-nessuno-

Ecco quanto burocrazia e incertezza costano alle rinnovabili nei Paesi UE

Facebook Twitter LinkedIN
Martedì, 23 Febbraio 2016
Redazione Qualenergia.it
Il fatto che in un Paese sia più o meno facile autorizzare e connettere un impianto e che si possa o meno contare su politiche stabili, assieme al contesto economico generale, si riflette sui costi di investimento che possono variare molto tra i 28 dell'UE. Uno studio quantifica questo aspetto.
Immagine Banner: 

Burocrazia e incertezza normativa costano care, specie per impianti come quelli a fonti rinnovabili che hanno alti costi di investimento iniziali e la cui sostenibilità economica dipende quasi sempre da meccanismi incentivanti.

Il fatto che in un Paese sia più o meno facile autorizzare e connettere un impianto e che si possa o meno contare su politiche chiare e stabili, assieme al contesto economico generale, si riflette sui costi di investimento che per questo incidono diversamente tra i 28 dell'UE.

Il rischio fa crescere i costi

Per un parco eolico il WACC, cioè il costo medio ponderato del capitale, va dal 3,5% della Germania al 12% della Grecia, il costo del capitale proprio parte dal 6% tedesco arriva ad oltre il 15% di Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Romania e Slovenia e il costo del debito dall'1,8% sempre della Germania al 12,6% ancora della Grecia (vedi mappa sotto).

A fare queste stime è il rapporto "The impact of risks in renewable energy investments and the role of smart policies", in cui sono contenute le conclusioni del progetto DiaCore sviluppato da Fraunhofer Istitut, Ecofys, Eclareon, Epu-Ntua, Lei e TU Wien per conto della Commissione Ue (allegato in basso).

Con politiche stabili un risparmio del 15%

Il costo del capitale, si spiega, è spesso influenzato dalla percezione del rischio che hanno gli investitori. In Paesi come la Germania, dove le politiche di sostegno alle rinnovabili sono solidamente legate ad una legge con obiettivi di lungo termine, il rischio è basso, il costo del capitale minore e maggiore il rapporto debito/capitale proprio (debt/equity) necessario per far finanziare un progetto.

In altri contesti in cui i cambiamenti di policy, a volte anche retroattivi, sono all'ordine del giorno - come in Spagna, Italia, Grecia ed altri - i rischi aumentano e di conseguenza salgono i costi di investimento: si veda la mappa sotto con i vari WACC.

In questo quadro, rileva il rapporto, le politiche hanno un ruolo fondamentale nella mitigazione del rischio di investimento: se le pratiche adottate dai Paesi più virtuosi si diffondessero in tutta la UE si avrebbe un risparmio del 15% a parità di potenza realizzata. I Governi dei 28 dovrebbero per questo la massima chiarezza e stabilità in materia di procedure e normative e migliorare la qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione.

La situazione in Italia

Per l'Italia i rischi individuati sono, nell'ordine, quelli di tipo amministrativo, di struttura normativa, di accesso alla rete, di finanziamento, di improvvisi mutamenti normativi, di regolazione, di accettazione sociale e, infine, tecnico-gestionali.

Il nostro Paese è nella media UE per quanto riguarda WACC, al 7,7%, il costo del capitale proprio (12,2%) e il costo del debito (8,5%). Sul fronte del rapporto indebitamento/capitale proprio, la Penisola è molto lontana dai Paesi più "sicuri": 65/35, contro l'80/20 di Germania e Francia, il 75/25 del Regno Unito e il 70/30 della Polonia.

Il rapporto "The impact of risks in renewable energy investments and the role of smart policies" (pdf)


Assorinnovabili: con Milleproroghe attacco a generazione distribuita e autoconsumo

Facebook Twitter LinkedIN
Martedì, 23 Febbraio 2016
Se il Decreto venisse approvato con questo testo, denuncia l'associazione, "le conseguenze sarebbero molto gravi: significherebbe privilegiare la produzione centralizzata di energia da fonte fossile a discapito della generazione distribuita da fonti rinnovabili, con impatti considerevoli sugli impianti esistenti e sul futuro".

Tra le varie novità in arrivo per il mondo dell'energia con la conversione in legge del decreto Milleproroghe, nei giorni scorsi abbiamo segnalato che la versione della legge di conversione arrivata al Senato dispone che gli oneri di sistema per tutti gli utenti non domestici (e non solo per quelli in alta e altissima tensione come nella versione del decreto della quale avevamo scritto) vengano spostati, almeno in parte, dalla componente variabile a quella fissa.

Questo cambiamento porterà un danno alle imprese che investono o hanno investito per risparmiare energia elettrica o per prodursela in casa, magari con un impianto fotovoltaico o un cogeneratore: si veda QualEnergia.it, Il nuovo attacco a efficienza e fotovoltaico nascosto nel Milleproroghe. E infatti non hanno tardato le prese di posizione contrarie delle associazioni di categoria.

Assorinnovabili in una nota parla di "cattive notizie per chi ha investito nell’autoproduzione di energia elettrica pulita". Se il Decreto Milleproroghe passerà così come è stato presentato in Senato, si spiega, tutti gli utenti non domestici si troveranno a pagare in bolletta gli oneri di sistema - secondo valori ancora non definiti - distribuiti tra componenti fisse e componenti variabili e non più facendo prevalere le componenti variabili in base all’energia elettrica prelevata.

