Studio, dal solare termodinamico fino all'80% della domanda elettrica?

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Lunedì, 30 Giugno 2014
Redazione Qualenergia.it
Se le centrali fossero messe in rete il CSP in alcune regioni potrebbe lavorare per un numero di ore all'anno paragonabile a quello di una centrale nucleare, producendo a costi competitivi con quelli di una centrale a gas. Nel Mediterraneo si potrebbe arrivare a soddisfare con il solare fino all'80% della domanda.

Il solare termodinamico è molto più competitivo di quanto si pensi. In certe regioni potrebbe lavorare per un numero di ore all'anno paragonabile a quello di una centrale nucleare, producendo a costi competitivi con quelli di una centrale a gas. Tutto sta nel costruire una rete di centrali CSP collegate tra loro: in questo modo, in certe aree come nel Mediterraneo, si potrebbe arrivare a soddisfare fino all'80% della domanda elettrica attuale a costi competitivi.

E' questa la sintesi estrema di uno studio pubblicato su Nature Climate Change e condotto da Stefan Pfenninger e altri ricercatori dell'International Institute for Applied Systems Analysis (presentato qui in inglese).

I ricercatori hanno stimato le potenzialità del solare termodinamico (che usa fluidi scaldati dal sole per muovere turbine elettriche) in varie parti del mondo, concludendo che questi sistemi, se connessi in rete tra loro, sarebbero appunto in grado di produrre fino all’80% dell’elettricità necessaria a costi competitivi in due tra le quattro aree del mondo esaminate: il deserto del Kalahari e il bacino del Mediterraneo.

Il solare termodinamico ha il vantaggio di poter accumulare come calore l’energia necessaria per produrre elettricità anche quando il sole non c’è, ma questo non basta. Per arrivare alle percentuali di copertura della domanda ipotizzate dallo studio bisogna ottenere una produzione sufficiente a superare anche i momenti di lunga assenza del sole: lo si potrebbe fare collegando tra loro impianti su una vasta area.

Study shows greater potential for solar power

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Lunedì, 30 Giugno 2014
Concentrating solar power (CSP) could supply a large fraction of the power supply in a decarbonized energy system, shows a new study of the technology and its potential practical application.

Concentrating solar power (CSP) could supply a substantial amount of current energy demand, according to a study published in the journal Nature Climate Change. In the Mediterranean region, for example, the study shows that a connected CSP system could provide 70-80% of current electricity demand, at no extra cost compared to gas-fired power plants. That percentage is similar to what a standard energy production plant, such as a nuclear plant, can provide.

“Solar energy systems can satisfy much more of our hunger for electricity, at not much more cost than what we currently have,” says Stefan Pfenninger, who led the study while working at IIASA. He is now a Research Postgraduate at the Grantham Institute at Imperial College London.

The study was the first to examine the potential of CSP as a large-scale energy production system, in four regions around the world.

“In order to address climate change we need to greatly expand our use of renewable energy systems,” says IIASA researcher Fabian Wagner, who also worked on the study. “The key question, though, is how much energy renewable systems can actually deliver.”

One problem with deploying solar energy on a large scale is that the sun doesn’t shine all the time. That means that energy must be stored in some way. For photovoltaic (PV) cells, which convert sunlight directly to electricity, this is especially difficult to overcome, because electricity is difficult to store.

Unlike photovoltaic (PV) cells, CSP uses the sun’s energy to heat up a liquid that drives turbines. This means that the collected energy can be stored as heat, and converted to electricity only when needed. But even with CSP, if the sun doesn’t shine for long periods of time, the system may not be able to support large-scale energy needs.

One way to solve this problem is to build a large, connected network of CSP. Until now, however, nobody had explored the details and feasibility of such a plan.  In the new study, the researchers simulated the construction and operation of CSP systems in four regions around the world, taking into account weather variations, plant locations, electricity demand, and costs.

“Our study is the first to look closely at whether it’s possible to build a power system based primarily on solar energy, and still provide reliable electricity to consumers around the clock, every day of the year. We find this to be possible in two world regions, the Mediterranean basin and the Kalahari Desert of Southern Africa,” says study co-author Anthony Patt, Professor of Human-Environment Systems, ETH Zurich Department of Environmental Systems Science, and an IIASA guest research scholar.

