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Le piccole imprese italiane sopportano l'elettricità più cara dell'area Euro

Lunedì, 10 Luglio 2017
Redazione QualEnergia.it
Le piccole imprese italiane pagano l'elettricità il 27,8% in più della media dell'area Euro, ma anche oltre il 60% in più delle grandi imprese nazionali. Perdiamo il primato sul gas, ma siamo in terza posizione. Al netto delle soluzioni politiche, le PMI dovranno puntare su risparmio ed efficienza energetica.
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Per le piccole imprese italiane i costi dell'energia elettrica e del gas continuano a essere tra i più elevati nell’Unione Europea.

In particolare il nostro “primato” è nei prezzi elettrici. Rispetto alla media dei paesi dell'area euro, l'energia elettrica alle piccole imprese (consumi tra 500 e 200 MWh/anno) costa, per ogni 1.000 kWh consumati (1 MWh), escludendo l’Iva, 155,6 euro.

Come spiega l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre nella sua elaborazione, si tratta della tariffa più elevata tra tutti i 19 paesi e significa che le PMI italiane pagano il 27,8% in più della media UE.

Gli svantaggi per le nostre PMI non sono solo nei confronti delle attività di pari dimensioni presenti nell’Unione, ma anche verso le poche grandi imprese rimaste nel nostro territorio.

Infatti se le piccole imprese italiane con un consumo medio annuo compreso tra i 500 e i 2.000 MWh hanno un costo di 155,6 €/MWh, le grandi imprese, con consumi tra i 70.000 e i 150.000 MWh, pagano invece 95,6 €, quindi ben il 62,8% in meno delle piccole imprese.

Sebbene il Governo Renzi nella primavera del 2014 (DL 91/2014 - Decreto Competitività) abbia ridotto la spesa elettrica dei soggetti collegati in media tensione e in bassa tensione con una potenza impegnata superiore ai 16,5 kW, secondo le stime della CGIA, questo provvedimento ha interessato poco più di 700.000 aziende, cioè solo il 15% circa del totale delle imprese presenti in Italia.

Le tariffe continuano comunque a dipendere anche dal costo delle materie prime e dell'andamento della nostra valuta nei confronti delle principali monete internazionali.

Dal 2016 è poi partita, con gradualità, la riforma delle tariffe elettriche: al termine di questo processo, la tariffa per il trasporto di energia, per la gestione del contatore e per gli oneri di sistema saranno uguali per ogni livello di consumo, abbandonando così la cosiddetta struttura progressiva, cioè con prezzi crescenti al crescere dei consumi.

La componente fiscale, ovviamente, è una delle cause che contribuisce a mantenere le tariffe così alte in Italia. Per la bolletta elettrica, ad esempio, ogni 100 euro di costo a carico delle PMI, 43,5 euro sono ascrivibili a tasse e oneri: la media dell'area euro, invece, e di 34,1 euro.

Prezzi del gas

Migliora un po’ la situazione sul fronte del gas, con una terza posizione, come si può vedere dalla tabella elaborata dalla CGIA.

In Italia l'incidenza percentuale della tassazione sul costo totale a carico delle aziende è di 18,6, mentre nell'area Euro si attesta al 13,5%.

Il divario di costo è comunque a vantaggio delle imprese di grande dimensione. Secondo le fasce di consumo annuo, una piccola impresa con consumi inferiori a 26.000 mc sostiene un costo pari a 55,5 €/MWh (Iva esclusa).

Se i consumi, invece, sono all'interno del range tra 26.000-263.000 mc, il prezzo scende a 40,4 € per diminuire a 27,3 € per coloro che operano nella fascia 263.000-2.627.000 mc. Per le grandi imprese, che hanno consumi annui tra i 2.637.000 e i 26.268.000 mc il prezzo è di 23,2 euro.

Dalla CGIA ricordano che le piccole imprese, indicativamente quelle con meno di 50 addetti, danno lavoro al 65,3% degli italiani occupati nel settore privato e costituiscono il 99,4% del totale delle imprese presenti nel nostro Paese.

