La rivoluzione italiana verso l’economia circolare passa dal riciclaggio

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Giovedì, 8 Ottobre 2015
L'Italia non ha bisogno di nuovi inceneritori, ma di politiche e impianti per il riuso e il riciclaggio e di un nuovo sistema che renda il riciclo ancora più conveniente rispetto allo smaltimento in discarica. Questo il messaggio che parte dal Forum Rifiuti 2015 svoltosi a Roma.

"L'Italia può diventare leader dell'economia circolare europea, ma servono politiche governative di sostegno alla filiera del riciclo e del riuso, non nuovi inceneritori". Cosí Legambiente in un comunicato stampa riassume i temi sviluppati nel corso del Forum Rifiuti - organizzato dall'associazione ambientalista con La Nuova Ecologia e Kyoto Club -  che si è tenuto il 7 e 8 ottobre a Roma.

La filiera del riciclaggio dell'organico batte l'incenerimento su tutti i fronti - argomenta l'associazione ambientalista - fa crescere l'occupazione, diminuisce i costi di realizzazione e gestione degli impianti, fa bene all'ambiente, ma anche alle tasche degli italiani.

Riciclare significa quindi più posti di lavoro, minori costi per la realizzazione degli impianti e conferimento e nessun onere per lo smaltimento dei residui. Lo dimostra anche un'analisi effettuata dall'istituto di ricerca Meriam Research, che ha confrontato due imprese: una che gestisce un impianto di termovalorizzazione di nuova costruzione e una che cura un impianto di compostaggio e digestione anaerobica. Il risultato evidenzia che ad ogni occupato nell'impianto di incenerimento corrispondono tre occupati in quello di compostaggio; gli oneri finanziari al servizio dell'investimento per la costruzione del termovalorizzatore (400 milioni di euro) sono molti rilevanti (15 milioni di euro annui) e assorbono metà del risultato economico lordo; il costo di conferimento sopportato dalle amministrazioni locali per tonnellata è mediamente di 103 euro per l'incenerimento (e senza il contributo dei certificati verdi inevitabilmente il costo crescerebbe almeno sino a 115 euro), mentre è di 83 euro per il compostaggio. Inoltre, gli oneri che la società che gestisce l'inceneritore deve sostenere per lo smaltimento di scorie (pari al 22%) e delle acque di risulta ammontano a 9 milioni di euro.

Nonostante l'evidente convenienza economica e ambientale del riciclaggio, nel nostro Paese la gestione dei rifiuti urbani è ancora molto legata all'uso della discarica. Nel centro-sud mancano ancora gli impianti per trattare e avviare a riciclo i rifiuti, le politiche nazionale di prevenzione latitano e i rifiuti speciali, anche pericolosi, continuano a finire troppo spesso nelle maglie delle ecomafie e della criminalità ambientale. "Ma nonostante le emergenze e il grave ritardo di alcuni territori - afferma l'associazione - l'Italia ha oggi tutte le carte in regola per fare da capofila nell'economia circolare europea grazie alle sempre più numerose esperienze di gestione sostenibile dei rifiuti fondate su riciclaggio, raccolte differenziate domiciliari, sistemi di tariffazione puntuale, politiche di riuso e prevenzione".

"Abbiamo Comuni 'ricicloni', consorzi pubblici e aziende virtuose che costituiscono esperienze di green economy eccezionali", si spiega. "L'innovazione impiantistica della valorizzazione dell'organico, degli ecodistretti e delle cosiddette fabbriche dei materiali rende oggi possibile il riciclaggio anche delle frazioni finora avviate a incenerimento e smaltimento, con nuove opportunità ambientali, economiche, sociali".

"Nonostante tante buone pratiche ed esperienze di successo l'Italia non riesce peró a superare completamente l'emergenza rifiuti, perché purtroppo non esiste una politica nazionale che punti con decisione sull'economia circolare", ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani.

"Questo settore oggi non viene considerato nelle politiche governative, e lo dimostra anche la recente pubblicazione della bozza di decreto sull'incenerimento dei rifiuti in attuazione dell'articolo 35 del decreto 'Sblocca Italia', che prevede 12 nuovi inceneritori in Italia e che andrebbe sostituito con un nuovo testo per promuovere l'economia circolare sul territorio nazionale. L'Italia ha invece un gran bisogno di politiche e impianti per il riuso e il riciclaggio e di un nuovo sistema di incentivi e disincentivi che rendano la prevenzione e il riciclo più convenienti, anche economicamente, rispetto al recupero energetico e allo smaltimento in discarica", conclude Ciafani.

"L'uso efficiente delle risorse - aggiunge Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club - è la vera chiave di volta per rilanciare l'economia e permettere al nostro Paese di affrontare il futuro. Non è solo quindi la difesa dell'ambiente e della nostra salute che imporrebbero politiche intelligenti sui rifiuti sia a livello locale che nazionale. Politiche che a partire dalle migliori esperienze già presenti sul territorio puntino innanzitutto sul recupero di materia reso possibile anche dall'innovazione tecnologica".


