-nessuno-

Sbilanciamenti, bocciato il ricorso Anev contro la delibera 522/2014

Facebook Twitter LinkedIN
Giovedì, 21 Gennaio 2016
Redazione Qualenergia.it
Per il Tar la delibera 522 del 2014 dell’Autorità per l'Energia non discrimina tra le varie fonti, anche se l'esclusione dei consumatori dagli oneri socializzati è una scelta dell'Aeegsi, non un obbligo.

Sull'ultima delibera Aeegsi in tema di oneri di sbilanciamento per le rinnovabili, il Tar Lombardia ha dato ragione all'Autorità per l'Energia, respingendo il ricorso di Anev e di otto operatori dell'eolico. La delibera 522/2014 eliminava la discriminazione tra le diverse fonti e, dunque, rispetta le precedenti sentenze.

"Il principio di non discriminazione - si legge nella sentenza (in allegato in basso) - è rispettato dalla deliberazione impugnata in quanto i produttori da fonti non programmabili partecipano in modo diverso (tra loro e rispetto ai produttori da fonte programmabile) ai costi, in relazione al tipo di fonte e alla sua programmabilità". Ciò "non è un ritorno all'equiparazione tra fonti programmabili e non programmabili, in quanto ogni produttore da fonte non programmabile partecipa in modo diverso".

Il Tribunale amministrativo afferma, inoltre, che non è possibile ritenere che le sentenze sulla precendente delibera 281/2012 "abbiano previsto che la socializzazione debba avvenire tra produttori da fonte non rinnovabile e consumatori, in quanto così si perderebbe la necessaria distinzione per tipo di fonte".

D'altra parte, concludono i giudici, "non è neppure fondata la tesi affermata dall'Autorità secondo la quale dalle sentenze si desumerebbe il principio secondo il quale la socializzazione dei costi non potrebbe coinvolgere i consumatori. Infatti, il principio di non discriminazione è stato applicato dalle sentenze solo al rapporto tra produttori (da fonte programmabile e non programmabile) e non tra produttori e consumatori. In quest'ultimo rapporto, infatti, la differente posizione degli uni rispetto agli altri impedisce di instaurare un giudizio sulla violazione del principio di uguaglianza".

Ne consegue che "l'esclusione della partecipazione agli oneri di dispacciamento da parte dei consumatori è una scelta discrezionale dell'Autorità, che non può essere contestata in questa sede in quanto non imposta dalle sentenze ottemperate".


Minaccia MiSE all'autoconsumo, associazioni sul piede di guerra

Facebook Twitter LinkedIN
Giovedì, 21 Gennaio 2016
Redazione Qualenergia.it
Recentemente il MiSE ha annunciato di voler eliminare l'esenzione dal pagamento degli oneri sull'energia autoconsumata. Si ridurrebbe fortemente la convenienza dell'autoconsumo da fonte rinnovabile e cogenerazione. Le associazioni ambientaliste, delle rinnovabili e dei consumatori non ci stanno.

Recentemente il Ministero dello Sviluppo Economico, rispondendo a una interrogazione parlamentare sulla regolamentazione della generazione distribuita di energia elettrica, ha affermato la volontà di modificare la normativa relativa ai SEU, i Sistemi Efficienti di Utenza, nel senso di eliminare l'esenzione dal pagamento degli oneri sull'energia autoconsumata, annullando di fatto la convenienza dell'autoconsumo.

Secondo il Ministero, la normativa comunitaria sugli aiuti di Stato imporrebbe che gli oneri, tranne che per una possibile riduzione sulla componente A3 a favore degli energivori, vengano pagati interamente da tutti i consumatori, anche sull'energia autoconsumata. Un'interpretazione secondo alcuni piuttosto forzata (QualEnergia.it, Autoconsumo, il MiSE minaccia le rinnovabili forzando le norme europee?) e che sta mettendo in allarme settore delle rinnovabili, ambientalisti e consumatori perché potrebbe voler dire la fine o quasi dell'autoproduzione di energia pulita.

Oggi a esempio, Adusbef, Codici, ITALIA Solare, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente e WWF hanno inviato una lettera al MiSE nella quale criticano duramente questa ipotesi e chiedono un’urgente rettifica del documento di risposta “perché in netto contrasto, oltre che con il buon senso, con tutta la normativa nazionale e comunitaria esistente”. In caso di mancata risposta da parte del MiSE, le associazioni assumeranno iniziative a ogni livello per far rispettare lo spirito e il merito delle normative nazionali ed europee.

“Dopo l'approvazione della riforma delle tariffe elettriche per gli utenti domestici da parte dell’Autorità per l’Energia, la richiesta di rimborso degli adeguamenti ISTAT da parte del GSE, - si legge in una nota delle associazioni - arriva la ciliegina sulla torta da parte del MiSE. Questo si configura come un attacco coordinato contro le rinnovabili, in barba agli impegni anche internazionali dell’Italia.”

