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Meteocontrol, un sistema di monitoraggio di un impianto FV in Giappone

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Giovedì, 25 Agosto 2016
News dalle Aziende
Dieci stazioni di monitoraggio con datalogger blue'Log X-6000 e 300 quadri di campo con interfacce per inverter e sensori per un'elevata qualità e affidabilità nella raccolta dati, monitoraggio e comando di un impianto FV nel sud del Giappone.

Meteocontrol GmbH fa il suo ingresso nel crescente mercato del fotovoltaico giapponese con un progetto per il parco solare ideato da Advantec Co. Ltd., con potenza di 18 MWp, a cui l'azienda fornirà un sistema di monitoraggio su misura: dalla gestione del progetto, al design del monitoraggio fino alla messa in esercizio.

Il parco solare sorgerà a Kirishima, all'estremità nord della baia di Kagoshima, nel sud del Giappone.

Saranno dieci le stazioni di monitoraggio con datalogger blue'Log X-6000 e 300 i quadri di campo con interfacce per inverter e sensori che assicureranno una elevata qualità e affidabilità nella raccolta dati, monitoraggio e comando.

"Questa soluzione - spiega l'azienda - permetterà ad Advantec la gestione operativa professionale sulla piattaforma di monitoraggio da remoto, virtual control room (VCOM) di Meteocontrol".

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Terremoto nel centro Italia: avvisi e numeri utili

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Giovedì, 25 Agosto 2016
Terremoto nel centro Italia nei paesi e frazioni di Amatrice (RI), Accumoli (RI), Arquata del Tronto (AP): situazione della rete viaria e ferroviaria, avvertenze e numeri utili (ultimo aggiornamento: ore 9,00 del 26 agosto).

in aggiornamento (ore 10,30 - 25 agosto)

Alcune informazioni di servizio per la situazione di crisi causata dal terremoto che ha colpito i paesi e le frazioni di Amatrice (RI), Accumoli (RI), Arquata del Tronto (AP) (clicca su mappa per ingrandire).

il personale che sta prestando soccorso sul terreno è di oltre 5.400 unità. Secondo la Protezione Civile ci sono 1000 unità delle forze di polizia, 1.060 vigili del fuoco, 400 appartenenti alle forze armate e oltre 3000 tra volontari e membri di associazioni e organizzazioni locali delle tre regioni colpite dal sisma.

Informazioni dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV): www.ingv.it  (lista ultimi terremoti)

Sulla rete viaria principale non si registrano rilevanti criticità, mentre risulta compromessa la viabilità secondaria (aggiornamento al 25 agosto)

http://www.avis.it/Terremoto, abitazioni evacuate e crolli: strade chiuse, crolli nella chiesa di San Benedetto di Norcia
Situazione della rete viaria

A25 – km 145 (Popoli) – Asfalto sollevato.

Dopo sopralluogo la società autostrade ha provveduto ad istituire una riduzione di carreggiata in quanto vi è un pettine del giunto fuori posto la viabilità e garantita sulla corsia di marcia senza problematiche inoltre personale Anas sta verificando anche la parte sottostante.

SS4 Salaria

A causa del parziale danneggiamento subito dal viadotto al km 141 della SS4 l'Anas  ordina l'interdizione al transito per i veicoli di peso superiore alle 7,5 tonnellate, ad eccezione dei mezzi di soccorso, sulla ss.4 via salaria dal km. 98+650 Antrodoco al km. 144+958 Amatrice, con deviazione per i veicoli pesanti sulla ss. 17 e con proseguimento sulla A24.
Dallo svincolo della Salaria verso Amatrice chiusa la sr 260 per i mezzi non necessari alle operazioni, personale di soccorso viene accompagnato da navetta.

DA KM 135+700 A KM 141+200 RESTRINGIMENTO CARREGGIATA TRA AMATRICE E ACCUMOLI  KM 141+300 PESCARA DEL TRONTO PONTE INAGIBILE. DETRITI AL KM 135+700
KM 135+700 VIADOTTO DEL CANTONIERE ALZATO DI 10 CM
KM 138+300 140 141+250 scalino sul viadotto
KM 134+700 GALLERIA CROLLO PARZIALE VOLTA e laterali   PERCORRIBILE

SS 685 TRE VALLI UMBRE BLOCCO DELLA CIRCOLAZIONE   

dal km 38+700 al km 28+600 TRA CERRETO E SERRAVALLE “GALLERIA PARAMASSI” PER CEDIMENTO MATERIALE  
dal KM 14+750 AL KM 7+396 TRA NORCIA E CONFINE MARCHE UMBRIA PER CEDIMENTO VIADOTTO (TRANSITO SOLO MEZZI DI SOCCORSO DAL KM 0)

ITINERARIO ALTERNATIVO - SP46: NEL TRATTO TERNI – NORCIA DELLA SS685 TRANSITO REGOLARE

Sp 477

Blocco della SP477 tra Norcia e Castelluccio per caduta massi e cedimento terreno. Per Castelluccio libero accesso da Visso.

SR260

Regione Lazio e Astral riferiscono che il ponte dello scoiattolo km 40 circa è percorribile dai soli mezzi di soccorso non superiori a 20 quintali. Da L’Aquila direzione Amatrice è percorribile fino al km 41 tra Configno e Amatrice. Dopo è bloccata.

In territorio del comune di Amatrice è stato accertato da personale Anas Abruzzo un rilevante cedimento del piano viabile e gravi lesioni a manufatto in corrispondenza del ponte “Dello Scoiattolo” (km 40 circa).