“La novità proposta nell’ultima versione del Milleproroghe non è un dettaglio trascurabile - commenta Agostino Re Rebaudengo, Presidente di assoRinnovabili - significa che prelevare tanta o poca energia dalla rete non farà più differenza, perché comunque i costi da sostenere non sarebbero più proporzionati ai consumi. Una mossa senza senso: anziché premiare le imprese che investono in impianti in autoconsumo ed efficienza energetica, il Governo le punisce! Senza contare che questa possibile novità rappresenterebbe l’ennesimo provvedimento retroattivo e fuori contesto, il decreto si occupa infatti di ben altre e più urgenti materie, confermando una strategia energetica miope per il nostro Paese”.

Se il Decreto venisse approvato con questo testo, continua il comunicato "le conseguenze sarebbero molto gravi, perché significherebbe privilegiare - in maniera anacronistica - la produzione centralizzata di energia da fonte fossile a discapito della generazione distribuita da fonti rinnovabili, con impatti considerevoli sugli impianti esistenti e sul futuro".

“Sarebbe un vero autogol - conclude Re Rebaudengo - che condannerebbe l’Italia ad essere sempre più inquinata, anziché più pulita. Chiediamo pertanto con urgenza che l’articolo 3, comma 2, lettera b venga eliminato dal testo definitivo del provvedimento”.


Sui tetti dei centri commerciali USA potenziale fotovoltaico per 62,3 GW

Facebook Twitter LinkedIN
Lunedì, 22 Febbraio 2016
Redazione Qualenergia.it
Un nuovo rapporto dell’organizzazione ambientalista Environment America giunge alla conclusione che sui tetti dei centri commerciali statunitensi si potrebbe installare una potenza fotovoltaica sufficiente a garantire il fabbisogno elettrico di oltre 7 milioni di famiglie americane.

In larga parte pianeggianti e quasi mai in ombra, i tetti dei centri commerciali rappresentano spesso dei siti ideali per l’installazione degli impianti fotovoltaici. L’organizzazione ambientalista statunitense Environment America ha voluto quantificare il potenziale di produzione solare di questi siti, giungendo alla conclusione che i tetti dei 102.000 centri commerciali USA potrebbero ospitare 62,3 GW di potenza fotovoltaica e soddisfare così il fabbisogno elettrico annuo di almeno 7 milioni di famiglie statunitensi (equivalente al consumo elettrico di 7.500 centri commerciali Walmart).

Questo il risultato principale del rapporto “Solar on Superstores”. Grazie al solare, i centri commerciali potrebbero ridurre in media del 42% la propria bolletta elettrica (8,2 miliardi di dollari l’anno complessivamente).

Di recente, il National Renewable Energy Laboratory (NREL) aveva calcolato che sui tetti degli Stati Uniti si potrebbero ospitare tanti impianti solari da soddisfare almeno un quarto del fabbisogno elettrico del Paese.

Un recente studio relativo al settore retail realizzato dall'associazione americana Solar Energy Industries Association (SEIA) ha rilevato che Walmart è la società leader per l’installazione di impianti fotovoltaici su tetto negli Stati Uniti, con 142 MW già installati. Lo stesso rapporto di SEIA era arrivato alla conclusione che le 25 principali aziende del retail degli USA hanno già installato 1.462 sistemi solari presso edifici di loro proprietà.

Il rapporto "Solaron Superstores" di Environment America (pdf)


Certificati Bianchi: nel 2015 risparmi per 1,7 milioni di tep di energia primaria

Facebook Twitter LinkedIN
Lunedì, 22 Febbraio 2016
Roberto Rizzo
Il GSE ha pubblicato il rapporto 2015 sui Certificati Bianchi. Il 64% dei TEE riconosciuti si riferisce a progetti nel comparto industriale e il 32% in quello civile. In ambito industriale, generazione e recupero di calore per raffreddamento, essicazione, cottura, fusione, gli interventi più richiesti.
Immagine Banner: 

Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ha pubblicato nei giorni scorsi il rapporto annuale 2015 sui Certificati Bianchi, il meccanismo di incentivazione dell’efficienza energetica che, in base al D.lgs.102/2014 di recepimento della Direttiva Europea 2012/27/UE, dovrà garantire il raggiungimento del 60% dell’obiettivo di risparmio sul consumo di energia finale nel periodo 2014-2020: l’obiettivo di risparmio cumulato è di 25,5 Mtep: (1 tep equivale a circa 5,3 MWh elettrici e circa 1.200 Nm3 di gas metano).

In base ai dati del GSE, che per legge ha la responsabilità della gestione della valutazione dei progetti presentati, i risparmi di energia primaria certificati nel 2015 grazie ai Certificati Bianchi sono sati di 1.733.440 tep e il sistema si sta dimostrando un’esperienza di successo dei sistemi market based. Il GSE sottolinea che “il sistema dei titoli di efficienza energetica dimostra di avere un rapporto costo-efficacia inferiore rispetto alle altre misure di sostegno all’efficienza energetica che incidono sulle utenze energetiche o sulla fiscalità generale”.

Volume cumulato dei Titoli di Efficienza Energetica riconosciuti e risparmi certificati nel periodo 2006-2015 (rapporto GSE 2015).

Andamento annuale dei Titoli di Efficienza Energetica rilasciati dal GSE e dei risparmi addizionali di energia primaria certificati (tep) al 2015 (rapporto GSE 2015).

I soggetti obbligati e ammessi

L’obbligo di emissione dei Certificati Bianchi (o Titoli di Efficienza Energetica) ricade sulle imprese di distribuzione di energia elettrica e gas naturale alle cui reti sono allacciati almeno 50.000 clienti finali (al 31 dicembre dei due anni precedenti l’anno d’obbligo). Per il 2015, l’Autorità per l’Energia ha identificato 13 imprese di distribuzione di energia elettrica e 48 gas naturale soggette a un obbligo cumulato di risparmio di 7,75 MTEE (4,26 MTEE per i distributori di energia elettrica e 3,49 MTEE per quelli di gas).

