Elettrificare i consumi, quando e perché conviene

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Giovedì, 19 Marzo 2015
Alessandro Codegoni
Pompe di calore, auto elettriche e altre elettrotecnologie che sostituiscono gas e benzina fanno bene al clima solo in Paesi che producono l'elettricità emettendo meno di 600 gr di CO2 per kWh, come l'Italia. Ma l'elettrificazione ha altri vantaggi: diminuisce l'inquinamento locale e può spianare la strada alle rinnovabili. Uno studio dell’Università di Toronto.
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Ridurre le emissioni di CO2 per evitare un disastro climatico è, almeno a parole, nelle intenzioni di tutti o quasi i Paesi del mondo. Per farlo, in genere, si punta sulla sostituzione delle fossili con le rinnovabili, alla diminuzione dei consumi energetici e alla riduzione o inversione della deforestazione. Ma c’è una quarta strada per ora molto meno praticata: l’elettrificazione di consumi energetici affidati oggi alle fossili. Esempi classici sono l’uso di vetture elettriche o ibride plug-in in sostituzione di quelle con solo motore a scoppio, la creazione di reti di treni ad alta velocità che sostituiscano i voli di breve e media lunghezza o l’impiego di pompe di calore per il riscaldamento al posto di caldaie alimentate a metano, gasolio o gpl.

Tutti questi impieghi hanno il grande vantaggio di usare l’energia con molta maggiore efficienza. Per esempio l’elettricità nella batteria di un’auto elettrica viene impiegata al 70-80% nel far muovere le ruote, contro appena il 30-35% dell’energia della benzina. E, anche se l’efficienza delle caldaie a gas è molto alta, non può certo competere con quella di una pompa di calore, che da un kWh di elettricità ne fa apparire per “magia termodinamica” anche 3 o 4 di calore.

Eppure l’adozione di alcune di queste tecnologie stenta a decollare. Le ragioni principali sono il loro costo relativamente alto e alcuni difetti rispetto alle tecnologie che vanno a sostituire. Ma c’è anche un altro fattore: spesso si accusano auto elettriche e pompe di calore di emettere più o meno tanta CO2 quanto le analoghe tecnologie a fossili. In fondo – è la tesi dell'accusa - gran parte dell’elettricità oggi deriva da fossili e quindi usare elettricità per produrre calore o movimento è solo una partita di giro rispetto a usare le stesse fonti fossili direttamente.

Per questo l’ingegnere Chris Kennedy dell’Università di Toronto ha deciso di andare a vedere in quali condizioni sia veramente inutile, da un punto di vista ambientale, procedere all’elettrificazione dei consumi energetici. Con i suoi colleghi Nadine Ibrahim e Daniel Hoornweg, ha compiuto un’analisi delle emissioni complessive di CO2 di un mix di tecnologie elettriche in grado di sostituirne altre a combustibili fossili, durante i loro rispettivi cicli di vita e in presenza di diversi scenari di intensità di CO2 emessa per ogni kWh elettrico prodotto.

Il risultato, pubblicato su Nature Climate Change (abstract in basso), è decisamente confortante: elettrificare trasporti e riscaldamento diventa conveniente quando il kWh viene prodotto con meno di 600 gr di CO2: un livello che è quasi il doppio di quello attuale dell’Italia e dell’Unione Europea. «In realtà - spiega Kennedy - quello che si ottiene con i nostri calcoli è piuttosto un range di convenienza che varia fra 500 a 700 grCO2/kWh, a seconda se nel mix si considerano tecnologie elettriche più o meno convenienti rispetto a quelle a fossili che sostituiscono. Diciamo però che 600 grCO2/kWh è una buona media, che potrebbe essere adottata dai paesi che ancora non lo conseguono, come obbiettivo chiaro e facile da misurare, sulla strada della sostenibilità energetica e da conseguire in tempi relativamente brevi, cioè entro il 2020-2030.»

Nel loro lavoro Kennedy e colleghi riportano molti dati (aggiornati al 2011) sull’intensità di CO2 nella produzione elettrica nel mondo: si va dal record dei 1787 grCO2/kWh del Botswana agli 0 grammi dell’Islanda (che va tutta a geotermico e idroelettrico). Ma forse i dati più significativi sono quelli dei 15 maggiori emettitori di gas serra del mondo (vedi grafico sotto).

Come si vede, di questi già dieci sono sotto il limite dei 600 grCO2/kWh, anche se tre di loro, Iran, Usa e Corea del Sud sono ancora sopra i 500. Dei cinque con l’intensità di CO2 più alta, sopra i 700 grCO2/kWh, Cina e India (rispettivamente primo e terzo emettitore mondiale), la stanno diminuendo, come l’Australia, mentre restano più o meno costanti Arabia Saudita e Indonesia.