Percorsi alternativi da S.S. 260 in Abruzzo per Amatrice (RI):
Percorso 1) Montereale – Ex S.S. 471 Ville di Fano, Borbona, Posta – S.S. 4 Bacugno, Torrita, bivio ex S.S. 260.
Percorso 2) da S.S. 80 al km, 29 in loc. Porcinaro ex S.S. 577 lungo il lago di Campotosto, Poggio Cancelli, Amatrice

  • Situazione rete ferroviaria

07:00 - TUTTO APERTO TRATTA ORTE
Ripristinate tratte Orte Terni Foligno e Foligno Fabriano

  • Itinerari per il raggiungimento dell'area sismica ad opera dei mezzi di soccorso provenienti da L'Aquila (Utilizzabile anche per le provenienza da ROMA in alternativa all’itinerario SS4 Salaria)

A24 – L’Aquila Ovest – SS80 fino a bivio

CAMPOTOSTO – SS577 FINO AD AMATRICE:  Itinerario costantemente presidiato da pattuglie della Polizia Stradale.

A24 – L’Aquila Ovest – SS80 – SS260 MONTEREALE – ARINGO – ROCCAPASSA - AMATRICE

Avvertenze:

  • Lasciare libere le strade di accesso (le autorità consigliano di lasciare libere le arterie, in particolare la statale 4 Salaria, principale via di accesso alla zona più colpita, per conserire il passaggio dei mezzi di soccorso)
  • Lasciare libere le linee telefoniche
  • Non prendere iniziative personali
  • Rientrata emergenza sangue. Tuttavia ci si potrà recare nelle strutture ospedaliere. L'Avis ricorda che prima di donare si può anche mangiare: due fette biscottate e un the o un caffé. Oltre alle donazioni in ospedale verranno attivate raccolte di sangue straordinarie in tutte le sezioni Avis. Per informazioni contattare la sede Avis più vicina alla propria città.
  • In accordo con le Protezione Civili locali si realizzeranno centri di raccolta di beni di prima necessità (informarsi sul proprio territorio, anche tramite Comuni e associazioni di volontariato). Si richiedono: beni alimentari non deperibili, indumenti nuovi (anche intimi), coperte di prima necessità, pile per torce e altri mezzi di illuminazione, alimenti e vestiario per bambini, giochi per bambini, farmaci di base, alimenti per animali domestici, carta igienica, rotoloni di carta, asciugami, acqua minerale, dentifrici, detergenti ...

Numeri telefonici utili (oltre al 118)

  • Contact center della Protezione civile: 800 840 840
  • Sala operativa della protezione civile Lazio: 803 555
  • Italiana per il : 06 5510 - aiuti@cri.it - Per sostenere le popolazioni colpite la Croce Rossa Italiana ha attivato una raccolta fondi (Iban: IT40F0623003204000030631681 - causale: "Terremoto Centro Italia"- Beneficiario: Associazione italiana della Croce Rossa)
  • Interventi rete elettrica: E-distribuzione ha attivo il suo call center per segnalazione di guasti al numero verde 803 500. Sito internet: e-distribuzione.it.

Facebook ha attivato il suo servizio "Safety check", che consente agli utenti di segnalare che sono in sicurezza in caso di pericolo

Cosa fare in caso di terremoto (fonte: Protezione Civile)

Durante un terremoto

  • Se sei in un luogo chiuso, mettiti sotto una trave, nel vano di una porta o vicino a una parete portante.
  • Stai attento alle cose che cadendo potrebbero colpirti (intonaco, controsoffitti, vetri, mobili, oggetti, ecc.).
  • Fai attenzione all’uso delle scale: spesso sono poco resistenti e possono danneggiarsi.
  • Meglio evitare l’ascensore: si può bloccare.
  • Fai attenzione alle altre possibili conseguenze del terremoto: crollo di ponti, frane, perdite di gas, ecc.
  • Se sei all’aperto, allontanati da edifici, alberi, lampioni, linee elettriche: potresti essere colpito da vasi, tegole e altri materiali che cadono.

Dopo un terremoto

Assicurati dello stato di salute delle persone attorno a te e, se necessario, presta i primi soccorsi. Esci con prudenza, indossando le scarpe: in strada potresti ferirti con vetri rotti. Se sei in una zona a rischio maremoto, allontanati dalla spiaggia e raggiungi un posto elevato.

Raggiungi le aree di attesa previste dal Piano di protezione civile del tuo Comune. Limita, per quanto possibile, l’uso del telefono. Limita l’uso dell’auto per evitare di intralciare il passaggio dei mezzi di soccorso.

Cosa fare prima

Con il consiglio di un tecnico
A volte basta rinforzare i muri portanti o migliorare i collegamenti fra pareti e solai: per fare la scelta giusta, fatti consigliare da un tecnico di fiducia.

Da solo, fin da subito

  • Allontana mobili pesanti da letti o divani.
  • Fissa alle pareti scaffali, librerie e altri mobili alti; appendi quadri e specchi con ganci chiusi, che impediscano loro di staccarsi dalla parete.
  • Metti gli oggetti pesanti sui ripiani bassi delle scaffalature; su quelli alti, puoi fissare gli oggetti con del nastro biadesivo.
  • In cucina, utilizza un fermo per l’apertura degli sportelli dei mobili dove sono contenuti piatti e bicchieri, in modo che non si aprano durante la scossa.
  • Impara dove sono e come si chiudono i rubinetti di gas, acqua e l’interruttore generale della luce.
  • Individua i punti sicuri dell’abitazione, dove ripararti in caso di terremoto: i vani delle porte, gli angoli delle pareti, sotto il tavolo o il letto.
  • Tieni in casa una cassetta di pronto soccorso, una torcia elettrica, una radio a pile, e assicurati che ognuno sappia dove sono.
  • Informati se esiste e cosa prevede il Piano di protezione civile del tuo Comune: se non c’è, pretendi che sia predisposto, così da sapere come comportarti in caso di emergenza.
  • Elimina tutte le situazioni che, in caso di terremoto, possono rappresentare un pericolo per te o i tuoi familiari.

