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Strategie e strumenti per diffondere le rinnovabili nel rispetto del paesaggio

Martedì, 23 Gennaio 2018
Giuseppe Barbera
Per raggiungere e superare gli obiettivi al 2030 e poi quelli al 2050 sarà inevitabile una significativa spinta delle fonti rinnovabili. Una crescita che andrà accompagnata da strumenti e strategie che tutelino il paesaggio e includano anche una gestione sostenibile dei boschi.

L'articolo sul n.4/2017 della rivista bimestrale Qualenergia

Gli obiettivi della nuova strategia energetica nazionale non possono sfuggire alla necessità di far convivere due interessi pubblici, entrambi irrinunciabili: una produzione energetica basata su fonti rinnovabili che si contrapponga ai cambiamenti climatici in atto e un’attenzione al paesaggio, inteso come bene che compendia valori culturali, ambientali e produttivi territoriali altrettanto cruciali per il futuro.

Seppure a parole non si dubiti della necessità di una piena convergenza tra i due obiettivi, nei fatti questo non avviene e si assiste allo sbandieramento di posizioni parziali o miopi: i difensori del paesaggio ignorano o sottostimano le urgenze energetiche e climatiche mentre i fautori delle energie rinnovabili le considerano una frivolezza.

Questa è la posizione sostenuta da chi può permettersi il lusso della bellezza che non guarda all’aspetto invisibile, inevitabilmente etico, del rapporto tra l’uomo e il pianeta.

Quest’oggettiva mancanza di dialogo, segnata da incomprensioni, divieti inappellabili, norme e leggi carenti, per quanto riguarda la necessità di una riconversione energetica, porta a negare le politiche generali che coinvolgono tutti i governi mondiali (al netto degli opportunismi e dell’ignoranza) e la Costituzione Italiana che solennemente pone, all’articolo 9, la tutela del paesaggio tra i princìpi fondamentali della Repubblica.

In entrambi i casi, si tratta di movimenti, azioni, sentimenti largamente diffusi tra chi non si rassegna – non sempre cogliendo la necessità di una convergenza d’interessi – a un clima costantemente più dannoso all’uomo e al pianeta o a un paesaggio che, nel degrado crescente, manifesta la rottura della necessaria unità tra natura e cultura.

Se questa incomprensione è evidente, è facile immaginare come possa crescere ancora quando, come prevede la Sen, si giungerà nel 2030 a un raddoppiamento dell’eolico e in misura maggiore (da 20 a 50 GW) della potenza solare e si renderà necessario (anche solo mirando al 10% del fabbisogno), localizzare un centinaio d’impianti per una superficie complessiva di 8 mila ettari. Superfici che dovranno essere addirittura triplicate quando nel 2050 l’obiettivo salirà a 120-140 GW.

Il consumo di suolo è un problema concreto che inizialmente riguarderà aree urbanizzate o industriali dismesse e poi si troverà a concorrere con le superfici naturali e coltivate. Per ridurre al minimo il loro sfruttamento sarà necessario, in primo luogo, il pieno dispiegamento delle possibilità di ricavare energia da campi e boschi.

A questo proposito si ritiene che poco possano contribuire le energy crops, sia sotto forma di colture annuali, come colza e kenaf, sia poliennali o permanenti (short rotation forestry).

Servizi ecosistemici

Di là da ogni valutazione economica, ambientale o paesaggistica, la necessità d’irrigazione (in molte aree) e di fertilizzanti, diserbanti, macchinari rende i loro bilanci, anche solo in termini di energia o carbonio, comunemente negativi.

Al pari, i residui (paglie, legno di potatura) è opportuno destinarli al ritorno al suolo dove contribuiscono considerevolmente, oltre che a migliorarne la struttura fisica e la fertilità chimica, all’immagazzinamento di carbonio.

Diversa considerazione meritano i reflui zootecnici, spesso di difficile smaltimento che insieme alla frazione organica dei rifiuti da raccolta differenziata e ai fanghi di depurazione delle acque, costituiscono fonte importante di biometano.

