Bonus luce e gas, un aiuto alle famiglie più povere. Cosa fare per richiederlo

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Venerdì, 31 Ottobre 2014
Secondo un'indagine dell’Autorità per l'Energia solo il 34% delle famiglie aventi diritto ha usufruito del bonus gas e solo il 27% del bonus elettrico. Meno richieste proprio dalle aree a più basso reddito e con meno istruzione. Cattiva informazione? Procedure complesse? Ora parte la nuova campagna di informazione. Chi ha diritto e come richiederlo. Un sito e il numero verde: 800.166.654

L’Autorità per l’Energia fa sapere che sono circa 2,9 milioni le famiglie che potenzialmente potrebbero beneficiare del bonus elettrico e 2,3 milioni del bonus gas, rispettivamente l’11,5% il 9,2% delle famiglie italiane. Un dato veramente impressionante. Per ridurre le bollette di luce e gas di clienti in condizioni di disagio economico e di disagio fisico, in Italia, infatti, da tempo stati introdotti appunto questi bonus dal Governo e resi operativi dall'Autorità, con la collaborazione dei Comuni. E’ anche previsto un bonus specifico per i malati gravi che necessitano di apparecchiature elettromedicali salvavita alimentate ad energia elettrica.

Secondo l’indagine dell’Aeegsi, solo il 34% delle famiglie aventi diritto ha usufruito del bonus gas, solo il 27% del bonus elettrico. Cattiva informazione? Procedure complesse?  Va notato che le richieste sono più basse proprio nelle aree dove la popolazione è più indigente e meno istruita.

Dalla recente indagine del regolatore è emerso che in 5 anni sono stati erogati oltre 3 milioni di bonus: oltre 2 milioni di bonus elettrici e un milione di bonus gas. Ai malati che necessitano di apparecchiature salvavita nel 2013 stati assegnati 23.600 bonus.

Chi ha diritto al bonus

I bonus consentono di ottenere uno sconto del 20% circa sulla bolletta annua dell’elettricità e del 15% circa su quella del gas (al netto delle imposte) a quanti hanno un Isee di non oltre 7.500 euro/anno oppure di 20mila euro anno e più di tre figli. Per il disagio economico il bonus è riconosciuto per 12 mesi. Al termine di tale periodo, per ottenere un nuovo bonus, il cittadino deve rinnovare la richiesta di ammissione presentando apposita domanda. In caso di variazioni (famiglia/reddito/residenza), queste possono essere comunicate al sistema al momento del rinnovo.

Quanto vale il bonus e come viene corrisposto

Nel 2014 il bonus elettrico vale da un minimo di 72 ad un massimo di 156 euro; il bonus gas da 35 a circa 300 euro, il bonus per i malati con apparecchiature salvavita dai 177 ai 639 euro. Il valore del bonus dipende dal numero di componenti della famiglia anagrafica ed è aggiornato annualmente dall'Autorità. L'importo del bonus viene scontato direttamente sulla bolletta elettrica, non in un’unica soluzione, ma suddiviso nelle diverse bollette corrispondenti ai consumi dei 12 mesi successivi alla presentazione della domanda. Ogni bolletta riporta una parte del bonus proporzionale al periodo cui la bolletta fa riferimento. Quando il bonus viene concesso, in bolletta viene inserita un’apposita comunicazione.

Quanto tempo ci vuole prima di ricevere il bonus in bolletta?

La domanda di bonus prima di tradursi nello sconto in bolletta deve superare una serie di passaggi di verifica che vengono effettuati da parte del Comune e di SGAte (Sistema di Gestione delle Agevolazioni sulle Tariffe Energetiche), il sistema informativo on line che gestisce l'intero iter necessario ad attivare il bonus a favore dei cittadini in possesso dei requisiti. Collegandosi al sito www.bonusenergia.anci.it, nella sezione riservata “Controlla on line la tua pratica” è possibile verificare lo stato di avanzamento della propria richiesta. Le credenziali (User Id e password) vengono rilasciate dal Comune o dal Caf presso cui si è presentata la richiesta per il bonus.

La comunicazione

Raggiungere i potenziali beneficiari del bonus bollette luce e gas non è semplice ma molto importante tenuto conto che si tratta di persone che in oltre il 70% dei casi sono a rischio di povertà e che, nel 40% dei casi, si trova in stato di povertà assoluta (cioè con un livello di reddito insufficiente per finanziare l'acquisto di un paniere minimo di beni essenziali).

