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Una libellula solare ha traversato il Pacifico per un'idea di transizione

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Martedì, 3 Maggio 2016
Marco Morosini
L'aereo solare ha compiuto la prima traversata del Pacifico. Con i suoi 200 mq di pannelli fotovoltaici, 72 metri di apertura alare, i quattro motori elettrici da 18 cavalli e un peso di un'automobile, il velivolo made in Switzerland ci racconta di un mondo possibile. Un articolo di Marco Morosini del Politecnico di Zurigo.
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Dopo aver volteggiato silenziosamente sulla baia di San Francisco e sul Golden Gate Bridge, sabato 23 aprile una maestosa libellula di 72 metri si è posata a terra con un lieve ronzio elettrico. È Solar Impulse, il simbolo di una nuova era di sofisticata leggerezza, non solo delle nostre future tecnologie, ma anche dei nostri pensieri e delle nostre azioni.

Con un aereo senza una sola goccia di carburante è stata compiuta la prima traversata del Pacifico (Cina-Giappone-Hawaii-California); solo una parte dello straordinario giro del mondo dei “piloti solari” svizzeri Bertrand Piccard e André Borschberg. Nei prossimi due mesi la tecno-libellula made in Switzerland traverserà in quattro tappe gli USA, l’Atlantico, l'Europa, e raggiungerà Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti, dove partì il 9 marzo dell’anno scorso.

È là che si trovano l'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) e la città solare ideata da Sir Norman Foster, Masdar City. Da Abu Dhabi alle Hawaii, Solar Impulse ha percorso 20.000 km in 8 tappe e 250 ore di volo usando 5.600 kWh generati da 200 m2 di pannelli fotovoltaici (clicca per vedere l'infografica con le tappe). Con un ritmo circadiano come quello degli esseri viventi, di giorno l’aereo sale sempre più in alto e carica le batterie. Di notte invece “riposa” planando e usando a basso regime l'energia delle batterie.

A bordo si alternano Bertrand Piccard e André Borschberg. Quest’ultimo, ex pilota militare, è la mente aeronautica del progetto, Bertrand Piccard è la figura carismatica. Da tre generazioni i Piccard sono una dinastia svizzera di “savant-urier” (scienziati e avventurosi). Dopo che la Terra era ormai tutta esplorata in estensione, i Piccard si dedicarono a esplorarla in verticale.

Auguste Piccard (1884-1962), professore di fisica al Politecnico di Zurigo, concepì sia una mongolfiera stratosferica, con la quale nel 1930 raggiunse i 17.000 metri di quota, sia il batiscafo Trieste (costruito in Italia) con il quale raggiunse nel 1950 i 4.000 metri di profondità. Nel 1960 suo figlio Jacques Piccard (1922-2008), padre di Bertrand, s’inabissò con lo stesso batiscafo fino a 11.000 metri, imbattuto record di profondità.

Mentre il nonno e il padre esplorarono il pianeta per conoscerlo, Bertrand Piccard lo percorre per proteggerlo. Ma più del “pianeta esterno”, Bertrand, psichiatra, praticante di yoga e ipnosi, sonda il “pianeta interno”: quali limiti psicologici raggiunge un uomo in solitudine per 50 o 100 ore sopra oceani e continenti? Quali limiti ecologici l’umanità deve darsi, per permettere a 10 miliardi di persone di vivere degnamente, senza devastare la Terra?

Pertinente quindi è stato il video-colloquio di giovedì 22 aprile tra Piccard in volo e il segretario dell’ONU Ban Ki-moon, insieme ai capi di stato di 175 nazioni, convenuti alle Nazioni Unite, a New York, per firmare l’accordo di Parigi sul clima.

Solar Impulse è un gioiello di tecnologia e di coordinazione elvetiche. Quando nel 2000 Piccard propose il suo progetto, tecnologi e industriali gli dissero che era irrealizzabile. Eppure, con un lavoro ostinato dal 2003 al 2015 questo aereo, che sta facendo storia, è stato progettato e costruito in Svizzera, in collaborazione col Politecnico federale di Losanna, con il contributo della Confederazione, e di istituzioni e aziende in buona parte elvetiche.

A ricevere Piccard all’aeroporto di Mountain View, nel cuore della Silicon Valley, c’era Sergey Brin in persona, fondatore di Google, uno dei partner del progetto di Piccard e Borschberg.

Solar Impulse ha un’apertura alare di 72 metri, maggiore di quella di un Jumbo Jet, ma pesa solo 2,3 tonnellate, come un automobile. La potenza di ognuno dei suoi quattro motori elettrici è di 18 cavalli, poco più di quella del motore del Wright Flyer, il primo aereo a motore che si alzò in volo nel 1903, aprendo l’era dell’aviazione.