Nello scorso anno il GSE stima una percentuale di copertura dell’obiettivo pari al 77% (incluse le compensazioni per il 2013 e il 2014). L’obiettivo minimo era comunque del 60%, perché i soggetti obbligati hanno la possibilità compensare la quota residua nel biennio successivo senza incorrere in sanzioni. Oltre ai distributori obbligati, possono partecipare all’offerta di titoli anche altri soggetti e al 31 dicembre 2015 risultavano accreditati 4.693 operatori ripartiti nella seguente maniera:

  • 79% società di servizi energetici;
  • 14% società di distribuzione di energia elettrica e gas naturale non soggette all’obbligo;
  • 4% società con obbligo di nomina dell’energy manager;
  • 3% imprese che hanno provveduto alla nomina del responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia;
  • 0,4% imprese ed enti dotati di un sistema di gestione dell’energia ISO 50001.

Fra queste società, quelle che nel 2015 hanno presentato il numero maggiore di progetti sono state di gran lunga le società di servizi energetici, con 11.191 progetti presentati su poco meno di 12.000 complessivi.

I risultati del 2015

Nel 2015, il GSE ha riconosciuto in totale 5.029.064 TEE. Il 64% ricade nel settore industriale, mentre il 32% riguarda il settore civile e il 4% l’illuminazione. Dei Titoli riconosciuti per il settore industriale, circa il 33% si riferisce a interventi per la generazione e il recupero di calore per raffreddamento, essicazione, cottura, fusione e il 21% a interventi di ottimizzazione energetica dei processi produttivi e dei layout di impianto finalizzati a conseguire una riduzione oggettiva e duratura dei fabbisogni di energia finale.

Nel settore civile, la maggior parte dei TEE si riferisce a due ambiti: interventi relativi all’involucro edilizio e finalizzati alla riduzione del fabbisogno di energia per la climatizzazione e interventi per la generazione di calore/freddo per la climatizzazione e per la produzione di acqua calda sanitaria in ambito residenziale, terziario e agricolo.

Nell’illuminazione sono stati riconosciuti complessivamente 216.552 TEE, di cui l’83% relativi a interventi di progettazione e retrofit di impianti di illuminazione pubblica.

Per quanto riguarda le tipologie di progetto, le PPPM (Proposta di Progetto e di Programma di Misura) e le RVCC (Richieste di Verifica e Certificazioni a Consuntivo) sono state usate soprattutto nel comparto industriale (rispettivamente, 68% e 84% di tutte quelle presentate nel 2015), mentre le RVCS (Richieste di Verifica e Certificazioni Standard) e le RVCA (Richieste di Verifica e Certificazioni Analitiche) soprattutto in quello civile (rispettivamente, 71% e 93% fra quelle presentate nel 2015).

Per quanto riguarda gli anni precedenti, è evidente un picco nel numero di progetti presentati nel biennio 2013-2014 in conseguenza delle modifiche introdotte dal Decreto Ministeriale 28 dicembre 2012 in merito all’ammissibilità dei progetti. A partire dal 2014, possono infatti accedere al sistema d’incentivazione soltanto i progetti nuovi o in corso di realizzazione e da metà 2013 vige il divieto di cumulo con altri incentivi statali.

Per quanto riguarda i Titoli riconosciuti dal GSE nel 2015 per le RVC Analitiche, l’80% circa dei TEE è rappresentato da due schede tecniche: quella relativa a impianti termici centralizzati nel settore civile (26T) e alle applicazione di sistemi di teleriscaldamento (22T).

In arrivo le nuove Linee Guida

Sulla base dei dati degli ultimi anni, nel suo rapporto il GSE cerca anche di fare una previsione per i TEE che potrebbero essere riconosciuti nel 2016 e arriva a una stima di circa 5,9 milioni di Titoli, di cui circa il 75% relativi alle rendicontazioni a consuntivo e la restante parte relativa alle schede tecniche standard e analitiche.

Il decreto Certificati Bianchi fissa gli obblighi quantitativi di risparmio dei soggetti obbligati e, come già per il 2015, anche nel 2016 tale valore minimo è fissato al 60% dell’obbligo di competenza (rimane la possibilità di compensare la quota residua nel biennio successivo senza incorrere in sanzioni). Allo scopo di rendere più efficiente il meccanismo e promuovere nuovi investimenti, le Linee Guida saranno riviste e verranno definiti nuovi obiettivi di risparmio per i soggetti obbligati, come previsto dal D.Lgs. 102/2014 (si veda qui).

Il Ministero dello Sviluppo Economico, in collaborazione con ENEA, RSE e GSE, ha avviato lo scorso luglio una consultazione pubblica e predisposto un documento che descrive le principali linee di indirizzo che intende seguire. Da segnalare, infine, il significativo valore economico che ha assunto il sistema dei Certificati Bianchi. Considerando il contributo tariffario di 105,83 €/TEE, l’onere economico complessivo per l’adempimento dell’obiettivo 2014 (comprensivo delle compensazioni 2013) è stato pari a di 617.725.693 euro per i soggetti obbligati (distributori di energia elettrica e del gas metano).

