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Althesys sulla SEN: “ora servono gli strumenti”

Mercoledì, 13 Settembre 2017
L’orizzonte di medio periodo della SEN non deve farci dimenticare che sono necessarie da subito misure concrete per il periodo 2018-2020, altrimenti l'Italia rischia di rimanere per gli investitori il Paese dell'incertezza. Le osservazioni di Althesys sulla SEN.

“PPA, ovvero contratti di lungo periodo, detrazioni fiscali e contratti ‘per differenza’ possono essere gli strumenti migliori per attuare la Strategia Energetica Nazionale del Governo”.

Così l’economista Alessandro Marangoni, CEO di Althesys, riassume gli strumenti con cui tradurre in fatti le strategie energetiche e ambientali del contenute nella SEN.

Che cosa sono i contratti per differenza suggeriti da Marangoni? “Gli operatori – spiega l’economista  – si aggiudicano tramite aste la garanzia di un prezzo dell’energia fisso nel tempo e se quello del mercato elettrico sul quale vendono la loro produzione scende sotto questo valore, viene riconosciuta loro la differenza. Ma ovviamente non sono questi i soli strumenti di una politica energetica e ambientale: il Governo deve poter usare una tastiera completa”.

Gli obiettivi che si è dato il Governo  – prosegue la nota di Althesys – si possono riassumere in due concetti: l’efficienza energetica e le rinnovabili.

L’efficienza è una leva fondamentale per raggiungere gli obiettivi dell’UE”, argomenta Marangoni. “Obiettivi più ambiziosi permettono di ridurre al minimo gli investimenti in nuova capacità”.

“Nel settore eolico – spiega l’economista – prima di costruire nuovi impianti, è fondamentale soprattutto rinnovare quelli che ormai sono invecchiati e che avevano adottato tecnologie oggi superate: noi di Althesys abbiamo calcolato che, se fosse possibile rinnovare i ‘mulini a vento’, senza alzarne nuovi si potrebbero produrre circa 9 miliardi di chilowattora in più con oneri per incentivi modesti (13 milioni di euro l’anno), o addirittura nulli in scenari di prezzi crescenti”.

Anche valorizzare il patrimonio idroelettrico esistente – tuttora la prima fonte rinnovabile in Italia, si legge nella nota – sarà fondamentale, creando le condizioni per poter tornare a investire in questo settore e bisognerà intervenire anche su parte del parco fotovoltaico, sebbene più giovane, e puntare a nuovi investimenti in quello utility scale, la fonte con i costi più bassi nel medio periodo, con nuove aste e contract for difference.

“Invece, strumenti come la detrazione fiscale si prestano meglio per il fotovoltaico di taglia media e piccola, come nel settore commerciale e residenziale, e per il rilancio più in generale della generazione distribuita”.

Per gli impianti solari di dimensioni medie da realizzare sul tetto di capannoni industriali o commerciali si ipotizza nel 2030 una capacità di oltre 4.000 megawatt, con oneri sui 44 milioni l’anno, mentre con le detrazioni fiscali sugli impianti di taglia domestica si potrebbe arrivare a 300 nuovi megawatt l’anno.

“Vantaggi indiscutibili, non solamente per l’ambiente ma anche per le bollette degli italiani, oggi appesantite da oneri e incentivi”, osserva Alessandro Marangoni. Altri obiettivi sono garantire l’adeguatezza del sistema, ridurre al minimo l’import, investire nella smart energy, cioè nelle reti intelligenti, nella digitalizzazione, negli accumuli e più in generale nell’innovazione tecnologica.

“L’orizzonte di medio periodo della SEN non deve però far dimenticare che sono necessarie da subito misure concrete per il periodo 2018-2020, altrimenti ripeteremo l’errore del passato di un andamento stop and go e l’Italia continuerà ad essere considerata dagli investitori come il Paese dell’incertezza”, conclude Marangoni.

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Disposizioni in materia di edilizia sostenibile, novità dalla Provincia di Trento

Mercoledì, 13 Settembre 2017
La Provincia di Trento ha recepito quanto disposto dalle linee guida nazionali sulla certificazione energetica, apportando modifiche alle disposizioni regolamentari in materia di edilizia sostenibile. Il documento con le novità.