Quanto sarà verde l’Europa del 2030?

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Giovedì, 8 Ottobre 2015
Gianni Silvestrini
L'Unione Europea si è presa l’impegno di coprire entro il 2030 almeno al 27% dei consumi totali finali di energia con energia verde. Si riuscirà a garantire questa evoluzione anche con un livello ridotto di incentivi? Alcuni elementi inducono ad essere fiduciosi, anzi l'obiettivo è probabilmente troppo modesto.
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Fra quindici anni quasi la metà dei consumi elettrici europei sarà soddisfatta con le fonti rinnovabili. Questo lo scenario connesso con l’impegno di soddisfare “almeno al 27%” dei consumi totali finali di energia nel 2030 con energia verde come da obiettivi europei.  Non è un target particolarmente ambizioso, risultato di un compromesso tra la Commissione e gli Stati membri, ma si tratta comunque di un percorso di crescita, visto che nel 2012 la quota delle rinnovabili era del 14%.

Si riuscirà a garantire questa evoluzione anche con un livello ridotto di incentivi? Alcuni elementi inducono ad essere fiduciosi. Innanzitutto va considerato il miglioramento delle tecnologie che porterà ad ulteriori riduzioni dei costi. In alcuni casi, come nel fotovoltaico, nel prossimo decennio sarà possibile immaginare una diffusione senza incentivi, in buona parte attraverso sistemi misti di solare più accumulo.

Uno studio coordinato dall’Imperial College of London, a cui ha collaborato il GSE, ha stimato che una copertura solare pari al 10% della domanda europea al 2030 comporterebbe limitati oneri di integrazione alla rete elettrica, in particolare per i paesi meridionali. In Italia, una potenza solare 2,5 volte più elevata dell’attuale sarebbe in grado di soddisfare il 17% dei consumi elettrici.

Nel caso dell’eolico, secondo gli scenari del Global Wind Energy Council, nel 2030 la potenza potrebbe crescere del 160% nello scenario “moderato” e triplicare in quello “avanzato”, portando la quota europea coperta con il vento dall’8% del 2013 a circa un quarto del totale nel 2030.

Un recente studio del Fraunhofer Institute ha analizzato le evoluzioni dei costi dell’elettricità in Germania, concludendo che sia l’eolico on-shore che il fotovoltaico risulteranno competitivi con le centrali termoelettriche già durante il prossimo decennio.

Passando alle rinnovabili termiche, queste presentano ancora grandi margini di incremento con costi minimi e si espanderanno sia con la riqualificazione energetica spinta del patrimonio edilizio esistente che nelle nuove costruzioni. Troveranno un loro spazio anche applicazioni solari, al momento del tutto marginali, come la climatizzazione estiva e la fornitura di calore di processo nell’industria.

Nel campo del riscaldamento con la biomassa, nuove tecnologie con rendimenti elevati e un buon controllo delle emissioni sostituiranno i vecchi impianti meno performanti dal punto di vista energetico ed ambientale.

I biocarburanti di seconda e terza generazione consentiranno, infine, di utilizzare biomassa locale, e la forte innovazione già avviata (dal bioetanolo di seconda generazione al biometano,  all’impiego delle alghe) favorirà il raggiungimento della competitività con i carburanti tradizionali.

Più in generale, la forbice tra l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili e la contemporanea riduzione di quelli delle rinnovabili garantirà una spinta propulsiva in grado di controbilanciare gli elementi di rallentamento, come il progressivo esaurimento dei siti più produttivi per l’eolico.

Un’Europa alla ricerca di maggiore competitività ed intenzionata a rafforzare la propria base industriale dovrà porre un’attenzione particolare alle tecnologie. In alcuni comparti l’ingegnosità e la virtuosità di piccole e medie imprese sarà in grado di proporre prodotti in grado di competere a livello internazionale. In altri casi occorrerà invece uno sforzo coordinato a livello di ricerca e di investimenti per arrivare alla massa critica continentale necessaria a reggere il confronto con l’Asia, gli Stati Uniti e i paesi Arabi.

Per il raggiungimento dei target fissati al 2030 va infine considerato il ruolo dell’efficienza energetica che dovrebbe garantire, secondo le analisi di impatto effettuate dalla Commissione, consumi energetici inferiori  fino al 15% rispetto a quelli del 2010. Una domanda di energia più contenuta faciliterà la progressiva sostituzione dei fossili con le rinnovabili.

Questo articolo è un estratto dal nuovo libro di Gianni Silvestrini, “2 °C. Innovazioni radicali per vincere la sfida del clima e trasformare l'economia”, Edizioni Ambiente, febbraio 2015.

www.duegradi.it è il sito dedicato al libro. L'estratto è stato pubblicato con il consenso della casa editrice.