Come ottimizzare i processi di produzione industriali? Consulenza Metalpress alle aziende

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Lunedì, 30 Giugno 2014
News dalle Aziende
Metalpress ha inaugurato nel 2014 una linea di servizi di consulenza esterna alle aziende che desiderano migliorare l’intero ciclo dei processi produttivi, ottimizzando tempi e costi di produzione.

Nel 2014 Metalpress, azienda impegnata da oltre 50 anni nel campo della lavorazione della lamiera, ha inaugurato e sviluppato una nuova area che offre servizi di consulenza per rispondere alle esigenze di quei clienti che desiderano migliorare e governare l’intero ciclo dei processi produttivi, ottimizzando non solo i tempi di produzione, ma anche e soprattutto i costi relativi, al fine di garantire la massima efficienza della produttività aziendale.

L’attività di consulenza esterna è diventata sempre di più un servizio imprescindibile per le imprese che mirano a migliorare non solo il prodotto o servizio finale, ma anche l’organizzazione della gestione interna aziendale. Per quanto riguarda le aziende produttive in particolare, l’ottimizzazione dei tempi di produzione e la gestione intelligente delle scorte significa ottenere un imprescindibile vantaggio competitivo sul mercato acquistando la fiducia del cliente finale, garantendo il rispetto dei tempi di consegna e dei vincoli produttivi e tecnici.

L’attività di consulenza Metalpress interviene a supporto delle aziende industriali, non solo nel miglioramento della gestione interna delle operazioni ma anche alla riduzione degli sprechi di tempo e di materiale grazie ad un’attenta valutazione di costi e rischi associati a scenari alternativi.

Per raggiungere la massima efficienza aziendale, la società suggerisce ai suoi clienti di spingere la produzione verso un’ottica 'pull', orientando quindi la produzione verso la domanda del cliente, in modo da produrre 'just in time' ciò che il cliente desidera e nella quantità giusta.

Azienda: 

Spalma-incentivi, l'allarme a Comuni e proprietari terrieri: "a rischio affitti, convenzioni e tributi"

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Lunedì, 30 Giugno 2014
Le imprese, messe in ginocchio dagli effetti di una eventuale conversione in legge del decreto che contiene la norma spalma-incentivi, potrebbero ridurre convenzioni, tributi comunali e canoni di affitto concordati in precedenza con i Comuni e con i proprietari dei terreni su cui sono installati gli impianti. L'avvertimento è di assoRinnovabili.

Oltre a minare la salute della green economy made in Italy, il decreto spalma incentivi, che interessa ben 11mila MW dei 18 mila MW di potenza fotovoltaica installata in Italia, rappresenta un grave pericolo anche per tutti i Comuni che ospitano impianti fotovoltaici e per i proprietari dei terreni su cui sono installati.

L'allarme arriva da AssoRinnovabili, che ha scritto all’ANCI (Associazione Nazionali Comuni Italiani), a Coldiretti, a Confagricoltura e a Federfondiaria per chiedere un supporto nelle azioni che avvierà per impedire la conversione in legge del decreto spalma incentivi.

“Aggiungendosi a una serie di provvedimenti di natura normativa, fiscale e regolatoria che nell’ultimo anno e mezzo hanno già eroso in modo considerevole i ricavi dei produttori di energia da fonte fotovoltaica – ricorda il presidente dell'assciazione, Agostino Re Rebaudengo - la norma, qualora fosse convertita in legge, renderebbe molto probabile il rischio di numerosi default aziendali, con le imprese che si vedranno costrette a ridurre drasticamente i corrispettivi relativi alle obbligazioni assunte nei confronti dei Comuni (convenzioni e tributi comunali) e dei soggetti che hanno ceduto il diritto di superficie (canoni di affitto)".

 



 

Elettricità e gas, così le bollette dal primo luglio

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Lunedì, 30 Giugno 2014
Nonostante un marcato calo della materia prima, le bollette elettriche restano immutate. Il calo è stato compensato in parte dalle coperture assicurative contro il rischio di rialzo dei prezzi dei contratti di approvvigionamento dell’Acquirente Unico, in parte dall'aumento dei costi di dispacciamento e, in lieve misura, anche per gli oneri derivanti dai meccanismi di perequazione della vendita e la necessità di gettito per gli incentivi.