“Come è possibile – ha spiegato Paolo Zabeo, coordinatore dell’ufficio studi CGIA - che non si intervenga in maniera decisa per tagliare efficacemente i costi energetici a chi costituisce l'asse portante dell'economia del Paese ? E più in generale, come fa la Commissione europea ad accettare che nell'area euro, ad esempio, la piccola impresa paghi l'energia elettrica mediamente il 60% in più delle grandi aziende se, anche in questi ultimi 10 anni, la stragrande maggioranza dei nuovi posti di lavoro in Europa sono stati creati dalle PMI?”

Quello che non dice lo studio è che le PMI dovranno puntare di più su risparmio ed efficienza energetica grazie all'applicazione di diverse soluzioni e tecnologie oggi disponibili, in grandi di diminuire in tempi rapidi, e senza attendere la mano della politica, buona parte di quel gap con le aziende straniere.

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Senec inaugura la sede di Bari

Lunedì, 10 Luglio 2017
News dalle Aziende
Continua il processo di rafforzamento della presenza in Italia della multinazionale tedesca. L'inaugurazione è prevista per il 20 luglio.

Senec, produttore di sistemi di accumulo a livello mondiale, continua il processo di rafforzamento della sua presenza nel mercato italiano, con l’inaugurazione della sua sede di Bari, prevista per giovedì 20 luglio alle ore 19, Via Aulisio 59/61.

Dopo aver raggiunto una posizione di leadership in Germania, con oltre 14.000 unità vendute, l’azienda ha avviato un percorso di internazionalizzazione che non poteva prescindere dall’Italia, uno dei Paesi più importanti nel panorama del fotovoltaico e dello storage.

Andrea Cristini, Amministratore di SENEC Italia ha spiegato: “I sistemi di accumulo rappresentano il futuro dell’energia ed il loro mercato in Italia ha grandi potenzialità di crescita. Grazie a questo settore, che offre la possibilità di sfruttare al 100% l’energia solare autoprodotta e diventare indipendenti dalla rete elettrica, tutto il fotovoltaico italiano può ricevere l’impulso per un nuovo sviluppo. SENEC vuole essere un punto di riferimento per gli installatori e la strutturazione dell’organizzazione in Italia è un passo fondamentale in questo senso“.

L’ingresso di SENEC in Italia è iniziato a ottobre 2016 con il Tour dell’Indipendenza, una serie di eventi di presentazione degli accumulatori agli installatori, che ha fatto tappa in 10 città italiane, raggiungendo oltre 350 operatori.

Con la costituzione della filiale a Bari, l’acquisizione di nuove risorse umane e l’organizzazione del supporto tecnico in Italia, l’azienda ha gettato le giuste basi per consolidare la sua presenza nel nostro Paese e dare il giusto servizio ai clienti italiani.

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Dalle terre rare alle supergrid, come le rinnovabili cambieranno la geopolitica

Lunedì, 10 Luglio 2017
Redazione QualEnergia.it
Uno studio Harvard-Columbia, partendo da diversi scenari elaborati dalle agenzie internazionali, cerca di capire la probabile evoluzione delle relazioni tra governi, istituzioni e utility, sulla scia degli impatti causati dallo sviluppo crescente delle rinnovabili a scapito dei combustibili fossili.
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La maggior parte degli studi sull’energia stima una crescita molto forte delle rinnovabili nei prossimi anni, in alcuni casi un loro sorpasso sui combustibili fossili: quali sarebbero le conseguenze geopolitiche di una transizione energetica accelerata?

È la domanda cui cerca di rispondere il documento The Geopolitics of Renewable Energy (allegato in basso), pubblicato dalle università di Columbia e Harvard per conto del Norwegian Institute of Foreign Affairs.

