità (mobilità, comunicazione, audiovisivo): quale che sia il servizio che l’utente richiede, esso deve essere disponibile al momento del comando e deve essere integralmente modulabile secondo le sue richieste, temporali (interrompibilità) e geografiche (localizzazione).

In tal senso una città smart è una città che pur processando milioni e milioni di richieste nel singolo secondo, riesce a costruire un servizio su misura per ogni singolo utente.

Al riguardo, conforta il lavoro presentato dal Centro Studi di Assolombarda, un “metastudio” contenente una ricognizione dello stato dell’arte della letteratura in materia di smart city e un quadro concettuale di riferimento.

Di particolare pregio risulta essere l’emersione dei temi operativi, come il ruolo delle imprese, un attore strategico del cambiamento, e quello del framework di governance per definire sistemi e modalità per prendere scelte che riguardano mondi molto diversificati tra loro.

Il secondo spunto di riflessione concerne il tessuto urbano che dovrà essere coinvolto. Il contesto attuale è quello di una Milano caratterizzata da dinamiche che vanno ben oltre i semplici confini comunali, visto che, secondo i dati del Piano Urbano della Mobilità del Comune di Milano, il 36% delle persone che ogni giorno frequenta la città proviene dai 32 Comuni di area urbana, mentre il 33% arriva dai Comuni lombardi al di fuori della Città metropolitana.

Inoltre, la città è in continua evoluzione anche per quanto riguarda i centri nevralgici. Nei prossimi anni Milano ridisegnerà e riqualificherà alcune grandi aree dal Parco della scienza, del sapere e dell’innovazione nell’ex area di Expo, passando per Bovisa, Città Studi e l’Ortomercato. C’è poi per la partita degli scali ferroviari milanesi.

In questa prospettiva si dipana il terzo punto di riflessione, concernente il ruolo e l’azione delle imprese. Esse, infatti, nella dimensione urbana ricoprono la duplice parte di fruitori, al pari dei cittadini, ma sono anche chiamate a svolgere un ruolo attivo in qualità di fornitrici di tecnologie, infrastrutture e progetti per la realizzazione della smart city sostenibile. Ricade quindi su di loro l’onere dello sviluppo tecnologico e ambientale della città, proponendo la propria visione del futuro.

Su tutti questi punti si è sviluppato il dibattito in Assolombarda, dove i rappresentanti di 26 aziende hanno presentato progetti e spunti sulla tematica per raccogliere idee e sollecitazioni per disegnare insieme la città di domani.

Ogni azienda ha fornito sulla base del proprio core business la proprio idea di progresso, offrendo così uno spaccato del futuro prossimo venturo. Nell’insieme esso sembra dipingere una città viva e partecipativa, dove il cittadino è effettivamente protagonista, indipendentemente dalla sua classe economica di appartenenza, dal suo ceto di origine o dal quartiere dove risiede, poiché servizi, informazioni e network commodities accompagneranno in ogni momento e in ogni luogo il futuro utente.

Non solo, ma la procedura intrapresa da Assolombarda dimostra, da una parte, il profondo attaccamento delle aziende al proprio tessuto territoriale e sociale, anche se magari divenuto di origine, perché nel frattempo si sono espanse su tutto il territorio nazionale.

Dall’altra, una metodologia del confronto che se in questa primissima fase è rivolto principalmente ai propri associati, sarà poi estesa agli altri naturali interlocutori, quali stakeholders e istituzioni, al fine di giungere poi ad una sintesi finale che sarà poi quella da perseguire.

Si evidenzia quindi un associazionismo imprenditoriale attento alle questioni sociali e ambientali, capace di traguardare il diretto presente, per spingersi più in là, molto più là, e progettare le linee di sviluppo nei vari settori (energetico, ambientale, edilizio, infrastrutturale) destinate alla prossima generazione.

Uno spirito imprenditoriale che riconosce l’importanza –  forse, il primato della cultura – e con ha forza di recepire e rilanciare la sfida della moderna globalizzazione la quale, in modo non velato, ci sta chiedendo di evolvere per non soccombere.