“Eppure – prosegue il comunicato - i conflitti generati per l'accaparramento delle risorse fossili sono davanti agli occhi di tutti. I disastri ambientali causati dall'estrazione, trasporto e utilizzo di risorse inquinanti sono quotidianamente e tristemente in cronaca. In contrasto con la sostenibilità, con la tutela ambientale e con l’accordo di Parigi, in direzione diametralmente opposta a quella delle maggiori economie mondiali, si sta correndo il rischio di minare la green economy che lentamente e con molta fatica sta cercando di avere lo spazio che si merita anche in Italia.”

Pochi giorni fa anche il Coordinamento FREE, fonti rinnovabili ed efficienza energetica, che raggruppa 30 associazioni del settore, aveva fatto sentire la sua voce: "Il Governo - scriveva in una nota - si prepara ad assestare un altro colpo basso alle rinnovabili (...) Quella del Governo è una posizione sempre meno comprensibile alla luce della crescente competitività delle tecnologie verdi, come segnala del resto l’evoluzione del contesto internazionale. Lo scorso anno, malgrado il crollo dei prezzi del petrolio, del gas e del carbone, gli investimenti globali nelle rinnovabili sono infatti ulteriormente aumentati, arrivando a 329 miliardi di dollari. Una tendenza che è destinata peraltro a continuare, considerati gli ambiziosi obiettivi indicati alla Conferenza sul Clima di Parigi".

"E' possibile - continua il Coordinamento FREE - che proprio gli esiti della COP21 porteranno ad innalzare a marzo l’obiettivo europeo al 2030 per le rinnovabili, 27% dei consumi, una percentuale che comporta che il 45-50% della domanda elettrica dell'Unione Europea diventi 'green' fra 15 anni. L’Italia dovrà dunque riprendere la corsa delle rinnovabili, bloccata negli ultimi anni. Sul versante elettrico il maggiore contributo verrà dal fotovoltaico, che dovrà almeno triplicare l’attuale livello delle nuove installazioni di 300 MW/anno, seguito poi dall'eolico. Riteniamo, dunque, necessario che l’Italia avvii una riflessione seria e di ampio respiro, partendo dalle indicazioni della Conferenza di Parigi, per definire una strategia climatica in grado di orientare le strategie energetiche, industriali, dei trasporti, dell’edilizia e dell’agricoltura del paese. Guardando al futuro e non al passato".


Rinnovabili, nel 2015 calano di 11,6 TWh. Oggi al 35% della domanda elettrica

Facebook Twitter LinkedIN
Giovedì, 21 Gennaio 2016
Redazione Qualenergia.it
Oltre 11 miliardi di chilowattora in meno sono stati generati dalle fonti rinnovabili nel 2015, soprattutto per la forte diminuzione dell'idroelettrico. Cresce il fotovoltaico (+13%): oggi copre il 7,8% della domanda elettrica nazionale, che aumenta dell'1,5% sul 2014, dopo quattro anni di decrescita.
Immagine Banner: 

In termini assoluti la produzione elettrica da fonti rinnovabili nel 2015 cala di circa 11,6 TWh rispetto al 2014 (-9,6% circa), passando da 120,8 a 109,1 TWh. Torna indietro anche rispetto al 2013 (vedi grafico GSE). Questo alcune cifre secondo una nostra rielaborazione sui dati Terna appena pubblicati (vedi rapporto mensile in basso).

La brusca diminuzione della generazione da fonti rinnovabili è strettamente legata al tracollo della produzione da idroelettrico: 14,8 TWh in meno rispetto al 2014, cioè -25%. Un dato che testimonia del forte peso dell’energia idraulica nel mix italiano e ovviamente anche tra le rinnovabili. Quest’anno ha contribuito per il 14,2% al fabbisogno elettrico (era del 19,2% nel 2014) e per il 40,7% su tutta la produzione da rinnovabili (era del 49,3% nel 2014).

Tra le rinnovabili crescono in modo significativo solo il fotovoltaico, che con una produzione di 24,67 TWh aumenta del 13% sul 2014 (+2,8 TWh). Secondo una nostra stima, le bioenergie (nella tabella di Terna, qui in basso, integrate nel termoelettrico) passano da una produzione di 18,7 TWh del 2014 (dato GSE) a circa 19,3 TWh. Più o meno stabili eolico e geotermia.

Il fotovoltaico copre il 7,8% della domanda elettrica e il 9,2% della produzione interna (nel 2014 queste percentuali erano rispettivamente del 7 e dell’8,1%). Oggi il solare FV rappresenta il 22,6% di tutta la generazione da rinnovabili (era il 18,1% nel 2014). Tanto per capire come sia cresciuta la produzione solare, ricordiamo che a fine 2011, cioè quattro anni fa, questa dava 10,7 TWh, cioè meno della metà di quanto produce attualmente e copriva appena il 3,2% della domanda.

