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Tremonti Ambientale e controlli delle Entrate, una questione aperta

Giovedì, 10 Novembre 2016
Avv. Simone Magnani e Dr.ssa Natalia Magnani
I controlli sull'agevolazione fiscale sono sistematici e coinvolgono un numero importante di imprese. Ma c'è un difetto di legittimazione dell’Agenzia delle Entrate come controllore: la totale assenza delle competenze tecniche che è stata riconosciuta come motivo di annullamento.

Riproponiamo per i nostri lettori questo articolo del 7 ottobre sui controlli dell'Agenzia delle Entrate riguardanti le agevolazioni della Tremonti Ambientale.

QualEnergia.it insieme allo Studio Magnani ha in programma per la fine di gennaio 2017 un workshop sul tema (della durata di metà giornata). Obiettivo è coinvolgere le imprese interessate ad affrontare tutti gli aspetti riguardanti la questione e le ultime novità in materia.

Pertanto chiediamo agli operatori concretamente interessati all'incontro di scriverci a: workshop@qualenergia.it

 

Da alcuni anni l’Agenzia delle Entrate ha intrapreso una serie di controlli delle posizioni fiscali delle imprese che hanno utilizzato l’agevolazione prevista dalla L. 388/00 art. 6, comma 13, procedendo a riprendere a tassazione gli importi relativi agli investimenti effettuati e agevolati, con conseguente richiesta delle imposte, suppostamente dovute e non pagate, oltre a relative sanzioni e interessi.

Ultimamente questa tipologia di controlli ha acquisito il carattere della sistematicità, coinvolgendo un numero decisamente importante di imprese.

Tale situazione è la manifestazione più evidente di come la suddetta norma di legge sia stata tanto importante quanto incompresa e disattesa, con il concreto rischio di un totale fallimento della stessa.

Nelle intenzioni del legislatore, infatti, e delle forze politiche che la sostenevano, tale normativa avrebbe dovuto rappresentare niente di meno che la riforma del sistema tributario a sostegno di uno sviluppo ecosostenibile.

Una prima macroscopica responsabilità sembra ascrivibile agli stessi organi istituzionali.

La l. 388 art. 6, commi da 13 a 19, cosiddetta Tremonti ambientale, la cui paternità e finalità istituzionale – come si desume dallo stesso testo di legge - va chiaramente ascritta al Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Ambiente, il cui braccio operativo era stato individuato, dalla stessa normativa, nell’A.N.P.A. (Agenzia Nazionale Protezione Ambiente), è stata completamente abbandonata sia nelle fasi di chiarimenti e indirizzi interpretativi/normativi che di controllo, sia formale che di merito, all’Agenzia delle Entrate.

Quest’ultima, le cui finalità istituzionali sono diametralmente opposte a quelle del MiSE, si è trovata a dover gestire, quale unico interlocutore, una normativa estremamente scarna ed “essenziale” che coinvolgeva competenze professionali specialistiche diverse e complementari (dai tecnici ambientali agli esperti di contabilità ambientale) in assenza di un necessario ed esauriente regolamento di attuazione, senza, peraltro, che nessuna specifica attribuzione di potere in tal senso le venisse attribuito dalla norma in oggetto.

A monte di questa situazione di disordine istituzionale di ruoli e di competenze si può ravvisare una confusione concettuale nelle misure di incentivazione industriale tra il concetto di “tributo” ed il concetto di “contributo”.

La circostanza che una misura di incentivazione agli investimenti sia concessa sotto forma di risparmio di imposta non determina, infatti, necessariamente il sorgere di un rapporto di tipo tributario.

Occorre precisare che a fronte della mancanza del suddetto regolamento, che integrasse e sostanziasse le scarne e imprecise disposizioni di legge secondo le linee di politica economica per uno sviluppo sostenibile perseguite dai Ministeri competenti, è stata emanata un'unica circolare interpretativa - n. 1/E del 31.1.2001 - da parte dell’Ministero delle finanze, che nulla aggiungeva e chiariva dell’originale testo di legge.

Tranne un piccolo, forse involontario, inciso: la limitazione ai danni causati all’ambiente “dall’attività d’impresa”. Inciso del tutto gratuito e fuorviante che ha poi permesso o indotto gli uffici accertatori periferici di controllo a tentare maldestramente di escludere interi settori industriali dai benefici di legge.

Ci riferiamo in particolare all’intero settore della “green economy” e, in particolare, ai produttori professionali di energia da fonti rinnovabili.

La successiva prassi dell’A.E. in materia, (risoluzione n. 226/E del 11.07.2002, n. 95 del 25.07.2005 e n. 78/E del 05.08.2010) è stata prodotta in modo disorganico ed estemporaneo a fronte degli inevitabili interpelli proposti da contribuenti del tutto incerti a fronte di una normativa oscura e lacunosa.

