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Scioglimento del permafrost e aumento delle emissioni, ora c’è la prova

Martedì, 13 Dicembre 2016
Redazione QualEnergia.it
È stata dimostrata la connessione tra lo scioglimento massiccio del permafrost in Artico e l’aumento dei gas serra in atmosfera. Uno studio internazionale coordinato da Ismar-Cnr lo ha compreso analizzando carote di sedimento dell’ultima deglaciazione.

E’ stata provata l’attinenza tra lo scioglimento massiccio del permafrost in Artico e l’aumento dei gas serra in atmosfera.

L’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Ismar-Cnr) ha coordinato uno studio internazionale pubblicato su Nature Communication, che prende in esame carote di sedimento dell’ultima deglaciazione.

Secondo Tommaso Tesi, ricercatore Ismar-Cnr e primo autore del lavoro “è noto che oltre un terzo del carbonio della Terra si trova in Artico in uno stato congelato noto come permafrost. Negli ultimi 30 anni questi suoli stanno subendo un progressivo riscaldamento e sono quindi a rischio di destabilizzazione termica, ossia di scioglimento”.

Il ricercatore spiega che questo processo trasforma materiale virtualmente inerte in un substrato nuovamente disponibile per la decomposizione batterica con il conseguente rilascio in atmosfera di carbonio e metano, due gas serra coinvolti nel riscaldamento globale.

Prima di questo studio però non esistevano evidenze dirette di un reale scioglimento del permafrost.

“Per la prima volta abbiamo analizzato la destabilizzazione termica del permafrost durante il riscaldamento post-glaciale, risalente dai 14.000 ai 7mila anni fa, quando la concentrazione di anidride carbonica passò da 190 a 270 ppm (parti per milione) e la temperatura globale media aumentò di circa 4 gradi", prosegue Tesi.

"Considerando che il permafrost contiene oltre 2 volte la quantità di carbonio presente in atmosfera prima della rivoluzione industriale, il processo di scioglimento e il successivo rilascio dei gas serra rappresentano un significativo riscontro al contemporaneo riscaldamento globale", aggiunge Tommaso Tesi

Il gruppo di ricerca internazionale si è concentrato sul Mare di Laptev, margine siberiano del Mar Glaciale Artico.

"Nel 2014, durante la campagna oceanografica Swerus-C3 a bordo della rompighiaccio svedese Oden, abbiamo prelevato delle carote di sedimento, un archivio unico per la ricostruzione storica del permafrost durante l’ultima deglaciazione - afferma Tesi - Usando le informazioni contenute nel sedimento, abbiamo rivelato che la quantità di carbonio terrestre trasferito dal permafrost all’ambiente marino durante la fine della deglaciazione è stata accelerata, con un flusso medio annuale di carbonio rilasciato pari ad oltre 7 volte il contemporaneo apporto da parte dei fiumi”.

Sulla base di questi risultati, gli autori hanno ricostruito l’evoluzione del permafrost durante il passaggio glaciale-interglaciale.

"Durante l’ultima deglaciazione, circa 21.000 anni fa, il nord della Siberia era dominato da un permafrost spesso e molto più esteso rispetto alle condizioni moderne”, conclude il ricercatore dell’Ismar-Cnr.

Con il progressivo inspessimento di questo strato del suolo superficiale nella fase post-glaciale, è prevalso lo scioglimento, favorendo l’erosione del materiale terrestre e quindi il rilascio di permafrost nell’ambiente marino, che ha implicato come conseguenza anche un aumento sensibile nella produzione di anidride carbonica e, potenzialmente, di metano durante il riscaldamento post-glaciale.

Quanto descritto nello studio potrebbe rappresentare una prefigurazione del paventato futuro cambiamento climatico e che quindi questi processi possano manifestarsi nuovamente in uno scenario di riscaldamento antropico.

Lo studio su Nature Communications: Massive remobilization of permafrost carbon during post-glacial warming

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Start-up innovative, al via il bando Edison Pulse 2017

Martedì, 13 Dicembre 2016
Le iscrizioni sono aperte dal 12 gennaio al 28 marzo 2017. Possono partecipare startup o team informali composti almeno da tre persone e quest’anno anche alle imprese sociali che parteciperanno alla categoria speciale "Ricostruzione Sisma".