Il fatto che 10 dei 15 maggiori emettitori mondiali siano già sotto al limite dei 600 grCO2/kWh vuole comunque dire che in quei Paesi l’elettrificazione dei consumi energetici potrebbe già dare un sostanziale contributo alla riduzione delle emissioni. Per alcuni di questi grandi emettitori, come Canada e Brasile, che hanno un’intensità di CO2 per kWh bassissima (rispettivamente 167 e 68 grCO2/kWh), il risparmio di emissioni conseguibile è enorme, ma è grande anche per la stessa Unione Europea, dove l’intensità di emissioni media è di 380 grCO2/kWh (l’Italia a 385), nonostante la Germania sciupi il quadro virtuoso, con i suoi 490 grCO2/kWh.

«Ma cominciare ad elettrificare il sistema energetico - conclude Kennedy - anche se non da un punto di vista climatico immediato, converrebbe comunque anche ai paesi che restano sopra ai 600 grCO2/kWh. Sia perché l’elettricità riduce l’inquinamento a livello dell’utente finale, sia perché è essa stessa uno stimolo a investire in fonti rinnovabili. L’elettrificazione, infatti, va spesso a sostituire l’uso dei combustibili fossili più costosi, come il petrolio e il gas naturale, e libera così risorse finanziarie che possono essere dirottate, a livello nazionale o del cittadino, verso fonti elettriche rinnovabili, con le quali alimentare i consumi appena elettrificati, contribuendo così a diminuire anche l’utilizzo del carbone per l’elettricità.» Insomma, elettrificare vuol dire innescare un circolo virtuoso fondamentale per decarbonizzare il sistema energetico.

Lo studio

Eclissi. Terna riduce tempi e potenza del distacco di fotovoltaico ed eolico in MT

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Giovedì, 19 Marzo 2015
Terna ha comunicato che, causa eclissi, il distacco non durerà più 24 ore e non riguarderà tutti gli impianti fotovoltaici ed eolici allacciati in media tensione, ma ci sarà dalle 7 alle 14 per una potenza complessiva di 4.400 MW e non di 7.300 MW FV e 200 MW eolici, come era stato annunciato. Nessun distacco invece sembra sia stato preso in considerazione negli altri paesi europei.

Terna ha fatto sapere nella serata del 18 marzo che il distacco degli impianti FV (sopra i 100 kWp) ed eolici in MT ci sarà, ma avrà durata ridotta e riguarderà una potenza inferiore a quanto previsto una settimana fa. Ecco il comunicato del gestore di rete italiano:

Sulla base delle più accurate previsioni meteo al momento disponibili, i tecnici di Terna hanno ottimizzato le misure che saranno adottate nel corso della giornata di venerdì prossimo, 20 marzo, per gestire l’impatto della prevista eclissi di sole sul sistema elettrico europeo.

In particolare, in coordinamento con i gestori di rete europei dell’associazione Entso_E di cui Terna fa parte, si farà ricorso alla massimizzazione di tutte le risorse di riserva, al controllo dello scambio di energia elettrica con l’estero, alla gestione in tempo reale dei pompaggi, alla gestione in tempo reale dei carichi interrompibili, nonché alla modulazione degli impianti eolici (se necessario).

Inoltre, per garantire le condizioni di ulteriore sicurezza e stabilità della rete elettrica, verrà attuata per la prima volta in Italia l’innovativa procedura RIGEDI-GDPRO. Prevista dal Codice di Rete dopo essere stata consultata da tutti gli operatori e approvata dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas e i servizi idrici, la procedura in questione consente di gestire in modo “programmato” il profilo di produzione di energia elettrica degli impianti fotovoltaici, per loro natura intermittenti e non programmabili.

Si tratta di una misura che, caso unico in Europa, consente ai quasi 10.000 impianti fotovoltaici italiani di contribuire, simultaneamente, alla gestione della sicurezza del sistema elettrico, coerentemente con l’evoluzione in atto verso un modello di smart grids che fa dell’Italia un paese all’avanguardia, anche grazie ad un quadro normativo-regolatorio che spinge in questa direzione.

Più in dettaglio, la procedura prevede che Terna comunichi ai distributori la quantità complessiva di produzione da modulare, e il relativo intervallo di tempo di applicazione della stessa. Rispetto alla situazione attesa la scorsa settimana - in base alla quale si prevedeva la riduzione di circa 7.300 megawatt di impianti fotovoltaici e di circa 200 megawatt di impianti eolici, tutti connessi alla rete di MT gestita dai distributori, sulla base delle ultime previsioni meteo la potenza interessata dalla procedura scenderà a circa 4.400 megawatt complessivi*; inoltre, la procedura non sarà applicata per tutta la giornata ma soltanto dalle 07.00 alle 14.00.

Come detto, il provvedimento riguarderà gli impianti connessi alle reti elettriche di media tensione, e verrà eseguito in stretta collaborazione con le società di distribuzione dell’energia elettrica che a loro volta si interfacciano con i produttori.