La sicurezza della tua casa
È importante sapere quando e come è stata costruita la tua casa, su quale tipo di terreno, con quali materiali. E soprattutto se è stata successivamente modificata rispettando le norme sismiche. Se hai qualche dubbio o se vuoi saperne di più, puoi rivolgerti all’ufficio tecnico del tuo Comune oppure a un tecnico di fiducia.

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Case in legno, caratteristiche e vantaggi

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Giovedì, 25 Agosto 2016
Alessandro Codegoni
Secondo il rapporto di FederlegnoArredo nel 2014 le case costruite in legno in Italia sono state il 6% delle nuove costruzioni in Italia. Progettazione, realizzazione, comfort, efficienza energetica, anti-sismica: vediamo con Stefani Moravi, direttore tecnico di Lignius, quali sono i vantaggi che spingono verso questa soluzione abitativa.
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(Articolo già pubblicato su QualEnergia.it il 29 marzo 2016)

Il legno avanza in Italia, e non solo perché, con l’abbandono dei terreni agricoli di montagna e collina, le foreste coprono sempre più territorio, ma anche perché sempre più italiani stanno scegliendo questo materiale, dalle ottime prestazioni energetiche e di sostenibilità, per costruire le proprie abitazioni.

Secondo il rapporto di FederlegnoArredo nel 2014 le case costruite in legno in Italia sono state 3025, cioè il 6% delle nuove costruzioni in Italia. Può sembrare ancora poco, ma il rapporto sottolinea anche che mentre il settore dell’edilizia è sceso di circa il 30% fra 2010 e 2014, quello delle costruzioni in legno è cresciuto del 7,7%, generando nel 2014 un giro di affari di 658 milioni di euro

Quindi anche il paese che ama “il mattone” sta cominciando ad apprezzare il legno per le sue case, tanto da piazzarsi ormai al quarto posto in Europa, dopo Germania, Gran Bretagna e Svezia, con l’8% del mercato continentale.

Ma cosa sta convincendo gli italiani a puntare su questo antichissimo materiale? Ne parliamo con l’ingegner Stefano Moravi, direttore tecnico di Lignius, associazione produttori di case in legno, che riunisce 14 aziende di costruzione specializzate e 40 fornitori di materiali.

Probabilmente si sta abbandonando l’idea che una casa in legno sia una sorta di baracca, mentre, al contrario, le attuali case in legno sono un concentrato di alta tecnologia e modernità.

Forse a tenere lontani gli italiani era anche l’idea che il legno non sia un materiale duraturo, al contrario di mattoni e cemento.

Questo pregiudizio è particolarmente curioso, perché mentre ci sono nel mondo esempi di costruzioni in legno costruite molti secoli fa e ancora solidissime, il cemento armato lo usiamo diffusamente solo da 60 anni: nessuno sa se possa veramente sfidare i secoli, anzi è già noto che in certi ambienti si degrada piuttosto rapidamente. Quanto ai mattoni sono sicuramente più duraturi, ma purtroppo in un paese sismico come l’Italia le case in muratura sono anche le meno indicate per resistere alle scosse. Al contrario di quelle in legno, la cui leggerezza ed elasticità gli permette di superare ogni sisma: non a caso sono ormai diffusissime nelle ricostruzioni post terremoto.

Vediamo allora quali siano i vantaggi che stanno convincendo gli italiani.

Una volta che uno disponga di un terreno edificabile, dal punto di vista autorizzativo il materiale è ininfluente, le procedure e le spese sono le stesse. Un tempo le autorità pubbliche avevano qualche problema nel valutare i progetti di case in legno, ma oggi li accettano tranquillamente. Del resto questa possibilità è ormai ben nota a tutti gli architetti e costruttori d’Italia.

Passiamo alla progettazione: ci sono particolarità?

Qui le strade si dividono decisamente. Non per quanto riguarda la progettazione architettonica, cioè l’aspetto che deve avere la casa, che è la stessa nei due casi, ma per quanto riguarda il progetto esecutivo. Mentre nel caso di una casa convenzionale, fatti i calcoli strutturali, il progetto viene consegnato all’impresa di costruzioni, che lo realizza, per le case in legno è l’azienda che costruisce le parti prefabbricate della casa a trasformare in realtà l’idea architettonica, combinando i propri pezzi standard per realizzare il progetto, e completandolo poi in ogni minimo dettaglio, visto che nelle pareti in legno prefabbricate occorre preparare già in fabbrica i vani e i fori per il passaggio di fili e tubi.

Siamo arrivati al cantiere, anche qui ci sono differenze?

La fase del getto delle fondamenta è più o meno la stessa, anche se quelle della casa in legno sono meno massicce, dovendo sopportare un peso molto minore, e più alte, dovendo allontanare la parte in legno dall’umidità del terreno. Ma poi le cose diventano diversissime. Nelle case tradizionali un gran numero di artigiani si mette a tirare su mura, gettare cemento, intonacare, verniciare, sistemare impianti, sfondando muri e scavando tracce, che vanno poi di nuovo richiuse. Nelle case in legno si portano sulle fondamenta i pezzi realizzati in fabbrica, e si montano secondo il progetto come un Lego gigante, usando viti ed elementi di connessione in acciaio. Nelle apposite intercapedini si fanno passare fili e tubi, si sistemano gli elementi dei vari impianti, e il gioco è fatto. La costruzione in legno è più un’impresa industriale che artigianale. Così, mentre una casa tradizionale viene consegnata dopo circa un anno di lavoro, per una in legno bastano tre mesi. Immaginate i risparmi in termini di ore di lavoro, imprevisti e oneri finanziari. C’è un unico svantaggio del legno: i ripensamenti in corso d’opera che, per i motivi detti prima, sono molto più complicati.