È online il bando della quarta edizione di Edison Pulse, il concorso che supporta l’innovazione, il cambiamento e la crescita delle realtà imprenditoriali in Italia.

Il bando ...

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Titoli efficienza energetica e garanzia d’origine, i corrispettivi per il 2017

Martedì, 13 Dicembre 2016
L'Autorità ha approvato i corrispettivi relativi all’anno 2017 per il funzionamento dei mercati organizzati e delle piattaforme di registrazione degli scambi bilaterali delle garanzie di origine e dei titoli di efficienza energetica gestiti dal Gestore dei Mercati Energetici.

L’Autorità ha approvato i corrispettivi relativi all’anno 2017 per il funzionamento dei mercati organizzati e delle piattaforme di registrazione degli scambi bilaterali delle garanzie di origine e dei titoli di efficienza energetica ...

 

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Tecnologie abilitanti, bioedilizia e smart building. Due bandi nel Lazio

Martedì, 13 Dicembre 2016
I bandi “KETs – tecnologie abilitanti" e “Bioedilizia e Smart Building”, stanziano rispettivamente 9.240.000 € e 7.260.000 € per PMI, liberi professionisti, grandi imprese e organismi di ricerca. Le domande potranno essere presentate dal 10 gennaio al 14 febbraio 2017.

Promuovere nel Lazio l’utilizzo nelle imprese di tecnologie più avanzate come la nanoelettronica o la fotonica, e promuovere per la prima volta il settore della bioedilizia e delle costruzioni intelligenti, favorendo una maggiore sostenibilità ed efficienza degli edifici.

Questo l’obiettivo dei due nuovi bandi della Regione Lazio ...

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Trasporti e pendolari in Italia, peggiorano le condizioni e aumentano i prezzi

Lunedì, 12 Dicembre 2016
Redazione QualEnergia.it
In Italia continuano a peggiorare le condizioni di chi si muove sulla rete secondaria, sugli intercity e sui regionali dove invece si sono ridotti i treni o sono state aumentate le tariffe. Ogni anno Legambiente pubblica il rapporto Pendolaria per fare il punto della situazione. Ecco i primi dati.
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Tra guasti tecnici, ritardi e sovraffollamento, la rete ferroviaria nazionale mette alla prova ogni giorno i milioni di pendolari italiani che la utilizzano per raggiungere il luogo di lavoro o studio.

Se da una parte cresce l’offerta del servizio ad alta velocità (+276% dal 2007 sulla Roma-Milano), dall'altra peggiorano le condizioni di chi si muove sulla rete secondaria, sugli intercity e sui regionali dove invece si sono ridotti i treni (in 15 Regioni) o sono state aumentate le tariffe (in 16 Regioni).

È quanto emerge, in estrema sintesi, dal nuovo rapporto di Legambiente “Pendolaria” (allegato in basso), che fa una prima valutazione del trasporto ferroviario pendolare in Italia per l'anno in corso e redige la lista delle 10 peggiori linee. Un'analisi puntuale dei finanziamenti e dei processi organizzativi verrà poi presentata nel rapporto che uscirà a gennaio 2017.

Complessivamente - emerge da Pendolaria 2016 - dal 2010 a oggi, a seguito della riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato, si possono stimare tagli nel servizio ferroviario regionale pari al 6,5% e negli intercity del 19,7%. Solo in pochissime regioni è aumentato il servizio (il caso migliore è la Provincia di Bolzano), in tutte le altre è stato ridotto o è numericamente rimasto uguale ma con tagli su alcune linee, mentre sono cresciute le tariffe (si veda la tabella di seguito).

Per ripensare la mobilità urbana e il trasporto su ferro - scrive Legambiente - è fondamentale aumentarne la competitività con maggiori investimenti per rispondere alla nuova e crescente domanda di mobilità delle aree urbane.

“Ad oggi il trasporto ferroviario italiano conta, invece, treni troppo vecchi, lenti e lontani dagli standard europei di frequenza delle corse”, si spiega nel rapporto.

In Italia sono quasi 3.300 i treni in servizio nelle regioni. L’età media dei convogli in circolazione sulla rete regionale è di 17,2 anni con differenze rilevanti da regione a regione. Rispetto allo scorso anno la media di età è migliorata (era 18,6), ma il miglioramento è avvenuto solo in alcune regioni per l’immissione di nuovi convogli (come nel Lazio, in Veneto, Lombardia e Toscana) o di dismissione di quelli più vecchi (come in Lombardia e Puglia).