Biogas, in Piemonte le linee guida per la classificazione del digestato

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Mercoledì, 7 Ottobre 2015
Attraverso la definizione delle linee guida per la classificazione del digestato come sottoprodotto la Regione Piemonte sarà la prima in Italia ad allinearsi con le indicazioni sul digestato previste dal Decreto Ministeriale sugli effluenti in corso di finalizzazione.

Con l'obiettivo di facilitare le valutazioni sulla classificazione del “digestato” - materiale generato dal processo di digestione anaerobica per la produzione di biogas - per poterlo reimpiegare in agricoltura, la Regione Piemonte ha approvato le "Linee guida per la classificazione del digestato come sottoprodotto ai sensi dell’articolo 184 bis, comma 1 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, recante norme in materia ambientale, e per la sua utilizzazione agronomica”. La delibera della Giunta regionale è stata adottata nella seduta del 5 ottobre 2015.

Il provvedimento si rivolge alle amministrazioni provinciali con l’intento di supportarle nell’applicazione della normativa nazionale in materia di sottoprodotti, fornendo loro elementi per una valutazione caso per caso nell’ambito delle procedure autorizzative di legge.

"La diffusione degli impianti di digestione anaerobica per la produzione di biogas da fonte rinnovabile – ha spiegato l’assessore all’Ambiente della Regione, Alberto Valmaggia –  ha raggiunto quote significative in Piemonte e per tale motivo si è ritenuto necessario approvare delle linee guida rivolte al rispetto ambientale del nostro territorio”.

"Attraverso la definizione delle linee guida la Regione Piemonte sarà la prima regione in Italia ad allinearsi con le indicazioni sul digestato previste dal Decreto Ministeriale sugli effluenti da tanto atteso dagli operatori e in corso di finalizzazione", ha commentato Federica Galleano, Vice presidente FIPER (Federazione Italiana Produttori di Energia Rinnovabile).


Il car sharing entra ufficialmente in Confindustria

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Mercoledì, 7 Ottobre 2015
I tre principali operatori del comparto entrano in ANIASA, l'associazione dell’autonoleggio e dei servizi automobilistici di Confindustria. Sono circa 490.000 gli iscritti ai servizi di car sharing in Italia e 5.500.000 i noleggi registrati per una flotta da 3.300 veicoli condivisi.

Il settore del car sharing entra ufficialmente in ANIASA - l’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici di Confindustria. Lo ha stabilito l’Assemblea dell’Associazione accogliendo le domande di adesione presentate dai tre principali operatori del comparto Car2Go, Enjoy e Twist, cui si aggiunge l'associata ACI Global.

Dall’arrivo in Italia (estate 2013) questa formula di mobilità, molto diffusa nel resto del mondo, ha compiuto un deciso cambio di passo anche in Italia che fino ad allora aveva visto solo iniziative circoscritte. Oggi, a distanza di quasi due anni, sono circa 490.000 gli iscritti al servizio, 5.500.000 i noleggi registrati e la flotta dei veicoli condivisi ammonta a 3.300 unità. Le città in cui attualmente il servizio è presente sono Milano, Roma, Firenze e, più di recente, anche Torino e Verona.

Dati che si vanno a sommare a quelli del noleggio veicoli: fatturato complessivo pari a 5,2 miliardi di euro, flotta circolante di 690.000 veicoli, immatricolazioni annue 269.000 veicoli, entrate fiscali dal noleggio 2 miliardi di euro.

Dopo le sezioni “lungo termine”, “breve termine” e “servizi automobilistici”, arriva in ANIASA anche il segmento del “vehicle sharing” che troverà nell’Associazione adeguati strumenti di interlocuzione, analisi e rappresentanza nei confronti dei diversi stakeholder della mobilità e delle istituzioni nazionali e locali.

“L’apertura dell’Associazione verso le nuove forme di mobilità condivisa”, dichiara Fabrizio Ruggiero, Presidente di ANIASA, “che si stanno rapidamente diffondendo nelle grandi città del Paese evidenzia l’evoluzione in corso dell’offerta e della domanda di mobilità, sempre poco soddisfatta dai mezzi pubblici e sempre più propensa alla cultura ‘pay per use’, meno vincolata alla proprietà del bene auto”.

Ludovico Maggiore, Vice Presidente ANIASA con delega sulla Sezione, evidenzia come il ”primo obiettivo dell’Associazione sarà l’ottenimento del riconoscimento normativo del Vehicle Sharing nel Codice della Strada. Questo nuovo servizio sta efficacemente integrando la più tradizionale offerta di trasporto pubblico locale e i sempre più numerosi utenti meritano un contesto chiaro in merito alle regole di circolazione, alla corretta notifica delle contravvenzioni e alle misure di contrasto a furti e frodi, anche grazie al consolidamento dei rapporti tra gli operatori del settore con le istituzioni, a livello nazionale e locale".