Da domani, martedì primo luglio nuova riduzione per le bollette del gas, mentre quelle dell'energia elettrica restano immutate. Questa la sintesi dell'ultimo aggiornamento  delle condizioni di riferimento per le famiglie e i piccoli consumatori nel trimestre luglio-settembre, deciso dall'Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico. Nello specifico, per il ‘consumatore-tipo’ servito in tutela nell’aggiornare (consumi annui 2.700 kWh all’anno e una potenza impegnata di 3 kW e per il gas i consumi sono di 1.400 metri cubi), il prezzo del gas scenderà del 6,3% con un risparmio di 73 euro su base annua, mentre la bolletta dell’energia elettrica rimarrà invariata.

La bolletta elettrica, si spiega, resta invariata per un insieme di fattori: da un lato, infatti, il sensibile calo (-7,1%) della materia prima all’ingrosso – che rappresenta circa il 50% della bolletta - è stato in parte compensato dalle coperture assicurative contro il rischio di rialzo dei prezzi dei contratti di approvvigionamento dell’Acquirente Unico.

Dall’altro, sono aumentati i costi di dispacciamento (+5,8%) e, in lieve misura, anche gli oneri derivanti dai meccanismi di perequazione della vendita e la necessità di gettito per gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate (componente A3 della bolletta). Sull’incremento del dispacciamento hanno influito “i maggiori acquisti di energia elettrica ‘di riserva’ per garantire la sicurezza del sistema a fronte della crescente produzione da fonti rinnovabili non programmabili e anche gli effetti attesi dopo la recente sentenza del Consiglio di Stato sugli sbilanciamenti”.

Non ci pronunciamo sulle motivazioni di questo ultimo aumento, ma in passato su queste pagine abbiamo dimostrato come sui costi di sbilanciamento non pesino tanto le rinnovabili, che anzi li hanno ridotti, ma altri fattori, tra cui diversi sprechi (si veda Qualenergia.it, Bolletta: il mistero costi di dispacciamento tra speculazioni, regali e rinnovabili, ndr).

Nel dettaglio, da luglio, il prezzo di riferimento dell’energia elettrica sarà di 18,975 centesimi di euro per kilowattora tasse incluse. La spesa media annua della famiglia tipo sarà di circa 512 euro così ripartiti

  • 252 euro (pari al 49,25% del totale della bolletta) per i costi di approvvigionamento dell’energia e commercializzazione al dettaglio
  • 111 euro (21,61%) per gli oneri generali di sistema, fissati per legge
  • 81 euro (15,80%) per i servizi di rete (trasmissione, distribuzione e misura)
  • 68 euro (13,34%) per le imposte che comprendono l’IVA e le accise.

Nel terzo trimestre del 2014, gli oneri di sistema risultano così ripartiti:

  • 84,63% per gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate (componente A3)
  • 6,72% agevolazioni per le imprese manifatturiere a forte consumo di energia elettrica (componente ‘Ae’)
  • 4,15% oneri per la messa in sicurezza del nucleare e compensazioni territoriali (componente A2 e MCT);
  • 1,98% regimi tariffari speciali per la società Rete ferroviaria Italiana (componente A4)
  • 0,77% compensazioni per le imprese elettriche minori (componente UC4);
  • 0,49% sostegno alla ricerca di sistema (componente A5);
  • 0,17% bonus elettrico (componente As);
  • 1,10% promozione dell’efficienza energetica (componente UC7).

Per quel che riguarda il gas, la diminuzione della bolletta si spiega con il significativo calo dei prezzi della materia prima che si riflette sulla spesa del cliente finale con una riduzione del 6,4%. La necessità di un leggero incremento (+0,1%) a copertura degli oneri della morosità per i servizi di ultima istanza del fondo UG3UI, ha portando la riduzione complessiva a -6,3%. Da gennaio, la spesa per il gas è diminuita del 10% e di oltre il 16% nell’ultimo anno e mezzo.