Contenuto Riservato

Riservato: 
OFF

Contenuto a Pagamento

A Pagamento: 
OFF

Nel nuovo decreto rinnovabili c’è un favore a Eni?

Lunedì, 12 Marzo 2018
Giulio Meneghello
Priorità a impianti su siti brownfield ed esclusione del fotovoltaico su terreni agricoli danno un grande vantaggio sia nelle aste che nei registri a chi come il "cane a sei zampe" ha progetti sulle aree industriali dismesse. Vediamo chi vince e chi perde con il meccanismo che si va delineando.
Immagine Banner: 

Su discarica o aree contaminate, fotovoltaico, e magari con una quota di autoconsumo: la tipologia di impianto che sembra più favorita dalla bozza del nuovo decreto rinnovabili fa pensare a Eni e alla  sua iniziativa per realizzare, nei prossimi 4 anni, 220 MW di fotovoltaico in 15 progetti proprio su aree industriali dismesse, anche grazie alla collaborazione con il Gse.

Questa la prima considerazione che viene da fare sfogliando la bozza del nuovo decreto sulle rinnovabili elettriche per provare a rispondere alla domanda sul “chi vince e chi perde” con i nuovi incentivi delineati.

Aste, graduatorie e criteri

Come sappiamo, infatti (si veda su QualEnergia.it la bozza e primi commenti e analisi), la grossa novità del meccanismo disegnato è la competizione tra tecnologie diverse e in primis tra FV ed eolico, che gareggeranno tra loro sia nei registri per gli impianti sotto al MW, dividendosi 580 MW in 7 tornate, che nelle aste per le taglie superiori, dove il contingente che le tecnologie del “gruppo A” dovranno spartirsi in 7 gare è di 4,8 GW.

Per la graduatoria per accedere agli striminziti contingenti dei registri, il primo criterio di priorità consente di passare avanti agli impianti “su discariche esaurite, cave e e miniere esaurite, aree di pertinenza di discariche o di siti contaminati”, mentre ...

Contenuto Riservato

Riservato: 
OFF

Contenuto a Pagamento

A Pagamento: 
Contenuto a Pagamento

Emissioni auto, qualche appunto sul confronto elettrico vs diesel

Lunedì, 12 Marzo 2018
Redazione QualEnergia.it
Partendo da un recente commento di Transport&Environment su uno studio del Parlamento europeo, cerchiamo di capire perché le analisi sul ciclo di vita delle vetture sono così complesse e perché si possono mal interpretare alcune informazioni. Dati e tendenze.
Immagine Banner: 

L’auto elettrica riduce “veramente” le emissioni di CO2?

Mentre le vendite di vetture ecologiche aumentano e si preparano grandi consorzi industriali per produrre batterie al litio in Europa, continuano a circolare dubbi sull’effettiva capacità dei nuovi veicoli di abbattere l’inquinamento atmosferico.

Quasi tutte le case automobilistiche in questi mesi hanno annunciato di voler lanciare decine di modelli 100% elettrici o ibridi plug-in nei prossimi anni e abbandonare progressivamente i motori diesel, considerati tra i maggiori responsabili della cattiva qualità dell’aria nei centri urbani.

Tuttavia, spesso leggiamo notizie di qualche ricerca che pone in discussione i vantaggi ambientali dei mezzi alimentati con le batterie. Cerchiamo allora di chiarire alcuni punti fondamentali.

Come evidenzia Julia Poliscanova, manager del settore "clean vehicles" dell’organizzazione indipendente Transport&Environment (TE), in un articolo pubblicato dall’agenzia EurActiv, la sfida elettrico vs diesel deve partire da un’analisi sul ciclo di vita (life-cycle assessment), anche noto con l’acronimo WTW, well-to-wheel, cioè “dal pozzo alla ruota”.

In altre parole, quant’è l’energia spesa per costruire il veicolo e la sua batteria, oltre a quella consumata durante la guida.