Da quasi mezzo secolo il traffico aereo raddoppia ogni 15 anni, con un aumento ininterrotto  della sicurezza, delle merci e dei passeggeri trasportati. Insieme a questi progressi sono però aumentati anche i consumi di energia e i danni ambientali dell'aviazione, specialmente quelli causati bruciando carburanti fossili.

Riuscirà Solar Impulse ad aprire un’altra, una sostenibile era dell’aviazione? Se questo sarà il secolo della transizione alle energie rinnovabili, Solar Impulse ha buone chance di diventarne un emblema affascinante.

Se i trasporti aerei vorranno continuare a muovere le attuali masse alle attuali velocità,non è pensabile di alimentarli con i pannelli fotovoltaici che conosciamo (cosa che invece non è irrealistica per trasporti lenti con moderni dirigibili). L’esperienza specifica di Solar Impulse servirà forse a sviluppare leggeri aerei solari, anche senza pilota.

Ma non è per inventare tecnologie che è nato il progetto Solar Impulse, bensì per propagare un’idea: la transizione verso uno sviluppo leggero e sostenibile, fondato sulle energie rinnovabili. Cosa meglio di un volo solare intorno al mondo può ispirare milioni di persone?

Per questo una parte integrale del progetto si chiama “Future is clean” (Il futuro è pulito) ed è una campagna mondiale d’informazione, educazione e sensibilizzazione alla sostenibilità, con testimoni come Richard Branson, il visionario imprenditore britannico, Doris Leuthard, ministra svizzera dell'ambiente, il Principe Alberto di Monaco (dove ha sede la sala di controllo della missione), Achim Steiner, direttore dell'UNEP, il programma ONU per l'ambiente, Nicolas Hulot, Kofi Annan, Michael Gorbaciov.

Secondo il mito, Icaro si spinse troppo vicino al sole, che sciolse la pece delle sue ali piumate e lo precipitò in mare. Un nome audace per la sfida di Solar Impulse potrebbe essere “Icaro 2.0”. O forse “Icaro felice”, una versione solare della celebre frase di Albert Camus: “Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice”.

Per ulteriori informazioni guarda il video 'Solar Impulse, Explorers Of The Impossible'

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Domotica, ecobonus e normativa: i BACS

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Martedì, 3 Maggio 2016
Redazione Qualenergia.it
Quali sistemi di controllo domotico hanno diritto ad essere incentivati con le detrazioni fiscali? Cosa prevedono in merito alla domotica i nuovi requisiti minimi per gli edifici? Come si definisce un sistema BACS, cioè "building automation and control system"? Uno sguardo alla normativa.
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La Legge di Stabilità 2016 ha ammesso alle detrazioni fiscali “ecobonus” del 65% anche gli interventi di domotica.

Nello specifico, sono incentivate le spese sostenute “per l’acquisto, installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento o produzione di acqua calda o di climatizzazione delle unità abitative, volti ad aumentare la consapevolezza dei consumi da parte degli utenti e a garantire un funzionamento efficiente degli impianti” (Art.1 Legge di stabilità 2016, comma 88).

Per avere diritto alla dispositivi – stando alla normativa – devono consentire l’accensione, lo spegnimento e la programmazione settimanale degli impianti da remoto e mostrare, attraverso canali multimediali, i consumi energetici, mediante la fornitura periodica dei dati, oltre che mostrare le condizioni di funzionamento correnti e la temperatura di regolazione degli impianti (vei guida Agenzia elle Etrate in allegato in basso).

Altra norma importante per la domotica è quella entrata in vigore ad ottobre 2015 sui nuovi requisiti minimi per gli edifici previsti dal DM 26 Giugno 2015 (in allegato in basso).

In quella norma si impone infatti per i nuovi edifici a uso non residenziale un livello minimo di automazione per il controllo, la regolazione e la gestione delle tecnologie dell’edificio e degli impianti termici cioè in quello che tecnicamente si definisce sistema BACS, acronimo che sta per “building automation and control systems”.

Ma come sono definiti i sistemi BACS per l’efficienza energetica degli edifici e come è classificata la loro efficienza?

Un impianto BACS è un sistema di controllo conforme alle ...

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Mercato rinnovabili elettriche in Italia: una fotografia e le previsioni al 2020

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Martedì, 3 Maggio 2016
Redazione Qualenergia.it
Anticipazioni dal nuovo "Renewable Energy Report" dell'Energy&Strategy Group del PoliMI che sarà presentato il 5 maggio. Eolico a parte, nel 2015 il mercato delle rinnovabili elettriche si è fortemente ridimensionato e le previsioni 2016-2020 non mostrano una ripresa significativa.
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Il mercato italiano delle rinnovabili elettriche esce profondamente ridimensionato dai tagli agli incentivi degli ultimi due anni: nel 2015 si sono installati solo 890 MW di nuova potenza, meno di un quarto del valore raggiungo nel 2010 e un dodicesimo del picco fatto segnare nel 2011.