Ma come sono fatti questi componenti prefabbricati?

Le due tecniche più usate sono il telaio, cioè cornici fatte di travi e listelli di legno, con le intercapedini riempite di materiale isolante e poi coperte con pannelli, e l’Xlam, cioè assi incrociate e incollate, più massicce e robuste, ma che richiedono anche un ulteriore strato isolante e uno per far passare fili e tubi. Il primo sistema è più economico, il secondo è più adatto per costruire edifici multipiano e complessi. Con l’Xlam si sono costruite molte nuove scuole ed edifici pubblici in Italia, soprattutto nelle aree sismiche, e, negli Usa, perfino un condominio di 12 piani.

Quanto è previsto durino questi componenti?

Quanto le mura di una casa convenzionale: se il legno è ben trattato, rivestito e tenuto al riparo dall’umidità e dagli insetti xilofagi, come accade in queste costruzioni, ovviamente se fatte a regola d’arte da ditte specializzate, non va incontro a degrado e non richiede più manutenzione di una casa in muratura.

E veniamo al prezzo: si risparmia?

No, non è quello il maggior vantaggio del legno: una villetta di 150 metri quadri, costruita in legno va dai 200.000 euro in su, più o meno come una convenzionale, anche se consegnata con largo anticipo e con meno rischi di sorprese in corso d’opera.

Ma allora perché costruire in legno?

Innanzitutto per l’eccezionale comfort abitativo: il legno è un isolante naturale di calore e rumore, anche senza aggiungere gli ulteriori strati isolanti che normalmente si impiegano, le performance di una casa in legno sono da subito molto alte e si sposano benissimo con energie rinnovabili, pompe di calore e climatizzazione a pavimento, consentendo grandi risparmi su riscaldamento e raffreddamento. Per ottenere le stesse performance nelle case convenzionali, cemento e acciaio vanno accuratamente e pesantemente isolati, per evitare ponti termici e le conseguenti perdite di calore e formazioni di muffa. Inoltre c’è l’aspetto sostenibilità: il legno non richiede energia per essere realizzato, anzi, al contrario, assorbe CO2 dall’aria e la confina per periodi lunghissimi nei muri della casa. E l’albero  che ha fornito il legno sarà subito sostituito da uno nuovo: nelle foreste: in Italia ogni ora cresce abbastanza legno da costruire una casa monofamiliare.

Uno svantaggio la casa in legno sicuramente l’avrà: non ci si potrà mettere un camino …

E chi l’ha detto? Con gli opportuni elementi isolanti, anche quello viene inserito senza alcun problema.

Nella foto in alto casa unifamiliare in legno di VarioHaus

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Mercato secondario, Blue Energy cerca impianti fotovoltaici da acquistare

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Mercoledì, 24 Agosto 2016
News dalle Aziende
La società, operante nell’ambito delle energie rinnovabili, in particolare nel settore fotovoltaico, eolico e idroelettrico come broker internazionale di impianti cerca, per i suoi investitori, di impianti FV, a terra o su tetto, in Italia.

La BluEnergy Milano srl, società operante nell’ambito delle energie rinnovabili, in particolare nel settore fotovoltaico, eolico e idroelettrico come broker internazionale di impianti - sul secondario in Europa e sul primario in Africa, America Latina e Asia - è alla ricerca, per i suoi investitori, di impianti fotovoltaici, a terra o su tetto, in tutto il territorio italiano.

La preferenza riguarda impianti con finanziamento oppure in full equity (no leasing). L'azienda propone inoltre un servizio di valutazione veloce e sicura dell'impianto.

Contatti:

mail: info@bluenergy.mi.it
tel.: +39 02 30318634
facebook: BluEnergy.Milano.srl
www.bluenergy.mi.it

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Il senso economico dell’accumulo elettrico, tra dati reali e previsioni

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Mercoledì, 24 Agosto 2016
Redazione QualEnergia.it
McKinsey ha incrociato migliaia di informazioni provenienti da utilities, produttori di batterie e utenze commerciali, per valutare quando conviene utilizzare l’energia elettrica accumulata, anziché prelevarla dalla rete. Intanto GlobalData prevede 14 GW di capacità installata di energy storage nel 2020.
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L’accumulo elettricochimico è conveniente, per quali utenti e per quale tipo di applicazioni? È molto difficile rispondere a questa domanda, come ammette la stessa società di consulenza McKinsey, che di recente ha pubblicato un nuovo studio sulle potenzialità presenti e future dell’energy storage.

Una cosa è certa: l’attenzione verso i sistemi di accumulo, in primis le batterie al litio, è altissima, da parte di un numero crescente di utilities (vedi QualEnergia.it) perché elevata è la posta in gioco, cioè riuscire a immagazzinare energia in modo efficiente, sicuro e poco costoso.

Allo storage, infatti, è affidata una missione cruciale: superare i limiti delle tecnologie pulite, la cui produzione elettrica è soggetta alla variabilità delle condizioni meteorologiche.

L’eolico e il fotovoltaico, per essere affidabili al 100%, hanno bisogno di una “stampella” pronta a supportare la fonte rinnovabile quando mancano sole e vento. L’accumulo assolve proprio questa e altre funzioni, ad esempio incrementare l’utilizzo di energia verde, stoccandola nelle batterie per poi rilasciarla in un secondo momento.

Quando conviene lo storage

L’analisi di McKinsey è partita dal seguente problema: identificare i progetti e i clienti più appetibili nel mercato dello storage. Le variabili da considerare sono parecchie, soprattutto quanto costa l’energia elettrica e come viene usata, poi il prezzo delle batterie.