Questo tipo di analisi però è molto complesso e si basa su diversi assunti. Tra i fattori più critici, senza dubbio, c’è la cosiddetta “carbon intensity” del mix elettrico di riferimento: ricaricare un’auto con elettricità di origine fossile è ben diverso che ricaricare la stessa auto con energia pulita rinnovabile.

Lo stesso vale per i processi industriali che intervengono nelle prime fasi del ciclo di vita: ad esempio, fabbricare una batteria in Cina comporta una maggiore emissione di gas serra, rispetto a realizzare la medesima batteria in un paese che utilizza molto meno carbone nel suo portafoglio energetico.

Inoltre, sostiene l’autrice dell’articolo, una buona ricerca deve sempre confrontare vetture simili per dimensioni e caratteristiche, impiegando i dati sui consumi reali nelle condizioni di guida su strada.

Un altro assunto che può influenzare moltissimo i risultati dei diversi studi è la durata attesa delle batterie, in termini di chilometri percorsi e di eventuale recupero-riutilizzo, ad esempio nei sistemi di accumulo per la rete elettrica.

In sostanza, i risultati delle analisi sul ciclo di vita possono variare in modo consistente in base agli assunti di partenza. L’esperta di TE quindi è un po’ scettica su alcuni aspetti del nuovo rapporto diffuso dalla commissione trasporti del Parlamento europeo, in tema di emissioni inquinanti dei veicoli elettrici (documento completo in fondo all’articolo).

In particolare, osserva Julia Poliscanova, per quanto riguarda le automobili tradizionali, questo rapporto utilizza dati su emissioni e consumi che provengono dai vecchi test europei, la cui attendibilità è naufragata in via definitiva con lo scoppio dello scandalo dieselgate.

I dati reali, secondo TE, parlano di emissioni superiori in media del 40% rispetto ai risultati ufficiali. Anche il modo di presentare e commentare singole informazioni può fare la differenza.

Ad esempio, è facile screditare l’auto elettrica e sottostimare i suoi benefici ambientali, affermando che il diesel è più pulito, se per esempio si vuole limitare il paragone tra il gasolio e l’elettrico di provenienza 100% fossile. Il grafico sotto, tratto dal documento del Parlamento Ue, chiarisce bene quanto sia semplice orientare l’interpretazione dei dati in una direzione piuttosto che l’altra.

La principale conclusione dello studio dell’Europarlamento è che l’auto a batteria, assumendo una vita utile di 150.000 km e di utilizzare il mix elettrico medio attuale in Europa, riduce moderatamente le emissioni di CO2, rispetto ai veicoli con motori a combustione interna.

Certo, il quadro non potrà che evolvere a ulteriore vantaggio delle vetture che rinunciano ai carburanti fossili, grazie al previsto costante aumento delle fonti rinnovabili e al contemporaneo declino del carbone.

TE, in un recente rapporto, ha sostenuto che già oggi un mezzo elettrico inquina meno di un analogo modello a gasolio, perfino nel paese europeo più carbone-dipendente, la Polonia, includendo tutte le emissioni di CO2 nel ciclo di vita.

Lo studio del Parlamento europeo (pdf)

Lo studio di Transport&Environment (pdf)

Contenuto Riservato

Riservato: 
OFF

Contenuto a Pagamento

A Pagamento: 
OFF

Prima centrale fotovoltaica realizzata da un gruppo italiano in Iran

Lunedì, 12 Marzo 2018
Redazione QualEnergia.it
La prima azienda italiana che realizza in full equity una centrale fotovoltaica in Iran è la Carlo Maresca. Dal 4 marzo dai 10 MW dell'impianto elettricità solare nella rete del paese. Progetti per altri 200 MW. L'appello del gruppo per un reale sostegno con adeguate coperture per il rischio Paese.

La prima azienda italiana che realizza in full equity una centrale solare fotovoltaica in Iran è la Carlo Maresca spa che immette dal 4 marzo elettricità nella rete.