Gli autori hanno considerato le proiezioni uscite nel 2016 sul mix futuro delle risorse fossili/rinnovabili di diverse organizzazioni internazionali e grandi compagnie, in particolare: IEA, IRENA, Bloomberg, BP, Exxon-Mobil, fino al più recente rapporto dell’International Energy Agency per la decarbonizzazione dei paesi G20 (articolo di QualEnergia.it sull’ultimo scenario elaborato dalla IEA).

Per quanto riguarda gli scenari di previsione, osservano gli esperti, a prescindere dalle notevoli differenze tra le assunzioni dei differenti studi, il punto che li accomuna è che sono piuttosto conservativi, perché le fonti tradizionali - petrolio, gas, carbone - continueranno a dominare il panorama energetico nel 2035-2040.

Il discorso cambia, invece, negli studi che definiscono quel “mondo desiderabile” che consentirebbe di limitare il surriscaldamento globale entro 2 gradi centigradi, per poi identificare le misure necessarie per raggiungere gli obiettivi pro-rinnovabili.

Il futuro descritto vede sempre le fonti rinnovabili al 50-70% dei consumi totali primari di energia nel 2050, con impatti geopolitici che secondo gli studiosi delle due università americane potrebbero interessare cinque aree: approvvigionamento di materie prime critiche, tecnologia e finanza, reti elettriche, calo della domanda di petrolio e gas, rischi associati al cambiamento climatico.

Nuovi cartelli internazionali, si legge nel documento, potrebbero costituirsi per controllare le forniture delle terre rare (materiali come disprosio e neodimio largamente impiegati nell’industria delle rinnovabili), anche se gli autori dubitano che potranno esercitare una forza pari a quella attuale dell’OPEC in campo petrolifero.

Cina e Russia detengono il 57% circa delle riserve mondiali di terre rare; inoltre, in Cina si concentra la quasi totalità della filiera mineraria-produttiva.

Pure sul litio aleggia qualche incognita, soprattutto se l’alimentazione elettrica riuscirà a sfondare il mercato automobilistico nei prossimi anni: in questo caso, potrebbero verificarsi degli squilibri di breve-medio termine tra domanda e offerta di litio per le batterie, a vantaggio delle nazioni che possiedono le maggiori riserve planetarie, nell’ordine Australia, Cile e Cina (intervista di QualEnergia.it a Giovanni Di Girolamo, esperto ENEA).

Nell’area tecnologica-finanziaria, evidenzia lo studio USA, tra i vari fattori che potrebbero rimodellare il quadro geopolitico internazionale, troviamo senza dubbio la competizione per lo sviluppo delle nuove infrastrutture delle rinnovabili.

Molte utility e compagnie petrolifere stanno variando le loro attività e competenze, dirottando investimenti sulle tecnologie pulite per diminuire gradualmente il peso dei carburanti tradizionali; tra gli annunci più recenti di disimpegno fossile c’è quello del colosso svedese Vattenfall.

L’incertezza maggiore, osservano gli studiosi di Harvard e Columbia, è su quale modello energetico prevarrà nei decenni a venire: una generazione diffusa, più “democratica” perché favorisce l’autoconsumo con piccoli impianti e sistemi di accumulo, o un modello green centralizzato, fatto di grandissimi impianti eolici e solari, con infrastrutture regolate di trasmissione-comunicazione digitale?

In altri termini, gli autori del documento ravvisano la possibilità che diversi gruppi di paesi costruiranno delle supergrid, sistemi elettrici sovranazionali da utilizzare anche come “arma energetica” per influenzare le relazioni tra governi e istituzioni.

Al momento, però, simili progetti di supergrid hanno avuto ben poca fortuna, ad esempio il naufragato progetto Desertec che intendeva esportare in Europa l’energia generata nei deserti africani da mega centrali fotovoltaiche.

Un altro fattore di rischio geopolitico è dato dalle difficoltà di garantire l’accesso universale all’elettricità, riducendo al contempo la dipendenza dai combustibili fossili. Un recente studio della Nato Parliamentary Assembly evidenziava che il cambiamento climatico è un potente moltiplicatore di minacce (threat multiplier) su scala globale.