Il rapporto del GSE


Nuovo Conto Termico, pubblicato il decreto: testo e sintesi delle novità

Facebook Twitter LinkedIN
Lunedì, 22 Febbraio 2016
Redazione Qualenergia.it
Il nuovo Conto Termico 2.0, ossia il decreto interministeriale 16 febbraio 2016 di aggiornamento Conto Termico è stato firmato dai tre ministri competenti e pubblicato oggi sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico. Testo, allegato e sintesi delle novità.
Immagine Banner: 

Il nuovo Conto Termico è finalmente arrivato, dopo oltre un anno di ritardo. Dopo la firma della ministra dello Sviluppo Econcomico, Federica Guidi, il provvedimento è stato firmato anche dai titolari del Minambiente e del Mipaaf e oggi è stato pubblicato sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico il decreto 16 febbraio 2016, che rivede la disciplina per l'incentivazione delle rinnovabili termiche e degli interventi di efficienza di piccole dimensioni di cui al DM 28 dicembre 2012.

Il Conto Termico 2.0 che dovrebbe rilanciare l'incentivo al momento sottoutilizzato per interventi di efficienza energetica e rinnovabili termiche è stato, previsto nella legge di conversione dello Sblocca Italia (Legge 164/2014) e avrebbe dovuto essere adottato entro il 31 dicembre 2014.

Ora manca solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, a 90 giorni dalla quale il decreto che andrà a sostituire il vecchio Conto Termico del DM 28 dicembre 2012, sarà in vigore.

Riepiloghiamo qui sotto come cambiano gli incentivi con il nuovo Conto Termico  per il quale come nella versione attuale, a disposizione ci sono 900 milioni di euro annui, 700 per privati e imprese e 200 per le amministrazioni pubbliche, le cooperative di abitanti o sociali e le società di patrimonio pubblico.

Nuovi interventi incentivati

Il nuovo meccanismo aggiunge, per le sole pubbliche amministrazioni, 3 nuovi interventi:

  • trasformazione in “edifici a energia quasi zero” (NZEB)

  • sostituzione dei sistemi per l’illuminazione con dispositivi efficienti

  • installazione di tecnologie di gestione e controllo automatico degli impianti termici ed elettrici degli edifici (building automation), di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore.

Come nel Conto Termico del 2012, attualmente in vigore, restano incentivabili solo per le pubbliche amministrazioni gli interventi di:

  • isolamento termico di superfici opache delimitanti il volume climatizzato

  • sostituzione di chiusure trasparenti comprensive di infissi delimitanti il volume climatizzato

  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con caldaie a condensazione

  • installazione di sistemi di schermatura e/o ombreggiamento di chiusure trasparenti con esposizione di Est-sud-est a Ovest, fissi o mobili non trasportabili.

Restano gli stessi gli interventi di piccole dimensioni incentivabili anche per i privati:

  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti di climatizzazione invernale, anche combinati per la produzione di acqua calda sanitaria, dotati di pompe di calore

  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti o di riscaldamento delle serre e dei fabbricati rurali con impianti dotati di generatore di calore alimentato da biomassa

  • l’installazione di impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria e/o ad integrazione dell’impianto di climatizzazione invernale, anche abbinati a sistemi di solar cooling, per la produzione di energia termica per processi produttivi o immissione in reti di teleriscaldamento o teleraffrescamento

  • sostituzione di scaldacqua elettrici con scaldacqua a pompa di calore

  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con sistemi ibridi a pompa di calore.

Novità nuovo Conto il fatto che per la produzione di energia termica da rinnovabili la taglia massima degli impianti passa da 1 MW a 2 MW.

Incentivo più generoso

L’incentivo, che nella maggior parte dei casi va a coprire il 40% dell’investimento, sale al 50% per gli interventi di isolamento termico nelle zone climatiche E/F e se l’isolamento è accompagnato dall’installazione di un nuovo impianti di climatizzazione invernale sale al 55% per entrambi gli interventi.

È del 65% per la trasformazione in "edificio a energia quasi zero" e per la sostituzione dei sistemi di illuminazione con dispositivi efficienti.

Le spese per le diagnosi energetiche e la redazione dell’Attestato di prestazione energetica (APE), richiesti per la trasformazione in edificio a energia quasi zero e l’isolamento termico delle superfici opache, sono incentivabili al 100% per le Pubbliche Amministrazioni e al 50% per i privati.

Per importi fino a 5mila euro, sia per i privati che per le amministrazioni pubbliche, l’incentivo viene corrisposto in un’unica rata. L'incentivo in nessun caso può superare il 65% della spesa sostenuta.

I termini per l’erogazione dell’incentivo dalla conclusione della procedura vengono dimezzati, passando da 180 giorni a 90.

Le semplificazioni

È stata eliminata l’iscrizione ai registri per gli impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore, elettriche o a gas, e caldaie a biomassa con potenza termica superiore a 500 kW.

Il GSE dovrà anche predisporre una modulistica predeterminata e semplificata per la presentazione della domanda.

Sarà redatta una lista di prodotti idonei con potenza termica fino a 35 kW e 50 m2 per i collettori solari per i quali si può usufruire di una procedura semiautomatica. Acquistando uno dei prodotti della lista, l’operatore accede a un iter semplificato per la compilazione della scheda domanda, in cui non è necessario indicare i dati relativi alla descrizione dell’apparecchio.

Saranno ammesse modalità di pagamento online e tramite carta di credito per attestare le spese sostenute, mentre al momento il DM 28 dicembre 2012 prevede che le spese siano certificate con fattura o bonifico bancario o postale.

