Konsulgroup cerca 5 consulenti energetici

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Martedì, 10 Giugno 2014
Il Centro Ricerca e Formazione Konsulgroup cerca 5 consulenti energetici con pregressa esperienza nelle vendite da impiegare su tutto il territorio nazionale.

Il dipartimento HR-Konsulgroup del Centro Ricerca e Formazione Konsulgroup, cerca 5 consulenti energetici da impiegare nella propria zona di residenza. Il candidato, in seguito a una strategia formativa, dovrà essere in grado di proporre servizi e prodotti qualificati sul efficientamento energetico, disponendo di un ampio portafoglio prodotti e servizi per i mercati B2B e B2C. Affiancato sin dall'inizio sulla crescita professionale, il candidato dovrà inoltre gestire il portafoglio clienti, pianificare gli obiettivi di vendita e lavorare in un team di lavoro per il raggiungimento del target.

L'azienda offre:

  • Portafoglio clienti e appuntamenti quotidiani
  • Condizioni ai più alti livelli di mercato
  • Canvass su obiettivi
  • Valorizzazione delle attitudini attraverso la crescita professionale anche in altri asset del gruppo
  • Coordinamento e supporto costante;

L'azienda richiede pregressa esperienza nella vendita. Il candidato dovrà essere automunito.

Posti disponibili: 
5
Sede di lavoro: 
zona di residenza
Ragione Sociale: 
Konsulgroup
Indirizzo: 
Via Flaminia, 27 - 61034 Fossombrone (PU)
Telefono: 
0721 740616
E-mail: 
e-mail.carlotta.feligioni@konsulgroup.it

Ecotecno Group cerca agenti di commercio per settore energie rinnovabili ed efficienza energetica

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Martedì, 10 Giugno 2014
L'azienda, impegnata nel settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico, cerca 4 agenti con esperienza di vendita da impiegare in Campania e Lazio.

Ecotecno Group, azienda impegnata nel settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico, cerca 4 agenti di commercio da impiegare in Campania e Lazio. ll candidato ha la responsabilità di creare e ricercare nuove opportunità di business; fare da intermediario tra l'azienda e il potenziale cliente; concludere contratti per la realizzazione di impianti fotovoltaici/termici con i clienti finali.

L'azienda richiede:

  • esperienza di vendita
  • capacità relazionali e negoziali
  • affidabilità e capacità di gestione del cliente nelle varie fasi

L'azienda offre i seguenti strumenti di supporto:

  • assistenza tecnico-commerciale
  • formazione
  • materiale aziendale
  • appuntamenti prefissati
Posti disponibili: 
4
Sede di lavoro: 
Lazio e Campania
Ragione Sociale: 
Ecotecno Group s.a.s. di Chiappetti Luca & C.
Indirizzo: 
V.le dei Tigli, 76 - Centro Parthenope - 80013 Casalnuovo di Napoli (NA)
Telefono: 
081 5227430
E-mail: 
ufficiocommerciale@ecotecnogroup.it

Riscaldarsi a legna, l'opzione della stufa ad accumulo inerziale

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Martedì, 10 Giugno 2014
Giulio Meneghello
Un'opzione per il riscaldamento degli ambienti sono le stufe a biomassa ad accumulo inerziale. Costruite in maiolica o altri materiali refrattari, consentono di accendere il fuoco solo una volta o due al giorno; immagazzinano il calore e lo rilasciano gradualmente nell'ambiente. Un'intervista all'ing. Andrea Piero Merlo, esperto di riscaldamento a legna in bioedilizia.
Immagine Banner: 

Un'opzione per il riscaldamento degli ambienti è installare una stufa a legna ad accumulo inerziale. Sono apparecchi dalla massa importante, costruiti in maiolica, pietra ollare o altri materiali refrattari e consentono di accendere il fuoco solo una volta o due al giorno, immagazzinando il calore e rilasciandolo gradualmente nell'ambiente per irraggiamento. Una soluzione che richiede un investimento in genere superiore rispetto ad una stufa senza accumulo (il range di prezzi è molto ampio ma in genere, al lordo di detrazioni fiscali o altri incentivi come il Conto Termico, si parte dai 1.500 euro per arrivare anche alle 10mila), ma che ha diversi vantaggi in termini di efficienza, vita utile dell'impianto, comodità e qualità del calore. Ne parliamo con l'ingegner Andrea Piero Merlo, esperto di riscaldamento a legna in bioedilizia.

Se dovesse dare un consiglio a qualcuno che sta pensando di passare al riscaldamento a biomasse cosa gli direbbe: quali sono gli aspetti da considerare per scegliere la tecnologia più adatta?

