Il mercato secondario del fotovoltaico non si ferma con lo spalma-incentivi

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Mercoledì, 3 Settembre 2014
News dalle Aziende
Il mercato italiano può ancora attrarre investimenti. Milk the Sun ha venduto un impianto fotovoltaico in Italia proprio nel giorno della conversione in legge dello Spalma-incentivi.

L'interesse a investire nel mercato fotovoltaico italiano è ancora grande. Lo dimostra il fatto che la piattaforma online internazionale per la compravendita di impianti fotovoltaici Milk the Sun abbia registrato la prima vendita di un impianto ubicato in Italia proprio il giorno della conversione in legge del D.L. 91/2014, che contiene la norma Spalma-incentivi. In Italia c'è un notevole potenziale in termini di impianti esistenti da vendere, comprare, rifinanziare o rendere più efficienti.

"Milk the Sun ha permesso di realizzare un investimento in Italia nonostante i tagli retroattivi agli incentivi. L’azienda ci ha seguito passo dopo passo aiutandoci a superare gli ostacoli nati durante il corso delle trattative e facilitando l’acquisto dell’impianto”, racconta l'investitore R. Siessl della Soletec sulla collaborazione con Milk the Sun.

Recentemente, il governo italiano ha approvato in via definitiva il provvedimento di conversione del D.L. Competitività che contiene una pesante riduzione degli incentivi per il fotovoltaico. Questa legge mette i gestori di impianti in ginocchio, business plan e calcoli sui rendimenti sono da rivedere. Con questa modifica si teme il peggio e il tramonto del mercato secondario - ma Milk the Sun dimostra che è ancora possibile fare incontrare la domanda e l’offerta. Grazie al suo know-how e ai contatti con i giusti investitori Milk the Sun rende il mercato fotovoltaico in Italia di nuovo “liquido”.

"Il mercato dà segnali di ripresa, la domanda di impianti fotovoltaici in Italia sta crescendo. Ora l’offerta deve accettare le modifiche legislative. Gli impianti pubblicati sulla nostra piattaforma maggiormente visualizzati sono quelli con più dettagli e informazioni sul ciclo di vita dell’impianto fotovoltaico. Le imprese e gli investitori esteri continuano a vedere buone opportunità di investimento nel mercato fotovoltaico italiano”, comunica il team Italia di Milk the Sun.
 

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Ministro Guidi: "assicurare le forniture di gas all'Europa è una priorità assoluta"

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Mercoledì, 3 Settembre 2014
Redazione Qualenergia.it
Nell'audizione al Parlamento europeo, Federica Guidi, ministro dello Sviluppo Economico, ha evidenziato come le crisi internazionali di Libia e Ucraina rischiano di avere importanti ripercussioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti in Europa. Per questo intende puntare sulla diversificazione delle fonti, anche se le forniture di gas restano prioritarie.

Sulla questione energia e sicurezza degli approvvigionamenti si muove Federica Guidi, ministro dello Sviluppo Economico, che durante l'audizione al Parlamento europeo di ieri a Bruxelles, ha spiegato che nell’attuale situazione, soprattutto alla luce della crisi ucraina bisognerà “rafforzare gli obiettivi comuni: la decarbonizzazione del sistema energetico europeo, la sicurezza, anche attraverso un rilancio della politica energetica esterna, e la piena integrazione dei mercati energetici europei".

In relazione alle crisi internazionali come Libia e Ucraina, che hanno importanti ripercussioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti in Europa, il ministro ricorda che "la Commissione ha presentato una strategia sulla sicurezza e ha avviato una valutazione del rischio connesso all'interruzione di forniture gas dalla Russia nel prossimo inverno e che la presidenza italiana ha avviato un dibattito tra gli Stati membri per individuare una lista di misure".

Secondo una nota del ministero dello Sviluppo economico, il ministro Guidi, tra le priorità politiche del semestre di presidenza Ue dell'Italia si è detto impegnato a favorire un accordo, per il Consiglio europeo di ottobre, in materia di clima ed energia al 2030".

Sullo specifico della crisi ucraina la Guidi si dice preoccupata per le ritorsioni di Putin: “gli effetti delle sue contromisure alle sanzioni europee si stanno già sentendo”, ha dichiarato. Il ministro spera in una soluzione negoziata e diplomatica e ha detto che “tutti gli Stati membri saranno chiamati a sostenere le ripercussioni economiche di queste contromisure”.