Anche se c’è stata una ripresa rispetto all’anno nero, il 2014, grazie soprattutto a installazioni “ritardate” nell’eolico, l’incertezza normativa rischia di prolungare lo stallo e per i prossimi anni il rallentamento potrebbe continuare: le previsioni dell’Energy & Strategy Group parlano di soli 4.000 MW di nuovi impianti (da tutte le FER) nel periodo 2016-2020.

È questa la fotografia della situazione che emerge dal nuovo Renewable Energy Report del gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano, interessante documento che sarà presentato giovedì 5 maggio a Milano, ma che QualEnergia.it ha potuto sfogliare in anteprima ...

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No TTIP, anche Legambiente alla manifestazione di sabato 7 maggio

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Martedì, 3 Maggio 2016
Manifestazione a Roma sabato 7 maggio per dire "no" al TTIP. Legambiente: riduzione degli standard ambientali e di sicurezza dei cibi, arbitrati per aggirare le leggi, segretezza … Ecco perché promuoviamo la manifestazione.

Insieme a centinaia di associazioni e gruppi locali, Legambiente promuove la manifestazione di sabato 7 maggio a Roma contro il TTIP, l’accordo sul commercio negoziato da Unione Europea e USA.

L’accordo sul Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti - si legge in una nota dell'associazione - metterebbe infatti a rischio la sicurezza del cibo che mangiamo e la tutela dell’ambiente. "Altro che un accordo per migliorare le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Europa, come tutti vorremmo", si denuncia. Per queste ragioni le associazioni della Campagna Stop TTIP chiedono al Parlamento europeo e a quello italiano di fermarne la ratifica ed eliminare la segretezza che avvolge i contenuti del trattato.

“È una bugia che il TTIP sia nell’interesse dei cittadini perché rimuove le barriere commerciali - dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente -. L’accordo non riguarderebbe infatti i dazi sulle merci, ma l’abolizione di regole che oggi tutelano i cittadini europei. Ad esempio, i divieti che oggi garantiscono che in Europa non siano in commercio carni di bovini a cui sono stati somministrati ormoni o polli trattati con il cloro, oltre che cibi OGM.

“Del tutto inaccettabile - prosegue Zanchini - è poi l’introduzione dell’arbitrato per la risoluzione delle controversie tra imprese e Stati, che permette di aggirare la giustizia ordinaria e potrebbe portare a citazioni per danni con cifre incredibili. Un domani, se il TTIP fosse approvato, una multinazionale americana potrebbe chiedere miliardi di euro di danni a un Comune che ha bocciato delle perforazioni di petrolio o allo Stato italiano per aver approvato norme in materia di qualità e sicurezza dei cibi”.

La protesta di tanti cittadini - sono oltre 3 milioni le firme raccolte in Europa contro il trattato e anche di americani - è motivata anche dalla segretezza riguardo ai contenuti del negoziato, che ha come unica spiegazione possibile proprio la paura che l’opinione pubblica venga a conoscenza di quanto previsto. E le carte dell’accordo svelate ieri da Greenpeace Olanda dimostrano quanto i timori siano fondati e i rischi reali.

Quello che preoccupa i consumatori europei è, ad esempio, l’abolizione del principio di precauzione che oggi permette di fermare cibi geneticamente modificati e l’utilizzo di anabolizzanti e ormoni. L’opinione pubblica è infatti a fianco dei piccoli agricoltori che rischiano di rimanere schiacciati dalla concorrenza delle multinazionali dell’alimentazione, e chiede maggiori garanzie su qualità, sicurezza e tracciabilità dei cibi.

La manifestazione di sabato a Roma partirà alle 14 da Piazza della Repubblica per arrivare a Piazza San Giovanni dove sarà allestito un grande spazio di informazione e di approfondimento sulle ragioni del No al TTIP, con stand di piccoli agricoltori e associazioni, e terminerà con un concerto.

Per informazioni sulla Campagna Stop TTIP e la manifestazione del 7 maggio: https://stop-ttip-italia.net/7-maggio/

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Accumuli per il fotovoltaico, “in Italia un mercato vivace”

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Martedì, 3 Maggio 2016
News dalle Aziende
Come sta andando in Italia il mercato delle batterie per il fotovoltaico? Lo abbiamo chiesto a Ettore Uguzzoni, presidente di Aton Storage. È ottimista: le vendite sono sostenute, grazie alle detrazioni fiscali, la normativa è ben definita e c'è la volontà di molti italiani di autoconsumare energia pulita.