La Provincia di Trento ha recepito quanto disposto dalle linee guida nazionali sulla certificazione energetica (Dm Sviluppo economico 26 giugno 2015) e dal decreto sui requisiti minimi (Dm Sviluppo economico 26 giugno 2015), apportando modifiche alle disposizioni regolamentari in materia di edilizia sostenibile.

L’aggiornamento ...

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RESTART, il tour di Fronius parte da Cagliari il 27 settembre

Martedì, 12 Settembre 2017
News dalle Aziende
Nella tappa di Cagliari un particolare focus sulle opportunità di finanziamento per la Regione Sardegna e sui certificati bianchi che si possono ancora richiedere fino al 2 ottobre.

Dopo il successo dell’evento RESTART, svoltosi a Verona l’8 giugno, Fronius, insieme ai suoi partner di fiducia, ha deciso di portare in giro per l’Italia questo evento dedicato all'energia sostenibile.

La prima tappa è a Cagliari il 27 Settembre, con un particolare focus sulle opportunità di finanziamento per la Regione Sardegna e sui certificati bianchi che si possono ancora richiedere fino al 2 ottobre.

Fronius ed i suoi partner incontreranno installatori, progettisti, EPC, Energy Manager, per riflettere insieme su tutte le opportunità sia regionali che nazionali in tema di bandi e finanziamenti, nonché declinarle con le relative soluzioni di prodotto in concrete opportunità di vendita.

La partecipazione è gratuita previa iscrizione al seguente link.

Il programma (pdf)

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L’eolico italiano, tra interventi sull’esistente e prospettive di crescita

Martedì, 12 Settembre 2017
Giulio Meneghello
Regole per gli interventi sugli impianti incentivati, semplificazioni per permettere i rifacimenti, nuovi incentivi per realizzare altri parchi: sono queste le principali novità, annunciate o in arrivo per l'eolico italiano. Ne parliamo con l'ingegner Luca Di Carlo, direttore scientifico di Anev.
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Un parco esistente importante, ma che invecchia e va mantenuto efficiente.

Tanta nuova potenza da installare per raggiungere l’obiettivo tratteggiato dalla SEN: cosa che si può fare anche con una spesa minima in quanto a incentivi, data la competitività economica che questa fonte sta dimostrando.

Si può riassumere così la situazione dell’eolico italiano, in attesa delle varie novità normative in arrivo che lo riguardano: le nuove regole per la manutenzione e l’ammodernamento degli impianti, messe in consultazione dal GSE a fine luglio, le annunciate semplificazioni alla Via per sbloccare i rifacimenti e, last but not least, il decreto per il sostegno alle rinnovabili che dovrebbe accompagnarne lo sviluppo almeno fino al 2020.

Ne abbiamo parlato con ...

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Infissi, una guida per scegliere quelli giusti e accedere all’ecobonus

Martedì, 12 Settembre 2017
Antonella Giordano
Il cambio degli infissi è un’occasione per aumentare il comfort e l’efficienza energetica della propria abitazione. Ma capire qual è il prodotto più adatto alle nostre esigenze non è facile. Ad esempio: è meglio il legno o il PVC? Mi conviene scegliere un vetro riflettente o isolante? Le detrazioni fiscali.
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Quando si ristruttura una casa la sostituzione degli infissi rappresenta una scelta difficile sia per i costi che per le svariate tipologie di modelli in commercio.

Dal legno al PVC, dall’alluminio semplice a quello anodizzato, esistono infissi per ogni esigenza e genere di abitazione ed è molto importante individuare quello adatto alle nostre esigenze per avere un beneficio in termini di comfort e di efficienza energetica. Addirittura ogni stanza potrebbe richiedere un infisso diverso per valorizzarne la diversa funzione.

Un elemento fondamentale da considerare nella scelta dell’infisso è la tenuta che deve garantire un buon livello di isolamento termico, evitando la dispersione di calore la cui causa principale è la formazione di ponti termici ovvero di punti in cui si manifestano flussi termici più rapidi che provocano scambi di calore maggiore.

Gli infissi esterni devono evitarne la formazione attraverso materiali performanti, vetri termoisolanti (a doppio o triplo strato, la cui camera può essere riempita di gas argon) e un’installazione accurata che realizzi un perfetto raccordo con la struttura, dal cassonetto al davanzale.

La posa in opera dell’infisso, se fatta male, può dare vita a condense, muffe e infiltrazioni, e può essere causa di contenziosi condominiali oltre che di un notevole dispendio energetico.