In particolare l’ A.E., al fine di chiarire il criterio cardine di valutazione degli investimenti ambientali, il cosiddetto “approccio incrementale” imbocca maldestramente la strada interpretativa dell’adeguamento alla disciplina comunitaria, introducendo la decurtazione dei futuri risparmi di spesa dal costo agevolabile, sovrapponendo le due normative, e, di fatto, scardinando la struttura della legge 388/00 art. 6, c.13, senza peraltro giungere ad un modello quantitativo definito capace di determinare con certezza il contributo spettante.

Si può quindi notare come tutta l’attività interpretativa e di controllo sulla Tremonti ambientale poggi su presupposti giuridico/interpretativi estremamente fragili come dimostrato dalla più recente giurisprudenza di merito e dalla stessa evoluzione della normativa comunitaria.

Queste contestazioni dell’Agenzia delle Entrate, infatti, sono infondate perché basate non sul testo di legge ma esclusivamente su propri atti amministrativi, come ormai riconosciuto da numerose sentenze delle Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali.

Ma al di là della legittimità o meno delle contestazioni vi è da chiedersi se l’Agenzia delle Entrate sia, ab origine, legittimata ad effettuare valutazioni di merito circa la riconducibilità di determinati cespiti alla categoria degli investimenti ambientali ex Tremonti Ambientale e la loro valorizzazione.

Il difetto di legittimazione dell’Agenzia delle Entrate trova puntuale conferma nella totale assenza, per sua natura, delle competenze tecniche in materia ambientale, necessarie a svolgere il controllo di merito sulla spettanza dell’agevolazione.

Tale mancanza è stata esplicitamente riconosciuta come motivo di annullamento di diversi avvisi di accertamento da varie Commissioni Tributarie di primo e secondo grado, secondo cui ogni valutazioni di merito deve essere ricondotta esclusivamente al Ministero dello Sviluppo Economico.

In conclusione, riteniamo non possano di certo essere fatte pagare alle imprese, che hanno utilizzato correttamente ed in buona fede l’agevolazione, le carenze normative e regolamentari di una legge che per finalità ed intenti avrebbe meritato sorte migliore.

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Riqualificare l'impianto termico per aumentare l'efficienza energetica

Giovedì, 10 Novembre 2016
News dalle Aziende
Ridurre i consumi di energia termica sostituendo l'impianto di riscaldamento con vantaggi economici ed ecologici. È possibile con le caldaie a condensazione di ultima generazione, abbinate anche a soluzioni di domotica. Qualche consiglio da Hoval.

Sono molti i motivi che dovrebbero spingere a ridisegnare la fisionomia del patrimonio edilizio esistente, in primis per metterlo in sicurezza, ma anche per modificarne la classe energetica, in modo da renderlo meno energivoro, più efficiente e quindi più ecologico ed economico.

Il tema è di scottante attualità e riguarda gran parte degli edifici di vecchia costruzione, soprattutto quelli costruiti prima degli anni Novanta che, oltre ad avere un involucro non adeguatamente isolato, utilizzano anche impianti termici caratterizzati da una tecnologia ormai superata.

Sappiamo che da tempo le normative seguono questo orientamento e le detrazioni fiscali incoraggiano gli interventi di riqualificazione energetica.

Nel contesto di una riqualificazione "profonda", intesa come mix di ottimizzazione di efficienza cui devono concorrere tutti i componenti di un edificio (involucro, copertura, impiantistica) svolge naturalmente un ruolo chiave la scelta di un sistema di riscaldamento innovativo, in grado di risolvere i problemi di consumi eccessivi e di mancanza di regolazione degli impianti vetusti.

Sono numerosi i vantaggi che si ottengono da una riqualificazione energetica: da una sensibile riduzione delle spese di riscaldamento, alla detrazione del 65% (che la legge di Bilancio in discussione proroga fino a fine 2017) all'incremento del valore dell'immobile, ad un netto miglioramento del microclima interno, con ambienti più caldi in inverno e più freschi in estate, in assenza di formazione di muffe e condense.

Sostituire il vecchio impianto

La ricerca di tecnologie innovative per ottenere standard sempre più elevati di efficienza energetica ha prodotto una nuova generazione di caldaie, molto apprezzate sia in ambito residenziale che industriale, definite "a condensazione", ideali da utilizzare negli interventi di riqualificazione energetica.

Sostituendo una caldaia tradizionale con una a condensazione è possibile tra l'altro sceglierne una di potenza nominale minore.

