Obiettivo 2030 efficienza energetica: "da Commissione occasione sprecata"

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Giovedì, 24 Luglio 2014
La proposta della Commissione UE di un target 2030 per l'efficienza energetica del 30% secondo Legambiente "è una grande occasione sprecata". Come dimostra anche uno studio del Fraunhofer Institute, non solo è possibile ma è anche vantaggioso tagliare il consumo di energia del 40%, riducendo così in maniera più incisiva le importazioni di gas dalla Russia.

La proposta della Commissione di introdurre un target per l'efficienza energetica del 30% per garantire una maggiore sicurezza energetica ed una più efficace azione climatica dell'Europa al 2030, che saranno gli Stati membri a decidere se rendere l'obiettivo vincolante o meno, "è una grande occasione sprecata". E' questo il commento di Legambiente alla comunicazione diffusa ieri dall'Esecutivo UE. Come sottolineato nella risoluzione del Parlamento europeo dello scorso febbraio - spiega una nota dell'associazione -  tagliare il consumo di energia del 40% è possibile.

Infatti, secondo un recente rapporto dell'Istituto Fraunhofer, è tecnicamente ed economicamente fattibile raggiungere l'obiettivo del 40% di riduzione del consumo finale di energia entro il 2030 e ridurre in questo modo l'utilizzo di gas equivalente alle attuali importazioni dalla Russia. Usare il 40% in meno di energia taglierebbe le importazioni di gas del 40% e aumenterebbe l'occupazione del 3.1%.

Ora spetta ai governi nazionali prendere la decisione finale nel Consiglio Europeo del 23 e 24 ottobre prossimo, quando dovranno - sotto presidenza italiana - trovare un accordo sul quadro delle politiche per il clima e l’energia al 2030.

“Serve un accordo ambizioso – dichiara Mauro Albrizio, responsabile politiche europee di Legambiente - in grado di dare gambe ad una reale transizione verso un sistema energetico a zero emissioni di carbonio. L'Europa entro il 2030 deve pertanto impegnarsi a ridurre le emissioni di gas serra del 55% e raggiungere il 45% di energia rinnovabile e tagliare il consumo di energia del 40%. Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono assolutamente fallire. Il Premier Matteo Renzi si impegni dunque a cogliere questa sfida”.

Legambiente ricorda che l’Europa, per quanto riguarda l’energia, ha il più grande deficit commerciale al mondo, grazie alla sua dipendenza dai combustibili fossili, la cui riduzione può avere un impatto fortemente positivo sulla sua sicurezza energetica sempre più a rischio come testimonia la tragica crisi ucraina. Il deficit energetico lo scorso anno ammontava a ben 423 (64 per l'Italia) miliardi di euro. Secondo recenti analisi, è possibile ridurre al 2030 il consumo di combustibili fossili di 550 Mtep per un ammontare di circa 360 miliardi di euro, di cui ben 250 miliardi grazie all'aumento del 40% dell'efficienza energetica.

Il solare termico con lo scambio sul posto

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Giovedì, 24 Luglio 2014
Riccardo Battisti
Impianti solari termici senza accumulo che utilizzano la rete di teleriscaldamento per una sorta di “scambio sul posto” termico. Una soluzione tecnicamente semplice e che risulta spesso economicamente interessante per l’utente finale e per l'utility. Un esempio di impianto in 'net metering' realizzato in un edificio residenziale in Svezia.
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La Svezia è uno dei paesi europei più “longevi” nell’utilizzo della tecnologia solare termica. Già dagli anni ’80 numerosi esempi pioneristici di impianti di grande taglia, spesso connessi alle esistenti reti di teleriscaldamento, sono stati realizzati e sono tuttora in funzione. Al di là di questi impianti di notevole dimensione, nel paese scandinavo si verifica spesso che proprietari di appartamenti già allacciati a una rete di teleriscaldamento si dimostrino interessati all’utilizzo di impianti solari termici.

Per conciliare teleriscaldamento e solare in questa situazione, si possono individuare due strade principali. La prima consiste nel realizzare un impianto solare con accumulo giornaliero locale. L’impianto solare svolge la funzione di pre-riscaldamento dell’acqua che, in caso di necessità, viene poi ulteriormente scaldata tramite integrazione dalla rete di teleriscaldamento. In questo caso, l’impianto solare termico e la rete di teleriscaldamento restano separati e “non si parlano”.