Aton Storage è tra le prime aziende italiane attive nello sviluppo e nella produzione di sistemi innovativi di accumulo di energia elettrica da fonti rinnovabili. L’azienda nasce nel 2014, arriva sul mercato nel 2015 e già oggi fattura circa 2 milioni di euro.

QualEnergia.it ha intervistato il presidente Ettore Uguzzoni per capire com'è la situazione in Italia per il mercato dell'energy storage abbinato al fotovoltaico (nella fotografia Ettore Uguzzoni, presidente Aton, a destra, e Vittorio Balugani socio fondatore Aton, a sinistra).

Dottor Uguzzoni, dalla vostra esperienza nel campo dell’accumulo di energia pulita, come vedete il mercato dell'energy storage in Italia?

Il nostro mercato di riferimento è condizionato dal posizionamento e da una serie di fattori. In particolare mi riferisco alle detrazioni fiscali del 50% e all’attuale normativa, che giudico ben definita. Tali fattori sono sicuramente dei forti incentivi al mercato dello storage. Abbiamo avuto un ottimo riscontro con i nostri prodotti: da quando siamo sul mercato, da pochi mesi in realtà, abbiamo venduto oltre 1.000 impianti.

Ci sono state però anche evoluzioni normative che penalizzano l'autoconsumo di energia: pensiamo alla riforma della tariffa per i clienti domestici che va nella direzione di abolire la progressività. Le condizioni del mercato restano positive anche dopo questi cambiamenti?

Assolutamente sì. Abbiamo riscontrato positivamente che chi acquista accumulatori di energia elettrica da fonti pulite è particolarmente attento alle tematiche ambientali e tra queste all’inquinamento. L’utente finale ha il desiderio di raggiungere l’autonomia energetica e di poterla massimizzare in modo efficiente ed efficace.

La situazione non potrà che migliorare con l'atteso calo dei prezzi degli accumuli. Cosa prevede da questo punto di vista?

Abbiamo dotato Ston di batterie al litio-ferro-fosfato (brochure pdf). Queste sono il meglio che oggi si può trovare sul mercato: non necessitano di manutenzione, hanno un alto rendimento e una vita utile di oltre 10 anni. Queste batterie inoltre sono oggi sempre più accessibili. I prezzi stanno calando e ciò sta avvenendo anche grazie alla crescita della domanda da parte del mercato dell’automotive.

In Italia abbiamo un parco enorme di piccoli impianti FV cui potrebbe essere aggiunto un sistema di accumulo: la compatibilità con gli inverter esistenti è dunque molto importante. Come ha influito questo nella concezione di Ston il nuovo sistema di accumulo che avete presentato da poco?

Ston è stato pensato dai nostri ingegneri come l’accumulatore compatibile con la maggior parte degli impianti fotovoltaici già esistenti e che non ha bisogno di un inverter. Infatti si allaccia direttamente all’impianto installato. Inoltre, dal momento che Ston è un vero elettrodomestico domestico destinato ad entrare nelle case degli italiani, presenta un design compatto ed elegante e lavora in completa sicurezza e totale comodità per gli utenti finali.

Cosa vi ha portato a scegliere la tecnologia della batterie al litio per questo prodotto?

Il nostro engineering si occupa di batterie dal 1992, per cui abbiamo una discreta conoscenza della materia. Quella delle batterie al litio ci è sembrata la tecnologia più adatta a questa applicazione. Non richiedono manutenzione, e come detto, hanno un altissimo rendimento e un vita di oltre 10 anni.

Mettiamoci nei panni di un utente domestico medio che ha sul tetto un impianto fotovoltaico da 3 kWp: quanto spenderebbe per installare uno dei vostri sistemi di storage e in quanto tempo rientrerebbe dell'investimento?

Il nostro prezzo di lancio per il modello base, con 3 kW di potenza e 5 kWh di energia massima accumulabile e utilizzabile all'80%, è sui 7mila euro. Con la detrazione fiscale si ha un tempo di rientro dell'investimento sui 7-8 anni. Ritengo comunque che sia limitante fermarsi a guardare il payback-time, che dipende da vari fattori. I vantaggi degli accumuli sono anche altri: ad esempio avere una piccola stazione energetica in casa che permette di massimizzare il consumo di energia autoprodotta, e soprattutto pulita, è un vantaggio non da poco.

Un intervento normativo contenuto nell'ultimo Milleproroghe porterà anche per i clienti non domestici a uno spostamento dei costi dell'elettricità verso le componenti fisse della bolletta. Questo rende meno conveniente aumentare l'autoconsumo ma potrebbe aprire un'altra opportunità per gli accumuli: essere usati per appiattire la curva di domanda dei processi industriali, in modo da ridurre la potenza impegnata. È una prospettiva che state considerando?