Vediamo che nel 2015 tutte le fonti rinnovabili hanno rappresentato il 40,5% della produzione elettrica nazionale e il 34,7% della domanda. Anche in termini percentuali, quindi, la diminuzione è significativa: nel 2014, infatti, la quota sulla produzione era del 44,9% e quella sulla domanda del 38,9% (rielaborazione QualEnergia.it).

Veniamo ai dati più generali su produzione netta e richiesta di elettricità. La domanda, dopo quattro anni di discesa, torna a crescere: +1,5 con 315,2 TWh (+1,3% in termini decalendarizzati). Andando a ritroso negli anni, un fabbisogno più basso si ebbe tuttavia solo nel 2002 (vedi grafico).

Il valore cumulato della produzione netta (270,7 TWh) è in aumento, rispetto all’anno precedente, dello 0,6%. Il saldo con l’estero è +6,1 (circa 2,6 TWh tra import ed export).

Quanto cresce il termoelettrico? Sempre secondo le nostre stime, l’apporto del termoelettrico (senza includere le bioenergie) dovrebbe aggirarsi intorno ai 161-162 TWh, quindi circa 13 TWh in più rispetto al 2014: una produzione di poco inferiore al calo registratosi per l’idroelettrico.

Per quanto riguarda la domanda a livello territoriale notiamo, dal grafico in basso, che diminuisce solamente nel Nord Ovest del Paese e in Sicilia. Molto oltre la media nazionale l’aumento della richiesta elettrica in Emilia Romagna e Toscana e nella restante parte del meridione.

Rapporto mensile Terna - dicembre 2015 - pdf


Decreto Conto Termico 2.0, le novità e il testo

Facebook Twitter LinkedIN
Giovedì, 21 Gennaio 2016
Redazione Qualenergia.it
Trovata una mediazione tra il Ministero dello Sviluppo Economico e le Regioni. Si va verso la pubblicazione in Gazzetta a 90 giorni dalla quale il decreto con i nuovi incentivi per efficienza energetica e rinnovabili termiche entrerà in vigore. Il testo e una sintesi delle novità in arrivo con il Conto Termico 2.0
Immagine Banner: 

Il Conto Termico 2.0 è finalmente in dirittura d'arrivo, dopo oltre un anno di ritardo. Il nuovo decreto che dovrebbe rilanciare l'incentivo al momento sottoutilizzato per interventi di efficienza energetica e rinnovabili termiche è stato, infatti, previsto nella legge di conversione dello Sblocca Italia (Legge 164/2014) e avrebbe dovuto essere adottato entro il 31 dicembre 2014.

Ieri, finalmente, è arrivata l'approvazione della Conferenza Stato-Regioni, a valle di una concertazione tra i tecnici delle Regioni e del MiSE (testo in allegato in basso).

Ora manca solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, a 90 giorni dalla quale il decreto “Aggiornamento del sistema di incentivazione della produzione di energia termica da fonti rinnovabili ed interventi di efficienza energetica di piccole dimensioni”, che andrà a sostituire il vecchio Conto Termico del DM 28 dicembre 2012, sarà in vigore.

Il compromesso con le Regioni

Novità principale del testo approvato ieri è la mediazione raggiunta tra Regioni e Ministero sulla richiesta degli enti locali che aveva fatto subire una battuta d'arresto all'iter a fine dicembre.

Le Regioni avevano chiesto che le amministrazioni pubbliche possano prenotare l'incentivo e avere un anticipo fino al 35% dell'importo già nel momento in cui abbiano individuato gli interventi da realizzare e, dunque, prima della relativa procedura di appalto. Una successiva quota del 15%, secondo la loro proposta, sarebbe erogata qualora ci sia un un accordo con una ESCo o con la centrale regionale per gli acquisti o un provvedimento che assegna i lavori.

Il “no” del MiSE a questa richiesta, che ha suscitato anche qualche critica, nel nuovo testo si è stemperato in un compromesso che viene incontro alle Regioni: si rafforza – ci spiegano dal MiSE – il valore di garanzia che dà la prenotazione dell'incentivo accolta dal GSE.

Le altre novità rispetto alle prima bozza

Diverse le novità della versione finale rispetto alla bozza che avevamo pubblicato a fine novembre ad esempio sono state introdotte maggiori semplificazioni per la PA per prenotare l'incentivo e si sono inclusi tra i beneficiari degli incentivi riservati al pubblico anche le cooperative sociali e le società di patrimonio pubblico.

Novità importante rispetto alla bozza di fine novembre: sono aumentati gli incentivi per il solare termico.

Riepiloghiamo qui sotto come sarà il nuovo Conto Termico rispetto a quello ancora in vigore al momento per il quale come nella versione attuale, a disposizione ci sono 900 milioni di euro annui, 700 per privati e imprese e 200 per le amministrazioni pubbliche, le cooperative di abitanti o sociali e le società di patrimonio pubblico.