Oltre a chi installa l’infisso, che generalmente è il fornitore stesso, sarà coinvolto un altro operatore per l’installazione del controtelaio, che ancora l’infisso al muro. Il telaio può essere di legno, PVC o alluminio, ma nell’ultimo caso facciamo attenzione che sia “a taglio termico”, per evitare la formazione di ponti termici, altrimenti presenti negli infissi metallici. Molto importanti per determinare le proprietà isolanti di un infisso sono le guarnizioni che in genere sono due, una posta sull'anta e l'altra sul telaio fisso.

I requisiti per l'isolamento termico stabiliti per legge, variano da Regione a Regione, a seconda delle zone climatiche, ma le normative tecniche di riferimento per la tenuta degli infissi sono le seguenti:

  • Isolamento a tenuta all'aria (norma UNI-EN 12207);
  • Tenuta alle infiltrazioni d'acqua (norma UNI-EN 12208);
  • Resistenza alle sollecitazioni del vento (norma UNI-EN 12210);
  • Isolamento termico (norma UNI-EN 10077/2).

L'isolamento acustico è un altro parametro da tenere presente, soprattutto se abitiamo in contesti particolarmente rumorosi (vicino a ferrovie, aeroporti, industrie). Il grado di isolamento acustico dipende oltre che dal tipo di vetro installato (con singola o doppia vetrocamera), anche dal numero di guarnizioni montate e dalla corretta posa in opera del giunto tra infisso e controtelaio e tra controtelaio e muratura.

La norma UNI-EN 12207 regola anche la certificazione degli infissi dal punto di vista acustico: se un infisso viene definito di classe 3 o 4, vuol dire che ha un alto potere isolante.

Altri due fattori importanti da valutare nella scelta del nuovo infisso sono l’illuminazione e la ventilazione.

L’illuminazione dipende dall’esposizione e dal piano dell’abitazione, ma va considerata anche rispetto alla funzione del vano. Ad esempio le zone pasto e i vani soggiorno hanno bisogno di una luce maggiore rispetto alle stanze da letto quindi la superficie degli infissi deve essere sufficientemente ampia e il vetro non deve ostacolare la luce.

La ventilazione contribuisce al raggiungimento del comfort abitativo e della salubrità dell'ambiente e l’infisso giusto deve garantire un buon ricambio d'aria, la diluizione di odori e la diminuzione dell'umidità. A tal proposito l’infisso può essere dotato di un dispositivo di microareazione controllata che consente l'apertura di pochi millimetri, necessaria per impedire il fenomeno della condensa.

L’importanza del vetro

Le tipologie di vetri da poter installare sui serramenti esterni sono molteplici, a seconda della loro funzione e del contesto climatico in cui ci troviamo. Esistono vetri altamente isolanti termicamente o acusticamente, vetri completamente riflettenti, vetri basso-emissivi che utilizzano il gas argon all’interno della vetrocamera come elemento isolante.

Ci sono anche vetri selettivi, detti anche a controllo solare, che filtrano in modo intelligente i raggi solari, facendo passare la luce, ma non il calore. Questa tipologia di vetri risulta particolarmente adatta a zone fortemente soleggiate, poiché evitano il surriscaldamento degli ambienti.

Garanzia, manutenzione e sicurezza

È importante scegliere dei serramenti garantiti, a norma di legge e dotati di certificazione di prestazione, che durino nel tempo e che non abbiano bisogno di una continua manutenzione. Facciamo caso soprattutto alle ferramenta di apertura e chiusura e alle guarnizioni; preferiamo quelle in EPDM, materiale con una grande memoria, difficile da deformare.

Per una maggiore sicurezza è consigliabile scegliere una ferramenta a nastro, installata lungo tutto il perimetro dell'anta, con funzione anti-effrazione. Il livello di sicurezza dipende dal meccanismo di chiusura che può variare a seconda delle esigenze: le finestre più sicure sono quelle con 4 punti di chiusura, vetri antisfondamento, placca anti-perforazione e maniglia antiscasso.

Infine, non possiamo tralasciare l’estetica dell’infisso che non solo deve “sposarsi” con lo stile della nostra casa, ma deve anche rispettare molto spesso alcune regole di decoro architettonico. Ad esempio nei palazzi d'epoca o in contesti storici, spesso, la scelta dell'infisso è di tipo condominiale e obbligata rispetto allo stile dell'edificio.