Sì, il nostro prossimo obiettivo è appunto quello di lavorare sul trifase industriale sul quale dovremmo essere pronti entro fine anno.

Come altri sistemi di accumulo, Ston è accessibile da remoto tramite WiFi e 3G: si guarda già al futuro prossimo in cui anche i sistemi di accumulo e la gestione della domanda potranno partecipare alla fornitura di servizi di rete? Quali caratteristiche deve avere un sistema di energy storage per essere pronto per la smart grid?

I nostri prodotti oltre che CEI-021 sono certificati anche UDE, per essere venduti sul mercato tedesco, e dunque sono già predisposti per la smart grid. I nostri accumulatori possono dialogare con le prese comandate, per una gestione intelligente dei carichi in casa. Anche con la app e il portale stiamo lavorando alla gestione dei carichi, per fare qualcosa che sia veramente utile.

Per informazioni: Aton Storage

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Eolico: proposte per velocizzare gli iter autorizzativi

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Martedì, 3 Maggio 2016
Roberto Rizzo
In Italia i tempi per le procedure autorizzative sono più che doppi rispetto ad altri Paesi europei dove si installa molto eolico, come Germania, Francia e Regno Unito. Come risolvere la situazione e velocizzare gli iter? Ne parliamo con Roberta Benedetti, vice-presidente dell'Associazione Nazionale Energia del Vento.
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Nel 2015 in Italia sono stati installati poco meno di 300 MW di eolico, e sembrano lontanissimi gli anni in cui si installavano anche più di 1.000 MW.

Per raggiungere gli obiettivi della Strategia Energetica Nazionale (12,68 GW di eolico entro il 2020, ora siamo intorno a 9 GW) sarebbe necessario installare quasi 1.000 MW l’anno per i prossimi quattro anni. Una potenza difficile da mettere in esercizio, alla luce sia di quanto si è installato di recente sia per la farraginosità degli iter autorizzativi ...

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TTIP Leaks, pubblicati gli atti negoziali. Un attacco ad ambiente e salute

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Lunedì, 2 Maggio 2016
Greenpeace Olanda ha pubblicato parte dei testi negoziali del "Trattato transatlantico su commercio e investimenti" che si rivela un trasferimento dei poteri democratici dai cittadini al grande business. Ora tutti hanno la possibilità di verificare l’operato dei propri governi e chiederne conto.

Greenpeace Olanda ha pubblicato (vedi in fondo) parte dei testi negoziali del Trattato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) con l’obiettivo di dare trasparenza a questo negoziato e promuovere un dibattito informato su un trattato che interessa quasi un miliardo di persone, nell’Unione Europea e negli Stati Uniti.

Questi documenti svelano, per la prima volta, le posizioni negoziali dell’UE e degli USA. Le pressioni americane per aggirare le norme europee risultano essere fortissime. Secondo l'associazione ambientalista il trattato come si delinea può creare danni gravissimi alla tutela ambientale e alla salute pubblica, cancellando i progressi fatti finora.

Uno degli aspetti da valutare in questo documento sono le cosiddette ISDS, Investor-State Dispute Settlement (Risoluzione delle controversie investitore-Stato): accordi di tutela degli investitori esteri che nel caso di leggi o provvedimenti “sgraditi” possono trascinare gli Stati presso organismi di arbitrato sovranazionali.

Dal punto di vista della protezione dell’ambiente e dei consumatori, sono quattro gli aspetti più preoccupanti:

  1. Tutele ambientali acquisite da tempo sembra siano sparite

Nessuno dei capitoli visonati da Greenpece Olanda fa alcun riferimento alla regola delle Eccezioni Generali (General Exceptions). Questa regola, stabilita quasi 70 anni fa, compresa negli accordi GATT (General Agreement on Tariffs and Trade) della World Trade Organisation (WTO od Organizzazione Mondiale per il Commercio), permette agli Stati di regolare il commercio “per proteggere la vita o la salute umana, animale o delle piante” o per “la conservazione delle risorse naturali esauribili”.

L’omissione di questa regola suggerisce che entrambe le parti stiano creando un regime che antepone il profitto alla vita e alla salute umana, degli animali e delle piante.

  1. La protezione del clima sarà più difficile

Gli Accordi sul Clima di Parigi chiedono di mantenere l’aumento delle temperature sotto 1,5 gradi centigradi per evitare una crisi climatica che colpirà milioni di persone in tutto il mondo. Il commercio ovviamente non dovrebbe essere escluso dalle azioni sul clima. Ma non c’è alcun riferimento alla protezione del clima nei testi ottenuti.

