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Wölmann seleziona agenti commerciali settore fotovoltaico

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Lunedì, 3 Ottobre 2016
L'azienda, specializzata nel settore degli impianti solari, seleziona agenti di commercio per le provincie di Milano, Monza e Brianza, Varese, Lodi, Cremona, Pavia, Como, Lecco, Mantova, Bergamo, Brescia e Sondrio.

Wölmann, azienda specializzata nella progettazione, vendita e installazione di sistemi solari, con utilizzo prevalente della tecnologia fotovoltaica, seleziona per lo sviluppo e il consolidamento della rete commerciale, agenti di commercio per le provincie di Milano, Monza e Brianza, Varese, Lodi, Cremona, Pavia, Como, Lecco, Mantova, Bergamo, Brescia e Sondrio.

Ai venditori verrà assegnata una zona di riferimento con il compito di verificare e analizzare i requisiti e il fabbisogno del cliente, presentare offerte mirate e concludere la vendita di impianti solari. L’attività, svolta a partire da appuntamenti prefissati, consente di sviluppare il portafoglio clienti all’interno della zona affidata.

L'Azienda richiede:

  • Diploma scuola media superiore
  • Esperienza pregressa nella vendita
  • Possesso della P. Iva
  • Utilizzo Pacchetto Office
  • Spiccata attitudine alla vendita e al raggiungimento degli obiettivi concordati
  • Capacità comunicative e relazionali
  • Autonomia nella gestione e nella trattativa commerciale con i clienti
  • Capacità di pianificazione e organizzazione.

Il candidato, inserito all’interno di una rete vendita organizzata e strutturata, parteciperà a programmi di formazione e preparazione professionale continua e sistematica, e avrà inoltre reali opportunità di crescita. E' previstoun sistema provigionale e benefits aziendali.

Posti disponibili: 
10
Sede di lavoro: 
Zona di provenienza
Ragione Sociale: 
Wölmann
Indirizzo: 
Via San Rocco, 86 - 20851 Lissone (MB)
E-mail: 
selezione.personale@wolmann.com

ESCo innovative e finanziamenti agevolati per rilanciare il mercato dell’efficienza energetica

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Lunedì, 3 Ottobre 2016
Luca Re
Le società di servizi energetici dovrebbero puntare di più sulla presentazione di progetti e integrarsi con le utility; le politiche pubbliche dovrebbero potenziare i certificati bianchi, guardando al residenziale e rendendo disponibili strumenti finanziari aggiuntivi. Le proposte del CESEF.
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Risorse limitate e spese male, strategie operative aziendali che guardano al passato, modelli di finanziamento poco efficaci: il mercato dell’efficienza energetica in Italia resta bloccato da una serie di ostacoli, come evidenzia il rapporto annuale del CESEF anticipato da QualEnergia.it (Idee per innovare il mercato dell’efficienza energetica), che verrà presentato domani, 4 ottobre, a Milano.

Ne abbiamo discusso con Stefano Clerici, direttore del Centro Studi Efficienza Energetica, per approfondire meglio le loro proposte indirizzate a promuovere gli investimenti nel settore ...

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Mercato secondario fotovoltaico, Intesa Sanpaolo investe 40 milioni in fondo EOS

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Lunedì, 3 Ottobre 2016
Redazione QualEnergia.it
L'investimento è nel fondo Efesto Energy che conta oggi 24 impianti fotovoltaici in dieci regioni italiane, con una potenza complessiva pari a 27 MW e per un controvalore superiore ai 65 milioni di euro.

EOS Investment Management (EOS IM), fund manager con sede a Londra, ha siglato un accordo con Intesa Sanpaolo per un finanziamento a medio-lungo termine per 40 milioni di euro.

Soldi che andranno a finanziare ... 