Ad esempio in Campania continua ad aumentare l’età media, nonostante alcuni segni di investimento, soprattutto a causa dell’anzianità del parco rotabile di EAV (Circumvesuviana, Sepsa e MetroCampania NordEst).

Le regioni con i treni più vecchi sono l’Abruzzo, la Basilicata e la Sicilia. Attualmente il 69% dei treni in circolazione supera i 15 anni di anzianità.

Altro fattore sempre più evidente è quello della differenza marcata tra la qualità dei treni nelle regioni del centro-nord e quelle del sud, che si posizionano quasi tutte ai vertici di questa classifica.

La ragione sta nel fatto che l’acquisto di nuovi treni è stato garantito in questi anni da acquisti diretti da parte delle Regioni o dai contratti con Trenitalia, e ha visto meno investimenti proprio nelle regioni del Sud.

"Fino ad oggi il Governo nazionale, a differenza di quelli degli altri Paesi europei, non ha mai speso per comprare nuovi treni", commenta Legambiente. "Ma attenzione, per ora stiamo parlando di soli investimenti nella sostituzione del parco rotabile in circolazione, che proprio per la sua età è causa di ritardi, problemi e impedisce un servizio di qualità. Ma nel nostro Paese c’è bisogno di aumentare e potenziare il servizio, per avere un servizio di livello europeo".

Secondo uno studio dell'associazione occorre acquistare circa 1.300 treni per rinnovare il parco rotabile in circolazione - sostituendo i treni con almeno più di 20 anni di età - e potenziare l’offerta nelle tratte più frequentate delle aree metropolitane oltre che nelle regioni meridionali. In particolare al Sud oggi sono numerose le linee che collegano anche importanti centri urbani (la Jonica e la Tirrenica in Calabria, Palermo-Messina, Palermo-Catania, Trapani-Palermo in Sicilia per citarne alcune) che vedono transitare ogni giorno pochissimi convogli e sempre più obsoleti.

Per arrivare a questi risultati è fondamentale l’importanza di una regia nazionale in grado di indirizzare in modo uniforme le politiche in tema di mobilità e trasporti e la necessità di maggiori investimenti tali, ma è altrettanto necessaria la partecipazione delle Regioni.

Le 10 peggiori linee d'Italia

Anche quest’anno a guidare la poco onorevole classifica delle tratte peggiori troviamo la Roma -Ostia Lido e la Circumvesuviana (si veda anche QualEnergia.it Ferrovie e pendolari, un'Italia a due velocità): nella prima il servizio della linea suburbana gestita da Atac appare totalmente inadeguato alla domanda di spostamento dei circa 100.000 studenti e lavoratori quotidiani. Guasti e problemi tecnici si ripercuotono sugli utenti tra corse che saltano senza che venga fornita un’adeguata informazione e continui ritardi.

I circa 28 km che separano la stazione di Porta San Paolo a Ostia Lido vengono coperti con lentezza esasperante da treni vecchi (spesso di oltre 20 anni), sovraffollati, privi di aria condizionata d’estate o riscaldamento d’inverno. Stessa situazione nelle stazioni: le biglietterie solo nel 21,4% dei casi, nel 78,6% non vi è la presenza di personale ferroviario, o è saltuaria, nell’85,7% dei casi i tabelloni elettronici degli orari sono guasti.

La Circumvesuviana invece, collega un’area metropolitana di circa due milioni di abitanti e si estende per 142 km distribuiti su 6 linee e 96 stazioni. Qui il pendolare non fa più caso ai ritardi. La speranza, semmai, è che la corsa non venga cancellata e che si arrivi a destinazione senza gravi intoppi perché il peggio non sarebbe il probabile guasto ma l’incidente o il principio di incendio, oppure il finestrino preso a sassate. Fino al 2003 la Circumvesuviana assicurava più di 500 corse al giorno ma oggi i numeri sono dimezzati.

Salvo guasti, oggi viaggiano 56 treni, ma ne occorrerebbero almeno 70 per garantire un servizio dignitoso. Ma la débâcle riguarda tutta l’Eav, l’holding (Circumvesuviana, Cumana, Circumflegrea e Metrocampania NordEst) con deciso crollo di utenti su tutte le tratte: da 40 milioni (nel 2010) a 27 milioni sulla Circumvesuviana, da 20 a 11 milioni quelli della Sepsa (Cumana e Circumflegrea); da 67 milioni a 40 quelli di MetroCampania Nordest, continua Legambiente.