Parliamo dei conflitti innescati dalla scarsità di risorse energetiche e dall’insicurezza idrica e alimentare, soprattutto nei paesi emergenti più colpiti da eventi estremi come siccità prolungate e desertificazione.

Con la diffusione di micro-reti e tecnologie di generazione elettrica off grid, prosegue il documento Harvard-Columbia, le comunità locali potrebbero indebolire il potere di controllo dei governi centrali, a tutto vantaggio della condivisione energetica.

In definitiva, l’emergere di conflitti futuri dipenderà in buona parte dalla reazione degli Stati che fondano le loro economie sull’esportazione di oro nero e gas naturale, oltre che dalla capacità di bilanciare la perdita di profitti e posti di lavoro nei settori oil&gas con nuovi guadagni e nuova occupazione nelle rinnovabili.

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Mini eolico: gli operatori chiedono una proroga per gli impianti da allacciare

Lunedì, 10 Luglio 2017
Redazione QualEnergia.it
Oltre 200 impianti mini eolici che hanno già richiesto la connessione avranno una riduzione del 30% degli incentivi perché non allacciati entro il 29 giugno. Investimenti per 60-70 milioni di €. Un appello dell'associazione CPEM al ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, molti piccoli impianti a fonti rinnovabili, soprattutto mini eolici, dovranno subire una decurtazione delle tariffe incentivanti perché non sono stati allacciati alle rete elettrica entro il 29 giugno, nonostante ne abbiano fatto richiesta e siano con le carte in regola per essere connessi.

Per il mini eolico con taglie tra 20 e 60 kW la tariffa subirà un taglio del 30%, passando da 268 a 190 €/MWh, così come previsto dal DM 23 giugno 2016. L’argomento era stato affrontato anche in una interrogazione parlamentare che però non ha avuto una risposta adeguata da parte del governo.

Dagli operatori arriva una richiesta di proroga di sei mesi ...

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L’energia in Parlamento questa settimana (10-14 luglio 2017)

Lunedì, 10 Luglio 2017
Redazione QualEnergia.it
Il calendario settimanale dei lavori parlamentari che riguardano energia, rinnovabili, efficienza energetica, edilizia, mobilità sostenibile e tutte le tematiche che interessano gli abbonati a QualEnergia.it PRO.
Ecco il calendario dei lavori parlamentari della settimana da lunedì 10 a venerdì 14 luglio 2017 che riguardano energia, rinnovabili, efficienza energetica, edilizia, mobilità sostenibile e tutte le tematiche che interessano gli abbonati a QualEnergia.it PRO.
 

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Climatizzatori, come sceglierli e quanto si risparmia in bolletta

Lunedì, 10 Luglio 2017
Redazione QualEnergia.it
Secondo una ricerca del progetto europeo Topten Act, una pompa di calore aria-aria nella classe più elevata di efficienza ad esempio consente di tagliare i costi elettrici fino al 50% rispetto a un modello con prestazioni energetiche inferiori. Qualche caso e le caratteristiche da valutare nella scelta.
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Scegliere il climatizzatore giusto, più adatto alle proprie esigenze e con un buon rapporto qualità-prezzo, può essere complicato perché ci sono diverse caratteristiche cui prestare attenzione.

Come riferisce una ricerca di Topten Act, il progetto internazionale finanziato dall’Unione Europea che aiuta i consumatori a trovare i prodotti più efficienti sul mercato, un apparecchio con le prestazioni più elevate (classe A+++) può tagliare la bolletta fino al 50% rispetto a un dispositivo di categoria inferiore.

La potenza più adatta

Una delle operazioni più importanti per scegliere un apparecchio mono o multi-split in pompa di calore elettrica aria-aria, evidenziano gli esperti del progetto comunitario, è dimensionare correttamente il climatizzatore secondo le dimensioni degli ambienti interni da rinfrescare.