Una soluzione alternativa, molto più semplice, è invece quella di connettere l’impianto solare al circuito principale del teleriscaldamento, usando la rete come un accumulo di capacità “infinita”. La compravendita di calore tra utente e rete di teleriscaldamento deve essere allora regolata tramite un contratto di “scambio sul posto” con la utility. Questa tipologia di connessione, oltre a essere più semplice, permette di conseguire un risparmio non irrilevante sui costi di investimento dell’impianto solare, poiché non è necessario l’acquisto dei serbatoi di accumulo.

L’esempio del condominio di Vislanda
Il modello dello scambio sul posto termico è operativo in diverse città svedesi, ma l’esperienza pionieristica è quella della città di Malmö, dove la utility E.ON. (già Sydkraft) è stata la prima ad “accogliere” nella sua rete di teleriscaldamento esistente un impianto solare termico.
L’impianto che descriveremo, invece, è quello realizzato nella città di Vislanda, dove un sistema solare termico, con collettori integrati nel tetto, è stato installato a servizio di un edificio plurifamiliare.

L’associazione dei proprietari degli appartamenti ha predisposto e sottoscritto un contratto di “net-metering” (vale a dire scambio dell’energia sul posto) con la utility locale (Alvesta Energi AB). Per facilitare le operazioni tecniche legate allo scambio di calore comprato e venduto, è stata ideata e realizzata una stazione pre-assemblata di interfaccia tra impianto solare e rete di teleriscaldamento (vedi foto a destra). L’impiego di questo elemento pre-fabbricato consente di ridurre i rischi di errore in fase di installazione e di esercizio, nonché di standardizzare le operazioni di misura, scongiurando allo stesso tempo possibili manomissioni delle apparecchiature.

La stazione comprende uno scambiatore di calore, un vaso di espansione, le necessarie pompe e un sistema di controllo. Il monitoraggio dei dati di produzione è disponibile su internet tramite un collegamento con modem. Ciò si è rivelato di fondamentale importanza per la verifica e l’affinazione del funzionamento durante i primi mesi di vita dell’impianto.

L’edificio presenta una area riscaldata pari a 1.069 m2 e il relativo fabbisogno annuale di calore risulta di 150 MWh. Il consumo di acqua può essere stimato in circa 1.500 m3/anno. L’installazione dell’impianto solare è stata realizzata approfittando dei lavori di ristrutturazione delle coperture, rendendo così l’operazione ancora più appetibile dal punto di vista economico. La superficie disponibile sul tetto orientato a sud è di circa 400 m2 e i collettori solari ne coprono una porzione pari a 350 m2, producendo una quantità di calore di 140 MWh/anno, corrispondente a una resa specifica di 400 kWh/m2 anno, tipica dei paesi del nord Europa.

Quanto costa?
Il costo totale di investimento per la realizzazione dell’impianto solare è stato di 223.000 €, Iva inclusa, al quale va sottratto l’ammontare dovuto alla ristrutturazione del tetto (34.000 €) e un sussidio di 43.000 €, pari a poco più del 20% del totale. Il costo, Iva esclusa è di 178.000 €, per un valore specifico di 516 €/m2. Un altro parametro economico interessante è il costo di investimento in relazione alla quantità di energia prodotta, pari in questo caso a 1,29 €/kWh anno.
Poiché il solare termico andava a competere direttamente con il calore fornito dalla rete di teleriscaldamento, è importante calcolare il costo del MWh prodotto da fonte solare. Per l’impianto allo studio, si rileva un valore di circa 63 €/MWh, includendo anche il sussidio ricevuto. Ciò ha consentito di avvicinare questo costo a quello del calore da teleriscaldamento fornito dalla utility, che è pari a 60 €/MWh.

Per maggiori informazioni sull’impianto si rimanda al database dei sistemi solari termici: www.solar-district-heating.eu

Spalma-incentivi: le modifiche piacciono al MiSE. Oggi va in aula

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Giovedì, 24 Luglio 2014
Redazione Qualenergia.it
Il decreto competitività in fase di conversione approda in aula oggi pomeriggio. Il viceministro De Vincenti preannuncia parere favorevole alle modifiche allo spalma-incentivi proposte dai presidenti delle Commissioni Industria e Ambiente, che invece ricevono dure critiche dalle associazioni delle rinnovabili.
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Pochissime possibilità di correzioni sostanziali ormai per il decreto competitività, il 91/2014 che comprende le misure cosiddette taglia-bollette tra le quali il controverso spalma-incentivi e la norma che impone di pagare parte degli oneri di sistema sull'energia autoconsumata. Terminati i lavori alle Commissioni Ambiente e Industria del Senato alle sette di ieri sera, oggi pomeriggio il testo passerà all'aula.