Per il ministro bisognerà puntare sulla diversificazione delle fonti di energia. "L'impiego delle energie rinnovabili e l'efficienza energetica – ha detto - consentiranno all'Europa di limitare la dipendenza dalle importazione di risorse energetiche. Tuttavia, il gas continuerà a svolgere un ruolo centrale verso la decarbonizzazione e pertanto assicurare le forniture di gas all'Europa è oggi una priorità assoluta".

Intanto, sempre ieri, sul tema dello sfruttamento delle risorse di idrocarburi nazionali il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, in un''intervista al Resto del Carlino, ha detto che si deve “passare dall'emotività alla scienza". "Abbiamo la normativa più restrittiva in Europa - ha detto Galletti - e dobbiamo applicarla bene; sono previste rigorose procedure di valutazione di impatto ambientale: se vengono rispettate tutte le condizioni di legge, lo Stato non può negare le autorizzazioni". Per Galletti “non possiamo andare avanti con le politiche locali dei no". Una frase che ricorda quelle dichiarazioni pro-nucleare del pre e post Fukushima. E fortunatamente il “no” allora arrivò e fu piuttosto sonoro.

Tap, il Comitato annuncia ricorso al Tar

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Mercoledì, 3 Settembre 2014
Redazione Qualenergia.it
Dopo la luce verde della commissione VIA e le norme dedicate in arrivo con lo 'Sblocca Italia', il comitato contro il gasdotto ha annunciato di voler presentare ricorso al Tar per presunte irregolarità nella procedura di valutazione di impatto ambientale.

Dopo la luce verde della Commissione nazionale Via e le norme dedicate in arrivo con lo Sblocca Italia, il gasdotto trans adriatico o Tap sembra più mai una prospettiva concreta ed ecco che attivisti ed enti locali fanno la loro nuova mossa per tentare di fermare l'opera, cioè una condotta che dall'Azerbaijan attraverso la Grecia, l'Albania e il Mar Adriatico dovrebbe approdare per sbarcare nel Salento, lungo la costa di San Foca nella marina di Melendugno.

Il comitato No Tap, infatti, ha annunciato ieri di voler presentare ricorso al Tar per presunte irregolarità nella procedura di Via.

Il progetto di gasdotto dall'Albania ha alimentato anche lo scontro tra alcuni Comuni interessati dall'opera e la Regione Puglia. In particolare, i sindaci di Melendugno, Marco Potì, e di Vernole, Luca De Carlo, hanno attaccato la Giunta di Nichi Vendola per non aver fatto abbastanza, chiedendo un intervento al fine di bloccare l'opera.

Intanto il 20 settembre il Premier Renzi andrà a Baku per definire i dettagli dell'accordo sull'approvvigionamento del gas che passerà nell'infrastruttura. Per quella giornata è attesa una manifestazione di protesta a San Foca (in provincia di Lecce), località di approdo del Tap.

Pellet Club - Green Media Company cerca rappresentante settore del pellet

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Mercoledì, 3 Settembre 2014
Il gruppo di acquisto di Green Media Company dedicato al pellet cerca rappresentati commerciali con esperienza nel settore.

Pellet Club, gruppo di acquisto di Green Media Company dedicato al pellet a cui possono accedere solo aziende che distribuiscono sul mercato i prodotti a marchio "Pellet Club”, con il fine di ampliare la propria rete di vendita sul territorio nazionale, seleziona 8 rappresentanti commerciali con esperienza nel settore, da impiegare nella propria provincia di appartenenza.

Posti disponibili: 
8
Sede di lavoro: 
Provincia di appartenenza
Ragione Sociale: 
Green Media Company
Indirizzo: 
Via Sledice, 27 - 37026 Pescantina (VR)
Telefono: 
335 6524231
E-mail: 
pelletclub@pelletclub.net

Renogas Energy cerca segretaria amministrativa, settore biometano

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Mercoledì, 3 Settembre 2014
La società, impegnata nel settore fotovoltaico e nella distribuzione di metano per auto, cerca una segretaria amministrativa in provincia di Bologna.