Da Harvard la batteria a flusso economica e sostenibile per il fotovoltaico di casa

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Mercoledì, 7 Ottobre 2015
Redazione Qualenergia.it
Una nuova tecnologia, grazie all'utilizzo di sostanze innocue e abbondanti, rende le batterie a flusso meno costose e applicabili anche in contesti domestici. Una soluzione per l'energy storage che promette di essere più economica e sicura dei prodotti disponibili al momento.
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Non c'è bisogno di spiegare ai lettori di QualEnergia.it quanto i sistemi di accumulo siano importanti per la trasformazione del sistema energetico in atto: batterie a prezzi competitivi permetteranno presto di superare il punto debole delle nuove rinnovabili come eolico e fotovoltaico, la non programmabilità. Per questo è interessante l'ultima scoperta che esce dai laboratori di Harward: una nuova tecnologia che permette di utilizzare accumulatori a flusso anche in contesti domestici, con un sistema di storage che promette di essere più economico e sicuro dei prodotti disponibili al momento.

Ingredienti e sicurezza

Gli “ingredienti” della nuova ricetta sono infatti acqua ed elementi abbondanti ed economici, non tossici, non infiammabili, non corrosivi e che permettono un design più semplice della batteria, tagliando i costi. “Una chimica che sarei felice di tenere nella cantina di casa”, commenta Michael J. Aziz, Gene docente alla Harvard Paulson School of Engineering and Applied Sciences e coordinatore della ricerca, pubblicata su Science (link in basso). "La non tossicità degli elementi, economici e abbondanti, disciolti in acqua rendono questo accumulatore sicuro – non può prendere fuoco – e questo è un vantaggio enorme per stoccare grandi quantità di energia in luoghi abitati”, aggiunge. A rendere possibile il superamento di uno dei limiti principali delle batterie a flusso, quello della sicurezza, è l'utilizzo di una comune tintura organica e di una sostanza normalmente utilizzata come additivo per alimenti o come fertilizzante.

Le batterie a flusso, a differenza di quelle ad elettroliti solidi, accumulano l'energia in liquidi contenuti in taniche esterne, che possono avere dimensioni diverse e indipendenti dall'hardware che converte l'energia, che determina la potenza di picco del dispositivo. Per questo, dato che basta aumentare il volume delle taniche, questa tecnologia permette di stoccare quantità più grandi di energia a costi minori rispetto ad altre soluzioni.

Il problema, almeno fino alle ultime scoperte, come detto, sta nelle sostanze usate. I componenti attivi degli elettroliti nella maggior parte delle batterie a flusso sono ioni di metalli come il vanadio, dissolti in acido. Si tratta di metalli spesso costosi, corrosivi, difficili da maneggiare e che implicano perdite di efficienza.

Nuove sostanze economiche e innocue

Il primo passo verso batterie a flusso più sicure ed economiche era stato fatto dagli stessi ricercatori di Harvard l'anno scorso, rimpiazzando i metalli con molecole organiche e molto comuni dette chinoni (che sono coinvolte in processi biologici quali la fotosintesi e la respirazione cellulare).

Rimpiazzati con i chinoni in soluzione acquosa gli elettroliti negativi a base di metalli, restava il problema del polo positivo, per il quale come in altre batterie si usa una soluzione a base di bromo, elemento tossico e volatile. Ed ecco il secondo step: il bromo è stato rimpiazzato con il ferrocianuro, che non è tossico e non è corrosivo, tanto da essere usato normalmente come additivo per alimenti e come fertilizzante (il cianuro è mortale per gli umani solo perché si lega al ferro presente nel corpo, ma nel ferrocianuro è già legato a questo elemento, per cui è innocuo).

Costruzione più semplice e costi tagliati

La nuova batteria con chinoni e ferrocianuro, a differenza di quella con chinoni e bromo sviluppata l'anno scorso, vede i due elementi in soluzione alcalina. Essendo i composti non corrosivi, i componenti del sistema possono essere costruiti in maniera più semplice e con materiali più economici, abbassando i costi dell'accumulo nel suo complesso.

“C'è il potenziale per avere batterie con costi molto bassi, materiali sostenibili, alte efficienze e densità di potenza pratiche”, commenta Robert F. Savinell, esperto di batterie della Case Western Reserve University, estraneo alla ricerca di Harvard su questa nuova tecnologia. Insomma, è stato fatto un altro passo avanti verso un futuro molto vicino in cui si potrà accumulare in maniera conveniente l'energia prodotta da eolico e fotovoltaico.

  • La pubblicazione su Science: "Alkaline quinone flow battery", di Kaixiang Lin, Qing Chen, Michael R. Gerhardt, Liuchuan Tong, Sang Bok Kim, Louise Eisenach, Alvaro W. Valle, David Hardee, Roy G. Gordon, Michael J. Aziz, Michael P. Marshak

Efficienza in edilizia: linee guida per l'utilizzo in sicurezza di fibre artificiali vetrose

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Mercoledì, 7 Ottobre 2015
Le Linee Guida del Ministero della Salute definiscono le caratteristiche che devono possedere le FAV affinché possano essere utilizzate nella coibentazione degli edifici senza rischi per la salute. L'approfondimento in un documento FIVRA.