Il compromesso con le Regioni

Il testo finale è il frutto di un iter molto lungo e di divere mediazioni. La novità principale dellla versione finale del testo, scritta a fone gennaio, ripetto alle bozze precedenti, è la mediazione raggiunta tra Regioni e Ministero sulla richiesta degli enti locali che aveva fatto subire una battuta d'arresto all'iter a fine dicembre.

Le Regioni avevano chiesto che le amministrazioni pubbliche possano prenotare l'incentivo e avere un anticipo fino al 35% dell'importo già nel momento in cui abbiano individuato gli interventi da realizzare e, dunque, prima della relativa procedura di appalto. Una successiva quota del 15%, secondo la loro proposta, sarebbe erogata qualora ci sia un un accordo con una ESCo o con la centrale regionale per gli acquisti o un provvedimento che assegna i lavori.

Il “no” del MiSE a queste richieste, che ha suscitato anche qualche critica, nel nuovo testo si è stemperato in un compromesso che viene incontro alle Regioni: si rafforza – ci spiegano dal MiSE – il valore di garanzia che dà la prenotazione dell'incentivo accolta dal GSE.

Le altre novità rispetto alle prima bozza

Diverse le novità della versione finale rispetto alla bozza che avevamo pubblicato a fine novembre ad esempio sono state introdotte maggiori semplificazioni per la PA per prenotare l'incentivo e si sono inclusi tra i beneficiari degli incentivi riservati al pubblico anche le cooperative sociali e le società di patrimonio pubblico.

Novità importante rispetto alla bozza di fine novembre: sono aumentati gli incentivi per il solare termico.

Abbiamo mostrato in questo articolo come cambia la convenienza del solare termico sceglieno le detrazioni fiscali del 65% in confronto agli incentivi di questo nuovo Conto Termico. Nei prossimi giorni faremo altre simulazioni economiche con altre tecnologie.


Effetto referendum: Shell abbandona le sue mire sul Golfo di Taranto

Facebook Twitter LinkedIN
Lunedì, 22 Febbraio 2016
La controllata italiana del gruppo olandese ha rinunciato a due istanze di ricerca in aree "tagliate" dai recenti decreti di riperimetrazione del Ministero dello Sviluppo Economico, scaturiti dalle norme contenute nella Legge di Stabilità e, più a monte, dalla pressione esercitata dal Referendum No Triv.

Dopo aver abbandonato l'Artico, Shell esce anche dallo scacchiere del Golfo di Taranto dove la controllata italiana del gruppo olandese ha presentato due istanze per la ricerca di idrocarburi, la 73 F.R-.SH e d 74 F.R-.SH, che interessano aree pesantemente "tagliate" dai recenti decreti di riperimetrazione del Ministero dello Sviluppo Economico, scaturiti dalle norme contenute nella Legge di Stabilità e, più a monte, dalla pressione esercitata dal Referendum No Triv.

La Shell lascia per i "troppi controlli" - si legge in una nota protocollata al MISE - dopo il "taglio" di oltre 450 kmq di mare posti entro i limite delle 12 miglia, su un totale di 1.350 kmq (vedi mappa) che per Shell facevano parte di un solo unico grande progetto di ricerca che il gruppo olandese non ha presentato come tale, bensì spezzandolo in due tronconi, per stare al di sotto del limite dei 750 kmq per singola istanza, in modo da evitare procedure autorizzative più gravose.

"Dopo i ripetuti cambiamenti normativi che si sono registrati in Italia dal 2009, anno di presentazione delle istanze, ad oggi, il Referendum è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso - si legge in una nota del Coordinamento No Triv - L’eccesso di produzione petrolifera al mondo viene calcolato da alcuni tecnici in 9-12 milioni di barili-giorno e ciò dura da circa 16 mesi. Nonostante tutto l'Italia continua a rischiare ciò che ha di più prezioso, i suoi mari e le coste, con tutte le attività produttive collegate - turismo, pesca, agricoltura - a fronte di uno scenario internazionale sempre più critico per il prezzo del petrolio, per i rapporti tra produttori e per gli equilibri geopolitici".

In caso di risultato positivo, il Referendum abrogativo del prossimo 17 aprile, a cui bisognerà votare SI per fermare le trivelle, impedirà alle compagnie petrolifere di sfruttare i giacimenti senza limiti di tempo, così come prevede la normativa vigente.


Linee guida Certificati Bianchi, il Tar impone la pubblicazione entro 120 giorni

Facebook Twitter LinkedIN
Lunedì, 22 Febbraio 2016
Redazione Qualenergia.it
Accolto il ricorso contro il silenzio e l'inadempimento dei ministeri competenti. Il decreto sui TEE dovrebbe dunque arrivare entro giugno. Martedì scorso dal Ministero dello Sviluppo Economico era comunque arrivato l'annuncio della firma del provvedimento entro la primavera.

MiSE e Minambiente dovranno provvedere all'adeguamento delle Linee guida sui Titoli di Efficienza Energetica (TEE o Certiicati Bianchi) entro 120 giorni. A imporlo è il Tar Lazio, che ha accolto il ricorso di Confindustria Ceced Italia contro il silenzio-inadempimento dei due ministeri (sentenza in allegato in basso).

Il decreto dovrebbe dunque arrivare per giugno. D'altra parte martedì scorso il responsabile della Divisione Efficienza del MiSE, Mauro Mallone, ha annunciato la firma del provvedimento entro la primavera.

Nel prendere la decisione i giudici hanno considerato non rilevante il carattere meramente ordinatorio del termine previsto dalla normativa per l'adeguamento delle linee guida.