Dipende se si è spinti da una motivazione prevalentemente economica o da una ecologica, nonché dal livello di comodità di gestione e da altri fattori. Per quanto riguarda edifici già dotati di impianto termico di tipo convenzionale (cioè caldaia a gas metano, GPL o gasolio) i costi di integrazione dell’impianto convenzionale con un generatore a legna possono essere anche piuttosto sostenuti in quanto, ai fini di una gestione comoda ed efficace, è necessario prevedere l’installazione di un capiente serbatoio con doppia funzione di accumulo di acqua calda d’impianto e acqua calda sanitaria. Tal cosa comporta anche la necessità di adeguati spazi tecnici, nonché costi legati all’allaccio con l’impianto convenzionale. Se i fabbisogni energetici dell’edificio sono molto alti o se si ricorre ad un combustibile convenzionale molto caro (es. GPL), allora i tempi di ammortamento dell’integrazione dell’impianto tradizionale con un sistema a legna risultano essere interessanti. Nel caso di fabbisogni contenuti o di presenza di gas metano (attualmente piuttosto economico se confrontato ad esempio con il GPL) solitamente conviene invece adottare un’altra strategia, ovvero accettare l’idea di utilizzare tale combustibile, ma riducendone comunque al minimo l’utilizzo grazie al ricorso di generatori di calore a legna (stufe o camini) non collegati all’impianto. Ciò consente infatti di evitare i costi legati all’integrazione fra i due sistemi. La stessa strategia ovviamente è vincente anche nel caso di GPL o di edifici caratterizzati da fabbisogni elevati di calore. In tal caso il risultato è ottimo sotto tutti i punti di vista se si ricorre a sistemi a legna caratterizzati da alta efficienza energetica e comodità di gestione. Senza nulla togliere alle soluzioni di tipo impiantistico, ovvero quelle che consentono di scaldare in maniera indiretta (tramite aria canalizzata o tramite acqua di impianto), non bisogna dimenticare che il mercato offre soluzioni interessantissime che solitamente sono in grado di coprire gran parte del fabbisogno energetico di un’intera unità immobiliare. C’è poi la situazione di edifici di nuova realizzazione o di ristrutturazione integrale dell’edificio per i quali è possibile e spesso anche economicamente molto conveniente ricorrere a sistemi a biomasse caratterizzati da bassissimi costi di gestione e totale indipendenza da fonti di combustibile fossile.

Che opzioni ci sono nell'ipotesi meno impegnativa, quella di optare per una apparecchio a legna o a pellet che non richieda di intervenite sull'impiantistica, per affiancare magari una caldaia a gas preesistente?

Tra i sistemi di tipo convenzionale, cioè stufe e caminetti a carica manuale, la distinzione fondamentale è tra quelli che richiedono alimentazione continua e quelli ad accumulo di calore, che garantiscono il riscaldamento con uno-due fuochi al giorno. Poi ci sono apparecchi a carica automatica, come le stufe a pellet, che hanno il vantaggio dell’accensione automatica, ma che possono presentare (trattandosi di macchine) una certa vulnerabilità tecnologica come ad esempio un funzionamento dipendente dalla corrente elettrica (cosa alle quale i produttori di un certo livello ovviano dotando i loro sistemi ad esempio di gruppi di continuità).
Anche se in tale campo esistono prodotti di elevatissima qualità e affidabilità, dal mio punto di vista la soluzione più interessante per un uso di tipo residenziale è quella dei sistemi a legna ad accumulo inerziale di calore per i quali, sebbene sia necessaria un’accensione manuale del fuoco, si ha un’elevatissima comodità di gestione associata ad un’affidabilità totale del sistema per vari decenni, nonché  un rilascio di calore sotto forma prevalentemente radiante e pertanto estremamente sana e confortevole.

Quali caratteristiche hanno rispetto ad altre soluzioni?

L’esempio più noto (ma esistono anche delle alternative) è quello della classica stufa tirolese in maiolica. Di base si tratta di stufe piuttosto pesanti costruite con materiali refrattari che consentono di accendere il fuoco solo una o al massimo due volte al giorno. La gestione del fuoco è a fiamma alta e dunque con altissima efficienza energetica ed emissioni particolarmente contenute. Questi sistemi immagazzinano il calore nella massa e lo rilasciano gradualmente in ambiente per irraggiamento che, come noto, è la forma di calore più sana e confortevole. I sistemi ad accumulo inerziale di calore, pur essendo a carica ed accensione manuale, sono estremamente comodi da utilizzare, perché basta qualche minuto al giorno per accendere il fuoco e per riscaldare gli ambienti per un elevato numero di ore anche dopo che il carico di legna si è esaurito. Queste soluzioni non necessitano di corrente elettrica e sono affidabilissime per svariati decenni.

Possiamo dare qualche valore di efficienza?

I modelli tradizionali di stufa ad accumulo fanno percorrere ai fumi parecchi metri attraverso appositi percorsi in materiale refrattario (in modo tale da accumulare il calore) prima di arrivare alla canna fumaria ed hanno efficienze di oltre il 90%, paragonabili a quelle delle migliori tra le stufe più moderne e tecnologicamente complesse. D'altra parte le stufe classiche in maiolica sono una tecnologia con alle spalle almeno 300-400 anni di sperimentazione e perfezionamento. Oggi poi nel settore dell’accumulo inerziale di calore esistono anche soluzioni alternative ed innovative con sportelli in vetro che consentono di progettare e realizzare delle soluzioni che esteticamente si avvicinano al camino, ma che in realtà hanno caratteristiche di efficienza e di gestione assai simile a quella della stufa classica tirolese.

Si tratta anche di un tipo di calore diverso...

Questo tipo di stufe scaldando per irraggiamento, ovvero tramite raggi infrarossi, in maniera graduale, senza movimentazione di polveri, dando un comfort paragonabile solo a quello del riscaldamento a superficie radiante o al riscaldamento a pavimento. Questo è un vantaggio soprattutto in edifici storici con muri spessi e pesanti, dove un sistema che scalda per convezione, cioè che scalda l'aria, lascerebbe i muri freddi. Non a caso la cosiddetta stufa di tipo tirolese è considerata l’optimum nel campo della bioedilizia.

Che tipo di manutenzione richiede una stufa ad accumulo?