Non sembrano esserci novità sulla norma che impone di pagare parte degli oneri di sistema sull'energia autoconsumata, con effetti potenzialmente paralizzanti per il fotovoltaico non incentivato, mentre abbiamo descritto ieri come si sta ridefinendo lo spalma-incentivi. Modifiche, quelle proposte dai presidenti delle Commissioni sui tagli ai danni degli impianti fotovoltaici sopra i 200 kW, che sembrano piacere al governo. Il vice ministro dello Sviluppo Economico Claudio De Vincenti ha preannunciato il parere positivo dell'Esecutivo all'emendamento, che come sappiamo prevede una tripla una opzione tra spalmatura su 24 anni, rimodulazione delle tariffe mantenendo a 20 anni il periodo di erogazione e tagli per scaglioni, aggiungendo la possibilità di cedere quote di incentivi ad un soggetto finanziario da individuare tramite un asta. Secondo De Vincenti la riscrittura  “migliora e rafforza” la norma.

Le modifiche dichiara l'uomo del MiSE  - "migliorano qualitativamente la parte sulla rimodulazione degli incentivi con tre opzioni più la possibilità che ci sia un soggetto finanziario che possa fare da acquirente" di quote di sussidi. I "saldi rimangono invariati": se tutti i soggetti scegliessero l'allungamento dei sussidi a 24 anni è atteso un risparmio di 700 milioni, di 600 per i 20 anni con riduzioni prima e recupero dopo, 350 milioni con i tre scaglioni. Non mutano pertanto le risorse attese che dovranno essere destinate a tagliare del 10% le bollette alle piccole e medie imprese.

Di tutt'altra opinione le associazioni del settore e degli industriali: AssoRinnovabili, Anie Rinnovabili e Confindustria si dicono “senza parole” riguardo alla norma così come si sta delineando. “Se possibile – si legge in una nota congiunta - si sta producendo un provvedimento che è ancora peggiore rispetto a quanto era stato finora ipotizzato". Per le tre associazioni gli interventi retroattivi previsti "non solo sono gravemente dannosi per l’economia del settore e di tutto il Paese, ma rappresentano un grave vulnus del sistema democratico perché di fatto rendono carta straccia degli accordi già sottoscritti tra lo Stato e le sue imprese".

Il Governo , continua il comunicato "ha ignorato tutte le proposte alternative che erano state avanzate da Confindustria, AssoRinnovabili e ANIE Rinnovabili, decidendo unilateralmente di affossare il settore delle energie rinnovabili, proprio in un momento storico e politico in cui il rischio energetico è quanto mai elevato. Come può un Governo fare campagna elettorale , dire a tutti che la green economy è uno strumento di sviluppo e poi calpestare un mondo intero fatto di imprese, dipendenti e continui sviluppi . Speriamo che nel futuro il paese sappia fare delle scelte e che finalmente si riesca a trovare un Presidente che oltre agli slogan guardi anche alla sostanza dei problemi: l’Italia ne ha bisogno ! Ci appelliamo al presidente Renzi, che in campagna elettorale aveva parlato della green economy come 'strumento essenziale per far ripartire il Paese'. La pensa ancora così? Chiediamo che l’articolo venga stralciato e che si attivi da subito un tavolo tecnico che ripristini la certezza del diritto nazionale e internazionale e la credibilità del Paese nei confronti degli investitori italiani e stranieri".

Spalma-incentivi: le modifiche piacciono al MiSE. Le associazioni sul piede di guerra

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Giovedì, 24 Luglio 2014
Redazione Qualenergia.it
Il decreto competitività in fase di conversione approda in aula oggi pomeriggio. Il viceministro De Vincenti preannuncia parere favorevole alle modifiche allo spalma-incentivi per il FV proposte dai presidenti delle Commissioni Industria e Ambiente, che ricevono durissime critiche dalle associazioni.
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Poche possibilità di correzioni sostanziali ormai per il 'decreto competitività', il 91/2014 che comprende le misure cosiddette taglia-bollette tra le quali il controverso spalma-incentivi e la norma che impone di pagare parte degli oneri di sistema sull'energia autoconsumata. Dopo un passaggio alla Commissione Bilancio del Senato, oggi pomeriggio il testo tornerà alle Commissioni Industria e Ambiente, per poi passere all'Aula sempre nella giornata odierna, con votazione prevista per le 16.