Sicilia, fotovoltaico in accelerazione: nel 2014 tasso di crescita quasi raddoppiato

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Mercoledì, 18 Marzo 2015
Nonostante la fine degli incentivi e la prolungata crisi economica, in Sicilia nel 2014 sono stati installati altri 120 MW di fotovoltaico, portando l'isola a sfiorare la soglia dei 1400 MW di installato. Il tasso di crescita è quasi raddoppiato dal 2013. I dati nel Solar Report 2015 del Polo Fotovoltaico della Sicilia.

Nonostante la fine degli incentivi e la prolungata crisi economica, in Sicilia nel 2014 sono stati installati altri 120 MW di fotovoltaico, portando la regione a verso i 1400 MW di installato, in crescita del 10% sul 2013. Analoga la crescita della produzione di elettricità solare: 1,921 miliardi di kWh nel 2014, dagli 1,754 miliardi del 2013.

A dirlo è il Sicily’s Solar Report 2015 presentato oggi a Palermo presso la sede della presidenza regionale dai ricercatori del Polo Fotovoltaico della Sicilia e da Legambiente Sicilia.

La produzione da fotovoltaico si avvicina ormai al 10% del totale dell’elettricità consumata in Sicilia nel 2014. Solo 6 anni fa, nel 2008 era pressoché nulla. In totale, nel 2014 l'isola ha prodotto da sole, vento e acqua - cioè a costo combustibile zero - 4,81 miliardi di chilowattora, pari ad oltre il 24% del proprio fabbisogno elettrico di 19,808 miliardi di chilowattora.

“Il tasso di crescita del fotovoltaico - commenta il coordinatore del Polo fotovoltaico siciliano al Cnr, Mario Pagliaro - è quasi raddoppiato: dal 6% registrato nel 2013 a quasi il 10% nel 2014. Il che dimostra - aggiunge - come ormai il fotovoltaico sia una fonte di energia pulita e a basso costo, capace di sostenersi senza alcun incentivo”.

Nel dettaglio, la potenza fotovoltaica installata in Sicilia alla fine 2014 ha superato i 1350 MW distribuiti su poco più di 40mila impianti.  Alla stessa data dell’anno prima la potenza fotovoltaica installata in Sicilia era di 1208 MW.

“Sono dati sorprendenti, quanto incoraggianti - aggiunge il il responsabile energie rinnovabili di Legambiente Sicilia, Tommaso Castronovo -  che confermano che la direzione che la Sicilia e i siciliani devono intraprendere per uno sviluppo sostenibile non può che puntare sulle rinnovabili e l'efficienza energetica, e non certamente sulle trivellazioni."

“Per questo - conclude Castronovo - occorre stimolare maggiormente la diffusione delle rinnovabili tra le famiglie e le aziende, anche grazie ai Gruppi di acquisto solare come da anni sta facendo Legambiente. Altrettanto indispensabile  è che il territorio siciliano disponga di un punto di riferimento formativo e di ricerca come il Polo Fotovoltaico del Cnr.”

Le novità e i dati sulle rinnovabili al 2013 nel rapporto GSE

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Mercoledì, 18 Marzo 2015
Redazione Qualenergia.it
A fine 2013 in Italia le rinnovabili hanno coperto il 16,7% dei consumi complessivi di energia, molto vicino al target 2020. Il maggior contributo è dal settore termico (51% di tutte le rinnovabili), per la prima volta rilevato in modo così approfondito, seguito dall’elettrico (43%) e dai trasporti (6%). Il nuovo rapporto sulle rinnovabili del GSE.

Dal rapporto Energia da fonti rinnovabili in Italia – 2013del GSE, pubblicato ieri (vedi allegato in basso, 173 pp. - pdf) emerge che nel 2013, in Italia, il 16,7% dei consumi complessivi di energia sono stati coperti da fonti rinnovabili. Il maggior contributo è arrivato dal settore termico – per la prima volta rilevato in modo così approfondito in Italia – che ha coperto il 51% della produzione totale di energia rinnovabile, seguito dall’elettrico (43%) e dai trasporti (6%). 

Il documento GSE è la prima pubblicazione statistica, nel nostro Paese, dedicata al complesso degli usi energetici delle rinnovabili. Il report integra e sostituisce il tradizionale Rapporto statistico GSE “Impianti a fonti rinnovabili”, relativo al solo settore elettrico, fornendo per la prima volta dati completi e aggiornati, sino a oggi inediti, anche sugli impieghi delle energie rinnovabili nel settore termico (riscaldamento) e nel settore trasporti (autotrazione).

Applicando i criteri di contabilizzazione dell’energia da fonti rinnovabili previsti dalla Direttiva 2009/28/CE, nel 2013 i consumi complessivi di energia da rinnovabili in Italia sono risultati pari a 20,7 Mtep, in aumento di circa 1,1 Mtep rispetto al 2012 (+5,7%). Nel grafico qui sotto l'andamento dei consumi finali lordi (in milioni di tonnellate equivalenti petrolio) coperti da rinnovabili e l'andamento previsto nel giugno 2010 dal PAN (Piano di Azione Nazionale per l'energia) (vedi anche grafico sotto).