Il modello elaborato da McKinsey, quindi, ha incrociato tre tipi di dati “reali”: oltre un migliaio di profili di carico in altrettanti edifici in diverse città americane (produzione/consumo di elettricità a intervalli di secondi o minuti per almeno un anno), le caratteristiche di numerosi tipi di batterie, inclusi relativi prezzi e rendimenti, le tariffe elettriche di dozzine di utilities.

I risultati, riassunti nel grafico sotto, mostrano che l’energy storage è già profittevole per alcune applicazioni degli utenti commerciali, tra cui uffici di varie dimensioni e piccoli alberghi. La prima applicazione citata da McKinsey è la cosiddetta “demand-charge management”, la gestione dei carichi di domanda.

In sintesi, spesso conviene sfruttare l’elettricità accumulata nella batteria per diminuire il consumo di picco, cioè la quantità massima di energia che l’utente può prelevare dalla rete (vedi anche QualEnergia.it).

Secondo il modello, in America settentrionale la convenienza c’è quando il cliente deve pagare almeno 9 €/kW al suo fornitore per il carico aggiuntivo, anche se tale asticella dovrebbe scendere a 4-5 dollari nel 2020 grazie alla riduzione dei costi delle batterie al litio.

Previsioni al 2020

Sempre in tema di costi, McKinsey ritiene che il prezzo dello storage potrà dimezzarsi nei prossimi quattro anni, arrivando a circa 200 €/kWh nel 2020, per poi scendere a 160 o anche di meno nei cinque anni successivi.

Va detto che al momento l’accumulo elettrico è una goccia nell’oceano, con appena 221 MW di capacità installata negli Stati Uniti nel 2015, il triplo rispetto ai dodici mesi precedenti ma pur sempre pochissimo in confronto all’entità del sistema elettrico a stelle e strisce.

Secondo le ultime previsioni di GlobalData, la capacità installata nei dispositivi di storage energetico a livello mondiale toccherà 14 GW nel 2020 (era 1,5 GW nel 2015); inoltre, gli Stati Uniti continueranno a essere il primo mercato globale, con un valore stimato in 1,7 miliardi di dollari tra quattro anni.

Con la crescita costante delle fonti rinnovabili, evidenzia GlobalData, la regolazione di frequenza sarà una delle applicazioni più importanti per lo storage di rete. Le batterie consentiranno di bilanciare in tempo reale domanda e offerta di elettricità, smorzando i picchi di consumo e le continue variazioni dell’output energetico sulle linee di trasmissione e distribuzione.

L'articolo con la sintesi dello studio McKinsey: The new economics of energy storage

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Servizi elettrici e controlli delle dighe dopo il terremoto

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Mercoledì, 24 Agosto 2016
Rassicurazioni sulla stabilità degli invasi e degli sbarramenti presenti nell'area delle zone terremotate. Proseguono gli interventi di Enel per far fronte alle conseguenze sulla rete elettrica dello sciame sismico. E-distribuzione sta predisponendo l’alimentazione di tendopoli e centri di accoglienza temporanei.

Ultim'ora (17,30 del 25 agosto)

Enel informa che, a seguito del terremoto non si rilevano danni alle dighe delle regioni interessate e in particolare alla diga di Scandarello. Sono state ulteriormente intensificate le ispezioni, misure specialistiche e controlli alla diga, alle sponde e a tutte le opere costituenti il serbatoio nel suo complesso.

I controlli hanno evidenziato "la totale assenza di situazioni anomale, evidenziando pertanto la sicurezza della diga". I controlli sono stati ripetuti a seguito di ogni evento della sequenza sismica, e "hanno ribadito il positivo esito delle verifiche fatte dopo la scossa principale, confermando lo stato di sicurezza delle opere". Tutte le verifiche sono state rese disponibili all'Autorità Nazionale preposta al Controllo Dighe e tutte le attivita'' di Enel sono concordate all''nterno del Comitato Operativo del Dipartimento della Protezione Civile.

 

L’Associazione nazionale dei consorzi di gestione tutela del territorio e della acque irrigue (ANBI), ha reso noto che, dopo il terremoto della notte scorsa, il Consorzio di bonifica delle Marche ha provveduto a controllare la stabilità degli invasi artificiali per verificare che non ci fossero danni o pericoli per le persone.

In particolare sono state controllate le dighe di Gerosa, San Ruffino, Rio Canale e Castreccioni e nessun problema anche per quella di Mercatale. Il presidente del Consorzio di bonifica, Claudio Netti, le strutture hanno retto al sisma e al momento non ci sono pericoli.

Analogamente rassicurano i consorzi di bonifica del Lazio che mettono a disposizione uomini mezzi, che fossero necessari per le operazioni di soccorso sotto il coordinamento della Protezione Civile: lo rende noto il presidente di Anbi Lazio, Lino Conti.

Ricordiamo ad esempio che gli sbarramenti e le dighe artificiali che formano il lago di Campotosto (vedi foto in alto) sono su una faglia sismica. Anche Enel ha disposto immediatamente controlli e verifiche su tutti gli impianti idroelettrici presenti nelle regioni colpite dallo sciame sismico che non risultano danneggiati.

Terna ha informato che sulla rete ad alta tensione non è stato riscontrato alcun danno.

Proseguono infine gli interventi di Enel per far fronte alle conseguenze sulla rete elettrica dello sciame sismico che ha colpito il Centro Italia. Le difficoltà di alimentazione interessano qualche migliaio di utenze e sono concentrate soprattutto ad Accumoli e Amatrice nel Lazio. Molte forniture si trovano in edifici inagibili o crollati. Le attività di ripristino di e-distribuzione, la società del Gruppo Enel che gestisce la rete elettrica, riguardano, oltre alle abitazioni, anche strutture di pubblica utilità.