Ci sono novità parzialmente positive per l'autoconsumo, che vede regolmentati i futuri aumenti (vedi ultimo paragrafo), mentre abbiamo descritto come si sta ridefinendo lo spalma-incentivi. Modifiche, quelle proposte dai presidenti delle Commissioni sui tagli ai danni degli impianti FV sopra i 200 kW, che sembrano piacere al governo. Il vice ministro dello Sviluppo Economico Claudio De Vincenti ha preannunciato il parere positivo dell'esecutivo all'emendamento, che come sappiamo prevede una tripla opzione tra spalmatura su 24 anni, rimodulazione delle tariffe mantenendo a 20 anni il periodo di erogazione e tagli per scaglioni, aggiungendo la possibilità di cedere quote di incentivi ad un soggetto finanziario da individuare tramite un asta. Secondo De Vincenti la riscrittura  “migliora e rafforza” la norma.

Le modifiche dichiara l'uomo del MiSE  - "migliorano qualitativamente la parte sulla rimodulazione degli incentivi con tre opzioni più la possibilità che ci sia un soggetto finanziario che possa fare da acquirente" di quote di sussidi. I "saldi rimangono invariati": se tutti i soggetti scegliessero l'allungamento dei sussidi a 24 anni è atteso un risparmio di 700 milioni di euro, con la seconda opzione (per 20 anni con riduzioni prima e recupero successivo, il risparmio sarebbe di 60; diventa di 350 milioni con la terza scelta con i tre scaglioni per potenze. Non mutano pertanto l'ammontare delle risorse destinate a tagliare del 10% le bollette alle piccole e medie imprese.

Di tutt'altra opinione le associazioni del settore e degli industriali: AssoRinnovabili, Anie Rinnovabili e Confindustria si diconosenza paroleriguardo alla norma così come si sta delineando. “Se possibile – si legge in una nota congiunta - si sta producendo un provvedimento che è ancora peggiore rispetto a quanto finora ipotizzato". Per le tre associazioni gli interventi retroattivi previsti "non solo sono gravemente dannosi per l’economia del settore e di tutto il Paese, ma rappresentano un grave vulnus del sistema democratico, perché di fatto rendono carta straccia degli accordi già sottoscritti tra lo Stato e le sue imprese".

Il Governo, continua il comunicato, "ha ignorato tutte le proposte alternative che erano state avanzate da Confindustria, AssoRinnovabili e ANIE Rinnovabili, decidendo unilateralmente di affossare il settore delle energie rinnovabili, proprio in un momento storico e politico in cui il rischio energetico è quanto mai elevato. Come può un Governo fare campagna elettorale, affermando a tutti che la green economy è uno strumento di sviluppo e poi calpestare un mondo intero fatto di imprese, dipendenti e continui sviluppi. Speriamo che nel futuro il paese sappia fare delle scelte e che finalmente si riesca a trovare un Presidente che oltre agli slogan guardi anche alla sostanza dei problemi: l’Italia ne ha bisogno! Ci appelliamo al presidente Renzi, che in campagna elettorale aveva parlato della green economy come 'strumento essenziale per far ripartire il Paese'. La pensa ancora così? Chiediamo che l’articolo venga stralciato e che si attivi da subito un tavolo tecnico che ripristini la certezza del diritto nazionale e internazionale e la credibilità del Paese nei confronti degli investitori italiani e stranieri".

Tra le modifiche approvate dalle Commissioni Industria e Ambiente nella  notte, come anticipato, c'è anche un intervento che corregge la norma che impone di pagare parte degli oneri di sistema anche sull'energia autoconsumata. Tra gli emendamenti approvati, uno (riformulazione del 24.12 e 24.23) pone dei limiti agli aumenti futuri, stabilendo che varranno solo per gli impianti non ancora in esercizio al momento in cui gli aumenti verranno deliberati e che non potranno essere superiori ai 2,5 punti percentuali.

Spalma-incentivi, 30 investitori internazionali scrivono a Renzi

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Giovedì, 24 Luglio 2014
Redazione Qualenergia.it
Mentre la misura contenuta nel decreto sta per diventare legge senza essere corretta nei suoi aspetti più controversi, continua la mobilitazione degli operatori. Pubblichiamo una lettera aperta, pubblicata su Corsera, inviata al premier da 30 investitori da tre continenti che hanno investito più di 4 miliardi di euro nel fotovoltaico italiano.

"Le argomentazioni contro lo spalma incentivi non sono “irragionevoli”, come sostenuto da alcuni esponenti del Governo che hanno ignorato le soluzioni alternative proposte da parlamentari di maggioranza e opposizione, condivise da operatori, investitori e industriali del settore. Sono soluzioni non retroattive, fattibili ed efficaci che non espongono il Governo a un oneroso contenzioso. Perché non esaminarle a fondo in un tavolo tecnico con le parti? Qui è a rischio la credibilità del Paese: una questione strategica che va ben al di là del solo fotovoltaico".