Queste diminuzioni - spiega l'AEEGSI - sono l’effetto della riforma del gas dell’Autorità che ha ancorato i prezzi della materia prima alle quotazioni spot sulle principali Borse europee e non più ai contratti pluriennali indicizzati ai prodotti petroliferi. Tuttavia, parte dei benefici in termini di riduzione della bolletta dei clienti del servizio di tutela saranno controbilanciati dagli aumenti attesi con riferimento al trimestre ottobre-dicembre, come sempre accade per i maggiori consumi legati alla stagione invernale.

RES Champions League 2014: premiata a Bruxelles l'unione di 8 comuni italiani

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Lunedì, 30 Giugno 2014
L’Unione di otto Comuni nella provincia di Trento ha ottenuto il premio speciale conferito alle realtà avanzate nella transizione energetica verso l’autonomia, nel contesto della competizione della RES Champions League. Il comunicato stampa di Legambiente.

L’Unione informale dei Comuni delle valli di Primiero e Vanoi (8 Comuni in provincia di Trento - Canal di San Bovo, Fiera di Primiero, Imèr, Mezzano, Sagron Mis, Siror, Tonadico e Transacqua), dopo aver vinto il premio Comuni Rinnovabili 2014, è stata riconosciuta in Europa come esperienza energetica virtuosa ed è stata premiata il 27 giugno a Bruxelles tra i Comuni più avanzati nella rivoluzione energetica sostenibile, nel contesto della competizione della RES Champions League inserito nel più ampio ambito del progetto europeo "100% Res communities", cofinanziato dal programma IEE della Commissione europea.

Attraverso due reti di teleriscaldamento lunghe 45 km e una rete elettrica di proprietà pubblica, la Società Municipalizzata Acsm distribuisce alle utenze l’energia prodotta da impianti idroelettrici (145 MW) e fotovoltaici (4 MW) per la parte elettrica, da impianti solari (con 996 mq di pannelli) e da biomassa (22 MW) per la parte termica. Questo mix di tecnologie rinnovabili soddisfa l’intero fabbisogno energetico dei comuni delle valli.

Dodici, in tutto, i Comuni premiati suddivisi in quattro categorie: i piccolissimi Comuni (fino a 5mila abitanti), i piccoli Comuni (tre 5mila e 20mila), i medi (tra i 20 e i 100mila) e i grandi, che contano oltre 100mila residenti. Furth, Alheim, Rhein Hunsrück, Osnabrück sono i 4 tedeschi, Kötschach-Mauthen, St Johann im Pongau e Villach, gli austriaci, Dumfries and Galloway e Highland per la Scozia. Premiati anche Belgio, Repubblica Ceca e Francia rispettivamente con i comuni di Attert e CC Thouarsais.

Hanno preso parte alla competizione i “migliori” comuni di 12 Paesi europei - Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Polonia, Scozia, Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, Ungheria - selezionati in base ai risultati conseguiti nelle competizioni nazionali. Ognuno dei partecipanti ha portato avanti uno o più progetti che testimoniano i progressi europei nello sviluppo delle fonti pulite e le possibilità offerte da un sistema efficiente di generazione distribuita per contribuire a ridurre le emissioni climalteranti.

"L’Unione dei Comuni delle valli di Primiero e Vanoi è l’ottava realtà italiana premiata in questa competizione europea - ha detto Katiuscia Eroe di Legambiente - segno di quanto il nostro territorio sia ricco di risorse ed esperienze di successo sul fronte delle fonti rinnovabili. Ora spetta al Governo dimostrare di voler puntare sull’innovazione e sul futuro sostenibile, attraverso le fonti rinnovabili e l’efficienza, eliminando tutti i sussidi alle fonti fossili".

(Da comunicato Legambiente)

Sparano alle formiche col bazooka: lo spalma-incentivi bloccherà il nostro sistema bancario?