Infissi in PVC, legno o alluminio?

È il primo dubbio che assale chi deve scegliere il nuovo infisso per la propria casa. Ecco in sintesi le caratteristiche e i costi dei 3 materiali.

L’alluminio è molto versatile, leggero e resistente e può essere utilizzato per la realizzazione di serramenti di qualsiasi tipologia, anche di dimensioni extra e con forme particolari. Ha un’ottima tenuta agli agenti atmosferici e una buona durata nel tempo. Se non è a taglio termico può avere scarse doti di isolamento termico, oltre che acustico. I costi, per gli infissi più performanti, non sono contenuti: per una finestra fissa di 1 mq la spesa, inclusa di Iva e manodopera, si aggira sui 250-350 euro, per una finestra a vasistas sui 400-500 euro, per una finestra scorrevole la spesa può superare i 1.000 euro.

Il PVC (cloruro di polivinile) è un materiale di origine plastica, tra i più versatili. Molto utilizzato per gli infissi perché vanta ottime caratteristiche di resistenza e di isolamento sia termico che acustico. Si consigliano quelli con più di 5 camere d’aria che sono perfettamente impermeabili e non rischiano di creare condensa.

Abbastanza leggero, può essere lavorato agevolmente con varie finiture e colori, e resta comunque la soluzione più economica. Pur essendo un prodotto di natura chimica, in commercio ci sono ormai infissi in PVC certificati eco-compatibili, che non contengono tracce di piombo né sostanze cancerogene, come gli ftalati.

I serramenti in PVC devono essere dotati di opportuni rinforzi dei profili, posizionati sia sull’anta che sul telaio, che impediscano le deformazioni dovute all'azione degli agenti climatici. La nota dolente riguarda le finestre di grandi dimensioni, sui 3 metri d’altezza su anta unica, che possono presentare delle limitazioni. I costi sono inferiori agli altri due materiali: per una finestra fissa di 1 mq la spesa, inclusa di Iva e manodopera, si aggira sui 100-200 euro, per una finestra a vasistas sui 150-250 euro, per una finestra scorrevole la spesa non supera gli 800 euro.

Il legno è il materiale naturale per eccellenza e da sempre viene utilizzato per creare infissi belli, solidi ed ecosostenibili. Isolante per natura, sia da punto di vista termico che acustico, con le dovute cure può durare una vita.

Le note dolenti riguardano i costi e le necessità di manutenzione. Nonostante gli infissi in legno vengano realizzati con trattamenti termici e chimici all’avanguardia e con finiture con vernici resistenti (e atossiche), dopo qualche tempo sarà comunque necessario preservarne le caratteristiche di impermeabilità e colore attraverso una buona manutenzione. Il costo medio di un infisso in legno è di 200-250 euro per una finestra fissa di 1 mq, 250-350 euro per una finestra a vasistas e 800-900 euro per una finestra scorrevole.

Le combinazioni

Molto diffusi in commercio gli infissi che sfruttano le potenzialità di ogni materiale combinandole tra loro. Vi sono prodotti, ad esempio, realizzati con una struttura interna di PVC, per sfruttarne le proprietà isolanti e con una copertura in alluminio, per dare all’infisso le sue caratteristiche di resistenza e durata.

Dall’unione fra legno e PVC o alluminio sono nati infissi ibridi che coniugano le proprietà del legno per la parte interna dell’infisso e i vantaggi del PVC o dell’alluminio per la parte esterna: si tratta di infissi con elevate prestazioni di isolamento termico e acustico e di resistenza nel tempo, che non richiedono grandi operazioni di manutenzione.

Dobbiamo, però, considerare una spesa maggiore visti i costi delle due materie prime, più quelli per la lavorazione e l’assemblaggio. Il costo per un infisso in legno-alluminio, considerando una finestra fissa di 1 mq, non è inferiore a 450-500 euro.

Detrazioni fiscali

La sostituzione degli infissi rientra nell’Ecobonus per la riqualificazione energetica degli edifici, con detrazione fiscale del 65%, che è stato prorogato fino al 31 dicembre 2017 (vedi QualEnergia.it). L’intervento deve configurarsi come sostituzione o modifica di elementi già esistenti con altri con particolari prestazioni di isolamento (non come nuova installazione). I nuovi infissi devono garantire un valore di trasmittanza termica (Uw) inferiore o uguale ai limiti riportati nella tabella 2 del D.M. 26 gennaio 2010 secondo le varie zone climatiche italiane. La detrazione è fino a 60mila euro.