Se poi il sistema viene integrato con l'aggiunta di pannelli solari, dalla combinazione di pannelli solari e caldaia a condensazione si possono ottenere risparmi ancora maggiori.

Cosa caratterizza un impianto a condensazione? La differenza risiede in una diversa tecnologia. Nelle caldaie a gas tradizionali infatti, lo scambiatore di calore trasferisce i gas di scarico nell'acqua di riscaldamento, e qui questi vengono raffreddati a una certa temperatura (per es. a 180°). È quello che in termodinamica viene definito "calore sensibile".

I gas di scarico racchiudono però anche un altro tipo di energia termica, conosciuta come "calore latente", contenuto nel vapore acqueo che viene prodotto durante la combustione. È proprio questa energia che nelle caldaie convenzionali va irrimediabilmente persa, scomparendo nello scarico.

La differenza sta proprio qui: le caldaie a gas a condensazione sfruttano questo tipo di energia termica, prodotta dalla condensazione del vapore acqueo, attraverso uno speciale scambiatore di calore.

Una volta recuperato il calore sensibile dai gas di scarico, i gas vengono ulteriormente raffreddati. E non appena la temperatura dei gas di scarico viene abbassata ad un valore al di sotto della temperatura di condensazione (il cosiddetto "punto di rugiada"), il vapore acqueo si condensa. Il calore della condensazione viene allora liberato e trasferito nell'acqua di riscaldamento.

Le caldaie a condensazione consentono così di risparmiare energia e permettono di ottenere il massimo comfort nell'ambiente riscaldato. Lo stesso impianto richiede inoltre una ridotta manutenzione.

Innovazioni per una maggiore efficienza

Nella caldaia a condensazione Hoval UltraGas®, per esempio, lo scambiatore di calore aluFer® , costituito internamente in alluminio ed esternamente in acciaio, con una speciale struttura lamellare, é in grado di aumentare di 5 volte la superficie necessaria per il trasferimento e quindi la conduttività del calore.

Grazie a questo processo, i gas di scarico possono essere raffreddati in modo efficiente, con un recupero fino al 20% dell'energia utilizzata.

Un'ulteriore soluzione innovativa presente nelle caldaie UltraGas®, è costituita dagli attacchi di ritorno separati per le alte e basse temperature. L'acqua proveniente dai circuiti di riscaldamento a temperature diverse può essere fatta confluire, sempre a temperature diverse, nei condotti di ritorno separati.

Come diretta conseguenza, nella parte inferiore della caldaia sussistono le condizioni ottimali per una condensazione efficace, che porta nuovamente ad un recupero dell'energia dei gas di scarico.

Questa soluzione porta, nella caldaia UltraGas®, ad un incremento dell'efficienza della caldaia dell'80% rispetto alle altre caldaie a condensazione.

I bruciatori delle caldaie a condensazione, realizzati con materiali particolarmente resistenti al calore, sono sicuri e durevoli. Il bruciatore modulante a premiscelazione delle caldaie UltraGas® lavora in combinazione con il sistema UltraClean®, che adatta l'efficienza del bruciatore esattamente alle necessità del momento. La temperatura di combustione é omogenea, é compresa in un range ottimale e riduce al minimo l'emissione di sostanze nocive.

Un sistema intelligente per ridurre i consumi

Anche la domotica gioca un ruolo rilevante per aumentare l'efficienza della caldaia e l'Internet of Things si muove ormai in questa direzione.

Per essere davvero efficiente, una caldaia deve infatti essere in grado di adattare i consumi alla necessità del momento, ovvero alle condizioni meteorologiche esterne attuali e a quelle previste a breve.

Con il sistema di regolazione intelligente TopTronic®E, Hoval offre una soluzione moderna, utilizzabile su tutti i suoi modelli di caldaia. È sufficiente disporre di un PC o di uno smartphone per regolare in remoto sia caldaie singole, sia più impianti collegati fra loro in un impianto.

Se collegato con i collettori solari, il sistema di regolazione Hoval TopTronic®E può prevedere l'intensità dei raggi solari in base ai dati disponibili ed adattare di conseguenza il programma di riscaldamento. In questo modo il consumo di gas viene ulteriormente ridotto.

Questi, per concludere, i vantaggi di un impianto a condensazione di ultima generazione:

  • Elevata efficienza
  • Risparmio
  • Rispetto dell'ambiente
  • Manutenzione ridotta
  • Lunga durata
  • Elevata sicurezza

Tanti buoni motivi per maturare la decisione di riqualificare e sostituire l'impianto di riscaldamento vetusto ed energivoro con uno ad elevata efficienza energetica.