A fini energetici è desiderabile che un grande contributo provenga da una gestione sostenibile dei boschi volta, insieme alla produzione di legna ed energia, al rafforzamento delle funzioni ambientali e culturali. Come ricorda nel 2005 il Millennium Ecosystem Assessment «i campi coltivati e i boschi devono fornire insieme differenti ‘servizi ecosistemici’».

Mirare a una multifunzionalità che fornisca alimenti e materie prime, regoli il clima, la qualità dell’aria e delle acque, la formazione del suolo, mitighi i rischi naturali, supporti la funzionalità degli habitat, preservi la biodiversità, garantisca benefici non materiali come l’eredità culturale, l’arricchimento spirituale e intellettuale e i valori estetici e ricreativi. Si tratta di servizi che i boschi possono fornire in misura crescente anche in considerazione dell’avanzare, in Italia, della loro estensione.

L’Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio (Infc) indica una superficie pari a 10,9 milioni di ettari, con un aumento, rispetto al 2005, di oltre 600 mila ettari. In un’area così vasta, il prelievo di legna -per il 70% da ardere - è molto basso. Del tasso annuale medio di crescita (4 mc/ha) solo lo 0,6 è utilizzato e s’importano dall’estero i due terzi del fabbisogno nazionale.

L’Ispra, a seguito dei risultati del progetto Life Proforbiomed, stima che dalle foreste nazionali si possono ottenere 3 milioni di Tep/ anno pari all’1,6 dei consumi energetici riferiti al 2012. Nel rispetto del perseguimento dei servizi ecosistemici il prelievo consentito da una corretta gestione, è in armonia con altre necessità, come la prevenzione dagli incendi, la difesa del suolo, l’immagazzinamento di carbonio, la tutela della biodiversità, del paesaggio forestale e agroforestale.

In tale direzione vanno anche comprese le scelte che riguardano la cosiddetta “foresta urbana”. Prati e giardini storici, alberature e verde di arredo, verde pensile o verticale sono tutte tipologie che determinano elevati costi energetici e, al contempo, hanno riflessi positivi sul microclima urbano.

Approfondite ricerche ed esperienze condotte soprattutto nelle città americane, dicono che, attraverso il rinfrescamento che deriva dall’ombreggiamento e dall’attività evapotraspirante, i consumi di energia sono significativamente ridotti. Per esempio, l’ombreggiamento con alberi di un’abitazione monofamiliare può portare alla riduzione del 30% dei consumi estivi e l’isola di calore può diminuire di 2-4 °C con importanti benefici sui costi di condizionamento termico.

Sui servizi ecosistemici determinati dagli alberi, sono state anche fatte valutazioni economiche che hanno evidenziato benefici pari a 2-3 volte le spese sostenute per l’impianto e la gestione. I benefici energetici si riferiscono a “tradizionali” impianti a verde. Altre valutazioni vanno fatte per diverse forme di agricoltura urbana da considerare positivamente anche in termini di sicurezza alimentare e funzione sociale. Bisogna, però essere consapevoli che le tipologie di verde pensile e soprattutto verticale quanto più si allontanano dalle forme classiche dell’architettura mediterranea tanto più hanno di costi energetici insostenibili.

Paesaggi in trasformazione

La trasformazione è insita nel concetto stesso di paesaggio e i paesaggi dell’energia sono via via mutati. Così il primigenio paesaggio mediterraneo è cambiato per dare spazio all’agricoltura e, in misura non piccola, a seguito di disboscamenti indotti provocati da prelievi per finalità energetiche. Il paesaggio della rivoluzione industriale è quello ammorbato dal carbonio.

La produzione di energia idroelettrica ha modificato la geografia di molte regioni di montagna. Tralicci, oleodotti e raffinerie fino ai paesaggi mostruosi di Chernobyl disegnano i più recenti paesaggi energetici. I nuovi paesaggi dell’energia vanno, innanzi tutto, pianificati e non lasciati alle scelte egoistiche delle industrie, alla disperazione di agricoltori in bolletta, all’incapacità gestionale degli amministratori locali.