Per quanto riguarda il settore elettrico, grazie ai quasi 600.000 impianti alimentati da fonti rinnovabili installati sul territorio nazionale (per una potenza complessiva di circa 50.000 MW) sono stati prodotti, nel 2013, circa 112 TWh di energia elettrica (9,6 Mtep), che si riducono a 103,3 TWh (8,9 Mtep) applicando le regole di calcolo previste dalla Direttiva 2009/28/CE (cioè normalizzazione delle produzioni idroelettrica ed eolica e contabilizzazione dei soli bioliquidi sostenibili).

La fonte rinnovabile che nel 2013 ha fornito il contributo più importante nel settore elettrico è stata quella idraulica (44% della produzione da FER), seguita da quella solare (21%), dalle bioenergie (16%), dalla fonte eolica (14%) e da quella geotermica (6%). (Si vedano anche i dati aggiornati al 2014, forniti da Terna)

Per quanto riguarda invece il settore termico, nel 2013 sono stati consumati circa 10,6 Mtep di energia termica da fonti rinnovabili (444.000 TJ), di cui 9,8 Mtep in modo diretto (attraverso stufe, camini, pannelli solari, pompe di calore, impianti di sfruttamento del calore geotermico) e 0,8 Mtep come consumi di calore derivato (principalmente attraverso sistemi di teleriscaldamento alimentati da biomasse).

Mentre è ancora limitato lo sfruttamento della risorsa geotermica e di quella solare, è di grande rilievo il contributo delle pompe di calore (2,5 Mtep); la fonte di gran lunga più importante è però la biomassa solida (7,5 Mtep), utilizzata soprattutto nel settore domestico (6,7 Mtep).

L’Indagine Istat-ENEA sui consumi energetici delle famiglie italiane, i cui risultati sono stati diffusi a Dicembre 2014, ha consentito di contabilizzare consumi domestici di biomassa in precedenza non puntualmente rilevati (per un valore stimato aggiuntivo pari a circa 3 Mtep).

Per quanto riguarda infine il settore trasporti, sono stati immessi in consumo circa 1,25 Mtep di biocarburanti (oltre 1,4 milioni di tonnellate), in gran parte costituiti da biodiesel (94%).

Nel 2013 i consumi finali lordi di energia in Italia si sono attestati poco sopra i 124 Mtep, valore più basso degli ultimi 10 anni. La quota di tali consumi coperta da fonti rinnovabili è pari, come si vede dal grafico sotto, al 16,7% (nel caso i consumi finali lordi, nel 2013, fossero stati pari a quelli previsti dal PAN, cioè circa 132 Mtep, tale quota scenderebbe al 15,7%), un valore vicino al target assegnato all’Italia dalla Direttiva 2009/28/CE per il 2020, cioè pari al 17%, e all’obiettivo individuato dalla Strategia Energetica Nazionale (19-20%).

Ovviamente la possibilità di mantenere la quota dei consumi finali coperta da rinnovabili su tali livelli dipenderà, oltre che dalla performance delle rinnovabili stesse nei prossimi anni, anche dall’andamento dei consumi energetici totali dopo anni di decrescita causata principalmente dalla congiuntura economica.

Rapporto statistico “Energia da Fonti Rinnovabili in Italia – 2013” (pdf, 7 Mb)

Minieolico in Italia, la fotografia a metà 2014

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Mercoledì, 18 Marzo 2015
Redazione Qualenergia.it
La potenza installata in piccole turbine eoliche sotto i 250 kW al 30 giugno 2014 era arrivata a oltre 44 MW, distribuiti in 784 impianti. Maggioritarie le macchine sotto ai 60 kW, esenti dal Registro. È quanto emerge da un nuovo report diffuso dall'associazione Assieme. Mercoledì prossimo il workshop tecnico sul mini eolico di QualEnergia.it.

Nella prima metà del 2014 il minieolico ha vissuto una crescita importante di installazioni: 16.273 kW, circa il 58% in più rispetto agli ultimi 6 mesi del 2013. Si sono installati circa 44 impianti al mese per un totale di 269. La potenza installata in macchine eoliche sotto i 250 kW al 30 giugno 2014 era così arrivata a oltre 44 MW, distribuiti in 784 impianti. È quanto emerge da un nuovo report diffuso oggi da Assieme, associazione italiana del minieolico, tecnologia alla quale QualEnergia.it dedicherà un workshop tecnico che si terrà a Roma mercoledì 25 marzo.

A fronte di questi numeri, commenta una nota di Assieme, “sarà interessante vedere i dati a fine 2014 soprattutto sul fronte Registro attualmente sottoutilizzato per capire se effettivamente le installazioni andranno a buon fine”.