E-distribuzione sta collaborando con il Dipartimento Protezione Civile per assicurare tutto il supporto necessario in questa fase soprattutto in relazione al mantenimento dei servizi essenziali e per assicurare l’intervento in sicurezza dei soccorritori.

Per quanto riguarda le utenze non interessate da crolli o provvedimenti di evacuazione, il ripristino è previsto entro la nottata. E-distribuzione sta mobilitando circa cento gruppi elettrogeni e dieci torri faro, disponibili anche per l’alimentazione di tendopoli e centri di accoglienza temporanei che potranno essere allestite nelle prossime ore dalla Protezione Civile per ospitare gli sfollati delle aree più colpite.

L’azienda partecipa infatti al Comitato Operativo Nazionale del Dipartimento di Protezione Civile per coordinare gli interventi sulla rete elettrica e a supporto dell’allestimento di centri di accoglienza per gli sfollati.

L’unità dedicata alla protezione Civile di Enel è inoltre in contatto diretto con i Comitati Operativi Regionali di Lazio, Marche e Abruzzo e con le amministrazioni locali.

E-distribuzione ha sempre attivo il suo call center per segnalazione di guasti al numero verde 803 500 ed il sito internet www.e-distribuzione.it

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Cala la domanda elettrica, ma anche la produzione da fonti rinnovabili

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Martedì, 23 Agosto 2016
Redazione QualEnergia.it
Nei primi sette mesi dell'anno la produzione elettrica da rinnovabili è stata di circa 2,4 TWh inferiore a quella dello stesso periodo del 2015. La diminuzione della domanda cumulativa è pari al 3,3%. Ancora in discesa rispetto al 2015 la generazione da FV. Gli ultimi dati di Terna.
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La domanda di elettricità a luglio crolla del 9,6% rispetto allo stesso mese del 2015.

I 29 terawattora consumati a luglio contro i 32 dello scorso anno sono dovuti, come spiega Terna nel suo ultimo rapporto mensile (pdf), soprattutto alle elevatissime temperature registrate a luglio 2015 e per il fatto che lo scorso mese ci sono stati due giorni lavorativi in meno.

Il calo della domanda elettrica mensile è diffusamente riscontrabile su tutto il territorio nazionale. In particolare in Lombardia è pari all’11,2% e nell’area Toscana-Emilia Romagna è del 13,2%.

Come si può notare anche dalla tabella di Terna, su base annuale (gennaio-luglio 2016) la diminuzione della richiesta elettrica è del 3,3% rispetto allo stesso periodo 2015, circa 6,2 TWh in meno (clicca per ingrandire).

Nei primi sette mesi dell’anno anche la produzione totale netta è in diminuzione del -3,4% rispetto allo stesso periodo del 2015. L’import è di quasi l’1% in più.

Visto l’abbassamento relativo della temperatura, la domanda di luglio ha inciso sulla produzione da termoelettrico, che cala del 15,1%. Anche questo mese la generazione da solare fotovoltaico è in diminuzione: -11,4% su luglio 2015 (comunque pari al 10% della domanda).

A fine luglio il calo cumulativo della produzione del FV in Italia ammonta a 12,8% (circa 2 TWh in meno e in linea con quella dello stesso periodo 2014).

Alcune ragioni di questa forte riduzione della produzione fotovoltaica le abbiamo spiegate in un recente articolo (Calo di produzione: che sta succedendo al fotovoltaico italiano?).

La produzione di elettricità solare quest’anno è sempre diminuita in ciascun mese rispetto a quello dell’anno precedente. Invece per l’eolico la produzione, tranne che a marzo, è stata sempre superiore rispetto allo stesso mese del 2015.

Infatti anche a luglio è significativo l’aumento della produzione da energia eolica: 0,9 TWh (+23,4% su luglio 2015), anche se resta inferiore a quella del luglio 2014 (1,27 TWh).

In questi primi sette mesi la produzione elettrica delle fonti rinnovabili è stata di circa 2,4 TWh inferiore a quella dello stesso periodo del 2015 (-3,5% circa). Il calo della generazione di elettricità verde però è più marcato se confrontato con i primi sette mesi del 2014: si perde in due anni una produzione di 8,4 TWh, quindi segnando un -11,4%.

Il deficit della generazione da idroelettrico quest’anno (2 TWh in meno sul 2015 e addirittura 10,7 sul 2014) è la principale causa di questa diminuzione. Eolico e FV insieme registrano, per il periodo gennaio-luglio, solo un leggero decremento rispetto al valore del 2015 (-650 GWh).

Le rinnovabili elettriche a fine luglio soddisfano il 36,4% della domanda, rappresentando il 42,3% della produzione nazionale. Percentuali pressoché identiche a quelle del 2015.

Ma le cifre cambiano se facciamo un confronto con i primi sette mesi del 2014: le rinnovabili contribuivano al 40,5% della domanda elettrica e al 46,8% della produzione (occorre ricordare però il forte peso della produzione idroelettrica di due anni fa).

Il fotovoltaico a fine luglio rappresentava il 21,5% di tutte le rinnovabili, seconda fonte dopo l'idroelettrico che ha una quota del 40,5% (era del 50,4% nei primi sette mesi del 2014). L’eolico, terza fonte, rappresenta quasi il 17% di tutte le rinnovabili elettriche.

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La crescita continua e l'effetto rebound

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Martedì, 23 Agosto 2016
Gianfranco Bologna
I benefici economici derivanti da una maggiore efficienza dell'uso dell'energia o delle risorse si traducono spesso in un incremento della domanda energetica e di risorse. Il cosiddetto "effetto rebound" rende così l'efficienza solo un vantaggio temporaneo. Un articolo di Gianfranco Bologna.