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Ecco perché la pericolosità del nucleare è sempre elevatissima

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Lunedì, 3 Ottobre 2016
Alessandro Codegoni
Nuovi documenti spiegano perché la probabilità del verificarsi futuro di gravi incidenti nucleari è estremamente elevata. Costi molto alti per la messa in sicurezza e per i nuovi impianti, allungamento della vita dei vecchi reattori, materiali non efficienti. E un rinascimento nucleare che non c’è.
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Alcune nuove ricerche spiegano perché la probabilità del verificarsi futuro di gravi incidenti nucleari è estremamente elevata. Costi molto alti per la messa in sicurezza e per i nuovi impianti, allungamento della vita dei vecchi reattori, materiali non efficienti. E un rinascimento nucleare che non c’è.

Volendo trovare un lato buono in ogni cosa, si può dire che persino i disastri nucleari di Chernobyl e Fukushima a qualcosa sono serviti: hanno reso, attraverso controlli, stress test e adeguamenti, il nucleare esistente più sicuro, forse tanto sicuro che disastri di quella portata sono diventati praticamente impossibili.

Ma è proprio così? Pare di no. Due ricerche condotte dal matematico statistico Spencer Wheatley, con colleghi dell’Università del Sussex e del Politecnico di Zurigo, e pubblicate sulle riviste Energy Research & Social Science e Risk Analysis, mettono in guardia contro i facili ottimismi: il rischio di gravi incidenti nucleari resta più o meno quello che era prima di Fukushima, cioè “estremamente alto”, nelle parole di Wheatley.

Per arrivare a questa preoccupante conclusione, i ricercatori hanno fatto una raccolta senza precedenti di dati e notizie sugli incidenti del passato, arrivando a una documentazione pressoché doppia di quella fornita dalle industrie agli enti di controllo del nucleare.

Analizzando quella enorme massa di dati Wheatley e colleghi hanno tratto alcune conclusioni.

1) Gli incidenti nell’industria nucleare sono in effetti diminuiti da Chernobyl in poi, ma la diminuzione ha interessato più che altro gli incidenti di basso e medio livello, mentre hanno continuato alla stessa frequenza gli incidenti gravi. Ma sono proprio gli incidenti catastrofici a creare gran parte dei danni: per esempio Chernobyl e Fukushima da soli, hanno creato danni stimabili in 425 miliardi di dollari, 5 volte la somma dei danni degli altri incidenti.

2) Gli upgrade ai reattori fatti dopo gli incidenti di Three Miles Island (1979) e Chernobyl (1986) spiegano la diminuzione nella frequenza di incidenti, mentre non è ancora possibile valutare l’effetto dei provvedimenti presi dopo Fukushima (2011).

3) L’analisi degli incidenti del passato, però, indica che una effettiva messa in sicurezza dei reattori di seconda generazione, quelli costruiti fra anni ’70 e ’90 che costituiscono gran parte del parco nucleare attuale, sarebbe di gran lunga troppo costosa perché venga attuata, mentre il loro invecchiamento, estremizzato dall’attuale attitudine a prolungarne la vita di decenni, tende ad annullare l’effetto degli upgrade sulla riduzione dei rischi.

4) Le valutazioni eccessivamente ottimistiche sui rischi, che vengono diffuse ufficialmente, dipendono dai dati distorti e scarsi che l’industria diffonde dopo gli incidenti e che enti come l’International Atomic Energy Agency, con un ambiguo ruolo di controllo e di sostegno al nucleare civile,  non mettono in discussione.

5) La scala Ines di livello degli incidenti nucleari, che oggi va da 0 a 7, è troppo corta e poco dettagliata per accogliere tutte le varie casistiche e gravità. Per esempio, secondo i ricercatori incidenti come Chernobyl e Fukushima, richiederebbero un livello 10-11. Questo riduce la comprensione adeguata di molti eventi e quindi una corretta valutazione dei rischi.

6) Tutto considerato, secondo Wheatley e colleghi, il rischio di gravi incidenti nucleari resta molto alto: entro i prossimi 65 anni c’è una possibilità su due di un altro incidente di massima gravità (fusione del reattore con enorme rilascio di radioattività nell’ambiente) tipo Chernobyl o Fukushima, e una più alta del 50% che avvenga un altro incidente tipo Three Miles Island (fusione del reattore con limitato rilascio di radioattività) entro i prossimi 20 anni .