Da qui nasce la campagna di comunicazione promossa dalla Presidenza del Consiglio - Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalla stessa Autorità per rafforzare l'informazione agli oltre 3 milioni di potenziali beneficiari.

Gli spot radio e tv della campagna verranno diffusi sugli spazi gratuiti a disposizione della Presidenza sulle reti Rai1 per due settimane, dalle 8 alle 18 dal lunedì al venerdì, negli orari di apertura del numero verde 800.166.654 dello Sportello per il consumatore.

Nell’occasione, il call center dello Sportello, servizio gratuito attivato dall’Autorità e gestito in avvalimento dall'Acquirente Unico, è stato rafforzato in numero di operatori, per poter far fronte all'atteso incremento di richieste di informazioni. Nello spot, realizzato in animazione 3D, lo speaker spiega che cosa è il bonus e invita le famiglie in difficoltà economica e i malati gravi a informarsi.

Nel 2014 l’Autorità per l’Energia ha concluso un’indagine per individuare eventuali criticità e identificare possibili miglioramenti nel meccanismo dei bonus. E in una recente segnalazione al Governo, l'Autorità ha avanzato alcune proposte per ampliare la platea dei possibili beneficiari dei bonus, con particolare riferimento all’estensione dei potenziali destinatari, ai criteri di accesso, all’importo sul quale calcolare il bonus. Fra le proposte anche quella di prevedere, come in Francia, che nel periodo invernale vengano dilazionate le sospensioni per morosità ai clienti titolari di bonus: sarebbe lo stesso regolatore a individuare le modalità di attuazione più efficaci, tenendo conto della necessità di preservare l’equilibrio economico delle aziende.

Le problematiche aperte sul recupero e riciclo dei moduli FV

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Giovedì, 30 Ottobre 2014
Stefano Notarnicola
L'attuale situazione normativa sul recupero e riciclo a fine vita del moduli fotovoltaici: la responsabilità del produttore di moduli; la definizione di rifiuto storico, domestico o professionale; il finanziamento delle operazioni di ritiro e trasporto dei rifiuti derivanti da moduli, le problematiche irrisolte per i produttori e per detentori degli impianti.
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Lo smaltimento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) è regolato dal Decreto Legislativo n. 49 del 14 marzo 2014 (pdf) in “attuazione della Direttiva 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE)”. I moduli fotovoltaici sono considerati componenti RAEE dal 12 aprile 2014 e pertanto, anche in Italia, il loro recupero e riciclo a fine vita è soggetto a regolamentazione.

Tuttavia, i moduli incentivati con il IV Conto Energia, a partire dal 30 giugno 2012, e con il V Conto Energia erano stati già assoggettati a tale obbligo con un quadro regolatorio disposto nel dicembre 2012 dal GSE, secondo cui il produttore dei moduli fotovoltaici è obbligato a garantirne il recupero e riciclo mediante adesione ad un Consorzio che ne garantisca la completa gestione a fine vita.

Cobat, Ecoem, Ecolight, Ecoped, Eco-PV, ReMedia, E-Cycle Scarl, ERP Italia, La Mia Energia, PV Cycle Italia, RAEcycle gli operatori idonei che devono oggi dimostrare di possedere un’adeguata struttura operativa e finanziaria nonché rendicontare al GSE, nel corso di verifiche periodiche, le proprie attività.

Con il D.Lgs 49/2014, quindi, un regolamento comunitario si affianca a quanto già disposto, a livello nazionale, dal Disciplinare del GSE per la “definizione e verifica dei requisiti tecnici dei Sistemi/Consorzi per il recupero e riciclo dei moduli fotovoltaici a fine vita”.

Mentre appare chiara la prescrizione in materia di RAEE, non lo è altrettanto per quelle apparecchiature, denominate “pannelli fotovoltaici”, che sembrano essere entrate a gamba tesa tra le “apparecchiature di consumo” come radio, tv, videoregistratori, hi-fi, nella Categoria n. 4 di cui fanno parte e per le quali il Dlgs 49 si applica immediatamente.

Il recepimento italiano della Direttiva 2012/19/UE articola efficacemente la responsabilità di un produttore di AEE che ha, innanzi tutto, l’obbligo di iscriversi al Registro nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei RAEE, di iscrizione presso la Camera di Commercio di competenza di tutte le apparecchiature che immette sul mercato e, infine, di partecipare alle modalità di finanziamento della gestione dei rifiuti, professionali e/o domestici, da esse generati a fine vita.