Leggi l'articolo nella versione digitale della rivista QualEnergia

Nonostante l'ingente mole di pubblicazioni scientifiche in merito, gli effetti che l'impatto umano produce sui sistemi naturali - equivalenti a quelli provocati dalle grandi forze geofisiche che hanno plasmato il nostro pianeta in 4,6 miliardi di anni, tanto da richiedere alla comunità scientifica il riconoscimento di un nuovo periodo geologico definito Antropocene - sembrano ancora profondamente ignoti al mondo politico.

Ancora oggi si discute della necessità di una crescita continua dell'economia mondiale, definendola spesso Green Growth e sottolineando, nel migliore dei casi, l'importanza del disaccoppiamento, decoupling, tra il livello di crescita economica e l'intensità dell'utilizzo dell'energia e delle risorse.

Il quesito di fondo è: cosa provocherà un tale tasso di crescita alle fondamenta su cui si regge l'intera economia, vale a dire gli ecosistemi viventi e le risorse naturali che li costituiscono. Ciò che emerge da tutti gli sforzi di decoupling fatti sinora è abbastanza chiaro: generano incrementi nella produttività e fanno aumentare la crescita.

I guadagni economici derivanti da una maggiore efficienza dell'uso dell'energia o delle risorse vengono normalmente utilizzati dalle aziende per espandere le proprie attività e, per le famiglie, i propri consumi. Il risultato è che nel tempo la domanda di energia e risorse aumenta.

Per chi compra un'auto energeticamente efficiente, per esempio, l'esperienza mostra che una spesa più bassa per il carburante si traduce in un maggiore utilizzo dell'auto. Questo fenomeno che viene definito effetto rebound significa che dal punto di vista ambientale l'efficienza è un'arma a doppio taglio.

In parole povere e nei casi migliori, i cambiamenti nei modelli di consumo sembrano avere, alla luce di molte analisi effettuate in diversi paesi, un effetto temporaneo.

Ciò non significa che dovremmo focalizzarci meno sulla scelta di elettrodomestici energeticamente efficienti, migliorando l'efficienza energetica nelle nostre case, mangiando meno carne e comprando auto a più basso consumo. Dal punto di vista del benessere umano, una maggiore efficienza energetica e di carbonio è sempre positiva.

L'effetto rebound quindi non dovrebbe scoraggiare le nostre società a battersi per raggiungere la massima efficienza nell'uso di energia e di risorse. Ci sono molte ragioni a favore di politiche che le incoraggino che, se non altro, ci fanno guadagnare tempo, ritardando così gli impatti ambientali.

Per agire in maniera più organica dobbiamo avviare anche altre importanti politiche che riducano significativamente il nostro impatto sulle risorse come, per esempio, la tassazione dell'uso delle risorse stesse.

L'articolo è stato pubblicato nel n.2/2016 della rivista bimestrale QualEnergia, con il titolo "Antropocene al via".

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Riqualificazione energetica dei condomini, il Governo pensa a un fondo speciale

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Martedì, 23 Agosto 2016
Redazione QualEnergia.it
Il piano Delrio-Morando accoglie l’idea lanciata da ENEA e GBC: estendere il meccanismo dell’ecobonus ai grandi palazzi, grazie all’intervento della Cassa Depositi e Prestiti per finanziare i progetti. Le famiglie dovrebbero anticipare solo il 10% delle spese previste. Il ruolo delle ESCo.
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Dall’unico appartamento all’intero condominio: in questo “balzo” si gioca il futuro della riqualificazione energetica in Italia.

Come abbiamo scritto più volte (vedi QualEnergia.it) la cosiddetto “deep renovation”, cioè il rinnovamento radicale e profondo di vecchi edifici, è ancora poco diffuso nel nostro Paese. Finora, infatti, le detrazioni fiscali del 65% sono servite soprattutto a finanziare interventi a macchia di leopardo, circoscritti alle abitazioni di singoli proprietari.

Eppure nello Stivale ci sono milioni di palazzi, costruiti nei decenni del boom edilizio, ormai obsoleti e con prestazioni energetiche lontanissime dagli standard più moderni.

Per promuovere gli investimenti anche in questo settore, come anticipato oggi da Repubblica, il Governo sta studiando una nuova strategia che prevede di estendere l’ecobonus ai condomini e di creare un fondo pubblico-privato da almeno 4-5 miliardi di euro, con cui iniziare a finanziare i diversi lavori.

Gli ostacoli finanziari

L’idea, in realtà, è stata proposta in prima battuta dall’ENEA (vedi QualEnergia.it) e dal Green Building Council Italia (GBC Italia). E ora sembra essere confluita nel piano predisposto dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e dal viceministro dell’Economia, Enrico Morando. La considerazione di partenza è questa: il bonus fiscale, da solo, è uno strumento inefficace se si vuole “pensare in grande”, facendo entrare i condomini nella partita della riqualificazione energetica.

L’ostacolo maggiore è di tipo finanziario, perché molti inquilini non vogliono, o semplicemente non possono, anticipare i soldi necessari. Per riqualificazione profonda, è bene ricordare, s’intende una serie di misure che dovrebbe garantire risparmi energetici consistenti, del 60-80%, rispetto alla situazione originaria.

Non solo caldaie a condensazione e infissi più efficienti, quindi, ma anche realizzazione di cappotti interni o esterni e coibentazione di tetti e altre superfici esposte. Si tratta, insomma, di agire per prima cosa sull’isolamento termico dell’edificio.

Il nuovo piano

Il piano Delrio-Morando, allora, prevede la costituzione di un fondo da parte della Cassa Depositi e Prestiti (CDP), aperto però anche ai soggetti privati, destinato a finanziare gli interventi straordinari di ammodernamento energetico nei complessi condominiali. Secondo le stime, almeno 12 milioni di palazzi sarebbero interessati da questo piano e potrebbero richiedere la copertura finanziaria del fondo.