Nuovi interventi incentivati

Il nuovo meccanismo aggiunge, per le sole pubbliche amministrazioni, 3 nuovi interventi:

  • trasformazione in “edifici a energia quasi zero” (NZEB)

  • sostituzione dei sistemi per l’illuminazione con dispositivi efficienti

  • installazione di tecnologie di gestione e controllo automatico degli impianti termici ed elettrici degli edifici (building automation), di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore.

Come nel Conto Termico del 2012, attualmente in vigore, restano incentivabili solo per le pubbliche amministrazioni gli interventi di:

  • isolamento termico di superfici opache delimitanti il volume climatizzato

  • sostituzione di chiusure trasparenti comprensive di infissi delimitanti il volume climatizzato

  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con caldaie a condensazione

  • installazione di sistemi di schermatura e/o ombreggiamento di chiusure trasparenti con esposizione di Est-sud-est a Ovest, fissi o mobili non trasportabili.

Restano gli stessi gli interventi di piccole dimensioni incentivabili anche per i privati:

  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti di climatizzazione invernale, anche combinati per la produzione di acqua calda sanitaria, dotati di pompe di calore

  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti o di riscaldamento delle serre e dei fabbricati rurali con impianti dotati di generatore di calore alimentato da biomassa

  • l’installazione di impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria e/o ad integrazione dell’impianto di climatizzazione invernale, anche abbinati a sistemi di solar cooling, per la produzione di energia termica per processi produttivi o immissione in reti di teleriscaldamento o teleraffrescamento

  • sostituzione di scaldacqua elettrici con scaldacqua a pompa di calore

  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con sistemi ibridi a pompa di calore.

Novità nuovo Conto il fatto che per la produzione di energia termica da rinnovabili la taglia massima degli impianti passa da 1 MW a 2 MW.

Incentivo più generoso

L’incentivo, che nella maggior parte dei casi va a coprire il 40% dell’investimento, sale al 50% per gli interventi di isolamento termico nelle zone climatiche E/F e se l’isolamento è accompagnato dall’installazione di un nuovo impianti di climatizzazione invernale sale al 55% per entrambi gli interventi.

È del 65% per la trasformazione in "edificio a energia quasi zero" e per la sostituzione dei sistemi di illuminazione con dispositivi efficienti.

Le spese per le diagnosi energetiche e la redazione dell’Attestato di prestazione energetica (APE), richiesti per la trasformazione in edificio a energia quasi zero e l’isolamento termico delle superfici opache, sono incentivabili al 100% per le Pubbliche Amministrazioni e al 50% per i privati.

Per importi fino a 5mila euro, sia per i privati che per le amministrazioni pubbliche, l’incentivo viene corrisposto in un’unica rata. L'incentivo in nessun caso può superare il 65% della spesa sostenuta.

I termini per l’erogazione dell’incentivo dalla conclusione della procedura vengono dimezzati, passando da 180 giorni a 90.

Le semplificazioni

È stata eliminata l’iscrizione ai registri per gli impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore, elettriche o a gas, e caldaie a biomassa con potenza termica superiore a 500 kW.

Il GSE dovrà anche predisporre una modulistica predeterminata e semplificata per la presentazione della domanda.

Sarà redatta una lista di prodotti idonei con potenza termica fino a 35 kW e 50 m2 per i collettori solari per i quali si può usufruire di una procedura semiautomatica. Acquistando uno dei prodotti della lista, l’operatore accede a un iter semplificato per la compilazione della scheda domanda, in cui non è necessario indicare i dati relativi alla descrizione dell’apparecchio.

Saranno ammesse modalità di pagamento online e tramite carta di credito per attestare le spese sostenute, mentre al momento il DM 28 dicembre 2012 prevede che le spese siano certificate con fattura o bonifico bancario o postale.


Ferrovie e pendolari, un'Italia a due velocità

Facebook Twitter LinkedIN
Giovedì, 21 Gennaio 2016
L'Italia delle ferrovie è spaccata tra Nord e Sud e i treni tra corse di serie A e di serie B. Scompaiono molti regionali e Intercity, facendo così diminuire gli utenti in molte regioni. Ma i soldi per le infrastrutture e i treni ci sarebbero. Nel rapporto "Pendolaria 2015" di Legambiente la fotografia della situazione e le proposte per migliorarla.

In Italia aumentano le persone che viaggiano in treno, ma con dinamiche molto differenti da Nord a Sud. Da una parte il successo di treni sempre più moderni e veloci che si muovono tra Salerno, Torino e Venezia - con una offerta sempre più ampia, articolata e con sempre più persone ogni giorno su Frecciarossa (+7,7% nel 2014 ed una previsione nel 2015 tra il 6 e il 7% di ulteriore crescita) e Italo - e dall’altra la progressiva riduzione dei treni Intercity e dei collegamenti a lunga percorrenza (-22,7% dal 2010 al 2014) su tutte le altre direttrici nazionali, dove si è rimasti fermi agli anni '80 come tempi di percorrenza.