Renogas Energy srl, società impegnata nel settore fotovoltaico e nella distribuzione di metano per auto, cerca una segretaria amministrativa full-time.

Posti disponibili: 
1
Sede di lavoro: 
San Giovanni in Persiceto (BO)
Ragione Sociale: 
Renogas Energy srl
Indirizzo: 
Via Modena, 112/C – 40017 San Giovanni in Persiceto (BO)
Telefono: 
335 5742188
E-mail: 
licia.balboni@federmetano.it

FV, in 4 anni 500 GW di potenza nel mondo, di cui 100 in Cina

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Mercoledì, 3 Settembre 2014
Redazione Qualenergia.it
Cresce il numero e la taglia dei mercati rilevanti per il fotovoltaico: entro il 2018 ci saranno ben 30 paesi con più di un GW di solare FV e altri 150 di dimensioni minori, prevede un analista di NPD Solarbuzz. Per quell'anno la potenza cumulata mondiale sarà di oltre 500 GW, di cui ben 100 in Cina, contro i 180 GW globali stimati a fine 2014.
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Se la strada dello sviluppo del fotovoltaico è in discesa, nonostante alcuni rallentamenti in alcuni paesi come il nostro, è perché, mentre i prezzi continuano a calare, il numero dei mercati rilevanti per questa tecnologia continua ad aumentare assieme alla loro taglia. A ricordarcelo dal suo blog nei giorni scorsi è Michael Barker, analista della società di consulenza NPD Solarbuzz.

Entro il 2018, prevede, ci saranno ben 30 nazioni al mondo con oltre un GW di potenza installata, dei quali ben 9 avranno sorpassato il traguardo dei 5 GW e 5 avranno una potenza da fotovoltaico nel range dei 10-50 GW. Nel grafico la potenza installata mondiale prevista per il 2018 (500 GW) suddivisa per le varie taglie di mercato.

A dominare su tutti per volume sarà il mercato cinese: nel gigante asiatico, stima l'analista, tra 4 anni ci saranno oltre 100 GW. Con oltre 3,3 GW aggiunti nel primo semestre di quest'anno. A fine 2014, secondo le previsioni, il paese dovrebbe superare i 13 GW di nuova potenza installata, praticamente raddopiando l'installato rispetto all'anno scorso: dopo aver aggiunto 12 GW nel 2013 alla fine dell'anno scorso la potenza cumulativa cinese era a 14,79 GW.

La Cina – prevede l'analista di Solarbuzz - per il 2018 conterà per circa il 20% della potenza cumulata mondiale che dunque si aggirerà sui 500 GW. Altri due paesi con più di 50 GW di FV ciascuno saranno gli Stati Uniti e il relativamente piccolo Giappone, che come sappiamo dal post-Fukushima ha iniziato una rapida corsa verso il solare.

Ma il fotovoltaico oltre che su quelli di grandi dimensioni potrà contare su una miriade di nuovi mercati: almeno 150 entro il 2030, prevede Barker, i paesi con mercati del FV rilevanti, seppure sotto al GW. E come sappiamo le storie di piccoli mercati che nel giro di qualche anno esplodono sono numerose: per non parlare dell'Italia (oltre 18 GW installati in una manciata di anni), si pensi alla recente vicenda del Regno Unito che ha sorpassato il traguardo dei 5 GW installando il 90% di questa potenza negli ultimi 3 anni o l'Australia, con oltre 1,1 milioni di impianti FV domestici.

Dunque c'è di che essere ottimisti sullo sviluppo di questa fonte, anche perché in passato la crescita del FV ha sempre superato anche le previsioni più rosee. Per ricordare le più recenti, la stessa Solarbuzz prevede già per il 2018 un mercato da 100 GW l'anno e come detto oltre 500 GW di installato cumulativo, mentre IHS, più prudente stima che per quell'anno ci si fermi “solo” a quota 400 GW e la International Energy Agency, tradizionalmente conservativa, prevede per il 2020 da 400 a 515 GW di installato totale. A fine 2013 la potenza FV globale era di 136,7 GW e per l'anno in corso sono stimati ulteriori 45 GW.