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Venerdì, 27 Giugno 2014
Giulio Meneghello
Lo spalma-incentivi sul FV oltre a danneggiare la credibilità del Paese ha pesanti impatti su entrate fiscali e sistema bancario. E' una manovra ad impatto negativo per il Paese. "Anziché distribuire nuovo credito alle aziende, come auspicato da Renzi, le banche saranno occupate a mettere delle pezze sulle operazioni passate", ci spiega Paolo Lugiato di assoRinnovabili.
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“Si è voluto colpire il fotovoltaico, ma è stato come sparare ad una formica con un bazooka: i danni collaterali saranno immensamente più grandi dell'operazione che si voleva attuare”. Lo spalma-incentivi contenuto nel decreto legge “produttività” fresco di pubblicazione in Gazzetta oltre a danneggiare la credibilità del nostro Paese agli occhi degli investitori internazionali ha pesanti impatti sulle entrate fiscali e sul sistema bancario, ci spiega Paolo Lugiato, consigliere di assoRinnovabili: "anziché distribuire nuovo credito alle aziende, come auspicato dal premier Renzi, le banche saranno occupate a mettere delle pezze sulle operazioni passate".

Alla vigilia del convegno “I nuovi investitori nelle rinnovabili. Modelli di business in un mercato in evoluzione”, organizzato dall'Osservatorio Rinnovabili OIR e che si terrà martedì 1 luglio a Milano, abbiamo parlato con Lugiato di quello che è l'argomento più caldo tra gli investitori in questo momento: il taglio retroattivo degli incentivi agli impianti fotovoltaico sopra i 200 kW.

Lugiato, lei è di ritorno da Londra dove ha avuto modo di sondare l'umore degli investitori internazionali che si erano impegnati in Italia. Chi sono e cosa dicono?

E' stato un duro colpo. Sono investitori di tutte le principali potenze economiche che investono in infrastrutture, per i quali potersi fidare della parola data da un Paese è fondamentale. Fondi di private equity spesso con alle spalle fondi sovrani e fondi pensione: investitori che cercano ritorni non eccezionali ma sicuri. Lo spalma-incentivi ha causato un grosso danno alla credibilità dell'Italia, che ha dimostrato di poter cambiare le regole in corsa. Il Governo ha argomentato di essere intervenuto a fronte di profitti troppo alti, cosa tra l'altro non vera. Per lo stesso ragionamento forse potrebbe ridurre a posteriori il tasso di rendimento di un BTP, magari perché sottoscritto in un periodo in cui i BTP rendevano troppo per lo spread alto?

L'impatto dello spalma-incentivi cambierà anche la tipologia di investitori disposti a mettere denaro nel fotovoltaico italiano, ad esempio nel mercato secondario?

Ci sarà una fuga. Poi quando si presentano queste situazioni, con aziende a rischio default, arrivano i cosiddetti avvoltoi, che vengono per comprare a prezzi stracciati in un'ottica speculativa (si veda quanto abbiamo scritto qui, ndr). In Spagna (dove sono state introdotte pesanti misure retroattive ai danni del settore, ndr) sta accadendo questo.

Investitori a parte che effetti potrà avere sul Sistema-Paese questa misura?

E' una manovra ad impatto negativo per il Paese. Per perseguire l'obiettivo nobile di ridurre le bollette delle PMI si fa un danno maggiore del beneficio. Lo spalma-incentivi, che in realtà altro non è che un taglio retroattivo, colpendo gli utili delle aziende farà diminuire le entrate fiscali. Per citare i calcoli fatti dall'imprenditore Giorgio Garuzzo e pubblicati sul blog di Alan Friedman, se tutti optassero per il taglio del 20% lo Stato perderebbe il 27,5% dell’Ires e il 3,9% dell’IRAP per circa 400 milioni di euro all’anno. E dovrebbe mettersi a cercare nuove tasse per coprire la differenza.

Ci sono poi le conseguenze per il sistema bancario ...