Nel periodo considerato si è rilevata una grande crescita delle macchine più piccole - tra 10 e 60 kW - dovuta sicuramente alle facilitazioni burocratiche di installazione: queste taglie sono esentate dall'iscrizione al Registro. Bassa la crescita delle macchine più grandi e stasi di quelle fra 1 e 6 kW, normalmente destinate alle famiglie. Anche sulla potenza totale cumulativa, come si vede dal grafico sotto, le taglie tra 10 e 60 kW sono prevalenti.

Tra le regioni con più minieolico, la Puglia rimane saldamente al primo posto, seguita dalla Basilicata e dalla Campania, ma con interessanti aumenti di potenza installata soprattutto in Sardegna, Calabria e Sicilia.

Il report di Assieme è tratto da dati GSE e considera i generatori eolici in esercizio al 30 giugno 2014. Non conteggia gli impianti connessi ad isola, che l'associazione stima possano pesare per almeno altri 600 kW. Gli impianti considerati nell'analisi potrebbero essere composti da più macchine di minor potenza e non necessariamente da una singola macchina.

Il report Assieme (pdf)

Il programma del workshop di QualEnergia.it

Enel, Greenpeace approva la svolta verde di Starace

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Mercoledì, 18 Marzo 2015
Giulio Meneghello
“Per la prima volta una grande aziende elettrica cambia rotta”. Nonostante il permanere di diverse divergenze, Greenpeace, in uno storico incontro con i vertici dell'azienda, plaude al nuovo corso di Enel, che prevede di accelerare l'abbandono delle fonti fossili e spostare l'attenzione sulle rinnovabili, smart-grid ed efficienza energetica.
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Fino a poco più di un anno fa, Greenpeace ed Enel si incontravano più che altro nelle aule di tribunale, come nei diversi procedimenti che hanno visto la compagna elettrica accusare l'ong di diffamazione o in quelli in cui Enel era sul banco degli imputati per danni ambientali e Greenpeace sedeva tra le parti civili. Ieri, invece, l'associazione ambientalista e la multinazionale hanno avuto un incontro di dialogo pacifico, al termine del quale Greenpeace ha diffuso un comunicato in cui plaude alla svolta di Enel verso un modo più sostenibile di produrre energia.

Segnali dei tempi che mutano. Nel mezzo infatti c'è un cambio ai vertici dell'ex monopolista che è coinciso con importanti ripensamenti nella politica dell'azienda: storico è stato l'annuncio dell'autunno scorso dal nuovo a.d. Francesco Starace, di voler dismettere 23 centrali per 11 GW di potenza nel parco elettrico Italiano. Con la nomina del nuovo vertice aziendale, la strategia industriale di Enel punta ad un maggiore sviluppo delle fonti rinnovabili, all’efficienza energetica, alle smart grid e ai sistemi di accumulo e il gruppo si è impegnato ad abbandonare progressivamente nuovi investimenti nella filiera del carbone.

“Per quanto tuttora permangano differenze di valutazione sulla definitiva uscita del Gruppo dal carbone in Italia e su alcune delle metodologie per perseguire obiettivi più ambiziosi in sede europea, la visione di medio-lungo termine di un sistema energetico per larga parte basato su generazione da fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica, è oggi un elemento condiviso”, si legge nel comunicato diffuso dopo l'incontro tra una delegazione di Enel guidata dall’amministratore delegato Starace e Greenpeace, la cui delegazione era guidata dal direttore esecutivo di Greenpeace International Kumi Naidoo e da Andrea Purgatori presidente di Greenpeace Italia.

Enel, continua la nota, “ritiene fattibile il conseguimento della propria 'carbon neutrality' anche prima del termine del 2050, aumentando in particolare i suoi già significativi investimenti nello sviluppo delle rinnovabili e nella promozione dell’efficienza energetica. Il Gruppo ha già ridotto le emissioni specifiche di CO2 di oltre il 36% rispetto al 1990. Nel periodo 2007-2013 la riduzione è stata del 15%, raggiungendo così in largo anticipo l’obiettivo che era stato prefissato per il 2020 di 395 g/KWh”.

Il primo segnale positivo da parte dell'azienda, spiega a QualEnergia.it Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, è stata la rinuncia a Porto Tolle. “Il piano di dismissione dei vecchi impianti ad olio, pur essendo questi fuori mercato, ha una valenza importante perché tenerli sarebbe conveniente se si pensasse a un'eventuale riconversione a carbone: significa che la vicenda carbone è chiusa. A questo aggiungiamo le dichiarazioni che Starace ha fatto anche di recente sul nucleare e la svolta verso rinnovabili e smart grid. Per la prima vota una grande azienda elettrica cambia rotta.”