La responsabilità di un produttore ha così inizio all’atto della “immissione sul mercato” di un’apparecchiatura, ovvero con la prima messa a disposizione sul mercato nazionale di un’AEE (tra cui i moduli FV) nell’ambito di un’attività professionale e a monte, quindi, dell’utilizzo effettivo del bene prodotto.

Rifiuti derivanti da pannelli fotovoltaici

Differentemente da ogni altro RAEE è bene entrare nel merito di cos’è definito “storico” e cosa è definito “domestico” o “professionale” per un rifiuto generato da un pannello fotovoltaico a fine vita.

Se derivanti da pannelli fotovoltaici, i rifiuti storici sono tutti quelli che scaturiscono dai pannelli immessi sul mercato prima dell’entrata in vigore del D.Lgs 49/2014, ovvero prima del 12 aprile 2014 (art. 40, comma 3).

Così facendo, tutto il fotovoltaico installato ed entrato in esercizio entro la data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 49, di fatto la stragrande maggioranza dei moduli installati finora, è considerato rifiuto storico.

Sarebbe stato forse più semplice (ed univoco), essendo il “pannello FV” definito come “insieme di moduli fotovoltaici meccanicamente integrati, pre-assemblati e collegati elettricamente” secondo la Norma IEC 61836 (e l’analoga del CEI), assumere l’immissione sul mercato di un pannello come data di entrata in esercizio dell’impianto di cui tale pannello (e conseguentemente tutti i moduli che lo compongono) fa parte, almeno per gli impianti connessi in rete.

Venendo alla distinzione tra “domestici” e “professionali”, sono considerati RAEE provenienti dai nuclei domestici i rifiuti originati da pannelli fotovoltaici installati in impianti di potenza nominale inferiore a 10 kWp, da conferire ai “Centri di raccolta” nel raggruppamento n. 4 dell’Allegato 1 del decreto 25 settembre 2007, n. 185 (D.Lgs 49/2014, art. 4, comma 1, lettera qq).

Sono considerati RAEE professionali, invece, tutti i rifiuti derivanti da installazioni di potenza superiore o uguale a 10 kWp escludendo la possibilità di considerare l’utilizzo duale di apparecchiature. Tali rifiuti sono operati dai sistemi individuali e collettivi di gestione dei RAEE.

Proprio in questa distinzione tra “domestico” e “professionale” dei rifiuti derivanti da pannelli fotovoltaici si instaura una problematica che sembra non avere soluzione: nella procedura telematica di registrazione di nuovi dispositivi nel Registro nazionale, le informazioni sul tipo d’uso domestico o professionale non possono essere specificate dai produttori, non conoscendo a priori la dimensione degli impianti su cui i loro moduli solari andranno installati.

E’ evidente che, con l’entrata in vigore del D.Lgs 49/2014, le informazioni relative alle quantità in peso dei rifiuti provenienti da pannelli fotovoltaici, quasi tutti incentivati con i meccanismi del Conto Energia, rischiano di “mescolarsi” tra le quantità dell’intero raggruppamento di apparecchiature di cui fanno parte, confondendosi anche in termini di responsabilità finanziaria di gestione. Infatti i produttori di moduli, per la gestione del fine vita dei loro dispositivi, si sono già impegnati economicamente aderendo a Sistemi e Consorzi e hanno sollevato da ogni responsabilità ambientale i detentori degli impianti incentivati dal 1° luglio 2012.

Modalità di finanziamento dei rifiuti fotovoltaici

Per i rifiuti derivanti da pannelli fotovoltaici “storici” (sul mercato prima del 12/4/2014), il finanziamento delle operazioni di ritiro e di trasporto dei rifiuti derivanti da impianti di potenza inferiore a 10 kWp (RAEE storici domestici) conferiti nei centri di raccolta, nonché delle operazioni di trattamento, di recupero e smaltimento dei medesimi, è a carico dei produttori presenti sul mercato nello stesso anno in cui si verificano i rispettivi costi e in proporzione alla rispettiva quota di mercato (calcolata in base al peso) delle AEE immesse sul mercato nell’anno solare di riferimento, per ciascun tipo di apparecchiatura o per ciascun raggruppamento.