La novità è che una analoga situazione si evidenzia sempre di più anche tra le Regioni. Sono 2 milioni e 842mila i passeggeri che ogni giorno usufruiscono del servizio ferroviario regionale, e nell’aumento generale (+2,5% rispetto al 2014) vi sono situazioni molto diverse.

In Lombardia sono arrivati a 703mila (+4,9%), crescono anche in Puglia (+2,8%), mentre diminuiscono in Sardegna (-9,4%) e in Umbria (-3,3%). Emblematica la situazione in Campania dove, malgrado i pendolari siano tornati a crescere, siamo comunque a -130mila al giorno rispetto al 2009, e in Piemonte dove, dopo la cancellazione di 14 linee, sono 35.000 i viaggiatori al giorno in meno rispetto al 2011.

La ragione di queste dinamiche differenti è nei tagli al servizio ferroviario regionale che complessivamente dal 2010 sono stati pari al 6,5%, con punte del 18,9% in Basilicata, del 26,4% in Calabria, del 15,1% in Campania e del 13,8% in Liguria. In parallelo il record di aumento del costo dei biglietti si è registrato in Piemonte con +47%, in Liguria del 41%, del 25% in Abruzzo e Umbria, a fronte di un servizio che non ha avuto alcun miglioramento. In alcuni territori sono invece proprio scomparsi i treni, visto che in questi anni sono state chiusi 1.189 km di linee ferroviarie.

Il rapporto di Legambiente

È quanto emerge da Pendolaria 2015, il dossier di Legambiente (allegato in basso) che ha al centro dell’attenzione la situazione e gli scenari del trasporto ferroviario pendolare in Italia (ne avevamo dato un anticipazione in "Treni locali, ecco le 10 peggiori tratte per i pendolari in Italia"). Il dossier è stato presentato questa mattina a Napoli in un convegno.

I tagli che fanno calare gli utenti

Per far capire la differenza in termini di offerta di treni oggi in Italia, da Roma verso Milano nel 2007 i collegamenti Eurostar al giorno erano 17, mentre oggi tra Frecciarossa e Italo sono 63, con un aumento dell'offerta in 8 anni pari al 370%. Molto diversa la situazione per le 120mila persone che ogni giorno prendono i treni della ex Circumvesuviana, a Napoli, che hanno visto un calo dell’offerta di treni del 30%.

Ma una situazione analoga la vive anche chi sui collegamenti nazionali è fuori dai percorsi delle Frecce, perché il calo nell’offerta degli Intercity è stata dal 2010 del 19,7% e parallelamente sono calati i passeggeri del 40%.

Treni e regioni di serie A e di serie B

Un Paese con sempre più treni di Serie A e B, dove si evidenzia in alcune città una vera e propria emergenza per i pendolari, mentre al Sud come una grande questione nazionale. Ogni giorno i treni regionali che circolano tra Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna sono meno di quelli della sola Lombardia (1.738 contro 2.300).

Non solo, quei treni sono anche più vecchi al Sud rispetto al Nord (20,4 anni la media di età contro 16,6) e sono più lenti, perché larga parte delle linee sono a binario unico e non elettrificate.

Ma nelle differenze all’interno del Paese, ci sono anche segnali molto positivi, che confermano la voglia di treno che c’è in tutta Italia. Dove si migliora il servizio (con nuovi treni, puntuali, un servizio efficiente) il successo è garantito: e lo raccontano proprio alcune linee pendolari di grande successo come in Alto Adige, dove i viaggiatori sono triplicati in 4 anni, ma anche al Sud con la Foggia-Lucera e la Bari-Palese-Aeroporto in Puglia, il successo a Napoli della linea 1 della Metropolitana con le stazioni realizzate da artisti e architetti, e quello del collegamento diretto Palermo-Catania da quando vi sono nuovi treni e tempi di percorrenza ridotti.

Spostare attenzione dalle grandi opere alla mobilità integrata

Per l’associazione ambientalista l’avvicendamento tra Maurizio Lupi e Graziano Delrio al Ministero delle Infrastrutture ha portato alcuni cambiamenti positivi. In primo luogo l’approvazione della Delega Appalti, che ha finalmente cancellato la Legge Obiettivo introducendo regole chiare per progettazione, controlli, collaudi delle opere, e poi negli stanziamenti previsti nella Legge di Stabilità 2016 per il trasporto merci ferroviario e marittimo, per le ciclovie.

Ora però serve una riforma complessiva del Ministero in modo da chiudere per sempre la stagione delle grandi opere e spostare attenzione e investimenti nelle aree urbane e in una visione integrata dei trasporti per ridurre le differenze nel Paese.