Certo. I finanziamenti hanno dei livelli di guardia, legati al DSCR, il rapporto tra il flusso di cassa e la rata di debito da pagare: il DSCR si aggira normalmente sull'1,3-1,4, ad un rapporto di circa 1,05, cioè quando la cassa generatasi si abbassa e si avvicina pericolosamente all'importo della rata da rimborsare, si dichiara il default, cioè la banca non crede più che il cliente sia in grado di pagare. Per i progetti fotovoltaici il DSCR in questi anni si è già abbassato molto, per il crollo del prezzo dell'energia e per gli effetti di altre misure punitive, come la Robin Tax, l'abolizione dei prezzi minimi garantiti, le novità fiscali che impattano sull'ammortamento, gli oneri di sbilanciamento. Ora lo spalma-incentivi fa scendere ancora il DSCR, portandolo in molti casi a un livello da default. Si crea cioè sofferenza creditizia che per le regole sulla capitalizzazione delle banche impone a queste di fare degli accantonamenti. Mettere un accantonamento a bilancio vuol dire deprimere l'utile della banca, che di conseguenza pagherà meno tasse. Le nostre banche quindi garantiranno meno entrate fiscali allo Stato e avranno una capitalizzazione indebolita. A questo si aggiunga che probabilmente gli istituti si ritroveranno a dover rinegoziare in una sola ondata una massa enorme di contratti, cioè appunto quelli sottoscritti nell'arco di 5 anni dagli operatori del fotovoltaico colpiti dalla misura. Ci sarà una sorta di blocco: anziché distribuire nuovo credito alle aziende, come auspicato dal premier Renzi, le banche saranno occupate a mettere delle pezze sulle operazioni passate.

Altro effetto boomerang potrà essere quello dei ricorsi. Ci si sta preparando?

Gli investitori sono molto agguerriti. Si veda la quantità di ricorsi e arbitrati generati dall'esperienza spagnola. In Italia succederà lo stesso. Se il governo perderà la battagli legale il conto sarà molto salato. Questo ovviamente va ad aggiungersi agli altri effetti negativi che abbiamo elencato. Tutto a fronte di una riduzione della bolletta delle PMI trascurabile ai fini della competitività. Un sollievo per la spesa energetica delle aziende tra l'altro si avrà proprio grazie alle rinnovabili, quando il notevole calo del PUN, dovuto proprio al loro contributo, si rifletterà anche sui contratti a termine e, dunque, finalmente sulle bollette, come per ora non sta accadendo. Insomma si è evidentemente voluto colpire il fotovoltaico, ma è stato come sparare ad una formica con un bazooka: i danni collaterali saranno immensamente più grandi dell'operazione che si voleva attuare.

Rinnovabili ed efficienza: 15 milioni di euro per Campania, Calabria, Sicilia e Puglia

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Venerdì, 27 Giugno 2014
Con l’Avviso pubblico "Comuni per la Sostenibilità e l’Efficienza Energetica" verranno concessi contributi a fondo perduto per progetti di efficientamento e/o produzione di energia rinnovabile sugli edifici delle amministrazioni comunali di Campania, Calabria, Sicilia e Puglia. Richieste di concessione a partire dal 21 luglio 2014.

Emanato l’Avviso pubblico CSE - Comuni per la Sostenibilità e l’Efficienza Energetica, una nuova iniziativa del POI Energia che prevede la concessione di contributi a fondo perduto per progetti di efficientamento e/o produzione di energia da fonti energetiche rinnovabili sugli edifici delle amministrazioni comunali delle Regioni Convergenza (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia), attraverso l’acquisto e l’approvigionamento di beni e servizi  tramite il Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione (MePA).

Le risorse disponibili sono 15 milioni di euro, a valere sulle linee di attività 1.3 e 2.7 del POI Energia. I contributi dell’Avviso CSE finanziano interventi per un valore ammesso che non può essere inferiore a 40.000 euro iva esclusa, né superiore alla soglia di rilevanza comunitaria, attualmente pari ad 207.000 euro.

È possibile attivare la richiesta di offerta tramite il MePA (vedi acquistinretepa.it) a partire dal 4 luglio 2014, per l’acquisto e l’approvvigionamento di beni e servizi proposti dai fornitori abilitati all’interno del MePA in riferimento al bando di abilitazione “Fonti rinnovabili ed efficienza energetica”.

La richiesta di offerta dovrà fare riferimento a beni e servizi rispondenti alle caratteristiche, agli obiettivi e alle finalità indicate nella diagnosi energetica dell’edificio su cui si intende realizzare l’intervento, previamente effettuata dal Comune (per approfondimenti sulle diagnosi energetiche, leggi le FAQ sul sito POI - Energia).