Il D.Lgs 4 luglio 2014 n. 102, oltre a individuare il meccanismo dei Certificati Bianchi come lo strumento che dovrà garantire almeno il 60% dell'obiettivo nazionale di risparmio di energia al 2020, stabiliva che le Linee guida fossero aggiornate entro 120 giorni dall'emanazione del decreto stesso (19 luglio 2014) e cioè entro il 16 novembre 2014.

Solo ad agosto 2015 il Ministero dello Sviluppo economico ha messo in consultazione un documento con le linee guida sui Certificati Bianchi o TEE, sul quale sono state fatte una serie di audizioni alla Commissione Industria del Senato.

Ad aprile 2015, il Ceced aveva inviato una diffida ai Ministeri competenti, rimasta senza risposta, e a questa è seguito il ricorso al Tar. Ricorso che ha portato alla sentenza di cui abbiamo parlato oggi la quale, accogliendo l'istanza dei ricorrenti, "dichiara l'illegittimità del silenzio tenuto dal Ministero dello sviluppo economico e dal Ministero dell’ambiente in relazione alla diffida spedita a mezzo posta il 01/04/15 dall’associazione ricorrente e, per l’effetto, dichiara l’obbligo dei predetti Ministeri di concludere i procedimenti menzionati nella diffida nel termine di giorni 120 (così individuato in relazione alla natura degli adempimenti da effettuare) dalla comunicazione, in via amministrativa, o dalla notifica, ad istanza di parte, della presente sentenza".

La sentenza (pdf)


Rinnovabili, comfort e wellness: i prodotti Astrel Group per la smart home ad MCE

Facebook Twitter LinkedIN
Lunedì, 22 Febbraio 2016
News dalle Aziende
Astrel Group presenterà le sue soluzioni per il comfort e il benessere nel corso di MCE 2016 al Padiglione 4 / Stand R21.

Comfort e benessere in una casa “smart” e “green”. Con questo obiettivo in mente, Astrel Group ha sviluppato le soluzioni elettroniche che verranno presentate alla fiera MCE (15-18 Marzo 2016 a Rho-Fiera Milano). Le soluzioni abbracciano i settori del fotovoltaico, riscaldamento a biomassa, wellness, e termoregolazione.

Tutti i prodotti Astrel Group sono sviluppati coniugando elettronica e nuove tecnologie ICT per un utilizzo sempre più intelligente dell’energia e delle fonti rinnovabili.

App, sistemi cloud proprietari e integrazione domotica sono il comune denominatore delle soluzioni proposte che vanno dalla gestione dell’energia in impianti fotovoltaici, al riscaldamento con biocombustibili, all’utilizzo intelligente dell’energia per le apparecchiature per il wellness fino alla gestione evoluta del riscaldamento con termostati Smart. In particolare per ogni applicazione verrà presentata una soluzione particolarmente significativa. 

Elios4you, prodotto di punta della linea 4-noks, è un sistema completo per il monitoraggio e l’autoconsumo di impianti fotovoltaici fino a 30kW, gestito completamente da App, per massimizzare l’autoconsumo dell’energia prodotta.

 

AppFire è il prodotto novità della linea Hottoh: il nuovo sistema di controllo locale e/o remoto da App per stufe e caldaie a pellet, compatibile con tutti i controllori elettronici della linea hottoh dedicati al riscaldamento a biomassa.

 

Mopo e VS2 sono invece due controllori della linea Modo, progettati per sfruttare le energie rinnovabili per il riscaldamento dell’acqua e l’integrazione con impianti domotici, utilizzabili ad esempio nelle spa e nelle piscine.

 

Inoltre, in anteprima assoluta, Astrel Group presenterà il primo termostato “smart” con possibilità di gestione multi-zona: semplice da installare e da configurare, gestito completamente da App.

Tutti i prodotti Astrel Group sono progettati e realizzati completamente in Italia, nel proprio stabilimento di con sede in provincia di Gorizia. Tutti i marchi 4-noks, hottoh e modo sono, da gennaio 2016, proprietà Astrel Group.

Astrel Group sarà presente al Padiglione 4 / Stand R21.


Stati Generali del Biogas, a Roma il 25 e 26 febbraio

Facebook Twitter LinkedIN
Lunedì, 22 Febbraio 2016
La filiera italiana del biogas e del biometano si riunisce a Roma per la seconda edizione di Biogas Italy. In occasione dell'evento verrà presentato da CIB, SNAM e Confagricoltura un documento per chiedere al Governo un impegno sul biometano.

La filiera italiana del biogas e del biometano in agricoltura si riunisce a Roma il 25 e 26 febbraio per la seconda edizione di Biogas Italy, evento internazionale di confronto tra produttori, studiosi e istituzioni, promosso dal CIB, Consorzio Italiano Biogas, in collaborazione con Rimini Fiera.

La due giorni di incontri, organizzata nello spazio eventi del Rome Life Hotel, sarà aperta dagli Stati Generali del Biogas 2016, ai quali prenderanno parte numerosi rappresentanti delle istituzioni, del mondo della ricerca scientifica nazionale e internazionale, dell’ambientalismo, dell’industria. Interverranno tra gli altri, l’On. Giuseppe Castiglione, l’On. Ermete Realacci, l’On. Luca Sani, il Sen. Gianni Girotto e l’On. Nicodemo Oliverio.