Ricordiamo che per gli infissi è anche possibile la detrazione del 50% per ristrutturazioni edilizie.

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Revamping fotovoltaico a terra: come agire per non perdere produttività

Martedì, 12 Settembre 2017
News dalle Aziende
Un calo della produttività porta con sé un aumento del tempo necessario per rientrare dall’investimento sulla centrale solare. Se non si interviene tempestivamente attraverso una serie di operazioni risolutive, dette di revamping, anche all’aumento dei costi. Articolo a cura di Enerray.

L’Italia è un paese a forte rischio idrogeologico. Un fattore da tenere sempre in considerazione sia in prospettiva, quando si pianifica la costruzione di un impianto ad energia solare, sia nel presente quando fattori esterni o dal carattere di imprevedibilità ne vanno ad intaccare l’efficienza.


Può capitare infatti che gli impianti fotovoltaici su terreno risentano degli effetti di questo problema riducendo di conseguenza la loro produttività.

Un calo della produttività porta con sé un aumento del tempo necessario per rientrare dall’investimento sulla centrale solare e, se non si interviene tempestivamente attraverso una serie di operazioni risolutive, dette di revamping, all’aumento dei costi.

Le grandi compagnie fotovoltaiche specializzate nell’EPC, operano una serie di studi preliminari proprio nella direzione di garantire un rischio idrogeologico vicino allo zero. Non è però possibile eliminare del tutto il rischio idrogeologico, soprattutto come detto, per impianti fotovoltaici di medie e grandi dimensioni su terreni estesi.

In casi di problematiche legate a fattori idrogeologici, l’intervento di revamping sull’impianto fotovoltaico va effettuato nel minor tempo possibile e verte su tre principali canali: il primo è quello di un’analisi completa e puntuale, sul campo, delle criticità intrinseche della zona sulla quale è installato l’impianto fotovoltaico ovvero dei danni subiti in seguito ad un evento esterno.

Il secondo è quello della messa in opera degli interventi correttivi e del ripristino dell’area, come sistemi di drenaggio realizzati ad hoc, capaci di essere installati senza interrompere la produzione di energia elettrica dell’impianto fotovoltaico.

Il terzo canale di intervento è la sostituzione dei moduli e dei pannelli danneggiati e il riallineamento del parco fotovoltaico in modo da ripristinare il corretto e più efficiente allineamento dell’impianto solare.

Infine, ripristinata la massima efficienza dell’impianto fotovoltaico su terreno e messo al riparo da future problematiche legate all’ambiente, possono essere facilmente messe in atto migliorie a livello di sicurezza anti-intrusione e di monitoraggio dell’area 24h su 24h per essere in grado di intervenire successivamente con ancora maggior puntualità e precisione ed evitare intrusioni non autorizzate.

Gli interventi di ripristino e revamping di un impianto fotovoltaico su terreno possono avere una durata di qualche settimana fino ad un massimo di un paio di mesi nei quali, come detto, l’impianto non smetterà mai di essere in funzione.

I costi degli interventi verranno ampiamente compensati dal ritorno di energia elettrica prodotta dall’impianto che tornerà ai massimi livelli pre-danneggiamento.

Le migliori aziende del settore fotovoltaico sono in grado sia di fornire servizi di EPC dell’intero processo di ripristino e revamping dell’impianto sia servizi preventivi di O&M che permettono, attraverso un monitoraggio costante e garantito nel tempo, di anticipare problematiche e cali di efficienza degli impianti ad energia solare.

Per saperne di più sui servizi O&M di Enerray potete visitare la pagina dedicata.

Per vedere le ultime realizzazioni di impianti fotovoltaici su terreno di Enerray potete visualizzare la gallery a questo link.

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In Gran Bretagna anche l’eolico offshore è più economico del nucleare

Martedì, 12 Settembre 2017
Redazione QualEnergia.it
Nella seconda asta inglese per le rinnovabili, tre grandi impianti marini hanno accettato di produrre energia a un costo ampiamente inferiore di quello contrattato da EDF per la futura centrale atomica di Hinkley Point. I risultati della gara con uno sguardo alla costante riduzione dei prezzi delle tecnologie pulite.
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Che senso ha investire in nuovi impianti nucleari con i prezzi sempre più bassi delle energie rinnovabili?