I piani energetici e ambientali ne sono la necessaria premessa individuando, nell’analisi congiunta dei due fattori, le aree non idonee e nel fornire ai piani paesistici gli elementi utili a definire vincoli e regimi autorizzativi.

La conoscenza dei caratteri paesaggistici che connotano i luoghi, il confronto con le popolazioni consente di localizzare gli impianti nel rispetto del mosaico paesaggistico e quindi di reti ecologiche che non interrompano flussi e relazioni necessarie agli equilibri ambientali e culturali.

Una preziosa opportunità si è recentemente aperta con il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico riguardante la diffusione nelle venti isole minori italiane delle energie rinnovabili sia in termini di solare termico per generare calore e la produzione di elettricità da fotovoltaico o da eolico.

Sono anche previsti “Progetti integrati innovativi” che possono includere anche impianti eolici offshore o alimentati dal moto marino. Le piccole isole possono diventare aree test e ospitare interventi pilota. Si spera non riguardino solo l’efficacia in termini energetici ma allo stesso tempo la compatibilità ambientale e culturale, in una parola paesaggistica.

Per tutti i progetti di paesaggio, poiché luogo concreto e visibile delle interazioni tra natura e uomo, e per la piena adozione delle tecniche agroecologiche vale la convinta applicazione dei due avverbi che accompagnano la classica definizione di Emilio Sereni (1961) di paesaggio agrario: «Quella forma che l’uomo, nel corso e ai fini delle sue attività produttive agricole, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio naturale».

Coscientemente, sistematicamente qualificano la responsabilità alla quale chi si occupa di agricoltura o, in questo caso, di energia, è chiamato. Coscientemente, perché abbia consapevolezza di sé, del rapporto con il mondo esterno e degli effetti su di esso espressi. Sistematicamente, perché abbia cognizione di intervenire in un insieme complesso, la cui somma va ben oltre le singole parti che lo compongono, i saperi che lo determinano, gli effetti che, nel tempo e nello spazio, si producono.

L'articolo è stato originariamente pubblicato sul n.4/2017 della rivista bimestrale Qualenergia, con il titolo "Energia del paesaggio"

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Arrivano i dazi di Trump sul fotovoltaico: tariffe del 30% su celle e moduli

Martedì, 23 Gennaio 2018
Luca Re
La decisione del presidente Usa era ampiamente attesa, sulla scia delle precedenti raccomandazioni dell’agenzia federale per il commercio internazionale. La Casa Bianca rilancia la politica protezionista per il fotovoltaico contro la concorrenza cinese, ma c’è il rischio di deprimere l’intero mercato FV americano.
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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha seguito le raccomandazioni dell’agenzia federale per il commercio internazionale (USITC, U.S. International Trade Commission) e ha imposto dazi doganali su celle e moduli solari di silicio cristallino.

Le misure scelte per tutelare l’industria americana del fotovoltaico, si legge nella scheda diffusa dal Rappresentante per il Commercio Robert Lighthizer (U.S. Trade Representative, membro dell’ufficio esecutivo del presidente), consistono in tariffe protezioniste del 30% per il primo anno, che diminuiranno del 5% ogni dodici mesi, fino al 15% del quarto e ultimo anno di applicazione.

Dalle tariffe addizionali sono esclusi i primi 2,5 GW di celle FV importate annualmente, come riassume la tabella seguente.

Con questa decisione, Trump ha adottato una linea leggermente più morbida rispetto alle proposte più severe formulate lo scorso novembre dall’USITC, in particolare quelle ...

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Le tante possibilità offerte dal Fondo nazionale per l’efficienza energetica

Martedì, 23 Gennaio 2018
Pierpaolo Signorelli
Il Fondo è in partenza. Favorirà il finanziamento agevolato di interventi di efficientamento energetico in edilizia, impianti di teleriscaldamento e processi produttivi soprattutto a beneficio delle imprese. Molte le ricadute anche per la PA che potrà ammodernare il proprio parco immobiliare.
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Dopo mesi di incertezze e tante battute di arresto, lo scorso 28 dicembre Carlo Calenda e Gianluca Galletti, ministri, rispettivamente, dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, hanno firmato il decreto costitutivo per il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica, di concerto con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

Quest’atto era atteso da tempo visto che era disposto già nel decreto legislativo 102/2014 e costituisce un fondamentale tassello nell’ambito della più generale Strategia Energetica Nazionale (SEN).