L’Italia è il terzo produttore al mondo di biogas in agricoltura, dopo Germania e Cina, con oltre 2 miliardi di normalmetri cubi di gas naturale equivalente all’anno. Quasi 1500 gli impianti esistenti nelle campagne italiane per una potenza installata che supera i mille MW e una produzione di 8 mila GWh di energia elettrica prodotta. Nel settore lavorano stabilmente circa 13mila addetti altamente qualificati: tra le rinnovabili, è la filiera con la maggiore incidenza nell’occupazione in rapporto agli investimenti. “Rivoluzione agricola: nuove prospettive per il pianeta” sarà il focus scelto dall’edizione di quest’anno per evidenziare il ruolo del biogas e del biometano non solo nel sostenere nuove prospettive di crescita e sviluppo per l’agricoltura, ma anche nel favorire la transizione energetica verso una maggiore decarbonizzazione e sostenibilità del settore primario. 

"Energia rinnovabile, stoccaggio di CO2 nel suolo, carburanti alternativi, smart farm e agricoltura di precisione: queste sono le strategie intelligenti che centinaia di imprenditori agricoli già stanno mettendo in campo e di cui si discuterà nell’ambito del convegno", spiega Piero Gattoni, presidente del CIB. Il biogas e il biometano, fonti di energia rinnovabile sostenibile e programmabile che si ottengono dalla digestione anaerobica di sottoprodotti dell’agricoltura o da colture di integrazione compatibili con le produzioni alimentari, rappresentano già un’eccellenza italiana, con potenzialità inespresse ancora notevoli. "Ci confronteremo – aggiunge Gattoni – con i decisori politici per individuare gli strumenti normativi necessari a sviluppare ulteriormente un sistema agro-industriale made in Italy che contribuisca al raggiungimento degli obiettivi previsti dall’accordo della COP21".

Nel corso dell’evento il Consorzio Italiano Biogas, insieme a Confagricoltura e Snam, presenteranno un position paper indirizzato al Governo italiano contenente alcune linee guida per il consolidamento degli obiettivi di produzione del biometano, in un quadro normativo stabile e certo, e la richiesta di prevedere un obbligo di immissione nella rete nazionale del gas.

Il 26 febbraio, dopo l’annuale assemblea dei soci del CIB, che si svolgerà a porte chiuse, ci sarà l’intervento di Monsignor Pasquale Iacobone, Responsabile del Dipartimento Arte e Fede del Pontificio Consiglio della Cultura che presenterà la Fondazione Urbs Franciscana, Onlus costituita per combattere povertà e cambiamento climatico, secondo i principi dell’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco.

Per ragioni organizzative e di sicurezza, l’accesso ai giornalisti può essere garantito solo previo accreditamento, inviando una email a consorziobiogas.press@gmail.com indicando nome, testata e un contatto telefonico entro il 24 febbraio.


Direttiva europea sull'efficienza energetica, qualche spunto per migliorarla

Facebook Twitter LinkedIN
Lunedì, 22 Febbraio 2016
Dario Di Santo
A fine gennaio si è chiusa la consultazione pubblica per la nuova versione della direttiva europea sull’efficienza energetica. Diversi gli spunti per migliorare la normativa sul risparmio energetico ce li fornisce la Federazione italiana per l'uso razionale dell'energia (FIRE).
Immagine Banner: 

A fine gennaio si è chiusa la consultazione pubblica per la nuova versione della direttiva sull’efficienza energetica 2012/27/UE dopo circa tre anni dalla sua pubblicazione (il 10 febbraio si chiuderà quella sulle fonti rinnovabili). Attraverso la consultazione, alla quale hanno potuto partecipare tutti gli stakeholder e i cittadini interessati, la Commissione ha voluto raccogliere spunti e suggerimenti per la nuova direttiva che dovrebbe essere pubblicata nella seconda metà del 2016.

La consultazione ha toccato diversi aspetti, dagli schemi obbligatori di efficienza energetica alla misurazione, dalle bollette energetiche al fondo nazionale per l’efficienza energetica, e FIRE ha dato il proprio contribuito rispondendo alle questioni di maggiore interesse e competenza (tra l’altro hanno partecipato 11 portatori di interesse italiani su 293 proposte presentate, un buon risultato se confrontato con gli altri stati membri, fra cui spiccano la Germania e il Regno Unito).

Una delle considerazioni principali è stata quella riguardante i risultati che la direttiva contribuirà a raggiungere al 2020: indubbiamente l’aver previsto una serie di strumenti – quali le diagnosi energetiche, il green procurement o gli schemi obbligatori di efficienza energetica (EEO) – garantirà risultati importanti negli anni che verranno, in buona parte anche dopo il 2020.

Una parte degli stati membri ha infatti attuato dal nulla alcune delle disposizioni previste dalla direttiva: ciò, unito alla complessità di alcuni strumenti, implica che diversi effetti inizieranno a prodursi a ridosso del 2020, e dunque una parte dei risultati attesi potrebbe slittare oltre tale data. La Commissione dovrebbe tenere in considerazione questi elementi quando si tratterà di decidere il frame temporale dei prossimi target, prevedendo degli orizzonti più lunghi per il raggiungimento degli obiettivi.

Un altro commento è stato quello riguardante l’eterogeneità degli Stati membri, acuita maggiormente dalla crisi ancora in corso. La FIRE ritiene opportuno che la Commissione nel rivedere la direttiva dia il giusto peso a tali differenze, altrimenti il risultato potrebbe portare a un’eccessiva rigidità degli obblighi per alcuni Paesi non in grado di rispettarli.