Su queste pagine abbiamo sottolineato più volte l'importanza di interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio per la riduzione dei costi delle bollette, delle emissioni e per un miglioramento del comfort abitativo. È necessario peró che gli obiettivi di efficienza energetica siano raggiunti garantendo il pieno rispetto della nostra salute. Per questo il Ministero della Salute ha elaborato il documento “Le Fibre Artificiali Vetrose (FAV): Linee guida per l’applicazione della normativa inerente ai rischi di esposizioni e le misure di prevenzione per la tutela della salute”, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il 25 marzo 2015 (vedi allegato in basso).

In particolare le Linee Guida definiscono le caratteristiche che devono possedere le FAV (dunque anche le lane minerali) affinché non siano classificate come sostanze pericolose e quindi possano essere utilizzate nella coibentazione degli edifici senza rischi per la salute.

La normativa di riferimento (regolamento CLP relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele) indica che è sufficiente che le FAV rispettino la “nota Q” o la “nota R”: la prima richiede che tramite un test sia comprovata l’elevata bio-solubilità delle fibre (ovvero la capacità di essere smaltite dall’organismo prima che possano dare luogo a effetti di bio-persistenza); la seconda richiede che le fibre abbiano un diametro medio ponderale superiore a 6 micron. Le FAV rispondenti alla Nota Q o alla Nota R sono assolutamente sicure per la salute, non sono cancerogene, né irritanti.

Queste fibre sono molto utilizzate nella coibentazione degli edifici poiché sono altamente resistenti e inestensibili, ma molto flessibili, sono ininfiammabili e scarsamente attaccabili dall’umidità e dagli agenti chimici corrosivi e non sono degradabili da microrganismi.

Sull'utilità di interventi legislativi come questo e sulla necessità di una concreta incentivazione delle cosiddette 'riqualificazioni profonde' si è discusso in occasione di un convegno organizzato da FIVRA, Associazione italiana dei produttori di lane minerali, che ha anche realizzato un approfondimento contenente una breve serie di domande/risposte e una sintesi con grafici e tabelle allo scopo di rendere la lettura delle linee guida più agevole (vedi link).

"In Italia - ricorda l'associazione - il settore dell'edilizia civile (residenziale, uffici e negozi) è tra i più energivori. Dal 1990 al 2012 i consumi sono aumentati del 35% e circa 8 milioni di edifici, pari al 71% del parco edilizio, hanno più di quaranta anni. Intervenire in modo adeguato su questo patrimonio per rendere più efficienti i consumi energetici potrebbe consentire una riduzione delle emissioni CO2 di ben 892.000 tonnellate l’anno e permetterebbe un taglio della bolletta energetica dell’8,2%, creando inoltre più di 1,7 milioni di posti di lavoro", conclude l'associazione.

Il documento con le linee guida (pdf)


Conto Termico, aggiornato il contatore

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Mercoledì, 7 Ottobre 2015
Al 1 ottobre 2015 ammesse all’incentivo 13.472 richieste, 631 in più rispetto al mese precedente, per un totale di incentivi complessivamente impegnati di oltre 48 milioni di euro, 39 per i privati e gli altri 9 per la pubblica amministrazione.

Il GSE ha aggiornato, nella sezione web Conto Termico, il contatore che mensilmente consente di visualizzare i principali dati relativi all’andamento del meccanismo incentivante introdotto dal DM 28 dicembre 2012 (Conto Termico), focalizzandosi sulla procedura di accesso diretto agli incentivi.

Al 1 ottobre 2015 risultano ammesse all’incentivo 13.472 richieste, 631 in più rispetto al mese precedente (m/m), per un totale di incentivi complessivamente impegnati pari a oltre 48 milioni di euro (+2,47 mln. m/m). Di questi, 39 milioni di euro (+2,27 mln. m/m) sono riconducibili a interventi effettuati da soggetti privati e 9 milioni di euro (+0,2 mln. m/m) a interventi effettuati da Amministrazioni pubbliche.

L’impegno di spesa annua cumulata per il 2015 è di 19,12 milioni di euro, di cui 14,52 milioni di euro per i soggetti privati e 4,6 milioni di euro per le amministrazioni pubbliche. Tali importi sono fermi al 1° luglio 2015 poiché l’attivazione di nuovi contratti nel semestre in corso (luglio – dicembre 2015) ha effetto, in termini di erogazione degli incentivi, sul 1° semestre 2016, con il pagamento della prima rata il 31 gennaio 2016.

L’impegno di spesa annua cumulata per il 2016 è di 19,39 milioni di euro, di cui 3,16 milioni di euro (dei 200 mln. disponibili) riconducibili alle amministrazioni pubbliche e 16,23 milioni di euro (dei 700 mln. disponibili) a soggetti privati. 