Mentre la norma che colpisce in maniera retroattiva il fotovoltaico contenuta nel decreto Competitività sta per diventare legge senza che sian corretti gli aspetti più controversi, ecco che arriva l'ennesimo appello al Governo per sventare i rischi insiti nella misura. A scrivere al premier Matteo Renzi è il Foreign Investors Solar Committee, 30 investitori da tre continenti che hanno investito più di 4 miliardi di euro nel fotovoltaico italiano.

Pubblichiamo il testo integrale dell'appello pubblicato sul Corriere della Sera del 23 luglio:

Caro Renzi,

siamo fondi di investimento ed operatori industriali italiani ed esteri di lungo termine, non speculativi, che hanno a disposizione decine di miliardi di euro per sostenere la crescita dell’Italia. In questo paese, solo nel settore del solare, negli ultimi 4 anni abbiamo investito 4 miliardi di euro, anche perché rassicurati dai precedenti Governi sulla stabilità necessaria per investire a lungo termine. In un momento in cui la sicurezza delle fonti di energia è in pericolo (con i venti di guerra in Ucraina, Siria, Iraq, Palestina e i disastri di Fukushima e Deep Horizon) il fotovoltaico è una delle poche soluzioni che abbiamo in Italia per ridurre il rischio energetico.

Siamo davvero delusi del Decreto #spalmaincentivi, che taglia retroattivamente la remunerazione degli investimenti fatti fino ad oggi nel settore, perché è un provvedimento inutile e dannoso, portato avanti a testa bassa senza ascoltare le molte voci contrarie. Un provvedimento che non potrà garantire i risparmi in bolletta promessi dal Suo Governo, ma che produrrà un danno forse irreparabile alla reputazione del Paese. In sintesi sottolineiamo che:

  • Il prezzo dell’energia all’ingrosso è sceso del 40%, anche grazie al fotovoltaico, ma i consumatori non ne hanno visto i benefici in bolletta. Agendo su questo fronte, si potrebbero avere delle riduzioni in bolletta per 3 miliardi di euro.
  • Gli operatori fotovoltaici risentono già del calo del prezzo all’ingrosso dell’energia, essendo il 30% dei ricavi legati a questa componente.
  • La redditività degli investimenti fatti nel fotovoltaico, come dimostrato dalle analisi prodotte da istituti indipendenti, è già stata duramente ridotta da numerose misure fiscali introdotte negli ultimi anni (IMU, Robin Hood Tax, cambiamento del regime degli ammortamenti, etc).

Tali argomentazioni non ci paiono “irragionevoli”, come sostenuto da alcuni esponenti del Suo Governo che hanno ignorato le soluzioni alternative proposte da parlamentari di maggioranza e opposizione, condivise da operatori, investitori e industriali del settore. Sono soluzioni non retroattive, fattibili ed efficaci che non espongono il Governo a un oneroso contenzioso. Perché non esaminarle a fondo in un tavolo tecnico con le parti? Qui è a rischio la credibilità del Paese: una questione strategica che va ben al di là del solo fotovoltaico.

Quando è stato eletto eravamo tutti fiduciosi che fosse #lavoltabuona per rilanciare il Paese e renderlo più attraente per noi investitori e non, invece, la prima volta che l’Italia non rispetta i contratti. Con questo Decreto, sta creando condizioni di instabilità normativa, allontanando gli investitori verso Paesi con maggiori certezze.

Renzi #cambiaverso. Non permetta che lo #spalmaincentivi affossi gli investimenti infrastrutturali in Italia.

Se non ci saranno ripensamenti, non potremo che agire legalmente, ma soprattutto i nostri azionisti bloccheranno qualsiasi altro investimento infrastrutturale in Italia, non essendo assicurata la stabilità normativa a lungo termine.

È la prima volta che nella Repubblica Italiana viene promulgato un Decreto retroattivo così palesemente discriminatorio e incostituzionale. È veramente sicuro di voler essere Lei il primo a creare condizioni di instabilità e a far scappare gli investitori esteri?


Foreign Investors Solar Committee
30 investitori da tre continenti, più di 4 miliardi di euro investiti nella produzione di energia solare italiana

Decreto efficienza, mancano gli allegati: su diagnosi energetiche “norma inapplicabile”

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Mercoledì, 23 Luglio 2014
Redazione Qualenergia.it
La norma sulle diagnosi energetiche sarebbe “inapplicabile” perché il decreto non è stato corredato degli 8 allegati previsti dallo stesso e per il compito attribuito ad Ispra. La denuncia in un'interrogazione parlamentare di Gianni Girotto del M5S che chiede di pubblicare al più presto gli allegati mancanti.