In queste stufe, come detto, si fanno uno o al massimo due fuochi al giorno che bruciano velocemente il carico di legna e a fiamma molto alta, dunque con grande efficienza e con residui gassosi e di cenere minimi. Per cui, a seconda della camera di combustione, la cenere va tolta nel peggiore dei casi ogni due settimane, ma in condizioni ottimali ogni mese o anche più raramente. Anche per la pulizia della canna fumaria, che comunque va fatta come da normativa, sono più facili da gestire: la canna fumaria infatti si sporca soprattutto quando si usa legna umida bruciata a bassa temperatura, mentre con i sistemi ad accumulo inerziale di calore la combustione avviene ad alta temperatura, con valori in camera di combustione che possono arrivare anche a 800-900 gradi. Tra la camera di combustione e la canna fumaria c'è poi il cosiddetto girofumi in materiale refrattario (o pietra ollare per le stufe in pietra), lungo solitamente da 2 a 10 metri che ha lo scopo di sottrarre calore ai fumi che lo attraversano e stoccarlo nella massa per poi rilasciarlo gradualmente nelle ore (anche 24 ore) successive: nei punti strategici vengono messi dei tappi di ispezione per la pulizia del girofumi; un'operazione che cautelativamente consigliamo di fare ogni 4-5 anni, anche se vediamo stufe che dopo 10 anni sono ancora completamente pulite. In generale queste stufe sono più affidabili nel tempo rispetto ai sistemi di tipo tecnologico in quanto del tutto esenti da parti meccaniche o elettromeccaniche. Malgrado ciò i costi iniziali non sono bassi poiché fanno largo uso di un quantitativo elevato di materiale refrattario di altissima qualità e spesso vengono costruite artigianalmente direttamente sul luogo, ma il costo iniziale è largamente compensato dalla vita lunghissima di tali stufe. Ci sono stufe ancora in funzione che hanno più di cento anni e in generale la vita utile è di decenni.

Qual è la collocazione migliore per una stufa del genere all'interno della casa?

L'ideale sarebbe fare il progetto della stufa e della casa assieme, con la stufa che si sviluppa al centro e su più locali. Anche nelle ristrutturazioni si può operare in modo da realizzare la stufa con la camera di combustione in un locale e il girofumi in un altro, anche su un piano diverso. Nel caso di una stufa prefabbricata, in cui non si vogliano fare lavori di muratura, va comunque collocata il più possibile al centro della casa. Queste stufe, come detto, rilasciano calore in modo molto graduale, per almeno 10-12 ore dopo un fuoco: a differenza di quelle convenzionali (che scaldano rapidamente e solo per poco tempo dopo che il fuoco si è spento) non succede che per scaldare le altre stanze si debba portare ad una temperatura eccessiva la stanza che ospita l'apparecchio. Una caratteristica che rende possibile usare questi impianti anche nelle mezze stagioni o in condizioni climatiche relativamente miti e che li rende particolarmente idonei per gli edifici a basso fabbisogno energetico come le case in legno.

Il segreto per evitare problemi di tiraggio?

In generale è importante che la canna fumaria sia ben coibentata: diversamente rischia di raffreddare troppo il fumo, creando anche rischi di condensa e a volte di incendio. Tutti problemi che si accentuano se si brucia legna non secca a bassa temperatura.

La soluzione della stufa ad accumulo inerziale è praticabile anche per chi abita in appartamento?

In genere le stufe ad accumulo sono molto pesanti, si parla di almeno 7-800 kg per cui, per installarle in appartamento che non sia al piano terra occorre prima fare una verifica con uno strutturista. Si può fare, ma bisogna vedere dove sono collocate, se al centro del solaio o in vicino ad una parete portante, che spessore ha il solaio etc. Nelle situazioni in cui non si possa installare una stufa ad accumulo vera e propria il mio consiglio è di optare per le stufe a terracotta che un tempo erano molto diffuse: apparecchi più leggeri ma che comunque hanno un inerzia maggiore rispetto a quelle convenzionali.

Assotermica, dall'Europa regolamenti per climatizzazione e acqua calda

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Martedì, 10 Giugno 2014
Dal 2013 la Commissione europea ha stabilito l'obbligatorietà della progettazione ecocompatibile e dell’etichettatura energetica di apparecchi per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria in base alla loro efficienza. Un vantaggio per i consumatori, ma anche per il risparmio energetico. Un comunicato di Assotermica.

Il comparto produttivo italiano della climatizzazione e dell’acqua calda sanitaria è secondo in Europa solo alla Germania e l’Italia è il secondo mercato di sbocco come volumi di vendita. Un settore di assoluto rilievo anche per l’economia nazionale, dato che oltre i due terzi dei consumi di una famiglia sono legati al riscaldamento e alla produzione di acqua calda, la voce più significativa della bolletta energetica.

Assotermica, l'associazione che rappresenta i produttori di apparecchi e componenti per impianti termici, continua a lavorare sull’evoluzione della legislazione europea in materia di ecodesign ed etichettatura energetica degli apparecchi con l’obiettivo di guidare il settore attraverso l’attuale momento di transizione.

“La nostra associazione - dichiara Alberto Montanini, Presidente Assotermica - ha portato i propri commenti sui tavoli di Bruxelles per contribuire allo sviluppo di provvedimenti che fossero sostenibili dall’industria e in linea con le politiche ambientali del pacchetto 20-20-20 a fianco dell’associazione europea EHI (European Heating Industry). E’ un percorso iniziato oltre 8 anni fa, durante i quali il nostro intervento è valso a far rivedere il proprio approccio alla Commissione Europea che ha deciso per una sostanziale revisione dei testi originari che sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale Europea (L 239, 6 settembre 2013) lo scorso settembre”.