Sono in molti a domandarselo in Gran Bretagna, alla luce dei risultati ottenuti dall’eolico offshore nella seconda tornata di aste competitive regolate dai Contracts for Difference (CFD).

Parliamo di tre grandi impianti la cui entrata in funzione è prevista a scaglioni tra 2021 e 2023, per complessivi 3,2 GW di potenza installata.

Il prezzo più basso spuntato nell’asta - vedi documento in fondo con i dati completi pubblicati dal governo inglese - è pari a 57,50 £/MWh (circa 63 €/MWh al cambio attuale) per i due progetti Hornsea 2 e Moray Offshore Windfarm, rispettivamente 1,3 GW e 950 MW di capacità, mentre il parco Triton Knoll da 860 MW riceverà un prezzo di esercizio di 74,75 £/MWh (circa 82 €).

Il meccanismo previsto dai CFD pagherà agli operatori offshore la differenza tra il valore “base” (strike price) aggiudicato nell’asta e il prezzo di riferimento (reference price), che riflette il costo medio all’ingrosso dell’energia elettrica scambiata sul mercato britannico.

La logica di tale incentivo, in sintesi, è favorire gli investimenti in fonti pulite al minor costo possibile per la collettività, assicurando anche una costante e adeguata remunerazione alle aziende partecipanti.

Il punto è che l’eolico marino, la più onerosa tra tutte le risorse rinnovabili, sta raggiungendo una competitività impensabile fino a pochi anni fa.

La Gran Bretagna non è un caso isolato: di recente, in Germania alcuni progetti hanno vinto le aste con offerte a sussidi-zero, grazie ad alcune regole particolarmente propizie - il bando tedesco escludeva i costi di connessione, ad esempio - e alla fiducia che gli operatori ripongono nell’avanzamento tecnologico con turbine sempre più efficienti e minori costi di installazione-manutenzione.

La corsa dell’eolico in mare ha già innescato una serie di considerazioni sul mix energetico “desiderabile” per la Gran Bretagna e, in particolare, sull’inutilità di costruire nuovi mega reattori nucleari.

I conti sono presto fatti: la centrale di Hinkley Point C, approvata in via definitiva lo scorso anno dal governo di Theresa May, avrà due reattori EPR da 1,6 GW per un investimento totale nell’ordine di almeno 18 miliardi di sterline, generando elettricità al costo di 92,50 £/MWh, quindi ben più alto dei numeri usciti dalle aste al ribasso con i CFD (vedi anche QualEnergia.it).

Tra l’altro, Hinkley Point riceverà quella cifra per 35 anni, mentre il Contract for Difference si fermerà a 15 anni di prezzo garantito.

Per pura coincidenza, la capacità cumulativa dei tre parchi offshore sarà la stessa dei due reattori nucleari progettati dalla francese EDF; certo, si potrebbe obiettare che l’atomo produrrà energia senza interruzioni, al contrario delle pale eoliche con output variabile, soggetto alle condizioni meteorologiche.

Tuttavia, ci sono diverse soluzioni per gestire questa variabilità, in particolare i sistemi di accumulo elettrochimico che la National Grid sta sostenendo con programmi e incentivi (vedi QualEnergia.it).

Gli impianti offshore, inoltre, in virtù delle grandi dimensioni delle turbine, in grado così di sfruttare la maggiore costanza e intensità dei venti marini, possono garantire mediamente una generazione elettrica molto più stabile di altre fonti rinnovabili, soprattutto se “messi in rete” attraverso molteplici collegamenti con la terraferma.

Tornando alla competitività dell’eolico offshore, i rapporti di varie società di consulenza evidenziano che il costo “tutto compreso” dell’elettricità generata (LCOE, Levelized Cost of Electricity) è destinato a crollare ancora in pochi anni, tanto da scendere sotto 40 €/MWh, quasi il 70% in meno rispetto al 2010.

Diversi fattori stanno contribuendo a questa tendenza: incessante sviluppo tecnologico, turbine giganti, fiducia degli investitori e conseguente abbassamento del costo del denaro, scelta dei siti con le condizioni ambientali più favorevoli in termini di ventosità, altezza dei fondali, distanza dalla costa eccetera, sistemi di controllo che permettono di ridurre guasti e manutenzioni, previsioni meteo accuratissime (Sensori ambientali e diagnostica avanzata per un eolico sempre più smart).