Un impianto, “Blu Terra2”, da 10 MW di potenza per 30mila moduli che ha una producibilità di  17milioni di kWh annui, equivalenti al fabbisogno medio di 5mila abitazioni. Il parco fotovoltaico è installato sull'isola di Qeshm su un terreno di 20 ettari di ampiezza (l'equivalente di circa 40 campi di calcio).

I moduli sono posizionati su strutture in ferro zincato ancorate a terra mediante oltre 11mila puntelli. Per il completamento dell'opera, che ha impiegato per circa sei mesi 80 lavoratori del posto, sono stati utilizzati oltre 25mila metri di cavi elettrici di media tensione e oltre 200 km di cavo solare.

Secondo la ditta che lo ha realizzato, sebbene questa sia una grande opportunità per l'internazionalizzazione del gruppo, un progetto di questo tipo richiederebbe un sostegno e una strategia di lungo termine con adeguate coperture in termini di rischio Paese.

“Investire all'estero 'buttandosi' in nuove avventure - spiegano i Maresca - è una caratteristica del popolo italiano e fa parte del nostro modo di fare impresa. Non sono però attive, a differenza di quanto accade in diversi contesti europei, quelle tutele statali che intervengono quando si verificano crisi interne e internazionali nelle nazioni in cui si investe”.

L’azienda ha già avviato l'iter autorizzativo per altri due parchi fotovoltaici vicino Teheran da 100 MW ognuno e firmato i contratti per i terreni. Per questo motivo sperano che si dia attuazione all'intervento di Invitalia Global Investment a tutela delle imprese che decidono di investire all'estero.

Il Gruppo ha investito 8 milioni di euro, cercato terreni, chiuso l'iter autorizzativo e ricevuto permessi per l'allaccio in rete in poco più di otto mesi. Il cantiere è stato chiuso in sei mesi, utilizzando tre tecnici italiani e tutta manodopera locale.

All'inaugurazione da parte iraniana sono intervenuti il vicepresidente della zona franca di Qeshm Alì Yadghar, il direttore generale della società Hormozagan che distribuisce l'energia a Qeshm Ahmadreza Kahouri e Jafar Mohammadnejad della SATBA, l'agenzia governativa che gestisce tutta l'energia rinnovabile in Iran.

Contenuto Riservato

Riservato: 
OFF

Contenuto a Pagamento

A Pagamento: 
OFF

Un decreto che disincentiva la generazione distribuita

Lunedì, 12 Marzo 2018
Roberto Bissanti
Ecco perché il decreto rinnovabili (non FV?) allontana l’Italia dalla green economy, dalla produzione di energie alternative e dalla generazione distribuita. Tariffe basse, no all’accesso diretto agli incentivi, ingiustificato inserimento del FV. Un commento dell’ing. Roberto Bissanti del CETRI-TIRES.
Immagine Banner: 

Dopo mesi di attesa il Ministero dello Sviluppo Economico emette la prima bozza del nuovo decreto sugli incentivi alle Fonti Energetiche Rinnovabili.

Nel provvedimento, in continuità con quanto già adottato con il precedente decreto (DM 23 giugno 2012), è ulteriormente mortificata la generazione distribuita di energia.

Sparisce, ad esempio, il meccanismo di accesso diretto per i piccoli e piccolissimi impianti. Vengono ridotte drasticamente le tariffe per il mini-eolico e il mini-idroelettrico.

Il provvedimento, che doveva trattare solo le FER non fotovoltaiche, reintroduce gli incentivi al fotovoltaico, ma esclusivamente per gli impianti medio grandi, escludendo proprio gli impianti domestici e quelli di piccola taglia.

Ricordiamo, inoltre, che dal 1° gennaio 2018, fino alla data di entrata in vigore del nuovo decreto, nessun impianto da FER, entrato in esercizio nello stesso periodo, potrà accedere ad alcun incentivo.