Abbiamo chiesto a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia ed esperto di industria nucleare, se questi nuovi studi li colgono di sorpresa.

«Le loro conclusioni confermano quanto diciamo da anni, e cioè che la valutazione dei rischi in campo nucleare su cui si basa la normativa è inconsistente: analizzando una più ampia base dati rispetto ad altri, mostrano che il rischio di incidenti gravi è più elevato. Oggi l’industria nucleare è presa in una morsa da cui non riesce a uscire: per raggiungere un livello accettabile di sicurezza, dovrebbe aumentare così tanto i suoi costi e complessità costruttiva, da finire fuori mercato o sopravvivere solo con forti aiuti pubblici. I reattori oggi funzionanti sono stati costruiti sulla base di una normativa “ottimistica”. Basti pensare che fra il 1979 e oggi ci sono già stati tre incidenti con gravi fusioni del nocciolo di reattori, e nel complesso abbiamo avuto una dozzina di eventi di fusione del nocciolo, eventi che dovrebbero accadere secondo l’industria nucleare “uno ogni 10mila anni-reattore”, invece si sono presentati con una frequenza otto volte superiore».

Nessuno di questi gravi incidenti però è avvenuto in Europa Occidentale. Forse il nostro continente ha lavorato meglio, oppure le sue condizioni di rischio sono minori?

«Più che altro siamo stati fortunati. Nel 2012 Greenpeace ha prodotto un rapporto sulla situazione dei reattori europei indicando le 13 situazioni a maggior rischio. Per esempio, la centrale belga di Thiange, recentemente diventata famosa per le micro fessure scoperte nel vessel di uno dei suoi reattori, è in un’area a forte rischio  alluvioni, ma non è protetta dagli eventi più gravi, che stanno diventando pericolosamente frequenti per il cambiamento climatico. La centrale slovena di Krško, non lontana dall’Italia, è stata costruita proprio su una faglia sismica: un forte terremoto potrebbe danneggiare sia il reattore che la vasca del combustibile esausto. La centrale di Mochovce in Slovacchia manca del contenimento secondario intorno ai reattori, come a Chernobyl: in caso di grave incidente rilascerebbero la loro radioattività direttamente nell’ambiente. Un’altra centrale non lontana dall’Italia, Mühleberg in Svizzera, non solo è molto vecchia, operando dal 1972, ma è in un area a rischio sismico e di alluvioni».

Però dopo Fukushima tutti gli impianti europei sono stati sottoposti a stress test, per valutarne la sicurezza e imporre miglioramenti.

«Si, ma gli stress test si sono occupati solo dei possibili disastri naturali, senza tener conto del calo di resistenza di molti di questi impianti dovuto all’invecchiamento. E anche laddove, come in Francia, esiste un piano di interventi questo prevede costi risibilmente bassi, mentre secondo un nostro studio servirebbero oltre 4 miliardi di € a reattore. A peggiorare le cose l’allungamento della vita di molti reattori di altri 10-20 anni oltre la prevista chiusura, un comportamento comprensibile solo dal punto di vista del profitto, non certo della sicurezza delle aree densamente abitate in cui questi reattori spesso operano».

Però la prossima generazione di impianti, avrà fatto tesoro della lezione e sarà costruita con criteri molto più severi.

«Lei crede? Se la nuova generazione è rappresentata dagli Epr francesi, le cose non sembrano essere molto migliorate. A parte i continui rinvii nel termine dei lavori per i due Epr europei di Flamanville e Okiluoto e il costo esploso da 3 a 10 miliardi, ultimamente si è scoperto che il fornitore dell’acciaio per il vessel degli Epr, la francese Creusot Forge, ha falsificato i dati sul contenuto in carbonio dell’acciaio della testa di quel componente fondamentale per la sicurezza, realizzandolo di quasi il 50% fuori dalle specifiche previste, il che ha costretto a rimuoverlo contribuendo a aumentare i ritardi e i costi. Lo scandalo si sta allargando a macchia d’olio: le indagini hanno scoperto che altri 28 reattori nucleari hanno un vessel Creusot di cui andrebbe verificata la qualità dell’acciaio, di cui 18 in Francia, per un totale del 44% della potenza nucleare totale di quel paese. È pazzesco, ma queste cose continuano ad accadere ancora oggi, dopo tutte le polemiche, gli incidenti e gli scandali che hanno colpito l’industria nucleare in questi decenni. Sembra quasi che quell’industria abbia una volontà suicida …».