  1. La fine del principio di precauzione

Il principio di precauzione, inglobato nel Trattato UE, non è menzionato nei capitoli sulla “Cooperazione Regolatoria”, né in nessuno degli altri 12 capitoli ottenuti. D’altra parte, la richiesta USA per un approccio “basato sui rischi” che si propone di gestire le sostanze pericolose piuttosto che evitarle, è presente in vari capitoli.

Questo approccio mina le capacità del legislatore di definire misure preventive, per esempio rispetto a sostanze controverse come le sostanze chimiche note quali interferenti endocrine (c.d. hormone disruptors).

  1. Ingerenza dell’industria e delle multinazionali

Mentre le proposte contenute nei documenti pubblicati minacciano la protezione dell’ambiente e dei consumatori, il grande business ha garanzie sulla possibilità di partecipare ai processi decisionali, fin dalle prime fasi.

I documenti mostrano chiaramente che mentre la società civile ha avuto ben poco accesso ai negoziati, l’industria ha avuto invece una voce privilegiata su decisioni importanti.

Il rapporto pubblico reso noto di recente dall’UE ha solo un piccolo riferimento al contributo delle imprese, mentre i documenti citano ripetutamente il bisogno di ulteriori consultazioni con le aziende e menzionano in modo esplicito come siano stati raccolti i pareri delle medesime.

I documenti pubblicati da Greenpeace Olanda riguardano 248 pagine scritte in un linguaggio legale tecnicamente complesso: 13 capitoli di “testo consolidato” del TTIP più una nota interna dell’UE sullo stato del negoziato (Tactical State of Play of TTIP Negotiations – March 2016).

Greenpeace Olanda ha lavorato assieme al network di ricerca tedesco di NDR, WDR and Süddeutscher Zeitung. Finora i rappresentanti eletti avevano potuto vedere parte di questi documenti in stanze di sicurezza, con guardie, senza consulenti esperti e senza poterne discutere con nessuno. Ma ora con questa pubblicazione, milioni di cittadini hanno la possibilità di verificare l’operato dei propri governi e discuterne con i loro rappresentanti.

Chi ha cura delle questioni ambientali, del benessere degli animali, dei diritti dei lavoratori o della privacy su internet dovrebbe essere preoccupato per quel che c’è in questi documenti. Il TTIP è di fatto un trasferimento di poteri democratici dai cittadini al grande business

Come ha scritto Mario Agostinelli su QualEnergia, il TTIP "più che rimuovere le barriere commerciali sembra voler allineare al ribasso le norme ambientali e sul lavoro, consentire la privatizzazione dei beni comuni e creare un'Europa più fossile".

Il M5S ha chiesto al Governo di riferire in Aula per aver tenuto parlamentari e cittadini italiani all’oscuro dei contenuti allarmanti del TTIP diffusi oggi. "Perché in Germania per i parlamentari tedeschi è stato possibile consultare il testo del TTIP - si chiedono i parlamenti grillini - mentre in Italia l’Esecutivo non si è mai degnato di rispondere alle interrogazioni del M5S sull’apertura  della sala di lettura e sulle relative modalità di accesso?".

Per fermare il TTIP, tutelare i diritti e i beni comuni e costruire un altro modello sociale ed economico, equo e democratico, è stato organizzato un appuntamento nazionale sabato 7 maggio 2016 a Roma.

Il testo negoziale del TTIP: www.ttip-leaks.org

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Fotovoltaico nuovo ribasso record: 3 c$/kWh. Come ci si riesce?

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Lunedì, 2 Maggio 2016
Redazione Qualenergia.it
I vincitori di un'asta a Dubai hanno offerto di vendere l'elettricità dai nuovi parchi fotovoltaici a 2,99 centesimi di dollaro per kWh per 25 anni. Il record precedente era di 4,8 cent$. Cosa c'è dietro offerte così competitive? In allegato un report su mercato fotovoltaico e prossime aste nell'area MENA.
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Dal Medioriente arriva l’ennesimo ribasso record in un’asta per realizzare un parco fotovoltaico non incentivato. Ci si era chiesti come fosse possibile produrre elettricità dal sole a meno di 50 $/MWh – il record precedente era di 4,8 centesimi di dollaro a kWh – quando ecco che l’ultima asta indetta dalla Dubai Electricity & Water Authority (DEWA) è stata vinta con ...

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Il ministro possibile, Chicco Testa, ipse dixit

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Lunedì, 2 Maggio 2016
Leonardo Berlen
Chicco Testa è uno dei papabili alla poltrona di ministro dello Sviluppo Economico. Siamo andati a ritrovare alcune sue dichiarazioni degli anni del “rilancio del nucleare in Italia” (2010-2011) e alcune più recenti. Sono passati solo 4-5 anni, ma sembra una vita fa. Tuttavia ricordare ogni tanto può essere utile.