Sparisce l’accesso diretto agli incentivi

Per quanto si legge nella bozza del decreto, tutti gli impianti da FER, per poter ottenere gli incentivi, dovranno richiedere l’iscrizione ai Registri o partecipare alle Aste, per gli impianti sopra 1 MW. La cancellazione del meccanismo di accesso diretto avrà un effetto disincentivante specialmente verso le piccole iniziative. Questo meccanismo, forniva una prima certezza sulla remunerazione dell’investimento, proprio per gli impianti di piccola taglia, appannaggio delle famiglie e dei piccoli investitori.

Mini-eolico

Le tariffe per il mini-eolico sono nuovamente diminuite rispetto a quanto già stabilito dal DM 23 luglio 2016, passando da 0,250 €/kWh per potenze inferiori a 20 kW e da 0,190 €/kWh per impianti con potenza inferiore a 60 kW a 0,140 €/kWh per impianti con potenze comprese tra 0 e 100 kW nominali.

A differenza del fotovoltaico il costo degli impianti mini-eolici negli ultimi 5 anni non ha registrato diminuzioni significative, ciò a causa dell’incidenza dei costi fissi di installazione, relativi alle opere civili, elettriche e agli iter autorizzativi.

Un impianto mini-eolico da 60 kW, oggi ha un costo che varia da 220 a 280 mila euro, a fronte di una produzione che può variare 110 MWh/anno a 180 MWh/anno.

Nel caso migliore, massima produzione e minimi costi, il piccolo imprenditore, accedendo alla tariffa prevista nella bozza di decreto, potrà ricavare circa 25.000 €/anno, ricavo a cui corrisponde un tempo di ritorno dell’investimento (Pay Back Time – PBT) pari a 9 anni.

Nel caso peggiore, l’investimento sarà del tutto infruttuoso poiché il PBT sarà pari a 18 anni, quasi coincidente all’intera durata dell’incentivo che è fissata in 20 anni.

Non si comprende, inoltre, come al ministero possano aver scelto 100 kW come taglia di riferimento per il mini-eolico, non avendo alcuna attinenza né con le soglie relative ai titoli autorizzativi e abilitativi (D.Lgs. 3 marzo 2011, n.28), né tantomeno con le taglie delle piccole turbine eoliche disponibili sul mercato (20 kW, 30 kW, 60 kW e 200 kW).

L’ultimo periodo del 2017 era stato caratterizzato dalla corsa dei produttori italiani ed esteri di mini-eolico nello sviluppo di aerogeneratori da 20 kW, inseguendo la possibilità che l’incentivo per questa taglia di aerogeneratori potesse rimanere invariato anche per il triennio 2018-2020. Cosicché, se fosse approvato questo provvedimento, anche gli sforzi che gli imprenditori italiani hanno affrontato, in un momento comunque di difficoltà finanziarie generali, non verrebbero corrisposti dalle aspettative di mercato.

Mini-idroelettrico

La bozza del provvedimento prevede anche la disincentivazione della tecnologia del mini-idroelettrico. Gli incentivi, per questa tipologia di FER, passerebbero da 210 €/kWh e 195 €/kWh (per impianti fino a 250 kW e fino a 500 kW) previsti nel DM 23 luglio 2016 a 140 €/MWh per gli impianti fino a 500 kW previsti nella bozza.

Una diminuzione drastica del 30% che risulta ingiustificata visto che al 31 dicembre 2017, si rileva la costante diminuzione degli incentivi erogati. In ordine temporale di decreto sugli incentivi (per impianti mini-idroelettrici con potenza inferiore a 500 kW) si passa dai 114,4 milioni di € della Tariffa Onnicomprensiva, ai 63,1 milioni di € del DM 6 luglio 2012 ai 25,4 milioni di € del DM 23 giugno 2016.

Anche i contingenti di potenza installata registrano un decremento significativo: 107,2 MW per la Tariffa Onnicomprensiva, 80,2 MW per il DM 6 luglio 2012 e 35,9 MW per il DM 23 giugno 2016.

Fotovoltaico

In controtendenza il Ministero ha deciso di re-inserire gli incentivi al fotovoltaico, ma esclusivamente per gli impianti medio-grandi, escludendo gli impianti domestici.