Il provvedimento attuativo deve passare al controllo preventivo della Corte dei Conti prima di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Il decreto, infatti, mediante il Fondo promuove il finanziamento per interventi di efficientamento energetico, impianti di teleriscaldamento e processi produttivi, realizzati sia dalle imprese che dalla Pubblica Amministrazione.

Un provvedimento che è di notevole interesse visto che è indirizzato a utenze di grandi dimensioni, quelle cioè che possono ottenere i risparmi maggior sui consumi. In particolar modo per la Pubblica Amministrazione che nei passati provvedimenti non era stata seguita con la dovuta attenzione, essendosi preferita nell’ultimo decennio una politica più “market address”.

L’impostazione del nuovo decreto apre scenari inesplorati, con possibilità di intervento enormi, se ci si sofferma a spaziare sulla tipologia dell’utenza pubblica: scuole, ospedali, caserme, tribunali, uffici sia dell’amministrazione centrale che periferica.

Un tale bacino di interventi produce un triplice beneficio:

  • minor consumo energetico e, quindi minor, costi di bolletta per le amministrazioni;
  • ammodernamento infrastrutturale e miglioramento tecnologico del parco immobiliare pubblico;
  • contributo incrementale all’occupazione grazie a questi interventi.

In termini economici più generali si tratta di azioni che conducono ad una sorta di tesaurizzazione tecnologica, una ricchezza che rimarrà negli anni a venire anche, e non da ultimo, in termini di miglioramento ambientale.

Il Fondo, che sarà gestito da Invitalia, avrà natura rotativa e offrirà garanzie e finanziamenti a tasso agevolato, promuovendo il coinvolgimento di istituti finanziari e investitori privati, sulla base di un’adeguata condivisione dei rischi (fino all’80% dei prestiti erogati dalle banche).

Nella fase iniziale si potrà disporre di 150 milioni di euro, già stanziati dal MiSE, cui si aggiungeranno altri nel triennio 2018-2020.

Era forse legittimo attendersi come dotazione iniziale uno sforzo finanziario maggiore, idoneo ad innescare con modalità più sicure e ampie l’intero processo, visto che, in considerazione del bacino di utenza che sarà coinvolto, si avrà comunque una certa componente inerziale, specie nel primo biennio.

Tuttavia, considerando che si tratta di uno degli ultimi atti di un Governo a fine legislatura, è comunque una assegnazione di rilievo che, quasi certamente, potrà essere ampliata dal futuro esecutivo sia nelle risorse che nelle metodologie di finanziamento.

Il Fondo sarà alimentato con fondi messi a disposizione dal Ministero dell’Ambiente. Secondo il CESEF, Centro Studi sull’Economia e il Management dell’Efficienza Energetica, potrà attivare investimenti tra 1 e 2 miliardi di euro.

Una prima potenziale ricaduta positiva concerne il rilancio dell’ecoprestito attraverso un ampliamento del Fondo. Poi con l’entrata in vigore della Legge di Stabilità 2018 si innesta il collegamento all’ecobonus potenziandone portata ed effetti.

Facciamo un passo alla volta. La Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia, facendo seguito alla Direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico nell’edilizia stabiliva che, entro il 31 dicembre 2020, tutti gli edifici di nuova costruzione fossero edifici a energia quasi zero e che, a partire dal 31 dicembre 2018, gli edifici di nuova costruzione occupati da enti pubblici e di proprietà di questi ultimi fossero caratterizzati dagli stessi requisiti.

L’ecoprestito era una forma di finanziamento agevolato, finalizzato ad interventi di efficientamento energetico rispondenti ai requisiti normativi di cui sopra, che ora è stato potenziato con i nuovi strumenti.