Scaldarsi con legna e pellet: stufa a convezione, a irraggiamento o caldaia?

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Mercoledì, 7 Ottobre 2015
Pierangelo Virgolini
Meglio una stufa a convezione, cioè capace di fornire calore molto rapidamente scaldando l'aria, o una che funziona per irraggiamento, che riscalda in maniera più graduale. E se per scaldarsi con legna o pellet si installasse una caldaia? Vantaggi e svantaggi delle diverse tecnologie.
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Stufe e caminetti si basano fondamentalmente su due principi di funzionamento: convenzione e irraggiamento. Negli apparecchi a convezione la stufacaminetto rilascia la maggior parte dell’energia riscaldando l’aria circostante che viene successivamente messa in circolo dai ventilatori. Il trasporto del calore, quindi, è garantito mediante spostamento di masse d’aria calda. Sono dispositivi solitamente poco pesanti e con limitata inerzia termica. Questo significa che la stufacaminetto ha un comportamento ‘veloce’, si riscalda velocemente in fase di accensione, ma si raffredda velocemente in fase di spegnimento. Ciò può essere un vantaggio o uno svantaggio: è necessaria una attenta valutazione dell’inerzia termica in fase di acquisto in quanto è un parametro di fondamentale importanza per il comfort abitativo.

 

Nel funzionamento per irraggiamento, invece, la stufacaminetto irraggia la maggior parte dell’energia mediante la propria superficie calda. Il movimento d’aria è molto ridotto. Sono dispositivi piuttosto pesanti con elevata inerzia termica (vedi quanto abbiamo scritto sulle stufe ad accumulo). Questo significa che la stufacaminetto ha un comportamento ‘lento’, si riscalda cioè lentamente in fase di accensione, ma si raffredda altrettanto lentamente in fase di spegnimento, mantenendo una temperatura elevata per parecchie ore. Anche qui ci sono vantaggio e svantaggi: come accennato sopra, è necessaria una attenta valutazione dell’inerzia termica in fase di acquisto.

Ci sono poi anche apparecchi che funzionano con sistemi ibridi: la stufacaminetto ad esempio sfrutta entrambi i principi di convenzione e irraggiamento.

 

VANTAGGI DELLA CONVENZIONE

  • Costi e pesi contenuti:possono essere facilmente abbinabili alle ristrutturazioni.
  • Impiantistica ridotta: nei casi più semplici è sufficiente un camino e una presa d’aria comburente. 
  • Grandi superfici riscaldabili: le superfici riscaldabili risentono molto della conformazione e dalle esigenze dell’edificio.
  • Totale assenza di fluidi: si adattano bene alle case-vacanza soprattutto in zone fredde dove c’è la possibilità di temperature inferiori a 0 °C; non si presenta la problematica dell’ebollizione dei fluidi all’interno degli impianti.
  • Possibilità di semi-automazione: i dispositivi a pellet dotati di controllo possono autoregolarsi modulando la potenza e ricercando la temperatura impostata.

 

SVANTAGGI DELLA CONVENZIONE

  • Movimentazione elevata dell’aria: per le persone particolarmente sensibili ai movimenti d’aria può rappresentare un problema di comfort abitativo.
  • Possibili gradienti termici verticali: l’effetto “testa calda - piedi freddi” non è difficile da riscontrare con questa tipologia di dispositivi. Anche in questo caso l’effetto può essere mitigato o amplificato da variabili esterne, quali ad esempio le caratteristiche di massa e coibentazione dell’edificio.
  • Pareti fredde: il locale riscaldato mediante convezione risulta, comunque, avere le temperature superficiali delle pareti e dei solai piuttosto basse. Tale temperatura dipende molto anche dalla qualità e quantità della coibentazione dell’edificio stesso.
  • Ingombro in ambiente: questo tipo di stufe-caminetti, essendo collocati direttamente all’interno dell’edificio da riscaldare, occupano necessariamente spazio prezioso. È necessaria un’attenta valutazione per quanto riguarda sia lo spazio occupato direttamente dalla stufa-caminetto sia della disposizione dell’arredamento nelle zone limitrofe per evitare la creazione di condizioni di discomfort abitativo.
  • Ricarica manuale: le stufecaminetti, essendo posizionati all’interno del volume riscaldato, necessitano di periodiche cariche manuali di combustibile. I dispositivi funzionanti a pellet possono essere dotati di serbatoio per un’autonomia superiore, ma tale serbatoio dovrà essere ricaricato manualmente.