Seppure in leggero ritardo, l'Italia è stata tra i pochi Stati membri a recepire la direttiva  2012/27/UE sull'efficienza energetica: lo ha fatto con il D.Lgs. 102 del 4 luglio 2014, pubblicato in Gazzetta il 18 luglio 2014. Peccato che al decreto sembra manchino dei pezzi: precisamente degli allegati.

L'art. 8 del decreto regola le diagnosi energetiche e i sistemi di gestione dell'energia ma la norma "è inapplicabile" – denuncia un'interrogazione parlamentare - perché il decreto non è stato corredato degli 8 allegati previsti dallo stesso" e perché “è stato attribuito ad Ispra un compito nell’ambito degli audit energetici da effettuarsi nel settore privato, non coerente con la natura del suo Istituto”.

Per questo l'interrogazione, mossa dal senatore Gianni Girotto del M5S all'indirizzo del MEF, chiede di sapere: “quali saranno le modalità e i tempi entro i quali il Governo intenda pubblicare gli allegati del D.Lgs. 102; quali siano stati motivi che hanno suggerito al Governo di riconoscere ad Ispra il ruolo attribuitogli, nell’ambito delle diagnosi energetiche e dei sistemi di gestione dell'energia, dall’articolo 8 del D.Lgs. 102/2014”

L'interrogazione (pdf)
 

Obiettivi UE 2030: la Commissione propone il target del 30% su efficienza energetica

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Mercoledì, 23 Luglio 2014
Redazione Qualenergia.it
Accanto ai target del 40% per la CO2 e del 27% per le fonti rinnovabili, indicati all'inizio dell'anno, c'è la proposta della Commissione Europea anche per un obiettivo del 30% per l'efficienza energetica.

Accanto ai target del 40% per la CO2 e del 27% per le rinnovabili indicati all'inizio dell'anno c'è anche un obiettivo del 30% per l'efficienza energetica. Questa è la proposta della Commissione Europea resa pubblica oggi (allegato in basso) e della quale il Consiglio Europeo dovrà tenere conto nel prendere la decisione finale sugli obiettivi 2030 il prossimo 24 ottobre.

L'obiettivo, ha spiegato il commissario all'Energia Günther Oettinger, è "ambizioso ma al contempo realistico", poiché si basa sui risultati già ottenuti con le legislazioni al 2020. L'esecutivo comunitario stima infatti che alla fine del decennio si arriverà a un risparmio energetico del 18-19% e che il target del 20% sarà raggiunto e forse superato se tutti gli Stati membri applicheranno le disposizioni della direttiva 2012/27/UE (che però solo Italia, Cipro, Danimarca, Malta e Svezia hanno integralmente recepito entro la data limite del 5 giugno 2014).

Secondo Oettinger, "la proposta del 30% è la base per guidare la Ue verso la sicurezza degli approvvigionamenti, l'innovazione e la sostenibilità" e "fornirà il corretto segnale al mercato incoraggiando ulteriori investimenti nelle tecnologie per l'efficienza a beneficio dell'industria, dei consumatori e dell'ambiente". Basti dire, ha sottolineato il Commissario, che per ogni punto percentuale di risparmio energetico in più le importazioni di gas scenderanno del 2,6%.

La comunicazione della Commissione europea (pdf)

Fotovoltaico, la cella che si raffredda da sola. Produce e dura di più

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Mercoledì, 23 Luglio 2014
Redazione Qualenergia.it
Grazie alle nanotecnologie, un'innovazione promette di superare uno dei maggiori ostacoli per avere celle fotovoltaiche più efficienti e durevoli: garantirne il raffreddamento.

Un sottile strato di vetro con una struttura particolare, fatta a piramidi e coni di dimensioni nanometriche, che consente alle celle fotovoltaiche di raffreddarsi da sole, migliorando nettamente le prestazioni sia in quanto ad efficienza che in quanto a vita utile. E' questa la soluzione cui sta lavorando un team di ricercatori diretto della Stanford University e che viene illustrata in un articolo uscito su Optica (vedi allegato in basso).

Il surriscaldamento, come sappiamo è un problema per le celle fotovoltaiche e pesa sia sulla produzione che sull'aspettativa di vita: lo studio stima che per ogni grado centigrado di riscaldamento l'efficienza cali di circa mezzo punto percentuale e per ogni 7,7 gradi di aumento il tasso di “invecchiamento” delle celle raddoppi.

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Il team di Stanford ha studiato un modo che consente alle celle di raffreddarsi in maniera passiva: semplificando, le nanostrutture consentono di far passare certe lunghezze d'onda della luce solare, respingendone altre. In questo modo si frena il surriscaldamento della cella solare, mantenendo inalterata la quantità di energia solare che converte in elettricità.