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La Piattaforma Tecnologica Nazionale sul Biometano presentata a Rimini

Mercoledì, 9 Novembre 2016
Presentata a Ecomondo la Piattaforma Tecnologica Nazionale sul Biometano che unisce industria, trasporti, settore agricolo, utilities e associazioni ambientaliste per far sì che l’Italia diventi produttore di uno dei biocarburanti avanzati più promettenti.

Presentata a Ecomondo, alla Fiera di Rimini, la Piattaforma Tecnologica Nazionale sul (Bio)metano che unisce industria, trasporti, settore agricolo, utilities e associazioni ambientaliste per far sì che l’Italia diventi produttore di uno dei biocarburanti avanzati più promettenti.

Il biometano è prodotto sia dai sottoprodotti di origine agricola, sia dalla frazione organica dei rifiuti urbani. Al momento in Italia mancano ancora alcuni punti regolamentari necessari per dare il via ai progetti e sostenere l’operatività del settore.

Diverse sono le azioni volte allo sviluppo della produzione del biometano:

  • rivedere l'intervallo temporale per l'accesso agli incentivi;
  • prevedere entro il 2030 un target annuo minimo di immissione di biometano in rete pari ad almeno il 10% del metano immesso in rete nello stesso periodo;
  • prevedere un sistema di contabilizzazione che valorizzi la capacità delle imprese agricole e degli impianti di digestione anaerobica e compostaggio di sequestrare la CO2 in atmosfera;
  • istituire un Registro delle Garanzie di Origine del biometano per sviluppare un mercato attivo di scambi che faccia emergere il legame di valore tra biometano ed emissioni evitate di carbonio;
  • modificare la regolamentazione del mercato dei CIC (certificati di immissione in consumo).

Con il coordinamento di CIC, Consorzio Italiano Compostatori e CIB, Consorzio Italiano Biogas e la partecipazione di Anigas, Assogasmetano, Confagricoltura, Fise-Assoambiente, Legambiente, NGV Italy, Utilitalia, la Piattaforma intende valorizzare le soluzioni tecnologiche innovative per far sì che l’Italia diventi uno dei principali produttori di biometano ed esprima tutto il potenziale nel futuro greening delle attività produttive, della rete gas e della mobilità.

Secondo i firmatari della Piattaforma, l’Italia sarebbe nelle condizioni di raggiungere una produzione di 8,5 miliardi di metri cubi di biometano al 2030, non solo senza ridurre il potenziale dell’agricoltura italiana nei mercati alimentari, ma accrescendo la competitività e sostenibilità delle aziende agricole.

Ricordiamo che l’Italia è il secondo produttore di biogas europeo, dopo la Germania: a fine 2015 risultano operativi nel Paese circa 1.555 impianti biogas, il 77% dei quali alimentato da matrici agricole.

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Sistemi di accumulo, una stima del potenziale mercato in Italia

Mercoledì, 9 Novembre 2016
Redazione QualEnergia.it
Discrete prospettive per l'impiego delle batterie nel servizio di impianti FV residenziali in autoconsumo, nonostante economics ancora zoppicanti. Ma è nei servizi di rete che c'è il potenziale maggiore, con IRR a due cifre. Qualche anticipazione dall'analisi che l'Energy&Strategy Group presenterà la settimana prossima.
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Il mercato dei sistemi di accumulo elettrochimici in Italia ha un potenziale estremamente interessante, ma, più che per immagazzinare energia prodotta degli impianti fotovoltaici, le batterie sono oggi economicamente attraenti per offrire servizi di rete.

È questa in sintesi la conclusione cui sono arrivati gli analisti dell'Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano e che verrà illustrata nel nuovo "Energy Storage Report", un lavoro molto approfondito che sarà presentato a Milano il 16 novembre, ma che QualEnergia.it ha sfogliato in anteprima.

Proprio il grande interesse per il settore che ha spinto la nostra testata ad organizzare il Workshop tecnico “Accumulo, il futuro protagonista del fotovoltaico in Italia, che si svolgerà Roma, giovedì 1 dicembre.

Lo studio, come anticipato, stima il potenziale di mercato dei sistemi di accumulo sia come riserva di energia, cioè abbinati a impianti a fonti rinnovabili come il fotovoltaico su tetto, che per la fornitura di servizi di rete, in particolare nella partecipazione al Mercato dei Servizi di Dispacciamento o MSD ...

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Interventi sugli impianti FV incentivati: una nota di assoRinnovabili

Mercoledì, 9 Novembre 2016
Luisa Calleri
In attesa delle procedure GSE previste per gli interventi di manutenzione e ammodernamento degli impianti incentivati, assoRinnovabili si concentra su due potenziali interventi: sostituzione dei componenti d’impianto e variazione del regime di cessione in rete dell’energia prodotta.