Eppure si continuano a costruire tante centrali nel mondo.

«In realtà, secondo l’ultimo World Nuclear Report, un rapporto molto informato e imparziale sul settore, solo la Cina continua a costruire in modo significativo, ma purtroppo è un paese in cui non è certo facile indagare sulla qualità delle realizzazioni e sul conseguente livello di rischio. Nel 2015 hanno cominciato ad operare 10 nuovi reattori, di cui 8 in Cina, mentre altri 8 hanno chiuso nel mondo. Solo 8 nuovi progetti, di cui 6 in Cina, sono iniziati nel 2015 e nessun altro nella prima metà del 2016. Al momento ci sono 58 reattori in costruzione nel mondo, di cui 21 in Cina, ma presentano quasi tutti ritardi di anni; fra questi 6 sono indietro di un decennio, 3 addirittura di 30 anni. Ma forse il dato più sconfortante per chi sperava in un “rinascimento nucleare” è questo: il nuovo nucleare 2015 fornirà 31 TWh di elettricità in più al mondo ogni anno, l’aggiunta dovuta alle rinnovabili nello stesso periodo è di 250 TWh».

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Biocarburanti, prossime scadenze del sistema d’obbligo

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Lunedì, 3 Ottobre 2016
Il GSE informa gli operatori che la scadenza prevista per la registrazione degli scambi dei certificati di immissione in consumo, ai fini dell’assolvimento dell’obbligo, è stata posticipata per l’anno 2016.

La scadenza prevista per la registrazione degli scambi dei certificati di immissione in consumo, ai fini dell’assolvimento dell’obbligo, è stata posticipata ...

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Per le utility gli attacchi informatici sono un rischio sempre più concreto

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Lunedì, 3 Ottobre 2016
Redazione QualEnergia.it
Il cyber-terrorismo sta prendendo di mira anche le infrastrutture energetiche, come confermano recenti episodi di violazioni dei computer di società elettriche e petrolifere. Come prevenire questi rischi e difendersi da virus e hacker? Un rapporto del WEC dedicato al tema.
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C’è un aspetto finora un po’ sottovalutato dalle utility nelle loro strategie di “resilienza”, cioè adattamento ai cambiamenti presenti e futuri: come prevenire e gestire gli attacchi informatici?

Quando si parla di reti intelligenti, infatti, si pone sempre l’accento sulla crescente digitalizzazione delle smart grid interconnesse con il mondo reale (vedi anche QualEnergia.it).

Queste reti permetteranno alle compagnie elettriche di svolgere operazioni sempre più accurate, come il controllo remoto dei dati degli impianti in tempo reale, importantissimo, ad esempio, per garantire i servizi di regolazione e bilanciamento della domanda elettrica, secondo la producibilità effettiva delle fonti rinnovabili intermittenti.

Pensiamo anche alla gestione attiva dei consumi, grazie ai nuovi dispositivi smart (contatori, sistemi di energy storage). Così un rapporto del World Energy Council (WEC) per la prima volta ha identificato i possibili rischi degli attacchi cibernetici nel settore dell’energia: Managing cyber risks (allegato in basso).

Il problema, evidenzia lo studio, è che le utility sono sempre più vulnerabili a questo genere di attacchi, con conseguenze che potrebbero essere devastanti perfino per l’intera economia e società di un paese.

Un hacker può causare danni di vario tipo, non solo “virtuali”, come la corruzione di dati e il furto delle informazioni sensibili, magari per estorcere denaro o rivendere brevetti e proprietà intellettuali alle aziende concorrenti. Immaginiamo un cyber-terrorista capace di entrare nella rete informatica di una grande centrale elettrica, o interessato a sabotare un’intera linea di trasmissione.