La portata di tali interventi che ne risulta è amplissima, e va dalla semplice sostituzione di finestre e infissi, alle opere murarie di pavimentazioni e mura perimetrali (cappotto termico) alla bonifica ambientale tramite la sostituzione delle coperture di cemento-amianto.

Per quanto concerne l’ecobonus, invece, la Legge di Bilancio 2018 ha ridisegnato gli incentivi sulla casa, riducendo l’aliquota di detrazione del 65% – inizialmente generalizzata a tutti gli interventi – ad aliquote differenziate, al fine di selezionare, agevolandoli, gli interventi più efficaci per il miglioramento della prestazione energetica degli edifici.

L’accensione del nuovo Fondo consentirà comunque una larga diffusione dell’incentivo, variegando la platea dei beneficiari. I più esperti effettueranno interventi più avanzati – che conservano in linea di massima la precedente aliquota; gli altri interventi più semplici, ma comunque sempre possibili grazie alle nuove risorse.

Un ruolo di rilievo lo avrà il certificatore tecnico (Enea) che valuterà la qualità dei progetti con riferimento alle migliori tecnologie e all’ adeguatezza dei costi, e soprattutto dei risparmi che si potranno ottenere.

Infine, oltre al combinato disposto dell’ecoprestito e dell’ecobonus, vi è un’ulteriore importantissima ricaduta, non ancora esplicitata, ma presente nei presupposti normativi fin qui ricordati, ossia il sovvenzionamento per gli interventi relativi alla diffusione dell’auto elettrica nella parte di recharging.

Una delle maggiori difficoltà per la diffusione dell’auto elettrica sta, infatti, nella carenza di colonnine di ricarica, pubbliche e private, e il nuovo Fondo si presta molto bene alla loro installazione domestica (garage, rimesse, cortili condominiali, ecc.), così come nei parcheggi aziendali, ma anche negli uffici pubblici.

Pur non ricoprendo l’intera casistica delle installazioni, operazione che richiederà, evidentemente una politica e una metodologia ad hoc, con il Fondo si avrà un’importante strumentazione finanziaria con la quale famiglie, imprese e PA potranno dotarsi nel tempo dell’infrastruttura necessaria per la ricarica abbinandola, in molti casi, al proprio impianto fotovoltaico o a quello condominiale.

L’era della domotica è appena cominciata …

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Il 2017 è da record per i contratti PPA aziendali delle rinnovabili

Martedì, 23 Gennaio 2018
Redazione QualEnergia.it
Oltre 40 multinazionali in dieci paesi hanno siglato accordi di lungo termine per acquistare energia pulita prodotta da grandi impianti eolici e solari. Dati e tendenze nel rapporto di Bloomberg New Energy Finance. Come si muoverà il mercato nel 2018 e in quali aree geografiche.
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Il 2017 non è stato l’anno record per gli investimenti globali in fonti rinnovabili, ma ha visto un picco di contratti “verdi” di lungo termine (PPA, Power Purchase Agreement) siglati tra le utility e le grandi aziende.

Gli accordi di questo tipo tendono ad aumentare ...

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Aste CO2, l’aggiornamento 2018 con le aste britanniche

Martedì, 23 Gennaio 2018
Il GSE ha aggiornato sul proprio sito il Calendario consolidato delle aste CO2 per il 2018, in seguito alla pubblicazione da parte di ICE Future Europe del calendario 2018 delle sessioni d’asta di quote di emissione per il Regno Unito.

Il GSE ha aggiornato sul proprio sito il Calendario consolidato delle aste CO2 (mercato “primario”) per il 2018, in seguito alla pubblicazione da parte di ICE Future Europe del calendario 2018 delle sessioni d’asta di quote di emissione (EUA) per il Regno Unito.

Nel 2018 ...

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Efficientamento edifici scolastici, pianificati interventi per 14 mln di € in Lombardia

Martedì, 23 Gennaio 2018
La Regione Lombardia ha approvato uno schema di protocollo d'intesa con la Città metropolitana di Milano che prevede lo stanziamento di 14.200.000 euro per realizzare interventi di riduzione del fabbisogno energetico in 12 scuole superiori.