Si tratta di quattro regolamenti dell'Unione Europea (vedi link), relativi alla progettazione ecocompatibile e all’etichettatura energetica degli apparecchi per il riscaldamento e per la produzione di acqua calda sanitaria, che introducono un sistema armonizzato per l’etichettatura dei generatori in base alla loro efficienza in modo da fornire ai consumatori delle informazioni omogenee tali da consentirne il confronto e sono definiti i requisiti prestazionali minimi per la commercializzazione e/o la messa in funzione dei generatori.

Le misure in oggetto non solo avranno un impatto su tutti gli attori della filiera, ciascuno chiamato a obblighi e responsabilità in base al proprio ruolo, ma saranno significative per l’enorme quantità di energia che si dovrebbe risparmiare in Europa grazie ad una più massiccia diffusione di tecnologie ad alta efficienza, quali le caldaie a condensazione, le pompe di calore, il solare termico e i sistemi ibridi integrati.

“Le tecnologie sono pronte e il dato dell’export superiore al 50% evidenzia come i nostri prodotti vengano apprezzati all’estero, trovando spesso condizioni più favorevoli rispetto a quelle del nostro Paese in termini di semplificazione legislativa e minor burocrazia - continua il Presidente Assotermica -  Pensiamo ad esempio al caso Italia, Paese nel quale abbiamo circa 19 milioni di caldaie, molte delle quali obsolete e poco efficienti sotto il profilo energetico e ove i Regolamenti citati potrebbero costituire una straordinaria occasione per riqualificare il parco macchine. I Regolamenti dovranno essere adottati nello stesso modo e con gli stessi tempi da tutti gli Stati Membri.  Il nostro ruolo associativo è anche quello di fornire agli operatori una corretta informazione oltre ad un indirizzo strategico. Certo la sfida più difficile comincia proprio adesso ed è per questo che le prime misure effettive entreranno in vigore a partire da settembre 2015 per dar modo a tutti gli operatori di essere pronti nel momento in cui gli obblighi non saranno più dilazionabili”.

(da comunicato stampa Assotermica)

ANIE Rinnovabili: quattro misure per rilanciare il settore

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Martedì, 10 Giugno 2014
ANIE Rinnovabili propone quattro misure a sostegno del comparto: snellimento burocratico, facilitazione dell’accesso al credito, estensione della detrazione IRPEF al 50% e sostituzione dell’amianto. Riportiamo il comunicato stampa dell'associazione.

Strategia energetica nazionale, efficienza energetica, fonti rinnovabili e sviluppo energetico sostenibile sono stati i temi affrontati nel corso di un tavolo di confronto che si è tenuto il 9 giugno a Milano presso la sede di ANIE Confindustria.

L’associazione ANIE Rinnovabili, nata recentemente con l’intento di riunire le aziende che operano nel campo dell’energia da fotovoltaico, eolico, mini idraulico, biomasse e geotermia, si è fatta promotrice dell’incontro, a cui hanno partecipato rappresentanti del mondo politico, membri confindustriali, esponenti di associazioni e aziende che operano nel settore.

Nel corso dell’evento, il presidente di IFI Alessandro Cremonesi ha inoltre espresso la volontà da parte del Comitato di aderire ad ANIE Rinnovabili.

Molte delle proposte su sviluppo dei sistemi di accumulo, smart grid e misure per promuovere l’efficienza energetica, illustrate nel corso del dibattito, hanno trovato il favore anche di Confindustria (rappresentata in loco dal Direttore Politiche Industriali Andrea Bianchi e da Massimo Beccarello) e del mondo istituzionale. All’incontro ha partecipato anche il Senator Gianni Pietro Girotto, membro della X Commissione Industria Senato, che si è impegnato a portare le istanze di ANIE presso le sedi di discussione competenti.

Siamo molto soddisfatti di questo incontro – ha dichiarato Claudio Andrea Gemme, presidente di ANIE Confindustria – nonché di aver trovato un interlocutore istituzionale competente, che possa farsi portavoce del sentiment del mondo industriale nei confronti di alcuni provvedimenti di estrema attualità. Innanzitutto sulla norma “taglia bollette”, conosciuta anche come “spalma incentivi”, ANIE ritiene che non si debba procedere ad una rimodulazione ulteriore dei meccanismi incentivanti. ANIE Confindustria – ha proseguito Gemme - è favorevole invece ad un meccanismo di emissione di bond che coinvolga il GSE e la Cassa Depositi e Prestiti. Una misura, di fatto, più efficace perché consente di incidere sulla componente A3 della bolletta, ovvero quella degli oneri di sistema che garantiscono dei risparmi molto più ingenti e immediati”.

La ricetta di ANIE Rinnovabili per lo sviluppo del settore delle energie rinnovabili è molto semplice: innanzitutto, uno snellimento burocratico, realizzabile a costo zero, mediante una semplificazione delle procedure autorizzative, di connessione e di accesso alla rete che porterebbe a una diminuzione dei costi degli impianti FV fino al 15-20%. È necessario poi, così come più in generale nell’industria italiana, facilitare l’accesso al credito per le imprese, per esempio con l’introduzione di un fondo speciale (come il Fondo Rotativo di Kyoto) per garantire tassi agevolati. Costituirebbero inoltre una fonte di benessere per il comparto altre misure, quali l’estensione della detrazione IRPEF al 50% anche ai soggetti giuridici e il supporto incentivante alla sostituzione dell’amianto.