 

VANTAGGI IRRAGGIAMENTO

  • Costi contenuti: non necessitano di impiantistica particolare. Possono essere facilmente abbinabili alle ristrutturazioni facendo molta attenzione ai pesi gravanti sul solaio.
  • Impiantistica ridotta: nei casi più semplici è sufficiente un camino e una presa d’aria comburente.
  • Scarsa movimentazione dell’aria: la movimentazione dell’aria è molto inferiore rispetto ai sistemi a convezione con minori problemi legati al comfort abitativo.
  • Gradienti termici ridotti: se ben utilizzati i dispositivi a irraggiamento riescono ad attenuare notevolmente l’effetto “testa calda - piedi freddi”. Tale effetto, però, dipende molto anche da fattori esterni, quali ad esempio il comportamento dell’utente finale e la qualità e quantità della coibentazione dell’edificio.
  • Totale assenza di fluidi: si adattano bene alle case-vacanza soprattutto in zone fredde dove c’è la possibilità di temperature inferiori allo 0 °C. Non si presenta, inoltre, la problematica opposta ovvero l’ebollizione dei fluidi all’interno degli impianti.

 

SVANTAGGI IRRAGGIAMENTO

  • Peso elevato: il peso dei dispositivi a irraggiamento è molto elevato (da quasi 1000 fino a 3000 kg) e può ampiamente superare la portata massima dei solai. Nelle ristrutturazioni, prima di procedere all’acquisto, è necessario accertare, mediante verifica da parte di tecnico abilitato, la possibilità o meno di poter installare tale stufa-caminetto.
  • Ingombro in ambiente: questo tipo di stufe-caminetti, essendo collocati direttamente all’interno dell’edificio da riscaldare, occupano dello spazio prezioso. Possono richiedere anche molto più spazio dell’equivalente dispositivo a convezione, per cui è necessaria un’attenta valutazione in fase di acquisto. Anche in questo caso sono necessarie delle valutazioni preventive riguardanti la disposizione dell’arredamento nelle zone limitrofe per evitare la creazione di condizioni di dis-comfort abitativo.
  • Ricarica manuale: le stufe-caminetti, essendo posizionati all’interno del volume riscaldato, necessitano di periodiche cariche manuali di combustibile.

 

L'OPZIONE CALDAIA A BIOMASSE

Una terza via per scaldarsi con pellet o legna e quella di installare una caldaia a biomassa, opzione che, rispetto a dotarsi di una stufa, richiede una maggiore spesa e interventi più complessi sugli impiantiLa scelta di avere dispositivi con caldaia implica la presenza di una impiantistica più o meno sofisticata.

 

VANTAGGI

 

  • Possibilità di riscaldamento ambienti remoti: essendoci un fluido intermedio (acqua) che funge da vettore, è relativamente semplice trasportare l’energia dal generatore ai punti di utilizzo. È bene, comunque, limitarela distanza tra i dispositivi di emissione (radiatori, ventilconvettori, pavimento radiante) e il generatore di calore per evitare perdite di energia nel trasporto.
  • Possibilità di produrre acqua calda per usi sanitari: contrariamente a quasi tutti i dispositivi precedentemente illustrati, con quelli dotati di caldaia, è possibile produrre acqua calda sanitaria. Vista la quota di ‘rinnovabilità’, concessa alle biomasse dalle leggi attualmente in vigore, si rispettano ampiamente i vincoli sull’energia rinnovabile per la produzione di acqua calda sanitaria imposti da leggi e normative.
  • Possibilità di regolazione fine della temperatura: gli impianti di distribuzione e di emissione del calore in ambiente possono essere dotati di dispositivi di regolazione della temperatura (cronotermostati, valvole termostatiche, ecc.) con conseguenti benefici per il comfort abitativo.
  • Nessun ingombro in ambiente: i dispositivi con caldaia solitamente necessitano di un vano tecnico dedicato e non di spazi preziosi in ambienti abitati (cucina o soggiorno, per esempio). Alcuni sistemi ibridi (termocamini, termo o idro-stufe, ecc.) costituiscono una eccezione a quanto appena affermato.
  • Possibilità di semi-automazione: possono avere dei sistemi più o meno evoluti per la regolazione dei vari parametri di combustione, di regolazione della caldaia e di regolazione di parte o tutto l’impianto nel quale vengono installati. Per alcune tipologie di generatori è possibile prevedere il caricamento automatico del combustibile (pellet) dallo stoccaggio senza quindi caricamento manuale.

 

SVANTAGGI

  • Necessità di locale dedicato: con le eccezioni di cui sopra, i dispositivi con caldaia necessitano di un locale dedicato e di impiantistica dedicata. Buona norma è quella di affiancare un accumulo (o puffer di circa 20 litri per kW di potenza installata) sia per la produzione dell’acqua calda sanitaria, sia per limitare accensioni e spegnimenti del generatore stesso.
  • Costi più elevati: vista la necessità dell’impiantistica più complessa e di impianti di distribuzione e di emissione, i costi tendono ad aumentare rispetto alle altre tipologie di generatori considerati finora.

 

Questo articolo è stato estratto dal nostro Speciale Tecnico "Riscaldarsi il pellet e con la legna".


EL.TEL seleziona agenti commerciali settore efficienza energetica

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Martedì, 6 Ottobre 2015
Azienda impegnata nel settore dell'efficienza energetica, per l'ampliamento della propria struttura commerciale, seleziona 20 professionisti da impiegare in Puglia.