Fino ad ora tra le cosiddette progressive companies, le aziende che secondo Greenpeace si stanno impegnando per cambiare, trovavamo solo grandi consumatori di energia, come Ikea, Philips, Unilever, Google e DSM; Enel è il primo produttore progressive. “È singolare che mentre è stata la Germania a promuovere con più continuità e coerenza la transizione energetica a livello pubblico, e l'Italia attuava politiche di stop-and go, la prima grande azienda a cambiare atteggiamento sia proprio italiana”, commenta Onufrio.

“Sul problema dei cambiamenti climatici prima avevamo degli scettici alla guida dell'azienda – continua - ora abbiamo una persona che pensa che il tema sia fondamentale e quindi se un'azienda vuol avere un vero futuro deve tenere conto del contesto. Prima avevamo un'azienda che puntava su nucleare e carbone, ora sul nucleare da Starace arrivano dichiarazioni molto nette e sul carbone oltre a quanto già detto c'è stata la cancellazione dell'ingrandimento della centrale di Los Barrios e l'abbandono dell'ultimo progetto in Cile.”

Tutto a un tratto il monopolista passa nel campo dei 'buoni'? “Bisogna paragonare le mosse di Enel a quelle dei parigrado. La battaglia si vincerà solo se gli interessi delle grandi aziende si allineeranno con quelli del clima. Quanto fatto da Enel dovrebbe far riflettere non solo i suoi competitor ma anche il Governo italiano che sta attuando scelte passatiste”, spiega il direttore esecutivo di Greenpeace Italia.

Insomma, il giudizio di Greenpeace sulla nuova Enel sembra decisamente positivo, ma come è ovvio diversi punti di contrasto restano. Tra gli investimenti più criticati dall'ong c'è ad esempio la centrale di nucleare di Mochovce, in Slovacchia, che Enel sta cercando di vendere: “speriamo che quell'impianto, dai costi altissimi e progettato negli anni '70 non venga mai completato”, commenta Onufrio.

Altra divergenza è sui tempi di abbandono del carbone: “nei nostri scenari entro il 2030 questa fonte non deve più essere usata. Enel, tramite Endesa, ha impianti a carbone e nucleari anche in Spagna: dovrebbe arrivare ad un phase out anticipato e non chiedere estensioni della vita degli impianti."

Poi c'è una visione diversa in materia di obiettivi europei: Greenpeace si è sempre espressa a favore di obiettivi ambiziosi e vincolanti anche per le rinnovabili e l'efficienza energetica; Enel al contrario si è finora accodata all'atteggiamento difensivo della lobby elettrica: “speriamo che il gruppo Magritte (che raccoglie 12 grandi europei dell'energia particolarmente conservatori sulle politiche climatiche e pro-rinnovabili, ndr) cambi atteggiamento o che Enel esca da questo gruppo”, si augura Onufrio.

Centrale a carbone CCS in Sulcis: quanto ci costi?

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Mercoledì, 18 Marzo 2015
Veronica Caciagli
La Commissione Europea blocca i sussidi approvati nel decreto 'Destinazione Italia' alla nuova centrale a carbone nel Sulcis, ma il controverso impianto potrebbe essere fatto con altri soldi pubblici, grazie a un accordo tra Regione Sardegna e MiSE. Pagata dagli italiani, la nuova centrale dovrebbe importare carbone dall’estero.
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Si è concluso il procedimento di indagine formale avviato dalla Commissione Europea in seguito all’approvazione da parte del Parlamento italiano del decreto “Destinazione Italia” n. 145/2013, che introduceva una nuova forma di incentivo specifico per l’elettricità prodotta da una nuova centrale a carbone, da collocarsi in Sardegna, nel Sulcis Iglesiente (ne avevamo parlato qui).

Secondo il Destinazione Italia, al soggetto proprietario della nuova centrale sarebbe assicurata per 20 anni una tariffa incentivante pari a 30 euro/MWh, aggiuntiva alla vendita dell'energia e rivalutata annualmente in base all’inflazione, fino ad un massimo di 2100 GWh/anno. Si tratterebbe quindi di un potenziale di 63 milioni di euro all’anno, per 20 anni, per un totale di 1.260.000.000 di €, più la rivalutazione ISTAT. Una somma addebitata nelle bollette elettriche degli italiani.

Una proposta che si è scontrata con lo stop dell'Europa. Da quanto si può leggere dell’Official Journal (JOCE C722/2015), la Commissione ha recentemente “deciso di chiudere il procedimento di indagine formale […] prendendo nota del fatto che l’Italia ha ritirato la propria notifica il 17 luglio 2014 e non intende portare avanti il progetto di aiuto in questione”. Nel decreto Destinazione Italia era prevista la clausola “stand still, secondo la quale nessun incentivo può essere concesso prima dell’approvazione da parte della Commissione Europea per la compatibilità con le norme europee sugli aiuti di Stato. Pertanto, in seguito alla non approvazione, l’incentivo dovrebbe automaticamente decadere.