“Anche in questo incontro abbiamo ribadito a gran voce che quello che serve all’Italia è la pianificazione di una serie di azioni per lo sviluppo del settore industriale delle fonti energetiche alternative, che deve prescindere da interventi limitati e dalla portata insufficiente come la norma cosiddetta “spalma incentivi – ha affermato il Presidente Gemme – Per fare questo, occorre che il nostro Paese torni a riprendersi un ruolo di primo piano nello scenario europeo, orientando e non subendo le scelte comunitarie. Ne va di tutta nostra industria manifatturiera, che è la seconda in Europa”.

(da comunicato stampa ANIE Rinnovabili)

Moroni&Partners verso nuovi mercati esteri: Regno Unito e Arabia Saudita

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Martedì, 10 Giugno 2014
News dalle Aziende
Moroni & Partners esporta all’estero la propria esperienza nella consulenza energetica integrata aprendo un ufficio a Londra e siglando un accordo di partnership con due società attive in Medio Oriente.

Moroni & Partners, player italiano della consulenza energetica integrata, continua ad esportare all’estero la propria esperienza. M&P sbarca infatti a Londra con l’ambizione di diventare uno dei principali Technical Advisor del mercato britannico che, in base alle stime della BPVA, British Photovoltaic Association, diventerà il più ampio mercato europeo per l’energia solare entro il 2015. Il Regno Unito vanta già 3,5 GW di potenza installata da impianti ad energia solare e ha l’obiettivo di raggiungere 20 GW entro il 2020, con 4,8 GW di nuovi impianti previsti nei prossimi 18 mesi.

Ma M&P non si ferma all’Europa e ha appena siglato un accordo di partnership con due importanti società attive in Medio Oriente: AJEC e CENPRO. L’obiettivo comune è lavorare nel settore delle rinnovabili in Arabia Saudita, mercato dove si dovrebbero installare da qui a pochi anni oltre 54 GW di impianti a fonti rinnovabili.

M&P segue i trend di mercato globali e opera già in Romania, Thailandia, Ecuador, Brasile, Panama, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Turchia e Australia.

Oneri di sbilanciamento, il Consiglio di Stato dà ragione agli operatori

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Martedì, 10 Giugno 2014
Redazione Qualenergia.it
Dopo il Tar, anche il Consiglio di Stato boccia il preovvedimento dell'AEEG sugli oneri di sbilanciamento per le fonti rinnovabili. Il Consiglio ha infatti respinto il ricorso dell'Autorità contro l'annullamento della delibera 281/2012. Il provvedimento non tiene conto delle peculiarità di ciascuna fonte, si legge nella sentenza.

Dopo il Tar, anche il Consiglio di Stato boccia il preovvedimento dell'Autorità per l'Energia sugli oneri di sbilanciamento per le fonti rinnovabili. Il Consiglio ha infatti respinto il ricorso dell'Autorità contro l'annullamento della delibera 281/2012. Il provvedimento non tiene conto delle peculiarità di ciascuna fonte, si legge nella sentenza, pubblicata ieri sera.

"La regolazione economica e tecnica dell'Autorità - si legge nel documento - deve, pertanto, esercitarsi in modo da pervenire ad una soluzione che, da un lato, tuteli il mercato nella sua interezza mediante l'imposizione anche alle unità di produzione in esame dei costi di sbilanciamento, dall'altro, introduca meccanismi calibrati sulla specificità della fonte in grado di tenere conto della modalità di produzione dell'energia elettrica e delle conseguenti difficoltà di effettuare una previsione di immissione in rete che raggiunga il medesimo grado di affidabilità che devono garantire le unità di produzione di energia programmabile". In definitiva, conclude la sentenza, "rientra nella valutazione tecnica dell'Autorità il potere di individuare, nel rispetto del principio di parità di trattamento tra gli operatori economici del settore, la modalità di ripartizione dei costi di sbilanciamento che tengono conto della peculiarietà della fonte".

"Per noi il principio resta lo stesso: chi genera un costo deve pagarlo. E il fatto di dire di non essere in grado di fare di meglio non può essere una giustificazione" è il commento alla sentenza di Alberto Biancardi, componente del collegio dell'Autorità per l'Energia, intervenuto oggi  al convegno Free "Ridurre le bollette elettriche con le rinnovabili", che comunque precisa di non poter entrare nel dettaglio della decisione del Consiglio di Stato, che ora dovrà essere valutata con attenzione.

"A fronte di questa ulteriore pronuncia - ha commentato in una nota Anev, tra i primi ad aver ricorso contro la delibera - che si aggiunge alle altre precedenti e di pari segno, l'Anev ribadisce la propria piena condivisione del principio, peraltro ripreso anche dal Consiglio di Stato, che le fonti rinnovabili non programmabili possano contribuire anche loro agli oneri di sbilanciamento, ma solo nei limiti in cui questo non risulti discriminatorio rispetto alle altre fonti, e quindi nei limiti di quanto tecnicamente possibile". L'Associazione "nel dichiararsi pienamente soddisfatta dell'accoglimento pieno delle proprie posizioni, ribadisce la propria disponibilità a contribuire ad una soluzione equilibrata che responsabilizzi gli operatori senza discriminarli".