Al terzo posto troviamo la Reggio Calabria-Taranto, la linea che dovrebbe unire le regioni del Sud, i centri turistici e i porti, garantendo un servizio di qualità per studenti, turisti, lavoratori, attualmente in uno stato di grave degrado. Solo 4 collegamenti al giorno da Reggio a Taranto, per una durata minima di 6 ore e 15 minuti, ma con tre cambi e un tratto in pullman.

Al quarto posto troviamo la Messina-Catania-Siracusa, ma va detto che tutte le tratte siciliane sono scomode e inefficienti, a danno dei siciliani e dei turisti che giungono sull’isola, con solo 429 corse regionali in tutta la regione (sono 2.300 in Lombardia).

La Cremona-Brescia occupa il quinto posto grazie a treni più lenti oggi di 15 anni fa (34 minuti nel 2002, 58 oggi), ritardi, soppressioni, carrozze sovraffollate, disagi dovuti allo spostamento del sottopasso di Brescia per i lavori dell’alta velocità. Materiale rotabile tra i più vecchi (treni con 25/30 anni di età) e servizio ancora parzialmente effettuato da automotrici diesel.

La Pescara-Roma, al sesto posto, è una linea su cui pochissimi pendolari oggi prendono il treno malgrado gli spostamenti intensi tra le due Regioni e i tanti centri lungo la direttrice. La ragione? Ogni giorno il numero di pullman è tre volte quello dei treni, e su gomma si viaggia più veloci e più comodi con collegamenti che vanno dalla mattina presto alla sera tardi.

Al settimo posto troviamo i collegamenti per Casale Monferrato, con la linea per Vercelli e quella per Mortara che sono state chiuse a seguito del tagli decisi dalla Regione Piemonte.

La tratta Bari-Martina Franca-Taranto si colloca all’ottavo posto grazie alla lentezza dei treni (41 kmh) e alla presenza del binario singolo per gran parte della tratta che, secondo uno studio della Regione Puglia, potrebbe potenzialmente servire oltre 700 mila persone tra pendolari e turisti.

Al nono posto troviamo i 52 km a binario unico della Treviso-Portogruaro utilizzata soprattutto dagli studenti e dagli utenti dell’Ospedale Riabilitativo di Motta di Livenza. Negli ultimi mesi i servizi su questa linea hanno subìto un graduale peggioramento, con forte riduzione dei convogli soprattutto nel pomeriggio, e uso di mezzi vecchi (almeno 35 anni) con velocità media di soli 50 kmh, continua Legambiente.

Tra le 10 linee peggiori anche la Genova-Acqui Terme. Tratta con 46 km a binario unico, che ha subito forti tagli, caratterizzata da ritardi cronici dovuti a problemi durante l’attraversamento dei passaggi a livello, ai lavori di potenziamento della stazione di Rossiglione e quelli tra Genova Brignole e Genova Principe. Eppure è una linea di collegamento con la Regione Piemonte che attraversa molti nodi del pendolarismo nell’area genovese e che potrebbe rappresentare una alternativa all’utilizzo dell’auto per tanti lavoratori e studenti.

Il rapporto di Legambiente  (pdf)

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Com'è cambiato il settore energetico in Italia secondo i dati Ispra

Lunedì, 12 Dicembre 2016
Redazione QualEnergia.it
Nell'edizione 2016 dell'annuario dei dati ambientali Ispra c'è un capitolo specifico dedicato all'energia: mostra l'evoluzione di consumi e mix nazionale di generazione, import di materie prime, sistemi di efficienza energetica, emissioni e altro ancora. Una sintesi con qualche grafico e il rapporto.
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I consumi finali di energia (al netto degli usi non energetici) in Italia sono cresciuti fino al 2005, poi sono calati, con una forte accelerazione nel 2009, complice la crisi economico-finanziaria mondiale.

Nel 2009 erano dell'8% inferiori rispetto al 2005, mentre nel 2014 erano scesi del 17,4%, sempre rispetto al 2005.