La Regione Lombardia ha approvato uno schema di protocollo d’intesa con la Città metropolitana di Milano che permetterà di destinare 14.200.000 euro per realizzare interventi dedicati alla riduzione del fabbisogno energetico in 12 scuole superiori.

Tra i lavori previsti: realizzazione di nuovi impianti di climatizzazione, efficientamento dei sistemi di illuminazione e interventi sull’involucro ...

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GO, i risultati dell’asta del 22 gennaio 2018

Martedì, 23 Gennaio 2018
Il GSE ha pubblicato sul proprio sito l’esito della sessione d’asta del 22 gennaio 2018 per l’assegnazione delle Garanzie d’Origine. La prossima sessione d’asta è fissata per il 20 marzo 2018.

Il GSE ha pubblicato sul proprio sito l’esito della sessione d’asta del 22 gennaio 2018 per l’assegnazione delle Garanzie d’Origine

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Rinnovabili in Italia: calo nel 2017, ma record di produzione del fotovoltaico

Lunedì, 22 Gennaio 2018
Redazione QualEnergia.it
Con una domanda elettrica di 320 TWh, in aumento del 2% sul 2016, in Italia crescono solo termoelettrico e FV. Stabile l'eolico. In picchiata l'idroelettrico. Le rinnovabili hanno coperto il 32,4% del fabbisogno nazionale: dal 2014 perdono 16,2 TWh. I dati consuntivi per il 2017 dal report Terna.
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La domanda elettrica nazionale nel 2017 è cresciuta del 2% rispetto al 2016.

Lo confermano i dati ufficiali di Terna (vedi rapporto mensile allegato a fine articolo), che stima un fabbisogno di energia elettrica nell’anno scorso di 320,4 TWh contro i 314,2 del 2016. La produzione totale netta nazionale (285,1 TWh) ha soddisfatto per l’89% la richiesta del 2017.

In termini decalendarizzati la variazione della domanda sarebbe invece del +2,3%. A livello territoriale, nel 2017 vediamo che la variazione percentuale anno su anno del fabbisogno elettrico è pari a +1,5% nel Nord, +3,6% al Centro, +1,2% al Sud e +0,7% nelle Isole.

Nel grafico possiamo vedere l’andamento dei consumi elettrici negli ultimi 18 anni in Italia.

Il saldo con l’estero nel 2017 è stato di circa 37,7 TWh, in aumento del 2% rispetto al 2016; l’export diminuisce del 16,6%.

Mentre si registra un aumento del 4% della produzione da termoelettrico (199,5 TWh nel 2017), le altre fonti diminuiscono leggermente, con l’eccezione del fotovoltaico che aumenta la sua produzione rispetto all’anno precedente del 14% e batte il record di generazione con 24,8 TWh (vedi tabella).

La produzione di elettricità generata dalle fonti rinnovabili lo scorso anno è risultata pari a 103,4 TWh, circa 3,5 TWh in meno rispetto al 2016.

La quota delle rinnovabili elettriche sulla domanda è risultata del 32,4%, mentre nel 2016 si attestava al 34%. Nel grafico la percentuale di fonti rinnovabili sulla domanda elettrica dal 2014.

In quest’altro grafico l’andamento dei consumi elettrici e delle FER in terawattora negli ultimi 4 anni. Si noti che la produzione da FER è calata di 16,2 TWh dal 2014.

In termini di produzione nazionale la quota da fonti rinnovabili nel 2017 è stata pari al 36,4%; anche qui c’è un calo rispetto al 2016, quando era al 38,2%. Nel 2015 questo valore era al 39,4%, mentre nel 2014 addirittura si attestava al 44,5%.

A pesare è il forte decremento della produzione da fonte idrica: nel 2014 era stata pari a 59,5 TWh, mentre lo scorso anno ha generato solo 37,5 TWh, cioè 22 miliardi di chilowattora in meno in 4 anni.

Nel 2017 l’idroelettrico cala del 14,3% rispetto ad un anno prima e riesce a coprire appena l’11,7% della domanda elettrica nazionale, quando nel 2014 rappresentava il 19,2%. Oggi tra le rinnovabili rappresenta il 36,3%, mentre quattro anni fa la sua quota tra le fonti pulite nazionali era pari a quasi la metà (49,7%).