“Un grande risultato per tutto il settore in generale, e per la nostra associazione in particolare – commenta Agostino Re Rebaudengo, presidente di assoRinnovabili, a valle della sentenza. Il percorso è stato lungo e non privo di ostacoli, ma l’importante è che finalmente sia stato posto rimedio ad una disciplina ingiustamente lesiva degli interessi dei produttori di energia pulita”. L’accertata illegittimità delle delibere, tuttavia, non dovrà corrispondere ad una nuova stangata sulla bolletta dei consumatori. Su questo punto Re Rebaudengo ha le idee molto chiare: “E’ con grande senso di responsabilità che intendiamo affrontare la questione dei costi, che resteranno a carico degli operatori. Ci auguriamo, pertanto, che la futura regolazione economica e tecnica che l’Autorità dovrà predisporre, introduca meccanismi equi e calibrati sulla specificità delle singole fonti e che tenga conto delle difficoltà ad effettuare previsioni affidabili di immissione in rete.

La sentenza del Consiglio di Stato (pdf)

Oneri sbilanciamento, il Consiglio di Stato dà ragione agli operatori

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Martedì, 10 Giugno 2014
Redazione Qualenergia.it
Dopo il Tar, anche il Consiglio di Stato boccia il preovvedimento dell'AEEG sugli oneri di sbilanciamento per le fonti rinnovabili. Il Consiglio ha infatti respinto il ricorso dell'Autorità contro l'annullamento della delibera 281/2012. Il provvedimento non tiene conto delle peculiarità di ciascuna fonte, si legge nella sentenza.

Dopo il Tar, anche il Consiglio di Stato boccia il preovvedimento dell'Autorità per l'Energia sugli oneri di sbilanciamento per le fonti rinnovabili. Il Consiglio ha infatti respinto il ricorso dell'Autorità contro l'annullamento della delibera 281/2012. Il provvedimento non tiene conto delle peculiarità di ciascuna fonte, si legge nella sentenza, pubblicata ieri sera.

"La regolazione economica e tecnica dell'Autorità - si legge nel documento - deve, pertanto, esercitarsi in modo da pervenire ad una soluzione che, da un lato, tuteli il mercato nella sua interezza mediante l'imposizione anche alle unità di produzione in esame dei costi di sbilanciamento, dall'altro, introduca meccanismi calibrati sulla specificità della fonte in grado di tenere conto della modalità di produzione dell'energia elettrica e delle conseguenti difficoltà di effettuare una previsione di immissione in rete che raggiunga il medesimo grado di affidabilità che devono garantire le unità di produzione di energia programmabile". In definitiva, conclude la sentenza, "rientra nella valutazione tecnica dell'Autorità il potere di individuare, nel rispetto del principio di parità di trattamento tra gli operatori economici del settore, la modalità di ripartizione dei costi di sbilanciamento che tengono conto della peculiarietà della fonte".

"Per noi il principio resta lo stesso: chi genera un costo deve pagarlo. E il fatto di dire di non essere in grado di fare di meglio non può essere una giustificazione" è il commento alla sentenza di Alberto Biancardi, componente del collegio dell'Autorità per l'Energia, intervenuto oggi  al convegno Free "Ridurre le bollette elettriche con le rinnovabili", che comunque precisa di non poter entrare nel dettaglio della decisione del Consiglio di Stato, che ora dovrà essere valutata con attenzione.

"A fronte di questa ulteriore pronuncia - ha commentato in una nota Anev, tra i primi ad aver ricorso contro la delibera - che si aggiunge alle altre precedenti e di pari segno, l'Anev ribadisce la propria piena condivisione del principio, peraltro ripreso anche dal Consiglio di Stato, che le fonti rinnovabili non programmabili possano contribuire anche loro agli oneri di sbilanciamento, ma solo nei limiti in cui questo non risulti discriminatorio rispetto alle altre fonti, e quindi nei limiti di quanto tecnicamente possibile". L'Associazione "nel dichiararsi pienamente soddisfatta dell'accoglimento pieno delle proprie posizioni, ribadisce la propria disponibilità a contribuire ad una soluzione equilibrata che responsabilizzi gli operatori senza discriminarli".

“Un grande risultato per tutto il settore in generale, e per la nostra associazione in particolare – commenta Agostino Re Rebaudengo, presidente di assoRinnovabili, a valle della sentenza. Il percorso è stato lungo e non privo di ostacoli, ma l’importante è che finalmente sia stato posto rimedio ad una disciplina ingiustamente lesiva degli interessi dei produttori di energia pulita”. L’accertata illegittimità delle delibere, tuttavia, non dovrà corrispondere ad una nuova stangata sulla bolletta dei consumatori. Su questo punto Re Rebaudengo ha le idee molto chiare: “E’ con grande senso di responsabilità che intendiamo affrontare la questione dei costi, che resteranno a carico degli operatori. Ci auguriamo, pertanto, che la futura regolazione economica e tecnica che l’Autorità dovrà predisporre, introduca meccanismi equi e calibrati sulla specificità delle singole fonti e che tenga conto delle difficoltà ad effettuare previsioni affidabili di immissione in rete.

La sentenza del Consiglio di Stato (pdf)

Fotovoltaico: combattere il dumping tassando la CO2 contenuta nei moduli?