Il finanziamento è nella forma del contributo a fondo perduto fino al 100% del costo ammissibile. Le richieste di concessione del contributo potranno essere presentate a partire dal 21 luglio 2014 (vedi poienergia.gov.it) e i contributi saranno assegnati sulla base di una procedura a sportello, nel rispetto dell’ordine cronologico di presentazione delle istanze e fino ad esaurimento delle risorse disponibili.

Per informazioni: Mise - POI - Energie rinnovabili e risparmio energetico: nuovo Avviso pubblico per la sostenibilità e l’efficienza energetica

L'etichetta energetica è ancora nascosta

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Venerdì, 27 Giugno 2014
Sergio Ferraris
La corretta informazione sui consumi energetici degli elettrodomestici potrebbe far risparmiare quasi 400 euro a famiglia e l'1,5% delle emissioni di gas serra mondiali. Ma non è ancora sufficientemente implementata, anche perché i controlli restano ancora insufficienti. Una inchiesta di Legambiente e del Movimento Difesa del Cittadino.
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Sono 2522. Questo il numero dei prodotti di cui è stata esaminata l'etichetta energetica che dovrebbe, il condizionale è d'obbligo, consentire una scelta più consapevole da parte dei cittadini circa gli elettrodomestici più virtuosi in fatto d'energia. L'inchiesta, 'Etichetta furbetta' è stata realizzata da Legambiente, in collaborazione con Movimento Difesa del Cittadino, per verificare la corretta applicazione delle etichette energetiche in Italia ed è emerso un panorama di luci e ombre.

L'iniziativa si inserisce nel progetto pilota Marketwatch che unisce sedici realtà della società civile che vanno ad affiancare le istituzioni nel settore del controllo di mercato a livello europeo nel campo delle etichette energetiche. Cantinette domestiche, ossia refrigeratori per bottiglie di vino, condizionatori e televisori sono i prodotti che risultano avere un etichettamento inferiore rispetto agli altri e che quindi mettono in crisi il consumatore quando deve scegliere, portando la percentuale complessiva dei prodotti che sono venduti senza etichetta o con l'etichetta scorretta al 33%.

"Dalla ricerca – ha spiegato Davide Sabbadin, responsabile in Italia del progetto MarketWatch – emerge un quadro non completamente soddisfacente dell'applicazione della normativa europea, in particolar modo nel mondo del trading online. Per questo crediamo che sia fondamentale la formazione dei professionisti del settore per colmare quel gap cognitivo che il cittadino può avere davanti all'etichetta energetica. In particolare rimane quasi completamente inapplicato, per ora, l'obbligo di consegna della scheda tecnica a richiesta del consumatore nei punti vendita esaminati, un preciso requisito della normativa Ecodesign. E a nulla vale l'introduzione delle nuove tecnologie: in un paio di casi, anche di fronte alla possibilità di scaricare con smartphone delle informazione aggiuntive in tempo reale tramite Qrcode presenti sul prodotto, la scheda tecnica non era presente tra le informazioni disponibili, che si limitavano a informazioni di carattere commerciale e prestazionale".

La situazione più grave, a sorpresa, è quella dei negozi online nei quali solo il 12% dei prodotti riporta le informazioni energetiche in maniera esaustiva e corretta. Un dato incomprensibile se si pensa che oltretutto l'inserimento dei questi dati avviene una volta sola e all'interno delle operazioni di caricamento dei dati relativi al prodotto. Nella tabella con la percentuale di prodotti non conformi, differenziata per categoria e per canale di vendita.