Com’è noto tutti operatori del settore delle rinnovabili sono in attesa da fine settembre scorso delle procedure GSE previste dall’articolo 30 del DM 23 giugno 2016 per l’effettuazione degli interventi di manutenzione e ammodernamento degli impianti incentivati.

In particolare, per gli impianti fotovoltaici incentivati con Conto Energia ...

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FV, fare revamping con uno sguardo al futuro e all'accumulo

Mercoledì, 9 Novembre 2016
News dalle Aziende
Come riuscire a integrare, anche in impianti FV esistenti, il sistema d’accumulo o predisporre il sistema per un inserimento futuro del pacco batteria? Con Fronius, che propone vari inverter multifunzione adatti allo scopo, facciamo il punto sulla normativa e sulle soluzioni tecniche che si possono adottare.

Riuscire a guardare oltre. È questo l’obiettivo che bisogna porsi per effettuare revamping intelligente di un impianto fotovoltaico.

Il futuro si chiama 24h di sole e la strada da seguire è quella di riuscire a integrare, anche in impianti esistenti, il sistema d’accumulo.

Per proporre tali sistemi è necessario però conoscere come devono essere composti e come si devono considerare a livello normativo.

Con l’ingresso della nuova CEI 0-21 vengono definitivamente “banditi” quei sistemi definiti in gergo simil-UPS, come spiegato in dettaglio nella FAQ della CEI 0-21 del 04/03/2016, e viene delineato come calcolare la potenza nominale dell’impianto a seconda della collocazione del sistema di accumulo.

I sistemi di accumulo, per normativa, devono essere considerati come dei generatori; inoltre la potenza nominale dell’impianto deve essere considerata come la minore tra la potenza nominale dell’inverter e la somma STC dei moduli.

Tale potenza nominale dell’impianto è quella che determina se il sistema deve passare in trifase (superiore di 6 kW) e se deve essere inserita obbligatoriamente la protezione interfaccia esterna, che solo con l’entrata in vigore della nuova CEI 0-21, sarà necessaria dagli 11,08 kW di potenza nominale in poi.

Sul mercato ci sono diverse opzioni per i sistemi di accumulo, ma è opportuno prestare attenzione dove inserire il pacco batteria previo il cambio di potenza nominale e quindi la possibilità di passare in trifase o di inserire la protezione interfaccia esterna.

Se il sistema d’accumulo è collegato con il sistema FV sul bus DC dell’unico inverter, allora la potenza nominale dell’impianto è pari alla potenza nominale dell’inverter.

Se invece il sistema di accumulo è collegato su lato AC dell’impianto di generazione, quindi con l’aggiunta di un ulteriore convertitore, allora la potenza nominale è data dalla somma della potenza nominale dell’inverter solare e dell’inverter di storage.

Avere un sistema con il minor numero di componenti elettriche o elettroniche è senza alcun dubbio un vantaggio sia in termini economici sia in termini di gestione globale, diminuendo drasticamente le possibilità di guasto.

Ad oggi il prezzo dei sistemi di storage è abbastanza elevato; la soluzione ideale è perciò quella di iniziare a predisporre il sistema per un inserimento futuro del pacco batteria, utilizzando inverter che possa essere sfruttato inizialmente come un inverter classico e successivamente collegato con lo storage senza aggiungere o cambiare componenti.

Questo significa effettuare interventi che mirano a guardare al futuro dando al cliente la migliore soluzione per l’oggi e per il domani.

Fronius mette a disposizione un sistema di accumulo in grado di rispondere a tutti questi requisiti. Un inverter che lavora in multi-funzione, con o senza batteria, con controllo di carica/scarica e monitoraggio incorporati, riuscendo a gestire la bi-direzionalità dei flussi energetici. Fronius si dimostra quindi sempre proiettato verso il domani, verso il mondo delle 24h di sole!

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Dal debito sovrano le risorse per tutelare il capitale naturale. Il caso Grecia

Mercoledì, 9 Novembre 2016
Francesco Valezano
Riformulare il debito della Grecia in armonia secondo principi di sostenibilità finanziaria ed ecologica. Una proposta di WWF International: ridurre il debito e convertire questi capitali per finanziare misure di tutela ambientale e investimenti in rinnovabili ed efficienza energetica.
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Il debito della Grecia attualmente si attesta al 177% del PIL in un rapporto che difficilmente si può considerare economicamente sostenibile. Non s’intravede nessuna prospettiva di ripresa economica e l’odierna gestione del debito ellenico palesa le proprie pesanti ripercussioni sociali e ambientali.