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Martedì, 10 Giugno 2014
Alessandro Codegoni
Uno studio sul ciclo di vita dei moduli fotovoltaici mostra che, a causa delle emissioni implicite nel processo produttivo, i prodotti cinesi hanno un'efficacia dimezzata in termni di emissioni rispetto a quelli made in Europe. E se per proteggere l'industria del FV europea invece che a dazi anti-dumping si ricorresse alla tassazione ambientale?
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Nella prima fase dell’installazione massiccia di pannelli fotovoltaici in Europa, si è assistito all’invasione dei pannelli cinesi che, venduti a costi molto più bassi dei nostri, è stata causa non ultima della quasi distruzione dell'industria europea del FV. L’UE ha reagito, imponendo dazi e prezzi minimi, solo a metà 2013, a quello che si configurava come un vero e proprio dumping, cioè una vendita a prezzi inferiori al minimo necessario per ottenere un profitto, portata avanti al solo scopo di distruggere la concorrenza. Che di dumping si trattasse lo rivela il chiudersi della forbice fra i prezzi dei pannelli cinesi e quelli tedeschi, passata dai 250 dollari al kW del 2011 ai 15 dell’aprile 2014, avvenuta non solo per i progressi dei produttori europei, ma soprattutto perché quelli cinesi, dominando ormai il mercato, hanno riportato i loro listini a prezzi più ragionevoli in tutto il mondo.

Sulle ferite inferte all’industria europea dei pannelli FV, arrivano dolorose come sale le conclusioni di uno studio pubblicato sulla rivista Solar Energy (Domestic and overseas manufacturing scenarios of silicon-based photovoltaics: Life cycle energy and environmental comparative analysis): i moduli made in China sono anche molto meno efficaci nella lotta al global warming dei prodotti europei. Gli autori della ricerca, Fengqi You, della Northwestern University, e Seth Darling, degli Argonne National Laboratory (Us Energy Department), hanno compiuto un'analisi energetica e delle emissioni di CO2 lungo il ciclo di vita di moduli al silicio mono cristallini, multi cristallini e amorfi, europei e cinesi, per valutare quale di questi recuperi prima, con la propria produzione energetica, l’energia impiegata per costruirli (Energy Pay Back Time, EPBT), e quale dei due emetta meno CO2 durante l’intera vita: dall’estrazione e raffinazione dei materiali grezzi, fino al riciclo del pannelli, dopo 25 anni di servizio.

L’ipotesi di lavoro è che i pannelli vengano tutti installati in un paese del sud Europa, con 1.700 kWh annui/mq di energia solare. Dei tre tipi di pannelli, quelli con EPBT più lungo sono risultati i monocristallini, mentre i più “sostenibili” sono quelli con silicio amorfo, che compensano la loro minore efficienza con la molta minore energia richiesta per fabbricarli, essendo la raffinazione e cristallizzazione del silicio la fase che, di gran lunga, ne richiede di più. I multi cristallini, sono a metà strada fra i due.

A parità di tecnologia, si potrebbe pensare che l’energia contenuta nei pannelli e le relative emissioni, siano più o meno gli stessi sia che vengano fatti in Cina, che da noi. Ma non è affatto così. L’EPBT dei tre tipi di moduli, quando costruiti in Europa, risultano essere rispettivamente 1,9, 1,6 e 1,4 anni, per monocristallino, multi cristallino e amorfo. Ma le stesse tipologie di moduli se made in China hanno un EPBT di 2,4, 2,3 e 1,8, rispettivamente.

L’EROI, cioè quante volte più energia una fonte produca nella sua vita, rispetto a quella usata per costruirla e farla funzionare (aggiustato dagli autori, considerando che il FV produce solo elettricità, mentre per costruirlo si usa anche calore), è 16,1, 19,1 e 22 in Europa, per monocristallino, multi cristallino e amorfo, e 12,6, 12,9 e 16,9 volte in Cina. Stesso discorso per le emissioni di CO2, calcolate dividendo le emissioni dei gas serra prodotti nel ciclo di vita, per l’elettricità ottenuta nello stesso periodo: 37,3, 31,8 e 28,5 gr CO2eq/kWh nel caso europeo 72,2, 69,2, and 54,3 gr CO2eq/kWh per quello cinese (per confronto, 1 kWh elettrico da carbone produce circa 1000 gr di CO2).

«La ragione principale di queste grandi differenze è che in Europa gli standard ambientali e di uso efficiente dell’energia sono molto più stretti di quelli cinesi, con il risultato che nel paese asiatico, a parità di prodotto, si sprecano molti più materiali ed energia e si inquina di più», spiega Seth Darling. «Inoltre in Europa la produzione elettrica comporta molta meno emissioni di CO2 che in Cina, per l'uso minore di carbone e il maggiore ricorso a fonti a basso o nullo contenuto di CO2, come nucleare, rinnovabili e metano. E non dimentichiamo che le stesse centrali termoelettriche europee sono in media molto più nuove ed efficienti di quelle cinesi».

Lo svantaggio ambientale dei moduli asiatici peggiora poi ulteriormente se si comprende anche, cosa non presa in considerazione nello studio, il non indifferente consumo di combustibili fossili per il lungo trasporto dall’Asia alle altre parti del mondo.

«Aver spostato la produzione di pannelli fotovoltaici dall’Europa alla Cina - dice Fengqi You - può forse aver avuto un senso economico. Ma non lo ha se consideriamo la differenza in sostenibilità ambientale del modulo prodotto: il fatto che un modulo sia prodotto in Cina dimezza la sua efficacia per quanto riguarda il contenimento del cambiamento climatico e, vista la riduzione dell’EROEI, peggiora la sua qualità di realistica alternativa energetica alle fonti fossili. Visto che vogliamo usare l’energia solare per avere un futuro più sostenibile, occorrerebbe considerare da questo punto di vista anche il luogo di produzione».