L'energia cambia. Le priorità di una nuova politica industriale italiana

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Martedì, 2 Settembre 2014
Gianni Silvestrini
Il sistema energetico avrà un'inarrestabile evoluzione nei prossimi anni grazie anche alla combinazione “fotovoltaico + accumulo + auto elettrica”. Su questa ipotesi va rivista la strategia, chiedendo con forza al governo un nuovo orientamento della politica industriale. Articolo di Gianni Silvestrini, direttore scientifico QualEnergia e presidente FREE.
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Dopo il fuoco incrociato di articoli e improvvidi interventi legislativi volti a contrastare i “gravi impatti” delle incentivazioni alle rinnovabili, il vento potrebbe adesso cambiare.  È la riduzione dei prezzi delle tecnologie, infatti, a stimolare riflessioni su possibili affascinanti scenari futuri, sulle opportunità da cogliere.

L’ultimo libro di Rifkin, lanciato dall’Espresso con l’improbabile titolo di copertina “Così torneremo ricchi”, e il rapporto della banca svizzera UBS di cui abbiamo già parlato, si affiancano alle analisi di Citigroup, Deutsche Bank, Ernst&Young, PWC, ecc., sottolineando le radicali evoluzioni che si profilano sui fronti dell’energia e della mobilità. In particolare, la combinazione “fotovoltaico + accumulo + auto elettrica” è destinata ad aprire prospettive straordinariamente interessanti.

Secondo lo studio UBS, questa tripletta potrebbe essere conveniente in Italia, anche senza incentivi, fra soli tre anni. Forse si tratta di una valutazione ottimistica, ma la tendenza sembra inarrestabile ed è destinata a modificare profondamente il mondo della produzione elettrica e ad incidere anche nel comparto dell’auto.

Sono analisi che noi facciamo da tempo, ma oggi la condivisione da parte di diversi soggetti del mondo della finanza e della consulenza internazionale conferisce ulteriore credibilità a visioni “eretiche”, spingendo giornali come la Repubblica a dedicare pagine intere alle seducenti trasformazioni che ci aspettano.

E’ tempo di riarticolare la nostra strategia. Alla costante pressione sulle scelte energetiche del governo va affiancata la precisa richiesta di un nuovo orientamento della politica industriale. Nell’attuale fase di crisi vanno identificati con chiarezza i futuri settori trainanti dell’economia, per capire come il nostro paese intenda cogliere le nuove opportunità.

Certamente il fotovoltaico, l’accumulo e l’auto elettrica vedranno una rapida crescita in tutto il mondo. Che ruolo vuole giocare l’Italia nello sviluppo di queste tecnologie? Al momento la situazione è sconfortante. Con difficoltà resiste qualche coraggiosa impresa nel settore solare ed in quello della mobilità elettrica e abbiamo dei validi presidi sul versante delle batterie. Ma non si intravvede un ruolo di coordinamento e di stimolo, non esistono obiettivi e strategie di un certo respiro. Dobbiamo considerarci fuori dai giochi?

Per affrontare sfide di queste dimensioni occorre ragionare in chiave internazionale, se possibile valorizzando la dimensione europea.  Consideriamo quindi tutte le possibili sinergie ed alleanze.

La produzione di moduli fotovoltaici è in questo momento monopolizzata dall’Asia (87% nel 2013). Parliamo di una tecnologia strategica, che diventerà centrale nei prossimi 10-20 anni nella generazione elettrica mondiale. Di fronte a questa prospettiva gli Usa hanno deciso di rilanciare, progettando mega-fabbriche di capacità dell’ordine di 1.000 MW/anno. Francia e Germania stanno valutando la possibilità di riproporre l’esperienza aerospaziale dell’Airbus con un grande progetto innovativo nel settore del solare.

E l’Italia? Perché non approfittare dell’attuale presidenza europea per verificare la possibilità di uno sforzo industriale continentale sul fotovoltaico coinvolgendo anche la ricerca e le imprese italiane?

Per quanto riguarda le auto elettriche, stanno emergendo prodotti di alta qualità e a prezzi rapidamente decrescenti. Le vendite in Europa raddoppiano ogni anno e sono arrivate a quota  50.000 nel 2013. È possibile determinare con una certa affidabilità la crescita nel medio termine. Infatti, per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni specifiche di CO2 alla fine del decennio, le case costruttrici ottengono speciali “supercrediti” legati alla vendita di auto elettriche.  Sulla spinta degli obiettivi “climatici” è stato stimato che  nel 2025 verranno vendute 1,9 milioni di auto elettriche in Europa e 5,1 milioni nel mondo.