Non sono scenari così improbabili: negli ultimi anni, vari attacchi hanno colpito infrastrutture energetiche. Il 23 dicembre 2015, ad esempio, i cyber-criminali hanno violato computer e sistemi SCADA (supervisory control and data acquisition) della società elettrica ucraina Kyivoblenergo, disconnettendo diverse sottostazioni e provocando un blackout di circa tre ore, che ha coinvolto 80.000 persone.

È stata la prima incursione informatica criminale, pubblicamente riconosciuta, al sistema energetico di un paese. Nel 2012, un virus battezzato “Shamoon” aveva danneggiato/distrutto circa 30.000 computer di Saudi Aramco, il gruppo statale che controlla l’intera produzione petrolifera dell’Arabia Saudita.

La lista dei possibili danni, anche fisici, dovuti agli attacchi alle utility è molto lunga (tabella sotto): guasti e rotture degli impianti, distorsioni di mercato con conseguenti perdite finanziarie, blackout, minacce alla sicurezza nazionale, mancanza di forniture di gas e petrolio, devastazioni ambientali, catastrofe nucleare.

Che cosa accadrebbe se un hacker prendesse il controllo di un reattore atomico?

Il rapporto del WEC riferisce che l’80% delle compagnie del settore oil & gas, nel 2015, ha registrato un aumento delle violazioni informatiche avvenute con successo. Come reagire prendendo le opportune contromisure? Secondo il World Energy Council, le utility dovrebbero definire delle strategie di risk management dedicate interamente al cyber-terrorismo.

Le incursioni degli hacker, in sintesi, dovrebbero essere considerate come un fattore di rischio primario, da trattare con tutte le precauzioni possibili. La prevenzione, infatti, spesso è l’arma migliore. Un punto essenziale è la formazione dei dipendenti, rendendoli maggiormente consapevoli dei potenziali rischi.

Alcune raccomandazioni: migliorare la protezione software e hardware, limitare l’accesso ai centri elaborazione dati, regolamentare l’utilizzo di apparecchi esterni a quelli aziendali, pianificare le azioni con cui bloccare/limitare la diffusione di programmi malware.

Creare, insomma, una “cultura del rischio” che almeno sappia evitare gli errori più comuni: a volte, può bastare una pennetta USB infetta, utilizzata da un tecnico durante un aggiornamento di sistema, per diffondere un virus su vasta scala.

ll seguente documento è riservato agli abbonati a QualEnergia.it PRO:

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DM rinnovabili non FV, rinuncia alla posizione utile nei Registri e altri chiarimenti dal GSE

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Lunedì, 3 Ottobre 2016
In due note sul proprio sito il Gestore pubblica dei chiarimenti sulla rinuncia alla posizione utile nei Registri o Procedure d’Asta del DM 6 luglio 2012 e sul costo specifico di riferimento necessario il calcolo della cauzione provvisoria e definitiva per impianti eolici off-shore.

Il GSE, nelle Procedure Applicative del DM 23 giugno 2016, ha specificato che ...

 

 

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Edilizia scolastica, nelle Marche stanziati altri 6,9 mln di euro

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Lunedì, 3 Ottobre 2016
La Giunta regionale ha firmato un decreto, ora in corso di pubblicazione, con cui vengono stanziati altri 6,9 milioni di euro a disposizione del Piano annuale 2016 per finanziare i 28 interventi di edilizia scolastica inclusi nella graduatoria della Regione. L'elenco completo degli interventi.

Sono stati stanziati altri 6,9 milioni di euro, per un totale di 18 milioni, a disposizione del Piano annuale 2016 per finanziare i 28 interventi di riqualificazione dell'edilizia scolastica inclusi nella graduatoria della Regione Marche ...

 

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Incentivi per stufe e caldaie a legna e pellet: detrazioni fiscali e conto termico

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Venerdì, 30 Settembre 2016
Redazione QualEnergia.it
Per sostituire il nostro impianto di riscaldamento con una stufa o una caldaia a pellet o a legna possiamo sfruttare le detrazioni fiscali del 65% (o ecobonus) o del 50%, ma dal 31 maggio 2016, in alternativa, anche gli incentivi previsti dal nuovo Conto Termico. Vediamo alcuni aspetti utili.
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Per riscaldare le nostre case questo può essere il momento dell’anno ideale per fare una scelta che ci fa risparmiare qualcosa in bolletta, migliorando al tempo stesso il comfort e l’efficienza energetica delle nostre abitazioni.