Per i rifiuti domestici derivanti da pannelli “nuovi” (sul mercato dopo il 12/4/2014), il finanziamento di tutte le operazioni di gestione è sempre a carico dei produttori che potranno adempiere individualmente, con riferimento ai soli rifiuti derivanti dal consumo dei propri moduli FV, o mediante un sistema collettivo in modalità analoghe a quanto visto per i rifiuti storici.

Il finanziamento delle operazioni di trattamento dei rifiuti derivanti da pannelli immessi sul mercato prima del 12 aprile 2014 e provenienti da impianti di potenza superiore o uguale a 10 kWp (RAEE storici professionali) è a carico del produttore nel caso di fornitura di nuovi dispositivi in sostituzione di prodotti equivalenti, mentre resta a carico del detentore negli altri casi.

Per i rifiuti derivanti da pannelli immessi sul mercato sempre dopo il 12 aprile 2014 ma provenienti da impianti di potenza superiore o uguale a 10 kWp (RAEE nuovi professionali), il finanziamento delle operazioni è a carico del produttore che assume l’onere per i moduli che ha immesso sul mercato a partire dalla predetta data.

La definizione delle modalità “equivalenti” di prestazione delle garanzie finanziarie da parte dei produttori, dovrebbe essere definitivamente chiarita in questi giorni dai Ministeri competenti, sciogliendo il nodo principale e più discusso dell’attuale quadro regolatorio.

Secondo l’associazione di categoria Assorinnovabili, la principale criticità individuata da assoRinnovabili riguarda le modalità (ancora non note) con le quali il GSE dovrebbe trattenere una quota dai meccanismi incentivanti negli ultimi 10 anni di diritto. L’associazione confida in un confronto costruttivo tra le parti coinvolte al fine di individuare la soluzione migliore che assicuri il corretto smaltimento dei moduli a fine vita e non aggiunga incertezze agli operatori del settore fotovoltaico.

Problematiche irrisolte

Con il D.Lgs 49/2014 i rifiuti originati da pannelli FV si differenziano, come detto, in domestici o professionali unicamente in relazione alla potenza dell’impianto di cui fanno parte. Tale distinzione, dunque, è definita ex post mentre i meccanismi di finanziamento indicano specifiche responsabilità a carico dei produttori che immettono i loro moduli nei circuiti di distribuzione e vendita indipendentemente dal tipo di impiego. Sarà impossibile stabilire, quindi, se i rifiuti derivanti dagli impianti realizzati dopo il 12 aprile 2014, fuori Conto Energia (e privi dell’azione di controllo del GSE sui seriali dei moduli), saranno da gestire con i meccanismi di finanziamento dei RAEE domestici o professionali.  

Un'altra spada di Damocle, infine, resta sospesa sulle teste di moltissimi detentori di impianti che si vedranno trattenere dai meccanismi incentivanti del I, II, III e IV Conto Energia fino al 29 giugno 2012, negli ultimi 10 anni di diritto all’incentivo, una quota finalizzata a garantire la copertura dei costi di gestione dei rifiuti (art. 40, comma 3 del D.Lgs 49/2014).

L’armonizzazione dell’attuale impianto normativo è la soluzione di un rompicapo. Tra le possibili soluzioni, l’estensione del campo di applicazione del Disciplinare del GSE a tutti i moduli incentivati in Conto Energia, dal primo al quinto. Rimarrebbe anche l’opzione di disciplinare, con lo stesso strumento, i moduli di impianti realizzati fuori da questa finestra temporale, ovvero il nuovo installato sotto leva della detrazione fiscale.

Così facendo si avrebbe un indubbio vantaggio: quello di estendere un regolamento all’apparenza efficace, ma ancora in larga parte da verificare relativamente a requisiti e attività dei Consorzi, a tutti i moduli fotovoltaici dotati di un codice seriale oggi in circolazione in Italia. Questa via sarebbe perseguibile con l’adozione di specifiche “modalità operative” già annunciate all’art. 40, comma 3 del D.Lgs 49/2014.