Il provvedimento prevede la remunerazione dell’energia immessa in rete da impianti fotovoltaici al di sopra dei 20 kW, cioè quelli che non possono accedere alle detrazioni fiscali.

In particolare, l’energia immessa in rete prodotta da impianti in regime di cessione totale (restano esclusi gli impianti connessi in scambio sul posto - SSP) verrà remunerata da GSE con una tariffa di 110 €/MWh per impianti da 20 a 100 kW, e di 90 €/MWh, per impianti da 100 kW a 1 MW.

Si deve sottolineare che questa tipologia di impianti è quella che ha ampiamente raggiunto la grid-parity e la cui installazione è oggi molto conveniente, ad esempio per il mondo industriale, proprio in regime di scambio sul posto (SSP).

Dunque, non si comprende quale sia l’obbiettivo del ministero nell’incentivare tecnologie ormai ampiamente mature da competere con le fonti tradizionali. Nella logica degli incentivi, infatti, questi dovrebbero essere disposti in misura maggiore per impianti piccoli e per promuovere lo sviluppo delle tecnologie innovative e ancora non mature per raggiungere la cosiddetta grid-parity.

Andamento contatore rinnovabili non fotovoltaiche

Analizzando il periodo tra l’ottobre 2015 e il dicembre 2017 si è registrata una costante diminuzione del contatore degli incentivi alle FER non fotovoltaiche da 5,740 M€/anno a 5,240 M€/anno, nello stesso periodo il PUN (Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica) è pressoché rimasto costante attestandosi a 50 €/MWh.

In questo scenario l’incidenza degli incentivi alle piccole rinnovabile è pressoché trascurabile; ad esempio al 31 dicembre 2017 il costo medio degli incentivi al mini-eolico è stato di 64,2 M€/anno ovvero 1,22% dell’intero costo degli incentivi alle FER non fotovoltaiche.

Questo dato è in totale antitesi con quanto si legge nelle premesse del provvedimento: “CONSIDERATO che l’attuazione del decreto 23 luglio 2016 ha evidenziato quanto segue: (omissis) 3) per l’accesso diretto, domande significativamente elevate, soprattutto per l’eolico e ciò suggerisce la possibilità di ridurre gli incentivi e, ai fini di un più efficace controllo della spesa, di superare questo meccanismo”.

In conclusione, da una prima analisi della bozza del nuovo decreto sulle rinnovabili, l’attuale governo, dopo aver incassato l’approvazione del meccanismo di capacity market, da parte della Commissione Europea, per sostenere la produzione di energia da fonti fossili, e avendo introdotto, attraverso l’intervento dell’Autorità dell’Energia, la modifica della bolletta energetica, che scoraggia il risparmio energetico, tenta nuovamente di ridurre l’impatto delle rinnovabili sulla spesa energetica, disincentivando la generazione distribuita.

Speriamo che il prossimo governo possa invertire questa tendenza per imboccare finalmente la strada verso la vera transizione energetica.

Contenuto Riservato

Riservato: 
OFF

Contenuto a Pagamento

A Pagamento: 
OFF

Decreto rinnovabili elettriche, le proposte di modifica del Coordinamento FREE

Lunedì, 12 Marzo 2018
Redazione QualEnergia.it
Per FREE un decreto che probabilmente non sarà operativo prima di alcuni mesi. Tra le proposte, aste differenziate tra FV e eolico e un decreto ad hoc per biomasse, biogas, eolico off-shore, geotermia innovativa, solare termodinamico, tecnologie escluse dalla bozza.

Il Coordinamento FREE, che raccoglie le associazioni del settore rinnovabili ed efficienza energetica, esprime una posizione e alcune proposte sul decreto rinnovabili elettriche, pubblicato in bozza.

Per FREE, visti i tempi richiesti dall’iter decisionale...