Come funzionerebbe il meccanismo? Fatto cento l’esborso totale per riqualificare un intero edificio, le varie famiglie dovrebbero anticipare solo il 10% della somma complessiva, quindi, poniamo, ad esempio 10.000 euro (divisi tra il numero di appartamenti) su 100.000 preventivati per eseguire gli interventi. Questi ultimi andrebbero individuati attraverso una diagnosi energetica obbligatoria.

Gli altri 90.000 euro sarebbero poi anticipati dalla CDP: facile intuire, a questo punto, che le società di servizi energetici (ESCo, Energy Service Companies) potrebbero giocare un ruolo molto importante, realizzando le opere di riqualificazione in tutta sicurezza, grazie appunto alla garanzia finanziaria della cassa.

Sarà poi la stessa CDP a recuperare il 65% dell’investimento, in dieci anni, grazie a un credito d’imposta di entità pari all’ecobonus. Il rimanente 35% andrebbe addebitato, presumibilmente per un periodo di dieci anni, sulle bollette dei singoli appartamenti, con un piccolo tasso d’interesse.

Le famiglie, comunque, grazie ai risparmi energetici ottenuti, pagherebbero meno di quello che pagavano in precedenza ogni mese per le forniture di energia, inoltre avrebbero il vantaggio di possedere un immobile più efficiente e, quindi, di maggior valore.

Vedremo come sarà attuato in concreto il piano. Secondo i calcoli dei ministeri coinvolti, il mercato della deep renovation potrebbe valere intorno ai 10-12 miliardi di euro.

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Perché gli italiani sprecano energia lasciando le luci accese?

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Martedì, 23 Agosto 2016
Un sondaggio evidenzia le cattive abitudini degli italiani nella gestione dell'illuminazione domestica, causa di sprechi energetici ed economici. Intanto arrivano sul mercato delle app per la gestione degli impianti di illuminazione da remoto.

Ogni giorno, per circa 30 minuti, teniamo inutilmente accese le lampadine in casa, in ufficio e negli edifici pubblici. A pagare il prezzo più alto per questi dispendi inutili di energia sono le famiglie.

In particolare dimenticare le luci accese, sommato ad altre disattenzioni elettriche ed energetiche in genere, porta ogni anno in Italia a sprechi economici che possono ammontare a 80 € per famiglia.

È quanto emerge da un sondaggio web realizzato con la metodologia WOA (Web Opinion Analysis) dall'Associazione "Donne e qualità della vita" attraverso un monitoraggio dei più importanti social network e di vari forum online, su un campione di 500 individui tra i 25 e i 75 anni.

Ma per quali motivi dimenticare le luci accese è un fenomeno diffuso anche nei mesi estivi? Al primo posto, emerge dal sondaggio, tra le cause più comuni c'é la non consapevolezza del costo. Nel 23% dei casi (la percentuale maggioritaria) sono i più giovani a incorrere in queste distrazioni, proprio coloro che presumibilmente non si occupano di pagare le bollette.

Il 19,5% degli intervistati lo fa semplicemente perché ritiene che qualcun altro in famiglia prima o poi spegnerà le luci. C'è poi un 15% che si giustifica dicendo che le lascia accese senza badarci.

Al 12% c'è la disattenzione, la semplice sbadataggine. Quinto posto per la mancanza di educazione ambientale (9%), mentre chiude questa classifica una necessità che coinvolge parecchie persone, non soltanto bambini ma anche adulti: in tanti sono infatti coloro che non riescono ad addormentarsi se non hanno la lampada accesa; peccato però che, in buona parte dei casi, questa rimane poi accesa tutta la notte.

Quest'ultima voce riguarda il 6% delle preferenze. Come dato complessivo del campione esaminato emerge che il 70% lascia, spesso o molto spesso, l'illuminazione accesa anche di giorno quando non serve.

Proprio a supporto di chi, come in questo esempio, ancora non sa gestire in modo consapevole i propri consumi energetici per ridurli e ottimizzarli arrivano sul mercato delle app, realizzate da grandi aziende di elettrodomestica come Bosch o Philips, che permettono di controllare il proprio impianto d'illuminazione da remoto con un solo clic sullo smartphone o sul tablet.

Funzioni come "Home Connect" o "Philips Hue" sono ormai realtà radicate nel mondo della domotica e vengono in aiuto dei più sbadati che dimenticano luci o elettrodomestici accesi nelle loro abitazioni.

Se sullo spreco dei consumi riguardanti l'illuminazione domestica gli italiani non sono certo un buon esempio, bisogna d'altra parte riconoscere un miglioramento dal punto di vista del riciclo delle apparecchiature per l'illuminazione.

Infatti, secondo gli ultimissimi dati semestrali del Consorzio Ecolamp, per il recupero e lo smaltimento di apparecchiature di illuminazione, nei primi sei mesi del 2016 nel Belpaese sono stati raccolti ben 961.179 kg di lampadine esauste, avviate a corretto trattamento dal consorzio, grazie ai conferimenti di privati cittadini e professionisti dell'illuminazione.

Le 3 regioni più attente al riciclo sono state la Lombardia, (249 tonnellate, contribuendo per il 26% alla raccolta nazionale), il Veneto (127 tonnellate, 13,3%) e il Piemonte (92 tonnellate, 9,6%).

Note molto positive da regioni del Sud come la Puglia, che rispetto al 2015 ha raccolto oltre 11 tonnellate in più (44.505 Kg vs i 33.227 kg del 2015), realizzando la migliore prestazione nazionale a livello di incremento, e la Calabria, anch'essa in aumento rispetto allo scorso anno (7.660 kg nel 2016 vs 7.257 kg nel 2015).

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