L’avvio dei programmi per la costruzione della centrale a carbone in Sulcis può comunque contare su altri finanziamenti pubblici: l’accordo di programma tra la Regione Sardegna e il Ministero dello Sviluppo Economico risale all’8 agosto 2014 e si riferisce al protocollo firmato tra le parti nell’agosto 2013, denominato “Protocollo d’Intesa per lo Sviluppo di un Polo Tecnologico di Ricerca sul Carbone Pulito e la costruzione di una centrale Clean Coal Technology”. Prevede la realizzazione di un impianto di ossi-combustione da circa 50 MWt, che doveva essere concluso entro il 2015. In questo documento, precedente di alcuni mesi il decreto legge, si prevede già il finanziamento dell’impianto tramite l’incentivo in bolletta, proprio nella misura di 30 €/MWh come previsto dal decreto.

E non solo: risulta che allo sviluppo del Piano tecnologico per il carbone cosiddetto “pulito” e per la costruzione di una nuova centrale a carbone CCS sono stati destinati anche 8.356.000 euro da parte della Regione Sardegna, di cui Sotacarbo risulta il beneficiario attuatore dell’intero finanziamento regionale; 30 milioni di euro, ovvero 3 milioni all’anno per dieci anni, forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico con risorse provenienti dalla Ricerca di Sistema Elettrico Nazionale per il Piano pluriennale del Polo Tecnologico, a cui si sommano altri 30 milioni di euro per la realizzazione dell’impianto per la ossi-combustione da 50 MW. Di questi, i primi 3 milioni sono nella disponibilità dell’ENEA, che ha facoltà di stipulare un accordo con Sotacarbo.

Sempre nel Protocollo d’Intesa si legge che sono forniti in maniera gratuita sia i permessi di ricerca che le aree da utilizzare. L’impianto a carbone potenziale previsto era di una potenza di 350 MWe e prevedeva anche l’utilizzo del carbone del Sulcis. Intanto, però, la miniera di carbone del Sulcis Iglesiente è definitivamente soggetta a un piano di dismissione entro il 2018, approvato dalla Commissione Europea il 1° ottobre 2014 (disponibile a questo link).

Non vi è quindi alcun dubbio che la nuova centrale dovrà importare carbone dall’estero, mentre nessun dato è stato pubblicato in merito all’eventuale impatto del progetto sul territorio, e in particolare sull’occupazione locale. Intanto è stata avviata una Summer School gratuita rivolta a 40 studenti provenienti da vari Paesi, mentre la Regione Sardegna ha avviato un accordo di collaborazione tra la Sotacarbo e la China Energy Research Society (CERS), per un programma di ricerca congiunto ed eventi da tenersi in Italia e in Cina.

Dopo il ritiro dell’incentivo pubblico alla nuova centrale, e nell’impossibilità di trovare un finanziatore privato disponibile a elargire fondi a una tecnologia economicamente non efficiente, sarà interessante capire se la Regione Sardegna cercherà comunque di portare avanti il progetto o se cambierà strategia, verso una riqualificazione del territorio fuori dalle logiche fossili.

Mets Energie LLC seleziona procacciatori di affari per settore biomasse legnose: pellet e cippato

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Martedì, 17 Marzo 2015
L'azienda, impegnata nel settore delle biomasse legnose, seleziona in tutto il territorio nazionale 14 procacciatori di affari.

Mets Energie LLC, azienda presente anche in Italia nel settore delle biomasse legnose, seleziona in tutto il territorio nazionale 14 procacciatori di affari per vendita pellet e cippato senza vincoli di mandato. Il candidato dovrà occuparsi della vendita ai rivenditori.

L'azienda offre:

  • Contratto di procacciatore di affari
  • Provvigioni di sicuro interesse al top nazionale
  • Contratto a tempo indeterminato.

Si richiedono:

  • Esperienza di vendita
  • Partita IVA
  • Portafoglio clienti acquisito
  • Automobile per spostarsi sul territorio
Posti disponibili: 
14
Sede di lavoro: 
Tutte le regioni d’Italia esclusa Lombardia
Ragione Sociale: 
Mets Energie LLC
Indirizzo: 
Rue du Houtelet, 5 - 60240 Montagny (Francia)
Telefono: 
+33 688070229
E-mail: 
info@metsenergie.com

AS Solar Italia seleziona agenti per settore fotovoltaico ed efficienza energetica

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Martedì, 17 Marzo 2015
L'azienda, impegnata nel settore del fotovoltaico e dell'efficienza energetica, seleziona 4 agenti commerciali in Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte e Veneto.

As Solar Italia, azienda impegnata nel settore del fotovoltaico e dell'efficienza energetica, seleziona 4 agenti commerciali in Emilia-Romagna, Lazio, Piemonte e Veneto.