Contenuto Riservato

Riservato: 
OFF

Contenuto a Pagamento

A Pagamento: 
Contenuto a Pagamento

CPEM: “L’ultimo regalo di Calenda: la rottamazione del minieolico”

Lunedì, 12 Marzo 2018
Carlo Buonfrate
Critica dell’associazione del mini eolico CPEM all’impostazione del decreto FER che rende impossibile la sostenibilità economica delle nuove macchine fino a 60 kW di potenza. Si favoriscono di più turbine rigenerate. Nessuna sanatoria per gli impianti non ancora allacciati a fine 2017.

Con questo articolo iniziamo a pubblicare le reazioni al decreto FER (pdf) che abbiamo pubblicato in anteprima venerdì 9 marzo.

La bozza del tanto atteso nuovo decreto FER, sbandierata in pieno clima elettorale dal ministro Calenda dopo un colpevole ritardo di quasi un anno, è un deludente documento partorito fra le mura del MiSE in solitudine, avulso dalla realtà del nostro paese, soprattutto per quanto riguarda la generazione distribuita di energia che rischia di uscire definitivamente dalla scena delle rinnovabili.

Di questo indirizzo strategico ...

Contenuto Riservato

Riservato: 
OFF

Contenuto a Pagamento

A Pagamento: 
Contenuto a Pagamento

Risparmio energetico nelle abitazioni, una partnership tra Sorgenia e Viessmann

Lunedì, 12 Marzo 2018
News dalle Aziende
Sorgenia effettuerà un check-up energetico digitale, personalizzato e gratuito. Dopo aver esaminato i risultati del check-up energetico, un installatore Viessmann altamente qualificato e aderente all'iniziativa, contatterà il cliente.

Sorgenia, la digital company del settore dell’energia e Viessmann, l’azienda che produce innovativi sistemi di riscaldamento e climatizzazione, hanno siglato un accordo grazie al quale sarà possibile migliorare in maniera significativa l’efficienza energetica della propria abitazione.

La collaborazione sarà annunciata domani a Milano durante il congresso nazionale dei partner per l’efficienza energetica di Viessmann, che si svolgerà in occasione di MCE Mostra Convegno Expocomfort.

Il principio alla base dell’accordo tra Sorgenia e Viessmann è la volontà di offrire ai clienti consulenza altamente specializzata e personalizzata, individuando le soluzioni più innovative per migliorare l’efficienza della propria abitazione e, al contempo, contenere i costi in bolletta.

L’accordo nasce dalla consapevolezza che, in Italia, il tema dell’efficienza energetica è sempre più sentito. Basti pensare che, grazie agli ecobonus, nel nostro Paese sono stati realizzati un milione di interventi, pari a 9,5 miliardi di euro solo negli ultimi tre anni. E ancora: in poco meno di venti anni il totale degli interventi sono stati più di 14,2 milioni e hanno coinvolto oltre la metà delle famiglie italiane2.

La partnership prevede due differenti momenti: dapprima Sorgenia effettuerà un check-up energetico digitale, personalizzato e gratuito, a tutti i clienti che lo chiedono e a quelli che, sulla base dei consumi effettuati, potrebbero ottenere maggiori risparmi energetici in casa. 

Dopo aver esaminato i risultati del check-up energetico, un partner per l'efficienza energetica Viessmann, un installatore altamente qualificato aderente all'iniziativa, contatterà il cliente e in funzione delle esigenze specifiche, eventualmente effettuando anche un sopralluogo dell'impianto, proporrà le soluzioni idonee, scegliendo tra una gamma di innovativi prodotti che vanno dalle caldaie a condensazione agli impianti fotovoltaici, fino ad arrivare alle pompe di calore, chiavi in mano. Una volta accettata la proposta, il partner per l'efficienza energetica Viessmann si occuperà anche dell’installazione per garantire al cliente il maggior risparmio e la maggior efficienza possibili.

La partnership, inoltre, consentirà ai clienti di usufruire di uno sconto su un anno di manutenzione effettuato dai centri assistenza autorizzati Viessmann che in funzione del prodotto scelto potrà arrivare al 100%.

Contenuto Riservato

Riservato: 
OFF

Contenuto a Pagamento

A Pagamento: 
OFF