Anche la determinazione della provenienza dei rifiuti generati dai pannelli FV sembra essere a portata di mano degli informatici del GSE, essendo ciascun modulo appartenente ad un impianto la cui potenza è ben nota al Gestore. Inserire il campo di potenza, e quindi la tipologia di rifiuto domestico o professionale nei database del Gestore dei Servizi Energetici e in quelli dei Consorzi, potrebbe risolvere anche quest’aspetto di incertezza ma l’opzione resterebbe applicabile solo al fotovoltaico installato con i meccanismi che prevedono la comunicazione al GSE delle matricole dei moduli e, quindi, non ai nuovi impianti realizzati fuori Conto Energia dopo l’entrata in vigore del D.Lgs 49/2014.

Sul recupero e il riciclo dei moduli FV, a metà gennaio 2015 Qualenergia.it realizzerà uno Speciale Tecnico con un approfondimento sulla materia.

Usa, fotovoltaico residenziale in grid parity in tutto il Paese entro il 2016

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Giovedì, 30 Ottobre 2014
Redazione Qualenergia.it
Entro poco più di un anno in tutti gli Stati Uniti prodursi l'elettricità con il solare fotovoltaico sul proprio tetto sarà più conveniente che acquistarla dalla rete. Le installazioni del residenziale cresceranno di sei volte rispetto al 2013. La previsione in un report della Deutsche Bank. E anche un report DoE-NREL conferma questo trend.
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Entro poco più di un anno in tutti gli Stati Uniti prodursi l'elettricità con il fotovoltaico su tetto sarà più conveniente rispetto ad acquistarla dalla rete. Inoltre le installazioni cresceranno di 6 volte rispetto al 2013. L'ultima previsione incoraggiante per il solare arriva ancora una volta da una banca. A prevedere il boom del FV residenziale, dopo UPS, HSBC e altre, ora è Deutsche Bank, in un report dedicato a Vivint Solar, il secondo installatore Usa, che di recente ha esordito sul mercato azionario (vedi allegato in basso).

Quel che emerge dal documento sul mercato statunitense è sintetizzato bene nel grafico sotto: le installazioni annuali nel residenziale secondo la banca passeranno da 1 GW del 2013 a circa 6 nel 2016, mentre il mercato del FV di tutte le taglie passerà nello stesso periodo da 5 a 16 GW (una previsione più ottimistica di quella di Bloomberg New Energy Finance che per lo stesso anno prevede un mercato da 9,6 GW).

In tutto questo, dunque, le prospettive per l'azienda in questione sono piuttosto rosee, tanto da prevedere un raddoppio del fatturato nei prossimi due anni. Secondo Deutsche Bank, Vivint Solar, che a fine giugno aveva installato 130 MW di impianti, al 2020 sarà arrivata a quota 4 GW. A spingere sarà il calo dei prezzi che, secondo il report, porterà il FV su tetto alla grid parity pressoché ovunque negli Usa entro poco più di un anno. Come si vede dai due grafici sotto, al momento il FV su tetto è i grid parity solo in 10 Stati Usa, ma nel 2016 (tenendo conto delle agevolazioni fiscali dell'Investment Tax Credit) saranno 47 gli Stati in cui il kWh autoprodotto con il solare costerà meno di quello acquistato dalla rete.

Il modello di business di Vivint, azienda che vende anche cancelli automatici, allarmi domestici e altri sistemi di sicurezza, si basa nell'installare (promuovendosi con una campagna porta a porta) gli impianti sui tetti a costo zero per i clienti: viene offerta loro l'elettricità per 20 anni ad un prezzo di 14-15 $cent/kWh, cioè con uno sconto del 15-30% rispetto alle tariffe dei mercati dove opera.

Per ora Vivint è attiva in 7 Stati americani, tra i più favorevoli per radiazione solare, ma soprattutto per tariffe elettriche: Arizona, New Jersey, Massachusetts, Hawaii, Maryland, New York e California. Secondo le previsioni di Deutsche Bank, con il calo dei costi degli impianti, ma anche i finanziamenti per il solare, la compagnia potrà presto estendere il suo raggio d'azione a praticamente tutti gli Usa.

Negli States, infatti, mostra un recente report DoE-NREL (Photovoltaic Pricing Trends: Historical, Recent, and Near-Term Projections, 2014 Edition, allegato in basso e grafico qui sotto) sembra ormai a portata di mano l'obiettivo di riduzione dei prezzi indicato dalla Sunshot Initiative voluta da Obama: tagliare, entro il 2020 i costi del FV del 75% rispetto al 2010, per arrivare a 6 cent/kWh, valore che consentirebbe al solare di essere pienamente competitivo senza incentivi anche sulla vendita di energia all'ingrosso.