Per Legambiente la situazione che vivono i pendolari è, infatti, figlia di precise responsabilità politiche in questi anni da parte del Ministero delle Infrastrutture e delle Regioni. Il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti avrebbe le leve in mano per garantire un servizio dignitoso, intervenendo in particolare per rivedere le priorità di investimento infrastrutturali, per approvare un nuovo contratto di servizio per i collegamenti universali (Intercity) scaduto nel 2014, per controllare lo stato del servizio nelle Regioni e accompagnare il delicatissimo passaggio alle gare, in una fase di privatizzazione delle Ferrovie dello Stato.

Le Regioni dal 2001 hanno la responsabilità per il servizio ferroviario regionale, ma hanno investito poco (la media è uno stanziamento di 0,28% per i pendolari rispetto al bilancio annuale) e, malgrado differenze negli investimenti è evidente la diffusa necessità di un salto di qualità nelle politiche.

“Il trasporto ferroviario, con i problemi che vivono ogni giorno i pendolari nelle città e nei collegamenti al Sud, sono una grande questione nazionale – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente -, e un tema, oltre che ambientale, di dignità e diritto alla mobilità che riguarda milioni di cittadini. Serve subito un cambio delle priorità per passare dalle grandi opere a quelle utili e urgenti nelle città e per migliorare i collegamenti al Sud che sono privi di finanziamenti. Inoltre mancano le risorse per comprare quei 1.600 treni indispensabili a rilanciare il trasporto ferroviario regionale”.

Le risorse ci sono

Le scuse non valgono, denuncia l'associazione ambientalista, nel bilancio dello Stato le risorse ci sono per realizzare, con una seria programmazione, un salto di qualità nel servizio ferroviario. Da dove partire? Tagliando gli incentivi all’autotrasporto, che nella Legge di Stabilità 2016 beneficia di 250 milioni di euro di sconti sui pedaggi autostradali, e di 3 miliardi di euro di sconti sull’accisa.

Spostando le risorse dalle infrastrutture stradali a quelle ferroviarie, visto che con lo Sblocca Italia sono stati stanziati 1.530 milioni di euro per le strade e autostrade, e nel 2015 il Governo Renzi è anche intervenuto per salvare dal fallimento la prima autostrada realizzata in Italia in regime di project financing, la BreBeMi, con 320 milioni di Euro, oltre al prolungamento della Concessione.

Anche le Regioni continuano a scegliere strade e autostrade come priorità degli investimenti. Complessivamente rappresentano il 56,1% degli stanziamenti regionali, mentre ferrovie e metropolitane devono spartirsi il restante 43,9%. L’Emilia-Romagna sta investendo 179 milioni di euro di risorse pubbliche per la realizzazione dell’autostrada regionale Cispadana.

In Veneto, regione che ha investito pochissimo per i collegamenti ferroviari, risorse e impegno vanno nella realizzazione di nuovi progetti autostradali come la Pedemontana veneta, la Valdastico, il Raccordo anulare di Padova, la Nogara-Mare. Queste politiche sono tanto più sbagliate perché è proprio nelle città il deficit infrastrutturale italiano, rispetto all’Europa, in termini di dotazioni di linee metropolitane, tram, ferrovie suburbane.

Le Proposte per rilanciare il trasporto ferroviario

Ogni giorno nelle città italiane tra servizio regionale e metropolitano sono oltre 5,4 milioni i viaggiatori al giorno. Per Legambiente occorre porsi obiettivi ambiziosi per fare della mobilità una sfida prioritaria per modernizzare il Paese e realizzare gli impegni fissati alla COP21 di Parigi e dall’Unione Europea al 2030 in termini di riduzione delle emissioni di CO2.

Per questo il Governo deve avere il coraggio di operare alcune scelte sulle priorità di investimento nei prossimi anni:

  1. Realizzare gli investimenti nella rete ferroviaria spostando il 50% degli investimenti previsti dal Contratto di Programma di RFI nei nodi urbani e nel Sud. Le risorse ci sono, bisogna muoverle dalle grandi opere alle città.
  2. Lanciare un programma di nuove linee di Tram e Metropolitana nelle città, attraverso un fondo da finanziare con 500 milioni all’anno da prendere dai sussidi all’autotrasporto (che valgono 3 miliardi di euro all’anno attraverso l’esonero dell’accisa) e concentrando qui gli investimenti del Piano Juncker e della BEI che oggi prevedono di realizzare autostrade (come la pedemontana veneta, la pedemontana lombarda e la terza corsia della Serenissima (A4).
  3. Potenziare il servizio ferroviario regionale con 500 milioni di euro all’anno da destinare al fondo per il TPL e il trasporto ferroviario regionale dopo i tagli degli ultimi anni.
  4. Comprare nuovi treni, per cambiare la situazione nelle Regioni italiane servono infatti almeno 500 milioni di euro all’anno per 10 anni, attraverso un cofinanziamento Statale, regionale e utilizzando i fondi del Piano Juncker. Anche qui, le risorse ci sono e il Ministero delle Infrastrutture ha tutte le possibilità di spostarle dall’autotrasporto o dagli introiti delle concessionarie autostradali, dalle risorse previste per l’Anas. In parallelo le Regioni devono raggiungere una spesa pari al 5% del bilancio regionale, per potenziare i servizi e sostituire il materiale rotabile.