Nel grafico la quota percentuale delle diverse fonti rinnovabili sul fabbisogno elettrico in Italia dal 2014 al 2017.

Il fotovoltaico, che come detto cresce del 14% sull’anno precedente, arriva a coprire, con una generazione di 24,8 TWh, il 7,8% della domanda elettrica (8,7% sulla produzione nazionale). Oggi il FV, tra le rinnovabili, è la seconda fonte, con il 24% del totale di produzione.

Stabile l’output annuale da eolico, qui nel grafico nella sua produzione mensile nel 2017 e 2016 (fonte: Terna).

Insieme, FV ed eolico, hanno generato in Italia nel 2017 circa 42,3 TWh, circa 3 TWh in più sul 2016, ma appena 5,4 TWh in più rispetto al 2014 (vedi grafico).

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Quanta acqua consumano gli impianti a fonti fossili? Una mappa del rischio idrico

Lunedì, 22 Gennaio 2018
Redazione QualEnergia.it
Il WRI ha elaborato un nuovo metodo per stimare la domanda di acqua richiesta per il funzionamento delle centrali termoelettriche. Il caso dell’India: stress idrico in aumento a causa del predominio delle fonti convenzionali, carbone in testa, nel mix energetico. Dati e previsioni.
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Quanta acqua consumano le grandi centrali termoelettriche?

Rispondere con precisione è difficilissimo, evidenzia una recente analisi del World Resources Institute (WRI) sulla domanda di risorse idriche nel settore energetico, perché le informazioni disponibili sono molto scarse e lacunose.

Gli impianti a gas, a carbone e i reattori nucleari utilizzano notevoli quantità d’acqua per produrre elettricità ...

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Fotovoltaico domestico, come difendersi dalle possibili truffe

Lunedì, 22 Gennaio 2018
Redazione QualEnergia.it
Numerose le segnalazioni ricevute da Federcontribuenti sui messaggi “sospetti” diffusi dalle ditte che cercano di vendere impianti solari a condizioni molto vantaggiose, promettendo l’indipendenza energetica e l’azzeramento delle bollette. Come evitare di essere raggirati e alcuni consigli utili per chi deve fare l'impianto FV.
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Indipendenza energetica, azzeramento della bolletta elettrica, nessun costo di manutenzione, il tutto a fronte di un canone mensile particolarmente vantaggioso.

È con queste promesse che alcune società del settore fotovoltaico cercano di truffare i clienti domestici, installando impianti che poi non sono assolutamente in grado di rispettare le condizioni pubblicizzate in un primo momento.

L’avviso arriva lo scorso ottobre da Federcontribuenti, che continua a ricevere segnalazioni di truffe che riguardano la vendita di sistemi fotovoltaici con messaggi di questo tipo: Il fotovoltaico permette l’indipendenza energetica a soli 98 euro al mese, nessun costo di manutenzione e una garanzia di 25 anni, vuoi essere contattato per avere maggiori informazioni?”.

Alla federazione italiana che tutela i contribuenti e i consumatori, infatti, sono giunte molte richieste d’aiuto di persone che hanno acquistato impianti solari, dopo essersi fatte convincere che il finanziamento si sarebbe ripagato al 100% attraverso la detrazione fiscale e l’azzeramento delle bollette, salvo poi vedersi recapitare delle rate mensili esorbitanti, pari a svariate centinaia di euro, oltre a dover pagare le bollette con gli stessi importi di prima, mentre le società che avevano venduto l’impianto erano sparite.

La truffa, secondo Federcontribuenti, è analoga a quella che negli anni passati ha coinvolto il business delle multiproprietà: ottenere i rimborsi delle rate è possibile, spiega l’associazione, a patto di affidarsi a un legale esperto e intervenire tempestivamente.