È questo uno dei moltissimi dati forniti nell'edizione 2016 dell'Annuario dei dati ambientali Ispra, che contiene un capitolo specifico dedicato all'energia (in allegato in basso) dove si mostra l'evoluzione di consumi e mix nazionale di generazione, import di materie prime, sistemi di efficienza energetica, emissioni ed altro ancora.

Tornando ai consumi finali, si nota che il calo 2005-2014 è rilevante per il settore industria (-34,8%) e per il settore agricoltura e pesca (-16,4%), mentre il residenziale mostra una contrazione del 16,1%, il terziario nel 2014 era tornato a livelli del 2005 con consumi superiori solo dello 0,5% (vedi grafico).

Come si vede, fin dal 1990 il settore dei trasporti appare caratterizzato da una crescita costante dei consumi finali di energia, interrotta solo da lievi flessioni. A partire dal 2008 il settore mostra una contrazione dei consumi, e nel 2013 si registrano consumi inferiori del 15,3% rispetto al 2007.

Il trend dell’intensità energetica primaria, cioè il rapporto tra Pil e consumi di energia primaria è in calo a partire dal 2005 (vedi grafico sotto).

Nel 2014 l’intensità energetica primaria era del 15,7% inferiore rispetto al 2005, un calo, spiegano dall'Ispra “dovuto all’incremento dell’efficienza energetica nel settore dell’industria, ma soprattutto alla variazione del sistema produttivo, con una quota crescente dei consumi finali nel settore dei servizi, caratterizzati da intensità energetica di gran lunga inferiori al settore dell’industria, sebbene con andamento crescente.”

Di particolare rilievo ai fini della diminuzione dell’intensità energetica – si segnala nel rapporto – appaiono le misure volte all’incremento dell’efficienza energetica, di cui i Certificati Bianchi (CB) rappresentano una parte rilevante.

Con il meccanismo dei CB (grafico sotto) sono stati certificati risparmi di energia primaria pari a circa 21,8 Mtep e riconosciuti 36,2 milioni di titoli di efficienza energetica nel periodo 2006-2015.

Venendo alle emissioni, negli ultimi anni quelle queste mostrano un declino dovuto essenzialmente agli effetti della crisi economica e all’incremento delle fonti rinnovabili.

Nel 2014, l’81,2% delle emissioni di gas serra è stato di origine energetica e, quest’ultime, si sono ridotte del 26,6% rispetto al 2007.

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Bando per partecipare a nuova edizione Master Ridef. Domande entro il 16 gennaio 2017

Lunedì, 12 Dicembre 2016
Il Master RIDEF 2.0 - Reinventare l’energia. Rinnovabili, Decentramento, Efficienza, Sostenibilità Forte - avrà percorsi di specializzazione e moduli comuni a tutti i partecipanti. Obiettivo è affrontare la complessità del tema energetico attraverso interdisciplinarietà, interattività e competenza del personale docente. Le domande entro il 16 gennaio 2017.

È ancora aperto il bando per partecipare alla XIII edizione del "Master RIDEF 2.0. Reinventare l’energia" (allegato in basso).

Il percorso formativo manterrà il format delle due ultime due edizioni con percorsi di specializzazione e moduli comuni, il cui obiettivo didattico resta quello di affrontare la complessità del tema energetico attraverso interdisciplinarietà, interattività e competenza del personale docente.

I corsi saranno articolati su tre moduli comuni (1, 2, 8), due percorsi a scelta (Percorso A: Generazione sostenibile di energia, reti e mercati e Percorso B: Edifici ad alte prestazioni e a energia quasi zero) composti ognuno da 4 moduli (3, 4, 5, 6) e un Modulo a scelta (7A Management sostenibile dei servizi di pubblica utilità o 7B Efficienza energetica nell’industria).

La struttura generale del Master è quindi la seguente:

  • Cambiamenti climatici, sostenibilità forte, tecnologie e mercati (Moduli 1 e 2)
  • Percorso A - Generazione sostenibile di energia, reti e mercati (Moduli 3A, 4A, 5A, 6A)
  • Percorso B - Edifici ad alte prestazioni e a energia quasi zero (Moduli 3B, 4B, 5B, 6B)
  • Città e industria: pianificazione, gestione e servizi (Moduli 7A/7B e 8)
  • Orientamento e placement

La didattica punta a fornire competenze su tematiche e aspetti innovativi, quali: edifici passivi a zero energia, soluzioni tecniche e sistemi impiantistici, gestione intelligente delle reti, mercati e nuovi modelli di business e aggiornamenti normativi.