Il seguente documento è riservato agli abbonati a QualEnergia.it PRO:

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SEN, per FIRE è troppo vaga sull’efficienza energetica

Martedì, 12 Settembre 2017
Redazione QualEnergia.it
Positivo nel complesso il parere della Federazione italiana per l'uso razionale dell'energia anche se si sottolinea come la nuova Strategia Energetica Nazionale riservi poco spazio all’efficienza energetica e ai piani per attuarla. Una sintesi della posizione di FIRE e il documento inviato per la consultazione

Nel giorno di chiusura della consultazione sull’aggiornamento della SEN, anche FIRE, Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia, ha inviato le sue osservazione.

Nel documento FIRE (in allegato in basso), viene messo in evidenza che le misure delineate per l’efficienza energetica sono “solo accennate nella Strategia Energetica Nazionale e non corroborate da analisi di fattibilità o piani di azione”.

Mancano inoltre, si denuncia, stime sui costi associati all’attuazione degli obblighi e sulle risorse che la SEN prevede di associare a ciascuna misura proposta.

“L’impressione, collegata anche a quanto indicato nelle premesse del documento in consultazione, è che molto finisca per dipendere dall’introduzione sul mercato di nuove tecnologie, capaci di produrre risparmi energetici e riduzioni delle emissioni a costi molto più bassi di quelli prevedibili con l’applicazione delle soluzioni oggi disponibili”, si osserva.

La FIRE concorda che il raggiungimento degli obiettivi sull’efficienza energetica sia “tutt’altro che banale e scontato” e che sia “difficile pensare di riuscire a conseguirlo senza una rivisitazione dei processi produttivi, dell’approccio all’edilizia, delle modalità di trasporto e di lavoro, e più in generale delle abitudini.”

L’idea della proposta di SEN di sperare nell’innovazione dovrebbe a parere delle Federazione essere accompagnata da “un maggiore sforzo sulla priorità dedicata alla ricerca e allo sviluppo, che invece si appoggia prevalentemente alla ricerca pubblica, di cui si accenna a una revisione per renderla più efficace, e ai programmi europei aperti alle imprese.”

Non sono previsti – si critica – strumenti aggiuntivi a quelli oggi esistenti che possano favorire l’auspicata evoluzione tecnologica: “in questo modo molto dipenderà dunque dagli sviluppi dei mercati internazionali, di cui difficilmente saremmo protagonisti.”

Sul fronte delle misure di supporto, la SEN 2017 prevede un rafforzamento e una semplificazione degli schemi esistenti – “un elemento positivo per la continuità, sebbene si tratti di due termini facili da usare, non sempre da applicare se si guarda alla storia recente”, commenta FIRE, l’introduzione di nuovi dispositivi rivolti ai trasporti e al terziario, la prosecuzione del programma Industria 4.0 e del PREPAC per la P.A. e il lancio del fondo di garanzia atteso dal 2011.

La FIRE ritiene “fondamentale” continuare a dedicare incentivi alle soluzioni in grado di per sé di promuovere investimenti da parte delle imprese, quali i sistemi di monitoraggio e automazione, i sistemi di gestione, lo sviluppo di nuove filiere, maggiormente basate su un uso efficiente di tutte le risorse.

Allo stesso modo si ritiene che il fondo di garanzia per l’efficienza energetica, previsto ma mai attuato, rappresenterebbe una valida integrazione agli altri strumenti.

In conclusione, il documento proposto viene giudicato positivamente, in quanto “utile per avviare una discussione e un confronto fra i vari stakeholder su obiettivi ambiziosi e che richiederanno azioni sinergiche fra istituzioni e operatori di mercato.”

L’attenzione, si denuncia, è d’altra parte “troppo puntata su gas ed energia elettrica, due temi fondamentali e importanti, ma non sufficienti a produrre la svolta richiesta dall’Accordo di Parigi, né di per sé caratterizzati dal livello di innovazione e stimolo di nuovi modelli di business che questo richiede.”

“Efficienza energetica, fonti rinnovabili e produzione tradizionale – si conclude – continuano ad essere visti come elementi distinti, quando dovrebbero essere ricercate maggiori sinergie e sviluppi integrati, dedicando risorse alla ricerca di nuove soluzioni, allo sviluppo di nuove filiere all’incremento di politiche di uso efficiente delle risorse – con privilegio di quelle disponibili sul territorio – in un’ottica circolare.”