Ad esempio, in una stanza di 25 metri quadrati dovremo installare un’unità da 2,5 kW, mentre un ambiente di 35 mq richiederà una potenza maggiore, nell’ordine di 3,5 kW.

Per calcolare la potenza necessaria, come avevamo spiegato in questo articolo, si può prendere come riferimento iniziale la seguente formula:

340 BTU (British Thermal Unit)/h x mq

Quindi per una stanza di 20 metri quadrati servirà un climatizzatore con una potenza pari ad almeno 6.800 BTU/h.

È bene precisare che questo calcolo è piuttosto approssimativo, perché ci sono altri fattori decisivi che andrebbero valutati oltre ai semplici metri quadrati, ad esempio l’altezza del soffitto (quindi il volume complessivo della stanza), il grado d’isolamento termico, numero e caratteristiche degli infissi.

Esempi di risparmio economico

Torniamo al progetto Topten Act per capire quanto potremmo risparmiare scegliendo un apparecchio nella classe energetica più alta.

Il primo esempio riguarda la stanza di 25 mq con unità da 2,5 kW: considerando di accendere l’apparecchio per 300 ore ogni anno d’estate su un periodo di dieci anni, spenderemmo 200 € in media con un prodotto di classe A+++ e circa il doppio, quindi 400 €, con un dispositivo di classe A.

Il secondo esempio riguarda un ambiente di 35 metri quadrati: in questo caso, il costo elettrico complessivo del climatizzatore più efficiente (il valore di riferimento usato è 0,24 €/kWh) sarà pari a 290 € sempre nell’ipotesi delle 300 ore annuali di funzionamento per dieci anni, contro una spesa in bolletta di 550 € per l’apparecchio meno efficiente, quindi avremmo un risparmio totale del 45% circa.

Si tratta, ovviamente, di esempi generici, che però sono utili quando si confrontano modelli di marche diverse con differenti prestazioni e relativi prezzi di listino.

Nel contesto specifico dell'Italia, ricordiamo che con l'entrata in vigore della riforma delle tariffe elettriche per i clienti domestici, che verrà completata il prossimo anno, i costi in bolletta sono inferiori rispetto al passato con consumi elettrici maggiori, come in caso di utilizzo di una pdc. QualEnergia.it, a tal proposito, ha fatto pochi mesi fa delle simulazioni di spesa riferite a pompe di calore elettriche aria-aria e aria-acqua.

Efficienza e rumorosità

Molto importanti sono i valori di efficienza energetica stagionale degli apparecchi, SEER per il raffrescamento e SCOP per il riscaldamento: la regola è che più i valori sono alti, maggiore è l’efficienza del climatizzatore, perché la sua potenza frigorifera richiede un minore assorbimento di elettricità.

Ad esempio, le unità di classe A+++ hanno un indice SEER pari almeno a 8,50 che spesso arriva a 9-10 nelle macchine migliori.

Un altro dato fondamentale dell’etichetta energetica è il consumo elettrico stagionale, espresso in kWh/anno, che nel caso del raffrescamento estivo è calcolato su 350 ore annue di funzionamento (vedi anche QualEnergia.it).

Da non sottovalutare, poi, il livello di potenza sonora espresso in decibel: in questo caso, è preferibile orientarsi su apparecchi con rumorosità interna/esterna più bassa, nella fascia 50-60 dB.

Detrazioni e incentivi

Per quanto riguarda le varie detrazioni fiscali e altri incentivi, rimandiamo alla nostra guida 2017 per condizionatori e pompe di calore.

In sintesi, ricordiamo che il cosiddetto “ecobonus” del 65% per gli interventi di efficienza energetica vale solo per i climatizzatori con pompa di calore ad alta efficienza, installati in sostituzione dell’impianto di riscaldamento esistente.