Servono 1.593 nuovi treni

Per cambiare scenario servono più treni, a partire dalle linee dove è maggiore la domanda di servizio e aumentando la velocità media dei treni. Occorre inoltre potenziare l’offerta nelle aree metropolitane, aumentando la frequenza delle corse per raggiungere, sulle principali linee utilizzate dai pendolari, standard di servizio di livello europeo di frequenza delle corse, e migliorare il servizio delle Regioni meridionali.

Servono nuovi treni, per sostituire quelli con oltre 20 anni di età e per potenziare il servizio sulle principali linee pendolari e regionali. Secondo uno studio di Legambiente ne servono 1.593 treni, di cui 1.259 per il servizio di trasporto regionale (429 a media percorrenza e 830 per i treni ad Alta frequentazione), 150 treni per il servizio di metropolitana, 184 tram.

Per un investimento di questa dimensione si può stimare una spesa di circa 5-7 miliardi, considerando una parte degli interventi come revamping, e una riduzione dei costi legata alla possibilità di passare attraverso una stazione appaltante unica e una programmazione pluriennale. Un intervento di questo tipo necessita di un attenta regia nazionale e di risorse dedicate per il materiale rotabile, per evitare di lasciare da soli Regioni e Comuni.

Dare un segnale al Sud

Servono investimenti infrastrutturali nelle città e al Sud, se si vuole dare speranza che qualcosa cambi, dando così la possibilità ad un pendolare romano di lasciare a casa l’auto o per chi vive a Ragusa e Reggio Calabria di potersi spostare in treno. Il problema è che oggi gli investimenti nelle città e nel Mezzogiorno non sono finanziati e senza un cambio di strategia nulla cambierà nei prossimi 20 anni.

Legambiente chiede al Governo di dare subito un segnale al Sud di cambiamento, intervenendo sulle 8 linee ferroviarie principali per velocizzare i percorsi e acquistando nuovi treni, per rendere più confortevole il viaggio e ampliare l’offerta. Per riuscirci non servono tante risorse, in particolare se le si confronta con quelle previste per le grandi opere. Piuttosto serve un Ministero delle Infrastrutture che le scelga come prioritarie e le finanzi nel contratto di programma con RFI, e in parallelo inserisca questi collegamenti nel contratto Intercity con Trenitalia e stanzi le risorse per acquistare i nuovi treni necessari a potenziare il servizio.

Il rapporto "Pendolaria 2015" (pdf)


LED, in uno studio le linee guida per l'illuminazione stradale

Facebook Twitter LinkedIN
Giovedì, 21 Gennaio 2016
La riconversione a LED degli impianti di illuminazione esterni non deve esaurirsi nel banale “relamping” della sostituzione delle vecchie lampade con quelle nuove. lo spiega un nuovo studio del CNR pubblicato sulla rivista Green.

Sono oltre 300 milioni i punti luce in tutte le strade del mondo, il 10% dei quali utilizzano i LED. Il tasso di sostituzione attuale è del 3% annuo, mentre lo sviluppo economico di Africa, Asia e Sudamerica porterà ad oltre 350 milioni le luci stradali installate fra 10 anni. Nel complesso, l'illuminazione stradale assorbe più del 10% dell'elettricità prodotta ogni anno a livello globale.

Sono alcuni dei dati contenuti in uno studio del Cnr sull’illuminazione stradale a LED pubblicato oggi sulla rivista scientifica Green (allegato in basso). Lo studio, condotto dai team di Mario Pagliaro dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati e Francesco Meneguzzo dell'Istituto di biometeorologia, identifica aspetti critici e benefici che vanno al di là dei significativi risparmi energetici ed economici dovuti al passaggio dalla vecchia tecnologia delle lampade a scarica, a quella basata sui diodi a emissione luminosa.

“Oltre al risparmio dovuto all'efficienza e alla vita media senza precedenti dei nuovi corpi illuminanti,  – spiega Pagliaro – l'illuminazione a LED comporta benefici di ordine ambientale e sanitario, dovuti alla prevenzione dell'inquinamento luminoso, e alla luce bianca radicalmente migliore: priva delle componenti infrarossa e ultravioletta”.

Lo studio del Cnr illustra gli sviluppi della tecnologia, incluse le soluzioni sviluppate per migliorare il colore della luce bianca emessa dai LED che hanno consentito di ottenere luci più 'calde’ e assolutamente innocue; ed illustra come la diminuzione del prezzo dei LED consenta di ripagare l’investimento in un periodo di tempo compreso fra 3 e 5 anni.