Potremmo sostituire ad esempio il nostro impianto di riscaldamento con un sistema più efficiente, che utilizza fonti rinnovabili per produrre energia termica, come le stufe e delle caldaie a pellet o a legna.

Questi apparecchi godono delle detrazioni fiscali e degli incentivi previsti dal nuovo Conto Termico che è in vigore dal 31 maggio 2016. Le due misure non sono cumulabili e al momento della spesa va già indicato nel bonifico il tipo di incentivo a cui si intende accedere.

Le agevolazioni fiscali, prorogate per tutto il 2016, prevedono una detrazione Irpef del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica, il cosiddetto Ecobonus, e una detrazione del 50% per le spese legate ad interventi di risparmio energetico e ristrutturazione edilizia. Il bonus fiscale è spalmato in 10 rate annuali ed è legato alla dichiarazione dei redditi.

La detrazione fiscale del 65% o ecobonus

La detrazione del 65% si applica all’importo pagato per acquistare un nuovo apparecchio di riscaldamento a biomassa, se i lavori effettuati rientrano in un più ampio progetto di riqualificazione energetica dell’edificio esistente e sulle spese sostenute fino al 31 dicembre 2016 per l’acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili.

Il valore massimo della detrazione è di 30.000 euro. Dal 1° gennaio 2017 la detrazione dovrebbe scendere al 36%, salvo ulteriori proroghe che sono comunque probabili.

Nella detrazione rientrano tutti i generatori di calore a biomassa, compresi quelli senza caldaia integrata, che soddisfano determinati requisiti di emissioni e rendimenti (gli apparecchi a legna devono superare l’85% di rendimento). Non è previsto l’obbligo di presentazione dell’attestato di certificazione (o qualificazione) energetica.

La detrazione fiscale del 50%

La detrazione del 50% si applica all’importo pagato per acquistare una nuova stufa o camino, se i lavori effettuati rientrano in un progetto di risparmio energetico o di ristrutturazione edilizia. Anche questa detrazione è valida per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2016. Dal primo gennaio 2017 la detrazione scenderà al 36% (salvo ulteriori proroghe).

Il nuovo Conto Termico

Il nuovo Conto Termico o Conto Termico 2.0, prevede invece un contributo di importo variabile – secondo parametri ben definiti, tra cui la zona climatica – che viene corrisposto direttamente sul conto corrente di chi ha effettuato l’acquisto di stufe e caldaie a biomassa che rispondano a particolari requisiti e che siano installate in sostituzione di alcune tipologie di impianti di riscaldamento già esistenti.

Il nuovo Conto termico ha superato alcune rigidità (vedi QualEnergia.it) procedurali del precedente incentivo e ne ha rimodellato i parametri di calcolo del contributo economico.

Il contributo varia in funzione:

  • della potenza nominale del prodotto scelto
  • delle emissioni polveri in atmosfera rilasciate dal prodotto scelto
  • delle ore di funzionamento calcolate in media in base alla Provincia e al Comune in cui sarà installato il prodotto

Un prodotto ad alto rendimento e con bassi livelli di emissioni in atmosfera, installato in una zona climatica particolarmente fredda, otterrà un contributo più alto rispetto ad un prodotto con performance inferiori e installato in un’area più calda.

I soggetti che possono accedere al Conto Termico sono:

  • Pubbliche Amministrazioni, inclusi gli ex Istituti Autonomi Case Popolari, le cooperative di abitanti iscritte all’Albo nazionale delle società cooperative edilizie di abitazione e dei loro consorzi costituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico, nonché le società a patrimonio interamente pubblico e le società cooperative sociali iscritte nei rispettivi albi regionali.
  • Soggetti privati (imprese, persone fisiche, condomini).