Qui il comunicato stampa in inglese che spiega la ricerca

Qui lo studio:  L. Zhu, A. Raman., K. Wang, M. Anoma, S. Fan,Radiative Cooling of Solar Cells,” Optica 1, 32-38 (2014).

Self-cooling solar cells boost power, last longer

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Mercoledì, 23 Luglio 2014
Scientists may have overcome one of the major hurdles in developing high-efficiency, long-lasting solar cells—keeping them cool, even in the blistering heat of the noonday Sun.

Scientists may have overcome one of the major hurdles in developing high-efficiency, long-lasting solar cells—keeping them cool, even in the blistering heat of the noonday Sun.

By adding a specially patterned layer of silica glass to the surface of ordinary solar cells, a team of researchers led by Shanhui Fan, an electrical engineering professor at Stanford University in California has found a way to let solar cells cool themselves by shepherding away unwanted thermal radiation. The researchers describe their innovative design in the premiere issue of The Optical Society’s (OSA) new open-access journal Optica.

Solar cells are among the most promising and widely used renewable energy technologies on the market today. Though readily available and easily manufactured, even the best designs convert only a fraction of the energy they receive from the Sun into usable electricity.

Part of this loss is the unavoidable consequence of converting sunlight into electricity. A surprisingly vexing amount, however, is due to solar cells overheating.

Under normal operating conditions, solar cells can easily reach temperatures of 130 degrees Fahrenheit (55 degrees Celsius) or more. These harsh conditions quickly sap efficiency and can markedly shorten the lifespan of a solar cell. Actively cooling solar cells, however—either by ventilation or coolants—would be prohibitively expensive and at odds with the need to optimize exposure to the Sun.

The newly proposed design avoids these problems by taking a more elegant, passive approach to cooling. By embedding tiny pyramid- and cone-shaped structures on an incredibly thin layer of silica glass, the researchers found a way of redirecting unwanted heat—in the form of infrared radiation—from the surface of solar cells, through the atmosphere, and back into space.

“Our new approach can lower the operating temperature of solar cells passively, improving energy conversion efficiency significantly and increasing the life expectancy of solar cells,” said Linxiao Zhu, a physicist at Stanford and lead author on the Optica paper. “These two benefits should enable the continued success and adoption of solar cell technology.”

Solar cells work by directly converting the Sun’s rays into electrical energy. As photons of light pass into the semiconductor regions of the solar cells, they knock off electrons from the atoms, allowing electricity to flow freely, creating a current. The most successful and widely used designs, silicon semiconductors, however, convert less than 30 percent of the energy they receive from the Sun into electricity – even at peak efficiency. The solar energy that is not converted generates waste heat, which inexorably lessens a solar cell’s performance. For every one-degree Celsius (1.8 degree F) increase in temperature, the efficiency of a solar cell declines by about half a percent.

“That decline is very significant,” said Aaswath Raman, a postdoctoral scholar at Stanford and co-author on the paper. “The solar cell industry invests significant amounts of capital to generate improvements in efficiency. Our method of carefully altering the layers that cover and enclose the solar cell can improve the efficiency of any underlying solar cell. This makes the design particularly relevant and important.”

In addition, solar cells “age” more rapidly when their temperatures increase, with the rate of aging doubling for every increase of 18 degrees Fahrenheit.

To passively cool the solar cells, allowing them to give off excess heat without spending energy doing so, requires exploiting the basic properties of light as well as a special infrared “window” through Earth’s atmosphere. 

Different wavelengths of light interact with solar cells in very different ways—with visible light being the most efficient at generating electricity while infrared is more efficient at carrying heat. Different wavelengths also bend and refract differently, depending on the type and shape of the material they pass through.

The researchers harnessed these basic principles to allow visible light to pass through the added silica layer unimpeded while enhancing the amount of energy that is able to be carried away from the solar cells at thermal wavelengths.

“Silica is transparent to visible light, but it is also possible to fine-tune how it bends and refracts light of very specific wavelengths,” said Fan, who is the corresponding author on the Optica paper. “A carefully designed layer of silica would not degrade the performance of the solar cell but it would enhance radiation at the predetermined thermal wavelengths to send the solar cell’s heat away more effectively.”

To test their idea, the researchers compared two different silica covering designs: one a flat surface approximately 5 millimeters thick and the other a thinner layer covered with pyramids and micro-cones just a few microns (one-thousandth of a millimeter) thick in any dimension. The size of these features was essential.  By precisely controlling the width and height of the pyramids and micro-cones, they could be tuned to refract and redirect only the unwanted infrared wavelengths away from the solar cell and back out into space.