Per evitare di essere truffati, è fondamentale ricordare alcuni consigli per un corretto investimento nel fotovoltaico (vedi anche QualEnergia.it):

  • Con un impianto fotovoltaico senza storage non si possono azzerare le bollette elettrichea, ma solo incrementare la percentuale di elettricità autoconsumata. La percentuale di autoconsumo aumenta sensibilmente se oltre ai pannelli facciamo installare una batteria di accumulo, ma arrivare al 100% comporta un sovradimensionamento del sistema che non lo rende conveniente (vedi QualEnergia.it per tutti i consigli su FV e batterie).
  • L’indipendenza energetica è quindi solo parziale, perché non è possibile interrompere la fornitura elettrica staccandosi dalla rete.
  • Il contratto di vendita deve prevedere sia l’installazione dell’impianto sia la manutenzione semestrale dello stesso, altrimenti c’è il rischio di dover pagare un tecnico a parte.
  • È bene diffidare delle offerte troppo standardizzate che escludono un sopralluogo tecnico preliminare con un installatore professionista. Ogni impianto va “cucito su misura” secondo i propri consumi e le proprie esigenze-abitudini, oltre naturalmente alle caratteristiche dell’abitazione (esposizione del tetto - preferibilmente a sud - irraggiamento solare e così via).
  • L’obiettivo dell’investimento è massimizzare l’autoconsumo, cioè utilizzare direttamente quanta più energia possibile di quella generata con i pannelli solari, anche grazie ad alcuni accorgimenti, ad esempio “spostare” i consumi elettrici gestibili (lavastoviglie, asciugatrice, ecc.) nelle ore diurne, magari con il supporto di un sistema domotico capace di coordinare i carichi elettrici con la produzione effettiva dell’impianto. In sintesi, l'elettricità solare prodotta dal nostro impianto FV e ceduta alla rete viene pagata molto poco, quindi il vantaggio è utilizzarla direttamente, quando possibile.
  • Leggere con molta attenzione il preventivo e il contratto di vendita, per individuare eventuali voci che dovrebbero essere incluse e invece non lo sono (sopralluogo, installazione, collaudo, monitoraggio, assistenza).
  • Affidarsi a ditte che possono dimostrare di aver installato molti impianti fotovoltaici e di essere aggiornate sull’evoluzione tecnica e normativa del settore.
  • Conviene scegliere marche di moduli e inverter tra quelle più note e solide a livello internazionale, ricordandosi di controllare le garanzie applicate, di norma 10-25 anni per i moduli, rispettivamente sulla parte meccanica e sulle prestazioni, e 5-10 anni per gli inverter.

Su questo sito abbiamo parlato anche di un altro tipo di "truffa", quella che riguarda molti venditori che offrono alle, spesso ignare, famiglie impianti fotovoltaici sovradimensionati rispetto ai loro consumi elettrici e a costi molti elevati per kW installato, senza una preventiva valutazione del loro consumo e dei loro profili di consumi (QualEnergia.it, Fotovoltaico domestico: come proteggersi dalle offerte fuori mercato), cioè come si consuma elettricità nel corso della giornata e dell'anno.

Ricordiamo, ad esempio, he con un tipivo consumo elettrico medio annuale intorno ai 2.700-3.000 kWh (fare sempre un controllo con le bollette di un intero anno), un investimento per un impianto FV con potenze superiori ai 2,5-3 kWp può essere già esagerato rispetto alle proprie esigenze. Al fine di dimensionare un impianto FV è irrelevante conoscere il costo della bolletta, ma è invece importante considerare i consumi reali in kWh (divisi anche per fasce, F1, F2 ed F3), che sono ben esposti su ciascuna bolletta.

Per farsi un'idea di quanto consuma giornalmente e mensilmente un impianto fotovoltaico da 3 kW di potenza, ben esposto, in un'area come Roma, ecco una semplice tabella indicativa (produzione totale: circa 4.050 kWh/anno).

In linea di massima un impianto al centro Italia produce ogni anno circa a 1.350 kWh per ogni kWp installato (circa 7-8 mq di moduli per kW). Al nord la produzione solare diventa di circa 1.100 kWh/kWp, mentre al sud può raggiungere 1.500 kWh/kWp.

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