La segreteria è aperta dal lunedì al giovedì dalle 9.30 alle 14.30 - Numero Verde 800 760 999 - info@ridef.it

Il bando (pdf)

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Inverter FV, mercato in crescita grazie ai paesi emergenti

Lunedì, 12 Dicembre 2016
Redazione QualEnergia.it
Dopo un rallentamento previsto nel 2017, le vendite riprenderanno a salire fino al 2021, soprattutto in Asia. Tra 5 anni gli apparecchi commercializzati supereranno 100 GW di potenza in tutto il mondo, mentre il 2016 si chiuderà con poco più di 60 GW. Forte pressione sui prezzi e ruolo-guida delle aziende cinesi.
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Vendite in leggera flessione nel 2017, con previsioni al rialzo per gli anni successivi, forte pressione sui prezzi, concentrazione delle aziende anche attraverso fusioni e acquisizioni. La Cina a guidare le regole del gioco.

Sono queste le principali tendenze del mercato internazionale degli inverter fotovoltaici appena tracciate da ...

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Anche con il biogas si possono sostenere le aziende agricole italiane

Lunedì, 12 Dicembre 2016
L’azienda agricola Vanzetti Holstein di Candiolo in provincia di Torino ha inaugurato il 12 dicembre, una nuova stalla di 4mila mq, altamente tecnologica. L’azienda è tra i cinque fondatori della Cooperativa Speranza, associata al CIB, Consorzio Italiano Biogas.

L’azienda agricola Vanzetti Holstein di Candiolo (TO) ha inaugurato oggi, lunedì 12 dicembre, una nuova stalla di 4mila mq, altamente tecnologica.

La struttura accoglierà a pieno regime circa 250 mucche, con la massima attenzione al benessere degli animali grazie ad alcuni dettagli come lo spazio a disposizione del singolo capo animale, la pavimentazione con inserti in gomma, il sistema di ventilazione e i robot per la mungitura automatica.

L’azienda è tra i cinque fondatori della Cooperativa Speranza di Candiolo (To), associata al CIB, Consorzio Italiano Biogas, considerata un’eccellenza produttiva del territorio piemontese sia per la produzione di carne e latte sia per la generazione di energia elettrica e termica mediante biogas da reflui zootecnici e sottoprodotti agricoli.

L’impianto a biogas della Cooperativa produce 2 MWh di energia elettrica e nel 2016 ha fornito 9 MWh termici, tramite teleriscaldamento, al vicino Istituto di ricerca e cura del cancro di Candiolo.

«Siamo nati allevatori, continuiamo a fare gli allevatori e a produrre energia, sono due filiere complementari e la cura dell’allevamento è un elemento chiave del buon funzionamento dell’impianto che ne usa i reflui  – dichiara Carlo Vanzetti, della Vanzetti Holstein - La capacità d’integrare le attività agroalimentari con la produzione di rinnovabili, ha permesso la crescita e il consolidamento della nostra azienda, accrescendone la competitività. L’apertura della nuova stalla, infatti, è un importante segnale per il nostro settore e il territorio in un momento in cui, secondo i recenti dati Coldiretti, hanno chiuso in Italia almeno 1500 stalle da latte, per effetto del crollo del prezzo pagato agli allevatori».

A luglio 2016, la Cooperativa ha ricevuto una menzione speciale come miglior impianto a biogas agricolo al premio internazionale AD & Biogas Industry Awards di Birmingham, uno degli appuntamenti più importanti al mondo per il settore della digestione anaerobica, ottenendo il più alto riconoscimento tra gli impianti italiani in concorso.

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L’energia in Parlamento questa settimana, 12-18 dicembre 2016

Lunedì, 12 Dicembre 2016
Il calendario settimanale dei lavori parlamentari che riguardano energia, rinnovabili, efficienza energetica, edilizia, mobilità sostenibile e tutte le tematiche che interessano gli abbonati a QualEnergia.it PRO.

Ecco il calendario dei lavori parlamentari della settimana da lunedì 12 a domenica 18 dicembre che riguardano energia, rinnovabili, efficienza energetica, edilizia, mobilità sostenibile e tutte le tematiche che interessano gli abbonati a QualEnergia.it PRO. In allegato in basso il calendario completo con tutti gli appuntamenti di Camere, commissioni e Governo.

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