Altrimenti, chi acquista un climatizzatore può usufruire della detrazione fiscale del 50% per le ristrutturazioni edilizie o del bonus mobili sempre nella misura del 50% e per unità di classe A+ o superiore. Tutte queste agevolazioni sono state prorogate fino al 31 dicembre 2017.

In tutti i casi, si applica l’Iva agevolata del 10% prevista per i “beni significativi”, ma solo sulla differenza tra il valore complessivo della prestazione (materiali e installazione) e il costo dei beni stessi, come spiegato in dettaglio nella già citata guida.

Ricordiamo, infine, che i climatizzatori in pompa di calore con determinate prestazioni energetiche, installati in sostituzione dell’impianto di riscaldamento esistente, possono rientrare nel conto termico 2.0 che è stato migliorato rispetto alla versione precedente, soprattutto per quanto riguarda l’accesso all’incentivo (vedi nostro webinar).

(Articolo originariamente pubblicato il 25 maggio 2017, aggiornato e riproposto il 10 luglio 2017)

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ESCo, un mercato affollato e con ricavi in calo

Lunedì, 10 Luglio 2017
Redazione QualEnergia.it
Nel 2016 c'è stato un boom nel numero delle ESCo, che in 5 anni sono cresciute del 20%. Una crescita che però si è accompagnata ad un calo degli utili e degli investimenti. La fotografia del settore dall'ultimo Energy Efficiency Report dell'Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano.
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Un mercato estremamente frammentato, caratterizzato principalmente da operatori di piccole dimensioni e con una bassa marginalità: le ESCo in Italia crescono per numero, ma non hanno vita facile.

Questa, in estrema sintesi, la fotografia del settore che emerge dall’ultimo Energy Efficiency Report dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, che sarà presentato a Milano il prossimo 12 luglio ma che QualEnergia.it ha potuto sfogliare in anteprima.

Nel corso del 2016 – leggiamo dal rapporto – le ...

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Una SEN che piace al mondo delle pompe di calore

Lunedì, 10 Luglio 2017
Redazione QualEnergia.it
L'approccio della nuova Strategia Energetica Nazionale, elettrocentrico anche sulle rinnovabili termiche incontra il favore di Anima-Assoclima. Tra le richieste la stabilizzazione degli incentivi esistenti, critiche invece alla possibilità di introdurre limiti all'uso dei sistemi di raffrescamento.

La SEN in consultazione incontra il favore dei produttori di pompe di calore, per il peso che dà a questa tecnologia sulle rinnovabili termiche, a scapito di altre più problematiche, biomasse in primis.

Non piace, invece, la possibilità, contemplata dalla Strategia, di introdurre limiti all’utilizzo degli impianti di raffrescamento.

Dopo la reazione molto critica di Assolterm, l’associazione ...

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Teleriscaldamento a biomassa, tra ritardi legislativi e disparità negli incentivi

Lunedì, 10 Luglio 2017
Redazione QualEnergia.it
La mancanza di una legge quadro e le disparità nell’incentivazione unite ai vari ritardi burocratici rischiano di deprimere il settore del teleriscaldamento a biomassa. Un allarme lanciato da FIPER.

La mancanza di una legge quadro e le disparità nell’incentivazione unite ai vari ritardi burocratici rischiano davvero di deprimere il settore del teleriscaldamento a biomassa.

Questo l’allarme lanciato da ...

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TEE, aggiornate le regole di mercato

Lunedì, 10 Luglio 2017
L'Autorità ha approvato l'aggiornamento delle regole del mercato dei Certificati Bianchi predisposto dal GME, attuando le novità introdotte dall'ultimo decreto.

L’Autorità ha approvato l’aggiornamento delle regole del mercato dei titoli di efficienza energetica predisposte dal GME in attuazione della deliberazione 435/2017/R/efr, di revisione delle regole di determinazione del contributo tariffario del meccanismo dei titoli di efficienza energetica, che seguono al documento per la consultazione 312/2017/R/efr, oggetto di modifica.

Con la delibera ...

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