Dal 2010 al 2013, infatti, i prezzi degli impianti sono già scesi di quasi il 60%. In quanto a costo del kWh generato per l'utility scale si è passati dai 21 $cent/kWh del 2011 a 11 $cent/kWh. Gli ultimi dati mostrano che nel 2013 i costi degli impianti FV sono calati del 12-19%; per il 2014 si stima che calino ancora del 3-12% (a seconda delle taglie e dei mercati locali) e si prevede che il trend di riduzione continui su questi ritmi per i prossimi due anni.

Il report Deutsche Bank su Vivint Solar (pdf)

Il report Photovoltaic (PV) Pricing Trends: Historical, Recent, and Near-Term Projections, 2014 Edition (pdf)

GSE: Informativa Antimafia, invio documentazione entro il 30 novembre 2014

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Giovedì, 30 Ottobre 2014
Tutti gli operatori che ricevono incentivi dal GSE per un importo superiore a 150.000 euro, calcolato per l’intera durata del periodo incentivante, devono inviare entro il 30 novembre la documentazione antimafia.

Il GSE comunica agli operatori che non hanno ancora provveduto di inviare entro il 30 novembre 2014 la documentazione antimafia. Il Gestore, infatti, in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 99, comma 2-bis del D. Lgs. 159/2011, ha l’obbligo di acquisire d’ufficio, tramite le Prefetture, la documentazione antimafia per tutti gli operatori che ricevono incentivi dal GSE per un importo superiore a 150.000 €, calcolato per l’intera durata del periodo incentivante.

Oltre tale scadenza, il GSE, con riferimento ai rapporti contrattuali in essere, valuterà le azioni più opportune in ordine a tale comportamento omissivo dei soggetti inadempienti.

Le dichiarazioni, firmate e corredate da copia dei documenti di identità in corso di validità di ogni dichiarante, devono essere inviate esclusivamente tramite il portale informatico del GSE nella sezione “Documentazione Antimafia”.

Si ricorda che il GSE ha l’obbligo (ai sensi del D. Lgs. 159/2011 art.99, comma 2-bis) di acquisire d’ufficio, tramite le Prefetture, la documentazione antimafia per tutti gli operatori che ricevono incentivi per un importo superiore a 150.000 €, calcolato per l’intera durata del periodo incentivante. Per poter trasmettere le richieste alle Prefetture competenti, il GSE deve acquisire dagli operatori la seguente documentazione:

  • dichiarazione sostitutiva del certificato di iscrizione alla Camera di Commercio, dalla quale risultino i dati dei soggetti da controllare a norma dell'art. 85 del D. Lgs. 159/2011;
  • dichiarazioni sostitutive redatte ai sensi del D.P.R. 445 del 2000, a cura dei soggetti obbligati ex art. 85 del D. Lgs. 159/2011, riferite ai loro familiari conviventi di maggiore età.

Per ogni chiarimento in materia, oltre agli approfondimenti disponibili nella sezione web FAQ >Antimafia è possibile contattare il numero 800.16.16.16 o inviare una e-mail all’indirizzo documentazioneantimafia@cc.gse.it

L'illuminazione a Led e la climatizzazione efficiente nella Cappella Sistina

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Giovedì, 30 Ottobre 2014
Giorgia Piantanida
I nuovi impianti di illuminazione a Led e per la climatizzazione della Cappella Sistina sono stati inaugurati il 30 ottobre. Sono stati realizzati rispettivamente da Osram, con il supporto dell'Unione Europea, e da Carrier. Il video con le interviste di QualEnergia.it.
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Dopo 3 anni di studi, simulazioni e sperimentazioni sono stati inaugurati il 30 ottobre i nuovi impianti di illuminazione a Led e climatizzazione della Cappella Sistina, realizzati rispettivamente da OSRAM, con il supporto dell'Unione Europea, e da Carrier.

L'impianto di illuminazione, composto da 7000 sorgenti luminose consentirà una riduzione del consumo di energia fino al 90%.

Con l'aumento dei visitatori dei Musei Vaticani nasce la necessità di rinnovare il sistema di regolazione della temperatura, dell'umidità e della concentrazione di CO2 nella sala, in modo da poter ospitare contemporaneamente nella Cappella Sistina fino a 2000 persone.