“I Comuni e gli Enti proprietari degli impianti di pubblica illuminazione -- aggiunge Meneguzzo -- possono utilizzare questo studio per valorizzare compiutamente la transizione alla nuova illuminazione, inclusi gli aspetti estetici che in un Paese col patrimonio storico-artistico come l'Italia hanno un ruolo centrale”.

Il lavoro contiene le linee guida per un vero e proprio quality management della riconversione a LED degli impianti di illuminazione esterni che, spiegano i ricercatori, non deve esaurirsi nel banale “relamping” della sostituzione delle vecchie lampade con quelle nuove.

Lo studio si conclude evidenziando la necessità che gli interventi siano affrontati con competenze professionali in larga parte nuove, e da formare. Non solo ambiente e salute, quindi, ma anche economia e nuove opportunità professionali.

Lo studio "LED Street Lighting: A Looking Ahead Perspective", Rosaria Ciriminna / Lorenzo Albanese / Francesco Meneguzzo / Mario Pagliaro


DELLED seleziona agenti commerciali per settore LED e rinnovabili

Facebook Twitter LinkedIN
Mercoledì, 20 Gennaio 2016
L'azienda seleziona a Modena 4 liberi professionisti, agenti o procacciatori per proporre soluzioni per il risparmio energetico.

DELLED, azienda impegnata nel settore dell'illuminazione a LED e delle energie rinnovabili, seleziona 4 liberi professionisti, agenti o procacciatori, che con regolare mandato propongano soluzioni per l'efficientamento dell'illuminazione.

I professionisti potranno inoltre proporre sistemi di accumulo fotovoltaico e minieolico per l'autoconsumo.

Posti disponibili: 
4
Sede di lavoro: 
Modena
Ragione Sociale: 
DONNINI Tiziano DELLED
Indirizzo: 
Str. Vignolese, 1385 - 41100 Modena (MO)
Telefono: 
335 5637110
E-mail: 
tiziano.donnini@delled.it

Althesys seleziona laureati in economia e ingegneria gestionale settori energia, ambiente e utility

Facebook Twitter LinkedIN
Mercoledì, 20 Gennaio 2016
La società di consulenza strategica seleziona due laureati in economia o ingegneria gestionale con almeno due anni di esperienza da inserire nel proprio team a Milano.

Althesys, società di consulenza strategica e ricerca economica nei settori energia, ambiente, utility, seleziona laureati in economia o ingegneria gestionale con almeno due anni di esperienza da inserire nel proprio team.

L'azienda richiede:

  • Laurea in Economia o in Ingegneria Gestionale con ottimo curriculum accademico
  • Esperienza nel settore energia, ambiente, utility di almeno due anni in posizioni di analista, consulente, ricercatore in aziende del settore, società di consulenza o istituti di ricerca economica
  • Spiccata attitudine all'analisi, studio e ricerca con approccio innovativo e problem solving
  • Professionalità e capacità di lavorare in autonomia per obiettivi
  • Buona padronanza della lingua inglese.
Posti disponibili: 
2
Sede di lavoro: 
Milano centro
Ragione Sociale: 
Althesys srl
Indirizzo: 
Via Larga, 31 - 20122 Milano (MI)
Telefono: 
02 58319401
E-mail: 
segreteria@althesys.com

Seaside seleziona ingegneri e architetti per settore efficienza energetica

Facebook Twitter LinkedIN
Mercoledì, 20 Gennaio 2016
La Energy Service Company seleziona 10 ingegneri e architetti da impiegare su tutto il territorio nazionale.

Seaside, ESCo (Energy Service Company) certificata secondo la norma UNI CEI 11352:2014 che opera su tutto il territorio nazionale, per il proprio network di professionisti/imprenditori dell'efficienza energetica "WEEN", seleziona 10 professionisti tra ingegneri e architetti che intendono intraprendere una carriera nel settore dell'efficienza energetica.

Posti disponibili: 
10
Sede di lavoro: 
Territorio Nazionale
Ragione Sociale: 
Seaside srl
Indirizzo: 
Via Andrea Costa, 165 - 40134 Bologna (BO)
Telefono: 
051 6141933
E-mail: 
comunicazione@sea-side.it

I-Green Consulting seleziona collaboratori per settore efficienza nell'industria

Facebook Twitter LinkedIN
Mercoledì, 20 Gennaio 2016
La ESCo seleziona 10 collaboratori tra liberi professionisti, studi tecnici e installatori nell'Italia centrale.

I-Green Consulting, ESCo in fase di certificazione UNI CEI 11352, per un progetto di efficienza energetica in campo industriale seleziona un partner per ampliamento rete e sviluppo.

Si prediligono liberi professionisti, studi tecnici e installatori con i quali avviare reciproche collaborazioni tecnico-commerciali.

Posti disponibili: 
10
Sede di lavoro: 
Pescara e Italia centrale
Ragione Sociale: 
I-Green srl
Indirizzo: 
Piazza Duca D'Aosta, 38 - 65100 Pescara (PE)
E-mail: 
info@igreenconsulting.com