I sette anni di stallo economico e di austerità hanno minano la solidità del progetto europeo ed è ormai chiaro come, in questi tempi di crisi economica e ambientale, l’Unione Europea dovrebbe piuttosto concentrarsi nella tutela del welfare e del territorio dei propri Stati Membri.

A partire da questi presupposti, il World Wide Fund for Nature (WWF) vuole stimolare un dialogo politico innovativo in merito a una possibile riduzione del debito che affligge la Grecia e - in collaborazione con la New Economics Foundation, l’ufficio di Atene del WWF - ha recentemente elaborato un documento, il “Debt relief for a living economy in Greece” (allegato in basso).

La proposta prospetta un’alternativa economica in piena antitesi con il regime di austerità imposto ai Paesi Europei dalla politica economica dell’Unione, indicando come si potrebbe perseguire la conservazione delle ricchezze naturali e uno sviluppo realmente sostenibile attraverso l’implementazione di una riduzione del debito.  

Secondo il WWF il debito, quello stesso spettro che paralizza molte economie continentali e nel mondo, si potrebbe trasformare in una sorta di finanziamento per la tutela del bene comune.

Al di là dello situazione drammatica delle sue finanze, la Grecia rimane uno dei più importanti Stati europei in termini di ricchezza ecologica. Secondo l’International Union for Conservation of Nature (IUCN), il Paese custodisce alcuni degli ecosistemi più sani dell’intera Europa e, grazie alle sue caratteristiche geografiche e climatiche, è ancora caratterizzato da alti livelli di endemismo.

Un vero e proprio tesoro ecologico che fornisce servizi ecosistemici la cui importanza va ben al di là dei confini nazionali, un patrimonio di valore inestimabile che arricchisce il continente tutto.

Tuttavia questo patrimonio naturale è minacciato dalla selvaggia deregolamentazione ambientale. A partire dal 2010 infatti, le misure volte alla riduzione del disavanzo non solo hanno causato una generale contrazione della spesa pubblica e pesanti tagli a salari e pensioni, ma hanno anzi favorito una serie di misure ecologicamente miopi.

Purtroppo, attraverso i programmi macroeconomici di adeguamento si è dovuto anche perseguire un generale indebolimento del quadro normativo relativo alla conservazione degli habitat naturali protetti. Sono quindi stati adottati provvedimenti che mirano a favorire investimenti edili aggressivi anche in zone costiere protette, oltre ad esser stati emanati una serie di condoni per sanare abusi sorti in riserve e parchi.

Anche il settore delle energie rinnovabili è stato drammaticamente colpito dalla crisi. Il sistema elettrico ellenico, già caratterizzato da un’alta intensità di carbonio, ha vissuto una pesante contrazione degli investimenti in nuovi progetti FER: particolarmente in sofferenza il fotovoltaico con solo 17 nuovi MW di potenza installati nel 2014 e 10 nel 2015.

A ciò si aggiunga un generale indebolimento delle politiche di efficienza energetica.

D’altra parte tutti i recenti governi, compreso quello di Syriza, hanno dimostrato un forte sostegno agli impianti termoelettrici esistenti che bruciano lignite: il Paese è il terzo produttore europeo di questo combustibile solido e tre anni fa si è avviata la costruzione di due nuovi impianti da 660 e 440 MW di potenza (si veda il documento redatto dal WWF Greece Ptolemaida 5 and Meliti 2 “Economic viability report of the new lignite units”).

Il massiccio sfruttamento dei giacimenti di lignite non ha comunque significativamente contribuito a colmare l’insufficiente offerta energetica che, secondo l’Energy desk di Greenpeace, danneggia 6 famiglie greche su 10. Circa 3 milioni di persone, ovvero quasi un quarto della popolazione greca, non può permettersi un riscaldamento adeguato durante l'inverno.

Nel disperato tentativo di contenere le importazioni di idrocarburi, dal 2015 la Grecia ha altresì promosso le esplorazioni sia sul territorio che offshore, nel mar Ionio.

La sfida economica allora è di tradurre una possibile riduzione del debito in capitali che finanzino direttamente misure di tutela ambientale e investimenti in rinnovabili ed efficienza energetica.

In questo modo, e in piena coerenza con gli obiettivi del Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite, si potrebbero risanare anche le finanze di molti altri Paesi così ricchi in biodiversità.

Bisogna precisare che l’idea proposta nel Debt relief for a living economy in Greece, non è una novità nella storia della finanza internazionale.

Un esempio di particolare rilevanza è il “Conservation Act Tropical Forest” del 1998, meccanismo elaborato dagli USA a sostegno della conservazione delle foreste tropicali: i pagamenti del debito restano all’interno del Paese debitore e vengono redistribuiti alle ONG ambientali locali.  