"Le direttive Ecodesign ed Etichetta Energetica sono, nel loro congiunto, una delle più grandi operazioni ambientali della storia europea e mondiale - afferma Edoardo Zanchini, Vicepresidente nazionale di Legambiente - La loro applicazione potrebbe far risparmiare quasi 400 euro a famiglia, a ciò si aggiunge il vantaggio ambientale dato che il taglio annuale alle emissioni climalteranti sarebbe pari a 500 milioni di tonnellate di CO2: si tratta dell'1,5% delle emissioni mondiali, pari a quelle del parco auto circolante in Europa. Purtroppo, però, queste direttive non sempre vengono applicate e i consumatori spesso non sono in condizione di scegliere correttamente i prodotti in vendita: alcuni prodotti sono meno efficienti di quanto dichiarato sull’etichetta, altri sono privi delle indicazioni energetiche che dovrebbero essere fornite al consumatore. I mancati risparmi derivanti da queste infrazioni aumentano inevitabilmente i costi familiari, mettono sotto stress le reti elettriche dei paesi membri e contribuiscono negativamente al cambiamento climatico".

Per quanto riguarda invece le tipologie di non conformità alla normativa che sono state riscontrate è emerso che le principali riguardano per gran parte il cattivo posizionamento dell’etichetta, spesso collocata in angoli ciechi o a più di due metri di altezza, cose che le rendendo incomprensibili. Nei negozi online si riscontrano, invece, oltre alla loro totale assenza, casi di informazioni limitate, come per esempio la sola classe energetica, ma senza il consumo annuale, oppure mancano dati sul rumore o sui coefficienti prestazionali, come nel caso dei condizionatori d'aria.

Più in generale in Europa la situazione sul controllo sia per l'Etichetta Energetica che per l'Ecodesign, è molto diversa tra le nazioni e ciò perché non sempre i budget stanziati dalle Autorità di Controllo del mercato sono adeguati. I costi delle analisi di prodotto variano, infatti, dai 2.500 euro per una lampadina fino ai 13.000 euro per un condizionatore.

Si tratta di costi che stanno frenando le verifiche che a oggi hanno riguardato lo 0,6% dei modelli presenti sul mercato, con una spesa di 7 milioni di euro che corrispondono allo 0,05% dei mancati risparmi attribuiti alla non adeguata applicazione della normativa. Nella pratica, non controllando tutti i modelli sul mercato, cosa che costerebbe poco più di un miliardo di euro, si impedisce ai cittadini di risparmiarne 14 di miliardi. L'equivalente di un punto di Pil italiano.

"Dear Commissioner", contro lo spalma-incentivi assoRinnovabili scrive a Oettinger

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Venerdì, 27 Giugno 2014
assoRinnovabili scrive una lettera al Commissario europeo per l’Energia, Günther Oettinger, per chiedergli di invitare il Governo e il Parlamento italiano a modificare la norma spalma-incentivi contenuta nel decreto approvato lo scorso 24 giugno.

"Egregio Commissario, le chiediamo di invitare il Parlamento e il Governo italiano a riconsiderare il meccanismo previsto dallo spalma-incentivi". Così assoRinnovabili in una lettera al Commissario europeo per l’Energia Günther Oettinger (allegata in basso, pdf), scritta in seguito alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legge 24 giugno 2014, n. 91 che contiene il pacchetto di misure 'taglia-bollette', tra cui lo spalma-incentivi contro il fotovoltaico sopra i 200 kWp e la norma che impone di pagare parte degli oneri di sistema anche sull'energia autoconsumata (si veda "Taglia-bollette con spalma-incentivi, il decreto in Gazzetta. Testo e sintesi").

La posizione contraria espressa più volte e con diverse iniziative da assoRinnovabili sul tale norma (si veda "Contro lo spalma incentivi, la campagna #SalvaLeRinnovabili di assoRinnovabili") è infatti perfettamente in linea con quanto dichiarato dallo stesso Oettinger, che in un intervento dell’agosto scorso (vedi l'intervento di Oettinger ripreso da Reuters UK) condannava con fermezza l’introduzione di tagli retroattivi agli incentivi per le rinnovabili perché minano la fiducia degli investitori, ricordando che “tutti coloro che hanno installato pannelli solari, centrali a biogas o parchi eolici debbono ricevere il livello di incentivazione garantito al momento dell’installazione”.

"Confidiamo che l’Europa possa valutare la possibilità di indirizzare al Governo e al Parlamento Italiano un invito a riconsiderare la questione”, ha dichiarato Agostino Re Rebaudengo, presidente dell'associazione.

Lettera di assoRinnovabili a Günther Oettinger (pdf)