La corsa è partita. E noi? La Fiat, si sa, non ha mai voluto impegnarsi in questo settore. Ma esistono alternative. Abbiamo lo stabilimento di Termini Imerese chiuso da anni. Perché non proporre il suo utilizzo all’americana Tesla, che puntando solamente sulla mobilità elettrica ha raggiunto in pochi anni un valore di mercato di 33 miliardi $, pari alla metà delle quotazioni della Ford? Con buona pace di Marchionne che dichiara di perdere 10.000 $ per ogni 500 elettrica venduta negli Usa.

Per finire, parliamo dei sistemi di accumulo. Questa tecnologia sta ricevendo sollecitazioni fortissime sia dal settore automobilistico che da quello delle rinnovabili.  Il mercato mondiale delle batterie per queste applicazioni dovrebbe passare da 200 milioni $ nel 2012 a 19 miliardi $ nel 2017. Molti paesi si stanno attrezzando per questa sfida. Tra il 2009 e il 2012 gli Usa hanno speso 1,2 miliardi $ e nuovi ambiziosi programmi sono in corso. La Germania ha stanziato 200 milioni € per la ricerca attraverso l“Energy Storage Funding Initiative”; anche la Svizzera, in vista dell’uscita dal nucleare, ha destinato 31 milioni € alla ricerca sugli accumuli.

Si tratta quindi di un mondo in pieno fermento, dopo un secolo di moderato interesse. Sono decine le soluzioni tecnologiche che si stanno sperimentando per migliorare le prestazioni e ridurre i prezzi. In Italia abbiamo valide realtà produttive, centri di ricerca, progetti avviati dalle società impegnate nella trasmissione e distribuzione. Per reggere la sfida, anche in questo campo occorre però definire una strategia e stringere alleanze internazionali.

Dopo le crisi petrolifere degli anni Settanta, fu lanciato il Progetto Finalizzato Energetica, proprio per raccordare le ricerche di enti pubblici e di imprese. Oggi le criticità sono anche maggiori: oltre ai problemi di sicurezza (Ucraina, Isis, Libia, ecc.) abbiamo la sfida del clima che incombe.

Per un paese in difficoltà come il nostro sarebbe logico organizzarsi e definire priorità. Per esempio, puntando sul filone aurifero del terzetto tecnologico “solare+accumulo+auto elettrica” in grado, se ben gestito, di garantire occupazione e fatturati. E ci sono altri settori con un futuro promettente. Basti pensare alla rivoluzione dei Led e a quella delle smart grids, dei biomateriali, degli edifici a consumo quasi zero …

Accanto alla “spending review” sarebbe allora saggio far partire una “innovation review”, che consenta di identificare pochi selezionati ambiti tecnologici ai quali l’Italia possa agganciare la ripresa. Ci sono tra l’altro da destinare per l’energia oltre 3 miliardi € della programmazione europea 2014-20 e sarebbe bene non perderli.

Come Coordinamento FREE lanceremo al governo (oltre che a Confindustria e al Sindacato) questa proposta. Chiederemo una politica industriale coraggiosa, che individui i comparti più promettenti, offrendo opportunità alle imprese esistenti e facilitando la nascita di start up.

Nello Sblocca-Italia si parla di autostrade e trivellazioni petrolifere. Non ci siamo. È vero che il provvedimento riesuma progetti del passato. Ma mai come in questo momento, per dare speranze al paese occorre scordarsi scelte perdenti e immaginare un futuro vincente.

Fotovoltaico, impianti in leasing: da rivedere i calcoli del modello Unico

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Martedì, 2 Settembre 2014
La risposta all'interpello 945-35 resa il 26 agosto dalla direzione centrale Normativa dell'agenzia delle Entrate su istanza di Assilea costringerà diverse imprese a rivedere i calcoli relativi alla dichiarazione di Unico e a rettificare le imposte versate a saldo 2013 e in acconto 2014.