Già verso la fine degli anni ‘80 lo stesso WWF aveva collaborato con il governo americano con l’intento di ristrutturare il debito di alcuni Paesi Latinoamericani: nel 1987 la Bolivia si avvantaggiò di una riduzione del suo debito sovrano a titolo di sostegno alla salvaguardia delle foreste, e successivamente anche Costa Rica ed Ecuador poterono godere di una riduzione del passivo nazionale allo scopo di sostenere la difesa del territorio.

Anche nel Vecchio Continente si è sperimenta la riformulazione del debito in funzione della tutela ambientale: nei primi anni ‘90 la Polonia ha realizzato una consistente cancellazione del proprio debito per la creazione di un fondo statale che gestisse capitali finalizzati a finanziare progetti di protezione delle risorse naturali.

Nondimeno si può notare come sussistano profonde differenze tra le varie esperienze di rinegoziazione del debito e la situazione greca. Il sistema economico della Grecia sicuramente non è assimilabile alla Polonia, reduce da decenni di socialismo reale, e non rispecchia neppure quello di un Paese in via di sviluppo; inoltre la nazione Ellenica rimane un membro della zona euro, seppur pesantemente indebitato. 

È senz’altro necessario accogliere l’idea che il futuro delle economie europee si debba muovere verso la tutela del territorio e nell’urgenza di svincolare la crescita economica dal degrado dell’ambiente naturale: arrestare la rovina della biodiversità, l’eco-innovazione, l’uso efficiente delle risorse, sono ormai scelte politiche che si traducono in occasioni di crescita e benessere della comunità mondiale.

L’invito del WWF è quello di considerare il valore sia ambientale che economico del patrimonio naturale greco come una risorsa per l’intera Unione Europea, auspicando un possibile accordo tra la Grecia e le sue istituzioni creditrici che favorisca il perseguimento di politiche sostenibili.

Debt relief for a living economy in Greece (pdf)

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Bollette elettriche, Tutela Simile e Maggior Tutela: ecco cosa cambia da gennaio 2017

Mercoledì, 9 Novembre 2016
Dal primo gennaio 2017 per la fornitura elettrica Tutela SIMILE, il nuovo contratto standard disegnato dall’Autorità per accompagnare verso il mercato libero dell'elettricità. Piccoli cambiamenti anche nel regime di Maggior Tutela, che resta disponibile fino all'abrogazione ex lege. Vediamo le novità in arrivo.

Dal 1° gennaio 2017 tutti i clienti domestici e le piccole imprese, attualmente serviti in Maggior Tutela, potranno scegliere il contratto di Tutela SIMILE, il regime istituito  dall’Autorità per l'Energia al fine di accompagnare il consumatore verso il mercato libero dell'elettricità.

Come funziona

La Tutela SIMILE è una particolare tipologia di contratto di fornitura di energia elettrica di durata di 12 mesi non rinnovabile.

Tale contratto  pur basandosi sul mercato libero, è composto da condizioni contrattuali definite dall'Autorità, obbligatorie ed omogenee per tutti i venditori.

Le condizioni economiche saranno analoghe a quelle del servizio di Maggior Tutela ma con la riduzione di un bonus una tantum - qualora il contratto perduri per tutti i 12 mesi - diverso da fornitore a fornitore, che verrà applicato nella prima bolletta .

Per tale ragione le offerte di Tutela SIMILE saranno facilmente confrontabili tra loro e con il servizio di Maggior Tutela.

Il contratto

Il contratto di Tutela SIMILE e potrà essere stipulato con il fornitore, attraverso il sito dedicato, gestito da  Acquirente Unico, che sarà disponibile dal 1° gennaio 2017.

Sul sito, il cliente potrà scegliere in modo facile tra un numero limitato di offerte commerciali  standard, ordinate in funzione del valore del bonus una tantum offerto dai venditori.

Il cliente potrà aderire alla Tutela SIMILE fino al 30 giugno 2018 e la fornitura avrà una durata massima di 12 mesi.

E dopo i 12 mesi?

Alla scadenza del contratto il cliente potrà scegliere se rimanere con lo stesso fornitore sottoscrivendo una nuova offerta di mercato libero oppure potrà stipulare un contratto di mercato libero con un fornitore diverso.

In caso di mancata conclusione di un nuovo contratto, il cliente finale resterà con il fornitore ammesso alla Tutela SIMILE e gli saranno applicate condizioni contrattuali ed economiche di mercato libero in base ad una struttura standard definita dall'Autorità.

Resta salva la facoltà del cliente finale di richiedere di rientrare nel servizio di Maggior Tutela.