Chicco Testa è uno dei papabili alla poltrona di ministro dello Sviluppo Economico. Non che le alternative siano di particolare gradimento per tutti coloro che operano nel campo delle rinnovabili, dell’efficienza energetica e della green economy in genere (vedi Claudio De Vincenti o Teresa Bellanova). Anzi.

Ma l’attuale presidente di Sorgenia e Assoelettrica è, per usare un eufemismo, particolarmente organico ai grandi gruppi energetici italiani e ha dimostrato negli anni di non essere certo un fautore di un modello diverso di produzione e consumo energetico.

La sua storia e il suo curriculum sono su tutti i giornali. Testa è un uomo che da tempo incarna la classe dirigente di questo paese. Ognuno su di essa ha la sua opinione, ovviamente, ma quello che molti trovano stridente sono le sue battaglie, sempre dalla parte opposta alla generazione distribuita e alle fonti pulite.

Siamo andati ad esempio a ritrovare alcune sue dichiarazioni degli anni del “rilancio del nucleare in Italia”. Sono passati solo 4-5 anni, sembra una vita fa. Ma ricordare può essere utile.

All’epoca era operativo il blog “Forum nucleare italiano” curato e promosso proprio da Chicco Testa; uno strumento per accompagnare la rinascita del nucleare in Italia. Mission del sito era di dimostrare come, parole di Chicco Testa, “quella nucleare sia una scelta necessaria per il paese".

Il Forum aveva anche promosso una discussa e discutibile campagna pubblicitaria (oggi non più visibile, come lo stesso blog: www.newclear.it, dissoltosi dopo Fukushima). Si stimava avesse un costo di 6 milioni di euro. Dietro si presume ci fossero Edf, Enel, Gdf Suez, Techint, Terna e Westinghouse e altri gruppi coinvolti nel potenziale business degli agognati reattori italiani. QualEnergia.it ne parlava qui: Chi paga la pubblicità (travestita) al nucleare.

Lo spot del Forum nucleare fu poi bocciato dal Giurì per la sua comunicazione ambigua.

Chicco Testa era entusiasta delle visite di quel sito, probabilmente esagerandone il numero (“30mila presenze al giorno e oltre un milione e 143mila pagine viste”). E si vantava dicendo che c’erano “più di 17mila commenti pubblicati sul blog”. Ma va detto che gran parte erano fortemente critici, e non mancavano certo gli insulti, come aveva detto lo stesso Testa.

In quei giorni di fine 2010 Chicco Testa commentava riguardo a quella campagna: "Molti interventi esprimono la loro contrarietà all'energia nucleare e il loro favore per le fonti rinnovabili; il fatto è che si tratta di due forme di energia che non sono alternative una rispetto all'altra. Anzi, possono e devono convivere, ciascuna svolgendo una funzione diversa”.

Il pensiero energetico del (forse) prossimo ministro del MiSE viene puntualizzato in quest’altro passaggio ripreso dalle agenzie, sempre nel dicembre del 2010: “Quasi il 70% dell'energia elettrica mondiale si fa con i combustibili fossili: carbone (40% circa), gas e olio combustibile. Le fonti rinnovabili da sole non possono ridurre il peso di queste fonti che sono molto inquinanti; inoltre le rinnovabili hanno alcuni limiti strutturali. Il più importante è che non sono sempre disponibili ma, soprattutto l'eolico e il solare, dipendono dalle condizioni climatiche”. E aggiungeva “… per cui ci vogliono impianti in grado di funzionare 24 ore su 24. E questi o sono alimentati dai combustibili fossili o dall'energia nucleare. L'alternativa non è tra rinnovabili e nucleare, ma tra carbone e nucleare”.

La bontà del rinascimento nucleare veniva avvalorata da Testa per il fatto che il referendum del maggio 1987 non aveva affatto bocciato ‘formalmente’ il nucleare, né stabilto la chiusura delle centrali.

Diceva, infatti: “Quella decisione fu politica. I tre quesiti su cui si votò erano relativi all'abrogazione di tre norme secondarie: un comma che attribuiva al Cipe poteri per la localizzazione delle centrali nucleari; un secondo comma sull'erogazione di fondi per le aree dove sarebbero state installate le centrali nucleari; infine una norma che consentiva all'Enel di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero".