L’accesso all’incentivo può essere richiesto direttamente dai soggetti ammessi o per il tramite di una ESCo (Energy Service Company): per le Pubbliche Amministrazioni attraverso la sottoscrizione di un contratto di prestazione energetica, per i soggetti privati anche mediante un contratto di servizio energia. Dal 19 luglio 2016 potranno presentare richiesta di incentivazione al GSE solamente le ESCO in possesso della certificazione, in corso di validità, secondo la norma UNI CEI 11352.

Per i privati l’ammontare dell’incentivo erogato non può eccedere in nessun caso il 65% delle spese sostenute. Per importi fino a 5.000 euro è prevista l’erogazione in un’unica rata, mentre importi superiori saranno erogati in rate annuali costanti fino a un massimo di cinque.

L’incentivo può essere chiesto per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a biomassa di potenza termica fino a 2.000 kWt, stufe e termocamini a pellet o a legna. L’incentivo, ad accesso diretto, viene erogato in due rate nei casi in cui la potenza del generatore è inferiore a 35 kW e in cinque rate se la potenza va da 35 a 2.000 kW.   

Per la Pubblica Amministrazione è prevista l’erogazione in un’unica rata anche per incentivi di importo superiore a 5.000 euro. Oltre all’accesso diretto l’incentivo può essere chiesto anche mediante prenotazione, con erogazione in due rate, una di acconto al momento di comunicazione dell’avvio dei lavori e il saldo alla conclusione dei lavori. 

Come richiedere il contributo del Conto Termico?

L’ente responsabile della valutazione delle domande e dell’erogazione dei contributi è il Gestore Servizi Energetici, che tramite il Portaltermico fornisce tutti i dettagli utili e le procedure di richiesta dell’incentivo. All’interno del Portaltermico è disponibile una scheda domanda che il soggetto responsabile o un suo delegato deve compilare esclusivamente online.

La procedura è stata semplificata con l’introduzione di un catalogo degli apparecchi domestici, contenente già tutti i dati necessari per la compilazione della pratica.

La domanda va presentata entro 60 giorni dalla data di conclusione dell’intervento. Una volta verificati tutti i requisiti, entro 60 giorni il GSE darà risposta positiva o negativa alla domanda di concessione dell’incentivo. In caso positivo, tra utente e GSE verrà siglato un contratto con l’obbligo di conservare la documentazione per tutta la durata dell’incentivo e per i 5 anni successivi.

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Energy Drive seleziona responsabili commerciali settore risparmio energetico

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Venerdì, 30 Settembre 2016
L'azienda, che opera nel settore del risparmio e della riqualificazione energetica, ricerca responsabili commerciali di zona, anche alla prima esperienza nel ruolo.

Energy Drive srl, azienda che opera nel settore del risparmio e della riqualificazione energetica (Certificata E.S.Co. UNI CEI 11352:2014) ricerca responsabili di zona.

In particolare l'azienda desidera entrare in contatto con giovani, anche prima esperienza nel ruolo, che verranno inseriti in un Team Commerciale operativo su tutto il territorio nazionale.

Attraverso corsi di formazione, affiancamenti, briefing continui l'azienda formerà i candidati.

L'azienda richiede:

  • Buona dialettica
  • Serietà
  • Disponibilità Full-time
  • Flessibilità negli orari.

L'azienda offre:

  • Corsi di formazione
  • Contratto a norma di legge
  • Compensi ai massimi livelli di mercato
  • Incentivi su obiettivi di periodo
  • Zone in esclusiva
  • Presa appuntamenti con potenziali clienti.

I candidati potranno contare su concrete opportunità di crescita professionale e personale all’interno dell’Azienda. Le selezioni sono aperte a candidati ambosesso e automunite. Inviare CV allegando l’autorizzazione al trattamento dei dati personali legge sulla privacy (D.Lgs.196/2003).

Posti disponibili: 
7
Sede di lavoro: 
Milano
Ragione Sociale: 
Energy Drive srl
Indirizzo: 
Via V. Monti, 8 - 20123 Milano (MI)
E-mail: 
selezione@energydrive.it