Il candidato, che verrà inserito all’interno della direzione commerciale, sarà responsabile delle seguenti attività:

  • Predisporre ed impostare la rete commerciale aziendale della propria area di riferimento
  • Gestire i clienti esistenti
  • Acquisire nuovi clienti/partner
  • Proporre soluzioni per la realizzazione di impianti ad energie rinnovabili
  • Fornire un servizio di assistenza e supporto ai clienti e al personale interno
  • Elaborare in autonomia le offerte commerciali
  • Partecipare a fiere e congressi.

L'azienda richiede:

  • Pregressa esperienza nel settore commerciale nell'ambito della vendita di materiale necessario per la realizzazione di impianti ad energie rinnovabili agli operatori del settore elettrico e/o termoidraulico
  • Costituirà titolo preferenziale la provenienza dal medesimo settore o da settori commerciali contigui con significativo portafoglio di contatti attivi
  • Interesse e passione per la vendita
  • Ottime capacità di relazione e di problem solving
  • Capacità di lavorare per obiettivi

L'azienda propone:

  • Inquadramento come agente con Partita IVA
  • Provvigioni ai più alti livelli di mercato e premi al raggiungimento di obiettivi
  • Concrete possibilità di crescita all'interno della struttura commerciale.
Posti disponibili: 
4
Sede di lavoro: 
Zona di competenza
Ragione Sociale: 
AS Solar Italia srl
Indirizzo: 
Via Fermi 20 - 20090 Assago (MI)
E-mail: 
info@as-italia.com

La qualità di "Scala Mercalli" contro chi confonde scienza con ideologia

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Martedì, 17 Marzo 2015
Redazione Qualenergia.it
Circa un milione di media sono gli spettatori delle tre puntate di Scala Mercalli finora andate in onda sui RAI 3. Nella terza si è parlato di scioglimento dei ghiacciai, innalzamento degli oceani e di profughi ambientali, oltre che di resilienza con Johan Rockstrom. La deprimente critica al programma di Aldo Grasso.

Circa un milione di media sono gli spettatori delle tre puntate di "Scala Mercalli" finora andate in onda sui RAI 3. Nella terza puntata del 14 marzo (vedi sotto), e si è parlato di ghiacciai come termometro naturale del pianeta: dalle grandi calotte polari alle Alpi si stanno riducendo ovunque e segnalano il problema del surriscaldamento globale. Quali sono gli effetti della fusione dei ghiacciai sulle popolazioni e innalzamento degli oceani può cambiare la geografia del pianeta?

Si è affrontato poi il pericolo dall’acidificazione e dal riscaldamento delle acque e si vede come, anche, nel Mediterraneo è iniziata una tropicalizzazione della fauna ittica. Si raccontano poi le esperienze dei profughi climatici del Bangladesh e come questo paese affronta in maniera costruttiva il problema della sovrappopolazione.

In Svezia un’intervista di Mercalli a Johan Rockstrom, direttore del centro per la resilienza che opera un monitoraggio sulla capacità, a livello mondiale, di reagire agli shock ambientali.

In studio lo zoologo marino Ferdinando Boero dell’Università del Salento dice qualcosa che vogliamo sottoscrivere: “Un economia senza natura è un truffa perché fa vedere la crescita del capitale monetario, ma non la riduzione e del capitale naturale”.

Vogliamo segnalare inoltre la risposta di Mercalli sul suo profilo facebook alle assurde critiche di Aldo Grasso sul Corriere della Sera, che lo ha tacciato di essere un “profeta di sventura”, oltre che gufo e di puntare sul catastrofismo per fare ascolti. “Penso che la vera catastrofe che ci attende – risponde Luca Mercalli - sarà provocata proprio dagli atteggiamenti come il suo! Intanto il direttore del ‪#‎Guardian ha deciso che nelle prossime settimane il cambiamento climatico sarà sempre in prima pagina. Che gufo ...”.

Per quanto ci riguarda la critica del signor Grasso ci interesserebbe ben poco, se non fosse che scrive per uno dei maggiori giornali italiani. Crediamo che il il critico televisivo sia semplicemente ignorante della materia, ma ciò che rende la sua critica più deprimente, oltre ad essere il segno della profonda indifferenza di gran parte dei giornalisti su questioni ormai fondamentali anche per il nostro sistema economico (almeno questa connessione la dovrebbero vedere), è di confondere l’osservazione scientifica con l’ideologia.

Ancora peggiore è l’impressione che se ne ricava di non fare il minimo sforzo per tentare di comprendere argomenti, benché complessi, vitali per le generazioni future. Allora, per questo consigliamo ancora di più di vedere, rivedere e far vedere queste trasmissioni, piene anche di soluzioni e strategie piccole e grandi per affrontare la crisi climatica ed energetica. Trasmissioni che sono una boccata d'aria pura dentro un'informazione ormai stanca schiava del teatrino politico e del vuoto di idee e di visioni che viene lì spesso rappresentato.

Qui sotto si può rivedere la terza puntata: Ghiacciai, mari e resilienza (approfondimenti e bibliografia della 3a puntata)

Vedi la prima e la seconda puntata di "Scala Mercalli"