A questo fine You e Seth propongono di riconsiderare i dazi applicati sui moduli FV cambiandoli da “dazi economici” a “dazi ambientali”, cioè rendendoli proporzionali al contenuto di CO2 dei prodotti. Una tariffa che si aggiri fra 105 e 130 euro a tonnellata di CO2 contenuta nei pannelli (una variazione dipendente da eventuali tassazioni locali della CO2 in Cina e nella UE), secondo i due ricercatori, sarebbe sufficiente ed equa per premiare i prodotti più “verdi”, spingendo così sia a migliorare ulteriormente i processi industriali, che a spostare la costruzione dei pannelli nei luoghi della terra dove l’efficienza energetica è maggiore, si usano più materiali riciclati e l’elettricità ha il contenuto minore di carbonio fossile.

Tutte queste considerazioni l’UE avrebbe potuto farle già molti anni fa, senza attendere che glielo consigliassero dei ricercatori Usa, imponendo un riequilibrio dei prezzi basato sulla sostenibilità ambientale dei pannelli. Una mossa meno contestabile delle accuse di dumping e che avrebbe non solo salvato l’industria europea del settore, ma avrebbe anche reso il fotovoltaico una tecnologia ancora più efficiente nella sua “missione” di ridurre inquinamento, dipendenza energetica e alterazione climatica.

Sicurezza gas (problema stagionale) e clima (problema epocale)

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Martedì, 10 Giugno 2014
Karl-Ludwig Schibel
Le tensioni tra Russia e Ucraina, e quindi tra Russia e Occidente, avranno ripercussioni sulle forniture di gas all'Europa? Il metano russo soddisfa un terzo del fabbisogno tedesco e il 40% di quello italiano, ma per Karl-Ludwig Schibel il vero problema è la crisi climatica mostrata dall'ultimo report Ipcc. Il suo articolo pubblicato sulla rivista Qualenergia.

Basta la concentrazione di poche truppe russe nella parte occidentale di quel Paese alla frontiera con l’Ucraina a provocare reazioni di grande preoccupazione per la sicurezza energetica dell’Europa. Numerosi politici, giornalisti, commentatori si esprimono preoccupati per la dipendenza dal metano russo che soddisfa un terzo del fabbisogno della Germania e il 40% di quello italiano. Complessivamente l’Unione Europea importa oltre la metà delle fonti energetiche per produrre calore ed energia elettrica da Paesi da considerarsi politicamente o economicamente instabili e da tempo la sicurezza è la forza più importante che spinge la politica energetica della Commissione. Con le fibrillazioni nel rapporto Russia-Ucraina, e di conseguenza Russia-Europa-USA, tutto il sistema energetico viene messo in discussione e il ministro per l’energia della Germania, Dietmar Gabriel, discute in pubblico le alternative alla dipendenza russa.

L’importazione via nave dagli Stati Uniti di metano liquefatto potrebbe essere un’alternativa. La forma di estrazione è però il micidiale fracking e, oltre questo difetto ambientale, non esiste alcun porto tedesco in cui queste immense navi cisterna potrebbero sbarcare il proprio carico. A questo punto forse si deve tagliare la testa al toro e permettere il fracking in Germania? Avrebbe alti costi in termini di consenso politico, con prevedibilmente forti resistenze dal mondo ambientalista e non solo.

Per quanto la crisi tra la Russia e l’Occidente sia reale, una sua ripercussione sulle forniture di metano è una minaccia piuttosto lontana. Anche nei tempi peggiori della guerra fredda il metano russo è arrivato puntualmente nell’Europa occidentale. Inoltre, nel caso molto improbabile di un’interruzione dell’approvvigionamento, le case non si raffredderebbero e le centrali non si fermerebbero. L’Italia ha quasi 17 miliardi di metri cubi di metano di riserva, rapportato agli abitanti più della Germania con i suoi 20. Quindi il worst case, lo scenario improbabile del caso peggiore, produrrebbe una situazione critica ma non catastrofica.

Invece, guardando la sintesi esecutiva dell’attuale rapporto del secondo gruppo di lavoro dell’IPCC su impatti, vulnerabilità e adattamento ai cambiamenti climatici, la situazione è ben diversa. Non si tratta di un’eventualità con bassa probabilità, ma di un drammatico evento in atto e le sue conseguenze catastrofiche si stanno verificando con una sicurezza che può tranquillamente rinunciare al “quasi” e diventeranno, in un prossimo futuro, più gravi, anche molto più gravi.

L’attenzione del mondo politico e del pubblico in generale? Scarsa. Obiettivi ambiziosi e vincolanti dell’Europa per il 2030 in questo momento sono lontani, e questo vale ancora di più per la politica del clima italiana. Una dissonanza cognitiva clamorosa, che in parte viene risolta ignorando le informazioni, in parte spostando le paure su altri eventi, come per esempio la crisi Russia-Europa-USA. Prendere sul serio il V rapporto dell’IPCC significherebbe una profonda trasformazione energetica e di mobilità in Europa, nel proprio Paese e nella propria casa. Da subito. Con l’efficienza energetica come prima priorità per ridurre la necessità di importare fonti energetiche da regioni lontane e presumibilmente instabili. Preoccuparsi dell’approvvigionamento del metano russo è il caso lampante di una traslazione da un problema epocale quali i cambiamenti climatici a fibrillazioni stagionali nel mercato energetico, di uno spostamento dell’attenzione dalla necessità di una svolta energetica dell’economia e della società allo spettacolo dell’alta diplomazia dove le responsabilità sono di Putin e di Obama, di Kerry e di Lavrov, della Merkel e di Renzi.

L'articolo è stato pubblicato nella rubrica Lifestyle sul numero 2, aprile-maggio 2014, della rivista bimestrale QualEnergia, con il titolo "Clima alla canna del Gas" (pdf)