EL.TEL srl, azienda impegnata nel settore dell'efficienza energetica, per l'ampliamento della propria struttura commerciale seleziona 20 tra area manager con reti di vendita, consulenti senior e junior ai quali affidare prodotti e servizi esclusivi nell'ambito dell'efficientamento energetico sia nel settore pubblico che privato.

L'azienda offre:

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  • Referenze
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Posti disponibili: 
20
Sede di lavoro: 
Puglia
Ragione Sociale: 
EL. TEL srl
Indirizzo: 
Via Piccinno Fratelli, 54 - 73024 Maglie (LE)
E-mail: 
rosariogara@gmail.com

Rischio regolatorio per le fonti rinnovabili, Moody's boccia l'Italia

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Martedì, 6 Ottobre 2015
Redazione Qualenergia.it
Dopo la Spagna, l'Italia è il Paese europeo dove gli investimenti in energia rinnovabile sono più a rischio a causa delle politiche instabili e per interventi retroattivi sempre in agguato. Colpa di interventi retroattivi come lo Spalma-incentivi. L'analisi un nuovo report della influente agenzia di rating.
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Se la maglia nera va alla Spagna, che con i suoi pesantissimi interventi retroattivi è riuscita a stroncare un mercato delle rinnovabili un tempo tra i più fiorenti in Europa, il secondo Paese UE in quanto a rischio normativo per gli investimenti in rinnovabili è l'Italia. A dirlo un nuovo report della influente agenzia di rating Moody's dal titolo "Project Finance: Regulatory risk for EU renewables investors greatest in Spain, Italy".

Lo studio esamina il contesto politico e il quadro normativo nei vari Stati membri dell'Europa e valuta il rischio che ci siano discontinuità nelle politiche di supporto alle fonti rinnovabili. A far meritare alla Spagna il titolo di Paese più insicuro dal punto di vista regolatorio è soprattutto la sua recente storia di norme con effetti retroattivi che hanno falcidiato il settore. Anche l'Italia è considerata un mercato a rischio per lo stesso motivo: Moody's cita i tagli retroattivi agli incentivi al fotovoltaico, leggasi il controverso Spalma-incentivi, tuttora oggetto di ricorsi legali.

Francia, Germania e Regno Unito, invece, sono giudicati Paesi con un quadro regolatorio relativamente stabile, dove difficilmente ci saranno interventi retroattivi. Come spiega Christopher Bredholt, vice presidente di Moody's e lead author del report, dietro ai colpi alle spalle alle rinnovabili come quelli inferti in Italia e Spagna ci sono determinate pressioni politiche.

Ad esempio, “in Spagna il Governo in diverse occasioni ha messo in atto cambiamenti di policy che hanno danneggiato gli impianti esistenti, per colmare il deficit sui fondi per i costi del sistema elettrico. In questo modo si è colmato il gap senza aumentare in maniera significativa le tariffe per gli utenti finali, un'opzione politicamente sgradita in un periodo di forte disoccupazione”.

Moody's spiega quali sono le caratteristiche che rendono un Paese “rischioso” in quanto a possibili cambiamenti nelle policy di sostegno alle rinnovabili, aspetti che possiamo ritrovare anche nella realtà italiana. A rischio sono infatti gli Stati in cui gli incentivi alle rinnovabili hanno un peso significativo (o percepito come tale) sulle tariffe elettriche e dove il supporto politico e dell'opinione pubblica per le tematiche ambientali è basso, con Governi che sono restii a scaricare sugli utenti finali i costi per la promozione delle rinnovabili.

Diversi i cambiamenti normativi che possono danneggiare il mercato delle rinnovabili: limitazioni alla produzione incentivabile; nuove tasse (come Italia e in Spagna); rimozioni di sgravi fiscali e, infine, tagli retroattivi agli incentivi, come quelli che ci sono stati in Italia, Spagna, Repubblica Ceca e Grecia.

Quello di Moody's non è certo il primo report che denuncia l'incertezza normativa come ostacolo agli investimenti in fonti rinnovabili nel nostro Paese. Ad esempio nelle ultime edizioni del Renewable Energy Country Attractiveness Indices di Ernst & Young l'Italia sta scivolando sempre più in basso nella classifica mondiale dei Paesi più attraenti per gli investimenti in fonti pulite proprio per colpa del rischio regolatorio.

Solo due anni fa il nostro Paese era al 5° posto, mentre a settembre 2014 eravamo al 15°. Poi nell'edizione primaverile scendiamo al 16° e la perdita di una posizione era stata motivata proprio dalla “instabilità creata dai significativi cambiamenti al sistema incentivante" e in particolare "al taglio retroattivo shock delle tariffe incentivanti per il solare, entrato in vigore il 6 novembre 2014", cioè lo Spalma-incentivi. Non certo un bel curriculum da presentare agli investitori.