“The goal was to lower the operating temperature of the solar cell while maintaining its solar absorption,” said Fan. “We were quite pleased to see that while the flat layer of silica provided some passive cooling, the patterned layer of silica considerably outperforms the 5 mm-thick uniform silica design, and has nearly identical performance as the ideal scheme.”

Zhu and his colleagues are currently fabricating these devices and performing experimental tests on their design. Their next step is to demonstrate radiative cooling of solar cells in an outdoor environment. “We think that this work addresses an important technological problem in the operation and optimization of solar cells,” he concluded, “and thus has substantial commercialization potential.”

Paper:  L. Zhu, A. Raman., K. Wang, M. Anoma, S. Fan, “Radiative Cooling of Solar Cells,” Optica 1, 32-38 (2014).

(Based on materials provided by The Optical Society)

Spalma-incentivi, si delineano le modifiche: gli emendamenti dei presidenti delle Commissioni

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Mercoledì, 23 Luglio 2014
Redazione Qualenergia.it
Presentati nella seduta di ieri sera gli emendamenti dei presidenti delle Commissioni Industria e Ambiente del Senato, dai quali uscirà il testo che sarà votato dalle Camere. Per lo spalma-inventivi tripla opzione tra spalmatura su 24 anni, rimodulazione delle tariffe mantenendo a 20 anni il periodo di erogazione e tagli per scaglioni.
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Accantonata definitivamente l'ipotesi bond, sembra che il controverso spalma-incentivi verrà modificato nel senso di dare agli operatori diverse alternative, tutte comunque penalizzanti. Questo è quanto prevede l'atteso emendamento presentato nella seduta notturna di ieri sera, 22 luglio, dai presidenti delle Commissioni Industria e Ambiente del Senato, rispettivamente Massimo Mucchetti del PD e Giuseppe Marinello dell'NCD (vedi testo allegato in basso, emendamento 26.100 a pag 34).

Secondo la proposta dei due presidenti, i proprietari di impianti fotovoltaici sopra i 200 kWp potranno scegliere tra tre opzioni. La prima è lo spalma-incentivi già noto: il premio dovuto viene erogato su 24 anni anziché su 20, con relativa riduzione degli importi annuali.

La seconda possibilità data è quella di mantenere invariato a 20 anni il periodo di erogazione degli incentivi, ma con una rimodulazione che porta a ricevere importi minori nei primi anni, compensata poi negli anni seguenti. Le percentuali di questa rimodulazione dovranno essere stabilite con un decreto MiSE, da emanare entro il primo ottobre, in modo che, qualora tutti gli interessati vi aderissero, si produrrebbe un risparmio annuale di 600 milioni.

Infine, chi non optasse per le prime due opzioni, andrebbe automaticamente incontro alla terza: una riduzione degli incentivi per scaglioni di potenza: del 6% per gli impianti di potenza tra 200 e 500 kW, dell'8% per gli impianti tra 500 e 900 kW e del 10% sopra i 900 kW.

Altra novità introdotta dall'emendamento è una sorta di cartolarizzazione, anche se non ben definita: si prevede che i soggetti titolari di incentivi per la produzione elettrica da rinnovabili (dunque non solo quelli del fotovoltaico) “possano cedere una quota di detti incentivi, fino all'80%, ad un acquirente selezionato tra i primari operatori finanziari europei”. L'acquirente in questione, si dispone, dovrà essere scelto con una procedura competitiva stabilita dall'Autorità e dovrà mettere a disposizione almeno 30 miliardi di euro per l'acquisto di quote di incentivi.

Insomma, lo spalma-incentivi, così come ridisegnato dai presidenti delle due Commissioni, è più articolato della norma del decreto da convertire, ma sembra mantenere inalterati gli elementi di retroattività che hanno già portato molti operatori a fare ricorso: abbiamo dato la notizia dell'azione legale presso la Commissione UE avviata da 50 operatori, in quanto la norma violerebbe la direttiva 2009/28/CE sulle rinnovabili, mentre altri 100 soggetti si sono rivolti all'Arbitrariato Internazionale lamentando la violazione del Trattato sulla Carta Europea dell’Energia.

Staremo a vedere se le modifiche proposte dai presidenti delle due Commissioni del Senato verranno confermate nella legge di conversione del decreto. La cosa sembra abbastanza probabile: le Commissioni possono presentare dei sub-emendamenti entro questa mattina, dopo di che il testo sarà votato e passerà alle Camere che probabilmente avranno margini di intervento scarsi o praticamente nulli.

Gli emendamenti presentati il 22 luglio (pdf)