Con la risposta all'interpello 945-35 resa il 26 agosto dalla direzione centrale Normativa dell'agenzia delle Entrate su istanza di Assilea, l'Agenzia delle Entrate ha ora completato il ragionamento sul trattamento tributario degli impianti fotovoltaici, estendendolo anche alle ipotesi in cui il bene è oggetto di un contratto di leasing, non trattate nella precedente circolare 36/E/2013.

I chiarimenti contenuti nella risposta costringeranno diverse imprese a rivedere i calcoli relativi alla dichiarazione di Unico e a rettificare le imposte versate a saldo 2013 e in acconto 2014: segnaliamo questo articolo del Sole 24 Ore che spiega come.

 

Eolico mondiale a fine 2013: cresce solo del 12,5%

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Martedì, 2 Settembre 2014
La potenza cumulativa mondiale di energia eolica a fine 2013 ha raggiunto 318.137 MW. Crescita rallentata da un installato annuale nel 2013 inferiore di circa 10 GW rispetto all’anno precedente. I dati del Global Wind Energy Council.

Secondo il Global Wind Energy Council (GWEC) nel 2013 la potenza cumulativa globale di energia eolica è cresciuta del 12,5%, raggiungendo un totale di 318.137 MW.

La crescita annuale nel 2013 è stata molto più contenuta rispetto all’anno precedente: le installazioni sono risultate infatti pari a 35.289 MW contro i 45.169 MW del 2012, il 21,8% in meno. Il dato della potenza eolica installata nel 2013 è il più basso dal 2009 (vedi grafico della potenza annuale installata).

Come si vede dal grafico in basso, in soli 5 anni (tra 2008 e il 2013) la potenza eolica mondiale è aumentata di circa 200 GW, più che raddoppiando la potenza installata.

Su scala paese, la crescita dell’ultimo anno è stata trainata dalla Cina con il 45,6% sul totale mondiale: 16.088 MW, che hanno portato la sua potenza a 91.412 MW. Sempre nel 2013 seguono la Germania con installazioni per 3.238 MW (quota del 9,2% sul totale) e la Gran Bretagna con 1.883 MW (5,3%) (vedi grafico sotto).

Gli Stati Uniti, secondi solo alla Cina per potenza cumulativa (61.091 MW), nel 2013 hanno registrato invece un installato di soli 1.084 MW a causa di alcuni vuoti normativi.

L’Italia con 444 MW nel 2013 è fuori della top ten (al 15° posto). A fine 2013 la sua potenza eolica era di 8.552 MW, pari al 2,7% della potenza cumulativa mondiale e al 7° posto su scala globale.

Il Global Wind Energy Council prevede per il 2014 un ritorno ai livelli del 2012.

Troppa sete di acqua con le energie fossili e nucleari

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Martedì, 2 Settembre 2014
Redazione Qualenergia.it
Se continuiamo a puntare su nucleare e fossili entro il 2020 la scarsità idrica colpirà il 30-40% delle aree del pianeta ed entro il 2040 la situazione sarà insostenibile. Scegliere tra destinare l'acqua al raffreddamento delle centrali termoelettriche o agli altri usi essenziali. Necessaria l'efficienza energetica e il passaggio a FV ed eolico.
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Per evitare che il mondo muoia di sete è urgente spingere di più su efficienza energetica, eolico e fotovoltaico: se continuiamo ad affidarci al termoelettrico - mostra un nuovo studio - entro il 2040 nel mondo non ci sarà acqua a sufficienza. Passare alle energie rinnovabili infatti non è necessario solamente per affrontare il problema delle emissioni climalteranti, dell'inquinamento atmosferico, delle riserve di petrolio e carbone destinate ad esaurirsi e delle tensioni internazionali legate all'accesso a queste: quella della scarsità idrica è un'altra sfida che possiamo vincere solo cambiando il modo in cui produciamo energia.

Una questione spesso trascurata che una ricerca condotta da studiosi della danese Aarhus University e delle americane Vermont Law School e CNA Corporation riassume tracciando uno scenario preoccupante. Se continuiamo a contare su nucleare e fossili – è la previsione - entro il 2020 la scarsità idrica colpirà il 30-40% delle aree del Pianeta ed entro il 2040 la situazione sarà insostenibile: dovremmo cioè scegliere tra destinare l'acqua al raffreddamento delle centrali termoelettriche o agli altri usi essenziali alla sopravvivenza umana.