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Eolico offshore, record europeo di produzione giornaliera

Martedì, 12 Settembre 2017
Redazione QualEnergia.it
Dato record quello della produzione eolica offshore dell'11 settembre 2017 in Europa: 251 GWh. Una giornata comunque molto positiva per la generazione elettrica dal vento nel suo complesso: 1,6 miliardi di chilowattora, pari al 19,8% della domanda dell’UE28. Ma resta alta la variabilità della produzione.

La produzione quotidiana di energia eolica in Europa, come si sa, soffre di alti e bassi.

Ieri, 11 settembre, è stato però un giorno molto positivo per la generazione di elettricità dal vento: 1,6 miliardi di chilowattora, pari al 19,8% della domanda elettrica dell’Unione Europea.

Una quantità di elettricità – spiega WindEurope che riporta quotidianamente la produzione eolica europea – equivalente a quella consumata da 162 milioni di famiglie del continente o, in alternativa, al 56% di quella consumata mediamente dall’industria dell’UE28 (riferita al 2015).

Ma il dato record di ieri è quello della produzione eolica offshore: 251 GWh. Come abbiamo scritto spesso su questo sito seguendo l’andamento del mercato eolico offshore, negli ultimi due anni e mezzo nei mari europei ogni giorno è stata installata una turbina.

A fine giugno 2017 il dato cumulativo europeo era pari a 13,9 GW di potenza eolica offshore, con ormai quasi 4000 macchine installate in 10 paesi (qui il mercato a fine 2016).

E i costi sono in continua discesa (vedi anche, In Gran Bretagna anche l’eolico offshore è più economico del nucleare).

Nella giornata di ieri in testa per la copertura da eolico è la Danimarca. Le sue turbine hanno generato l’82,7% della richiesta elettrica del giorno: 50 GWh da impianti su terraferma e 24 GWh da offshore.

Buona la performance degli impianti tedeschi che hanno soddisfatto il 41,8% della domanda di ieri: dei 576 GWh generati, 91 sono da impianti offshore. In Italia l’eolico ha coperto ieri il 12,4% della richiesta di elettricità: 101 GWh (ovviamente tutti da impianti onshore) pari al 33% delle necessità dell’industria nazionale oppure ai consumi di 10 milioni di famiglie italiane (qui alcuni dati nazionali).

A proposito di estrema variabilità della produzione di eolico in Europa, uno studio ha spiegato come, in relazione alle diverse configurazioni dei venti, si possa evidenziare chiaramente uno sbilanciamento del posizionamento degli impianti, con impatti anche di natura economica.

Finora si è infatti fortemente puntato quasi esclusivamente nell’area del Mare del Nord-Atlantico (onshore e offshore) e molto meno in impianti in aree europee ventose per venti prevalenti diversi da quelli del Nord Europa, per esempio i Balcani. La produzione eolica europea complessiva ha così registrato sbalzi praticamente tutto l’anno, con settimane di eccesso produttivo, difficile da gestire localmente e altre di forte carenza, da compensare con le energie fossili.

Sono state indicate alcune soluzioni. Oltre a coordinare meglio fra loro la costruzione di centrali eoliche, installandole in modo più equilibrato sul territorio e investendo in una maggiore interconnessione elettrica transfrontaliera, lo studio propone anche di compensare gli sbilanciamenti dell’eolico con il fotovoltaico e/o di trasformare l’eccesso di produzione eolica in idrogeno o metano, con le tecnologie “power to gas”.

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Basilicata, in vigore le nuove regole per i piccoli impianti a fonti rinnovabili

Martedì, 12 Settembre 2017
Redazione QualEnergia.it
Dopo la bocciatura del Tar Potenza delle linee guida sul minieolico della Basilicata, la nuova legge regionale aggiorna la disciplina sull'installazione di piccoli impianti a fonti rinnovabili, in particolare minieolico e FV, definendo le nuove aree e siti non idonei all'installazione.

È stato pubblicato ieri, 11 settembre, sul Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata n. 36, un numero tutto dedicato alle fonti rinnovabili di piccola taglia.

Dopo la bocciatura da parte del Tar Potenza delle linee guida sul minieolico della Regione Basilicata, la nuova legge aggiorna la disciplina sull’installazione di piccoli impianti a fonti rinnovabili, definendo le nuove aree e siti non idonei all’installazione ...

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