Inoltre, per il raggiungimento degli obiettivi di efficienza al 2030 – che dovrebbero essere espressi ad avviso della FIRE sia in consumi finali, sia in energia primaria proprio per tenere conto delle differenze sopra citate – l’UE dovrebbe facilitare l'adozione di una più ampia scelta di strumenti e dati, quali ad esempio diagnosi energetiche e sistemi di gestione dell'energia, statistiche e indicatori di performance, un catasto georeferenziato degli edifici integrato con informazioni sul consumo energetico, contratti di prestazione energetica e strumenti di finanziamento avanzati, iniziative per la qualificazione dei professionisti.

L’art. 7 sugli schemi obbligatori di efficienza è stato il punto sul quale FIRE ha espresso un maggior numero di commenti. Tra le sfide e le barriere maggiori all’implementazione dell’articolo, sicuramente la scarsità di conoscenza e delle capacità delle parti coinvolte ha un peso importante così come la scarsa consapevolezza da parte dei consumatori finali degli schemi obbligatori di efficienza o delle misure alternative e il limitato periodo (2014-2020) in cui inquadrare il tutto (considerazione valida per i Paesi che hanno dovuto avviare nuovi schemi). La UE potrebbe investire di più per favorire la realizzazione di azioni di informazione e accompagnamento presso i singoli Stati membri.

Un altro aspetto da considerare è la durata delle misure di efficienza introdotte, in molti casi in grado di produrre effetti anche dopo il 2020. In questo senso, sarebbe importante che gli obblighi continuassero a essere confermati con obiettivi da definire in funzione degli sviluppi (risultati, novità tecnologiche e di mercato, etc.).

Il campo di applicazione delle misure ammesse potrebbe essere ampliato, aprendo la via anche a interventi che rendano possibile il passaggio dal riscaldamento e raffreddamento a combustibili fossili al riscaldamento e raffreddamento utilizzando totalmente o parzialmente energie rinnovabili, ad esempio, oppure interventi per rendere più efficiente la produzione di energia su piccola scala (sotto la soglia ETS) o passare a un regime di autoconsumo, auto-generazione di energia e edifici “positivi”.

FIRE ritiene che dare la possibilità agli Stati membri di ampliare la portata delle misure ammissibili possa facilitare l'adozione di misure di efficienza energetica e produrre maggiori risultati.

Inoltre una maggiore armonizzazione dei metodi di calcolo dell’addizionalità (capacità delle policy di promuovere tecnologie con prestazioni superiori alla media di mercato) e della materialità (capacità di promuovere interventi che non si sarebbero realizzati comunque), così come delle procedure di misura e verifica dei risparmi energetici potrebbero favorire un’implementazione più solida dell’art. 7.

In Italia, il meccanismo dei Certificati Bianchi ha favorito lo sviluppo del mercato dei servizi energetici e di alcuni attori: i fornitori di servizi energetici grazie allo schema dei certificati bianchi italiano hanno avuto la possibilità di evolvere, trasformandosi in alcuni casi in ESCO, e di crescere in termini di know-how acquisito sui processi industriali, utile per promuovere progetti di efficienza energetica indipendentemente dall'esistenza dello schema di incentivazione.

Si tratta di un beneficio importante, che dovrebbe essere correttamente valutato.
Infine, nell’implementazione dell’art. 7, l’Unione dovrebbe impegnarsi a favorire lo scambio di esperienze tra i vari Stati: ciò che è emerso dal progetto europeo Enspol (www.enspol.eu) è l’utilità per i policy maker di poter usufruire di luoghi dedicati (e.g. gruppi di lavoro e osservatori) dove poter discutere in dettaglio singoli aspetti relativi alle politiche per l’efficienza energetica. Le conferenze da questo punto di vista non sono adeguate, poiché non consentono di approfondire sufficientemente le tematiche di interesse. L’UE potrebbe dunque favorire tali momenti di incontro informale.

Riguardo agli art. 9-11 sulla misura, l’informazione e la fatturazione dei vettori energetici, la FIRE ritiene che l’esperienza italiana – con la diffusione da più di decennio ormai di contatori elettronici per clienti residenziali e PMI – si sia rivelata molto utile per migliorare la consapevolezza degli utenti finali e favorire iniziative di efficientamento energetico.

Non basta però installare i misuratori intelligenti e definire regole sull’informazione sulle bollette: occorre tenere in considerazione che il processo di sensibilizzazione e la messa a punto di fatture e strumenti realmente fruibili dal largo pubblico può richiedere diversi anni per raggiungere una maturità adeguata. Anche in questo caso si evidenzia l’esigenza di ampliare l’orizzonte temporale di direttive così impattanti.

Per concludere sull’art. 20, relativo al fondo nazionale per l’efficienza energetica, al finanziamento e al supporto tecnico, la FIRE ha sottolineato che l’efficienza energetica si rivolge a diversi utilizzatori finali (per taglia, risorse, capitalizzazione) e a diverse soluzioni (per taglia, costi, durata), per cui un mix di strumenti è preferibile a un’unica soluzione per rispondere alle esigenze del mercato.

Si ritiene inoltre utile – anche in ragione dell’esperienza maturata da FIRE nella redazione delle linee guida sul finanziamento per l’efficienza energetica create all’interno del progetto europeo Whaves (www.whaves.eu) – una maggiore disponibilità di fondi di garanzia e di strumenti di risk sharing, l’individuazione di schemi di finanziamento per soluzioni con un CAPEX limitato, e lo sviluppo di green bonds e crowd funding.

Al di là del parere espresso da FIRE nella consultazione, si sottolinea l’importanza di seguire i filoni di discussione in atto a Bruxelles e dintorni, in quanto avranno ripercussioni importanti sul nostro futuro. Meglio essere propositivi ora che subire un domani politiche definite sulle esigenze di altri Stati.

La Direttiva 27/2012