La ricerca è divisa in due parti (vedi allegati in basso). In una si analizza il problema in quattro contesti (Francia, Cina, India e Texas), nell'altra si traggono le conclusioni e si propongono delle soluzioni per affrontare la sfida. La questione è relativamente semplice: tutte le centrali termoelettriche, a gas o a carbone, hanno bisogno di ingenti quantità di liquido per il raffreddamento, mentre il nucleare è in assoluto il modo di produrre energia più dispendioso in termini di risorse idriche, seguito dal carbone con tecnologia per la cattura della CO2. Si veda la tabella sotto, tratta dal report, che indica per ogni MWh prodotto con le diverse tecnologie il prelievo (withdrawal) e il consumo (consumption) di acqua.

Nel 2005, si fa notare come esempio, negli Stati Uniti i prelievi di acqua per il termoelettrico hanno pesato per il 41% del totale: addirittura più di quelli destinati all'agricoltura. Che carbone e nucleare (e seppur in misura minore anche il gas) abbiano bisogno di tanta acqua è un fattore che si ripercuote sia sulla scarsità idrica in generale che sulle performance di questi impianti, che nei momenti di siccità devono ridurre la produzione o addirittura fermarsi (si veda quanto successo alle centrali nucleari francesi ad esempio nella torrida estate del 2003).

L'allarme lanciato non è nuovo. Già nel 2012, la International Energy Agency lo faceva presente, mentre in un report del 2013 Bloomberg New Energy Finance ha fatto notare come l'85% della potenza elettrica cinese sia situato in zone soggette scarsità idrica. Il carbone - mostra BNEF - in Cina tra estrazione e produzione elettrica succhia circa 98 miliardi di metri cubi di acqua l'anno (dato riferito al 2010): il 15% dell'intero prelievo idrico nazionale che potrebbe diventare il 25% se i piani di sviluppo su questa fonte verranno realizzati. Le 5 grandi dell'energia nel paese - Huaneng, Datang, Huadian, Guodian e China Power Investment - possiedono circa un centinanio di GW di potenza termoelettrica in aree soggette a carenze idriche. Per mettere queste centrali al sicuro dallo stress idrico, stima BNEF, servirebbero almeno 20 miliardi di dollari di investimenti.

Una situazione destinata a peggiorare. Nel 2040 – rileva il nuovo studio -  la domanda di elettricità nel nord della Cina potrebbe essere più che doppia rispetto al 2010 e in India più che tripla. E' urgente affrontare il problema subito, anche perché bisogna fare i conti con l'altro braccio della tenaglia: l'aumento della popolazione mondiale e i cambiamenti climatici, che renderanno ancora più grave il problema acqua.
Secondo il 2030 Water Resources, infatti, il fabbisogno mondiale di acqua entro il 2030 salirà a 6.900 miliardi di metri cubi, dai 4.500 miliardi del 2009: per quell'anno potrebbe esserci un gap del 40% tra domanda e disponibilità di acqua.

“E' un problema enorme è il settore elettrico al momento non monitora nemmeno quanta acqua consuma. Avendo risorse idriche limitate ciò potrebbe portare ad una crisi seria se nessuno agisce subito”, avverte uno degli autori del report, il professor Benjamin Sovacool. “Dovremmo scegliere se usare l'acqua per berla o per raffreddare le centrali: non ce ne sarà abbastanza per entrambi gli usi”, conclude.

Come uscirne? Le soluzioni proposte dai ricercatori sono diverse: innanzitutto promuovere l'efficienza energetica per contenere la domanda di energia, poi investire in ricerca su nuovi metodi di raffreddamento, che però fanno aumentare i costi del MWh termoelettrico, e, infine, abbandonare la generazione da termoelettrico in tutte le aree soggette a scarsità idrica (“cioè in metà del pianeta”, si sottolinea) e puntare di più su eolico e fotovoltaico, le uniche fonti che non hanno bisogno di acqua (come si nota dalla tabella sopra, gli 0,1 m3/MWh del FV sono imputabili alla necessità, in alcuni casi, di lavare i moduli).

Capturing Synergies Between Water Conservation and Carbon Dioxide Emissions in the Power Sector (pdf)

A Clash of Competing Necessities: Water Adequacy and Electric Reliability in China, India, France, and Texas (pdf)