Per Chicco Testa quel “referendum si svolse oltre 23 anni fa, sotto l'effetto emotivo dell'incidente di Chernobyl” “Nel frattempo – aggiungeva - moltissime cose sono cambiate, quell'incidente può essere valutato in una prospettiva storica, un’altra generazione di italiani è cresciuta e ha il diritto di discutere di un tema che da allora è stato cancellato dal dibattito nazionale; gli italiani hanno diritto di sapere perché in tutti gli altri paesi del G8 si continua a produrre energia nucleare e perché l'energia nucleare sta rinascendo nel mondo” (ecco qualche dato sul nucleare degli ultimi decenni: Nessun rinascimento nucleare ... e intanto le rinnovabili crescono).

Poi gli italiani gli risposero nel referendum. Ma forse, secondo l’attuale presidente di Assoelettrica, ancora sotto un altro effetto emotivo, quello di Fukushima.

Solo a titolo di cronaca ricordiamo la sua difesa del nucleare anche nelle ore successive del disastro alla centrale atomica Fukushima, in una trasmissione de La7, dove minimizzava, senza avere nessuna informazione di prima mano, la situazione (vedi stralcio della trasmissione), anche se già in quei momenti alcuni esperti paventano il peggio.

Interessante anche il pretesto dei cambiamenti climatici “pro-atomo”. Affermava Chicco Testa: “Nel 1987 il cambiamento climatico non era ancora un’emergenza mondiale. Oggi lo è. Istituzioni internazionali come l'Onu, l'Ocse e la Ue lanciano l'allarme e indicano il nucleare come una delle soluzioni per limitare l'aumento della temperatura terrestre. Persino diversi dei fondatori del movimento ambientalista mondiale hanno cambiato idea e oggi credono che il nucleare sia una delle vie da percorrere per evitare la catastrofe climatica. E allora perché non riaprire su questo un dibattito nazionale?". All’epoca il nemico da combattere era dunque il carbone.

Ma parlando della forte crescita della domanda elettrica che dovevamo attenderci, ecco la cantonata più grande del (forse) futuro Ministro: “Oggi – diceva all’inizio nel febbraio 2011 - nel mondo l'elettricità si produce sempre più con il carbone, e se vogliamo ridurre le produzione di energia elettrica dai combustibili fossili il nucleare è una possibilità, altrimenti non ce la facciamo". "Sono cambiate tantissime cose in questi ultimi 20-30 anni, soprattutto la domanda di energia elettrica, che continua a crescere. Per rispondere a questa domanda, l'atomo serve”.

Poco meno di due anni e mezzo dopo, nel giugno 2013 affermava, leggendo i dati Terna si rammaricava: “siamo a 22 mesi consecutivi di contrazione della domanda: segno che la crisi economica si sta aggravando e che la strada da percorrere, per tornare a quello che eravamo prima del 2008, è sempre più lunga e più ripida". E spiegava: “La situazione del settore termoelettrico si sta facendo drammatica; a fronte di un positivo risultato delle rinnovabili, cresciute sul giugno 2012 di ben 2 miliardi di kWh, le centrali termoelettriche hanno accusato un calo di quasi il 23%, passando da 16 a poco più di 12 miliardi di kWh di energia prodotta. Una situazione che richiede un urgente ripensamento degli assetti del mercato elettrico e delle regole del settore".

Ma non dovevamo fare, non una, ma quattro centrali nucleari, solo 30 mesi prima?

Quando nell’aprile del 2014 la domanda elettrica peggiora afferma poi pubblicamente: “Di fronte a questi dati crediamo che una revisione delle regole che governano il mercato elettrico e soprattutto una radicale riforma delle tariffe elettriche non sia più procrastinabile, pena porre le imprese del settore in una situazione di crescente difficoltà, che in alcuni casi potrebbe rivelarsi fatale” (si veda il suo intervento sull'argomento su questo sito).

Detto, fatto! Questa è storia degli due anni, con delibere e leggi tutte orientate al salvataggio delle centrali a fonti fossili e all’affossamento delle energie pulite.

Beh, a pensarci bene, Chicco Testa è il ministro giusto per questo governo.

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L’energia in Parlamento questa settimana, 2-8 maggio 2016

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Lunedì, 2 Maggio 2016
Redazione Qualenergia.it
Il calendario settimanale dei lavori parlamentari (2-8 maggio) che riguardano energia, rinnovabili, efficienza energetica, edilizia, mobilità sostenibile e tutte le tematiche che interessano gli abbonati a QualEnergia.it PRO.

Ecco il calendario dei lavori parlamentari della settimana da lunedì 2 a domenica 8 maggio che riguardano energia, rinnovabili, efficienza energetica, edilizia, mobilità sostenibile e tutte le tematiche che interessano gli abbonati a QualEnergia.it PRO. In allegato in basso il calendario completo con tutti gli appuntamenti di Camere, commissioni e Governo.

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