Come cambia la Maggior Tutela

Dal 1° gennaio 2017 cambiano anche alcune condizioni del servizio di  Maggior Tutela, che sarà sempre riservato alle famiglie e alle piccole imprese (con meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo non superiore a 10 milioni di euro).

Potranno ancora accedere alla Maggior Tutela, cosi come oggi, i clienti aventi diritto che ne fanno richiesta, che non hanno sottoscritto offerte sul mercato libero o che si trovano, per qualsiasi causa, senza un fornitore di energia elettrica sul mercato libero.  

Rispetto a oggi, dal 1° gennaio 2017 il prezzo sarà sempre calcolato trimestralmente; tuttavia il metodo utilizzato sarà caratterizzato da un più immediato allineamento con i costi di approvvigionamento sostenuti per servire i clienti, mentre le altre condizioni contrattuali non subiranno variazioni.

Il servizio di Maggior Tutela resterà in vigore fino alla sua rimozione ex-lege.

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Operazioni nel fotovoltaico: investimenti con alti e bassi nel terzo trimestre 2016

Mercoledì, 9 Novembre 2016
Redazione QualEnergia.it
Taiwan e Gran Bretagna protagonisti con due delle principali operazioni commerciali nel mercato del FV nel periodo luglio-settembre. I finanziamenti delle aziende sono in crescita ma sempre lontani dai livelli registrati nel 2015. Anche l’Italia ha visto una transazione da più di cento milioni di dollari.
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La conferma che Taiwan è uno dei mercati emergenti del solare (Fotovoltaico, piccoli mercati crescono. Il piano di Taiwan) arriva dai dati diffusi da Mercom sul terzo trimestre 2016.

Nel piccolo paese asiatico, infatti, c’è stata ...

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Le implicazioni sugli scenari energetici e climatici della vittoria di Trump

Mercoledì, 9 Novembre 2016
Gianni Silvestrini
La vittoria di Trump avrà conseguenze internazionali e interne su molti fronti. Anche se l’uscita degli Stati Uniti non invaliderà l’accordo di Parigi, le politiche energetiche interne potrebbero virare nettamente verso i fossili. Il ruolo di Cina, Russia ed Europa, e quello dei movimenti dal basso Usa. Un articolo di Gianni Silvestrini.
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La vittoria di Trump avrà conseguenze profonde a livello internazionale.

Negli Usa gli impatti riguarderanno una molteplicità di fronti: dai diritti civili alla politica estera, dalle scelte economiche a quelle ambientali.

Per il momento ci concentriamo sugli impatti degli scenari climatici che proprio in questi giorni vengono discussi a Marrakech dopo la ratifica dell’accordo di Parigi.

Un accordo che, paradossalmente, è entrato in vigore così rapidamente proprio per la preoccupazione di un’eventuale vittoria di Trump, che ha portato Obama ad intensificare i rapporti con la Cina accelerando l’adesione dei due maggiori responsabili delle emissioni climalteranti. Le clausole dell’Accordo sul Clima prevedono infatti che un paese che intenda abbandonare il campo lo possa fare solo dopo quattro anni.

In ogni caso, considerando l’attuale stato delle ratifiche, che vede l’adesione già di 102 paesi, anche l’uscita degli Stati Uniti non invaliderebbe comunque l’Agreement. La clausola del livello del 55% delle emissioni mondiali sarebbe infatti già garantita dagli altri paesi 96 Stati.

A livello internazionale potrebbe però esserci qualche ripensamento. La Russia, per esempio, da sempre tiepida su questa tematica, non ha ancora ratificato l’Accordo e potrebbe non passare all’adesione formale.

Ma l’abbandono del ruolo di stimolo che aveva impresso Obama nella battaglia del clima farà sì che il ruolo di apripista in questo momento detenuto da due paesi, Usa e Cina, verrà lasciato al paese asiatico e, forse, vedrà un ritorno dell’Europa.

Ed è un paradosso che il portabandiera dell’impegno climatico diventi proprio quella Cina che Trump aveva affermato essere alla base dell’imbroglio, “hoax”, ordito per indebolire le industria statunitensi impegnandole nella riduzione delle emissioni (La Cina critica le idee di Trump sull’energia).

Sul versante delle politiche climatiche interne Usa ci sarebbe certo una battuta d’arresto e molte decisioni di Obama verranno bloccate. Ma le evoluzioni in atto sul fronte delle tecnologie e dei flussi di investimenti non potranno essere fermate (Trump e la sua energia, tra propaganda e realtà) - (Hillary vs. Donald, ricette opposte su energia e clima).

Anzi, è immaginabile che, dopo il primo shock, ci saranno gruppi di base, imprese, città, contee e Stati che si impegneranno più di prima su questo fronte.

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