QualEnergia.it ha intervistato:

  • Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani
  • Carlo Maria Bogoni, responsabile progetto illuminazione OSRAM della Cappella Sistina
  • Antonio Monti, responsabile progetto climatizzazione Carrier della Cappella Sistina

Minieolico in Italia: come si organizza la crescita

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Mercoledì, 29 Ottobre 2014
Giulio Meneghello
Anche nel 2014 prosegue l'accelerazione del minieolico italiano: l'installato annuale stimato è di 15-20 MW. Ormai sono decine anche i produttori nazionali di turbine. Il settore sta cercando di risolvere il problema dell'accesso al credito. Ne parliamo con Carlo Buonfrate, presidente del CPEM, il Consorzio Produttori di Energia da Minieolico.
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Tra le tecnologie più favorite dalla riforma degli incentivi arrivata con il decreto del 6 luglio 2012, il minieolico negli ultimi anni ha vissuto una stagione positiva: circa due terzi della potenza totale sono stati installati nel 2013 e nel 2014 e in Italia sono nate alcune decine di aziende che producono turbine eoliche di piccola taglia. Per questa fonte i problemi però sono mai mancati: primo fra tutti quello dell'accesso al credito. Di alcune iniziative per affrontare la questione e del futuro del settore in Italia si parlerà a Rimini il prossimo 7 novembre nell'ambito di un convegno dal titolo “Il minieolico in Italia”.

Ne abbiamo discusso con Carlo Buonfrate, presidente del CPEM, il Consorzio Produttori di Energia da Minieolico, associazione del settore che, ci anticipa, si appresta ad entrare in ANIE-Rinnovabili.

Ingegner Buonfrate, come sta andando il mercato del minieolico in Italia?

Gli ultimi dati ufficiali, che si fermano a marzo 2014, mostrano un installato cumulato per l'eolico sotto ai 200 kW di 35 MW, un dato a mio avviso sottostimato almeno del 10-15% perché non tiene conto dei molti impianti ancora alle prese con l'ottenimento della tariffa incentivante. Di questa potenza circa un terzo è riconducibile ad impianti realizzati grazie agli incentivi introdotti dal decreto 6 luglio 2012. Negli ultimi 6 mesi poi c'è stata una notevole accelerazione, anche per lo spauracchio dell'esaurimento degli incentivi, per cui stimo che ormai si sia a circa 45 MW tra impianti installati e in procinto di esserlo. Nel 2013 si sono installati 12 MW di impianti, dei quali il 90% grazie ai nuovi incentivi; per il 2014 la mia stima è che se ne installino 15-20 MW. Sono dati impressionanti se confrontati con quelli di solo qualche anno fa.

Ha parlato dello spauracchio dell'esaurimento degli incentivi, prima che si liberino altre risorse. Sembra ridimensionato il timore che si raggiunga il tetto di spesa di 5,8 miliardi annui, visti gli ultimi aggiornamenti? C'è comunque molta preoccupazione nel settore?

Molti nostri associati sono preoccupati. Quando mi contattano li rassicuro citando i dati presentati da Luca De Carlo, responsabile Ingegneria del GSE, nel corso del convegno che abbiamo organizzato a Solarexpo a maggio. Il contatore degli incentivi al momento infatti sta procedendo secondo le previsioni di De Carlo, il quale in quell'occasione ci ha tranquillizzato sul fatto che la copertura degli incentivi ad accesso diretto ci sarebbe stata almeno per quasi tutto il 2015 (vedi qui, ndr). Personalmente sono ottimista, ma l'incertezza in ogni caso permane, anche se posticipata. Per questo stiamo sollecitando i decisori a dare una continuità al DM 6 luglio 2012, per garantire che lo sviluppo del settore prosegua. Tra le nostre richieste c'è anche quella di passare ad un sistema di incentivi basato più sulla produzione effettiva che sulla potenza nominale delle macchine, che spesso dice poco.

Ci sono casi in cui si installano veri e propri parchi minieolici per massimizzare i guadagni, snaturando così questa fonte che va a sostituirsi al grande eolico, invece di integrarsi in un'ottica di generazione distribuita. Altre volte si vedono invece piccole turbine eoliche singole installate in aziende agricole. Quali sono i soggetti che stanno investendo nel minieolico?

C'è un po' di tutto. Spesso sono società che vengono dal mondo delle rinnovabili, in particolare dal fotovoltaico, che realizzano aggregati di 3-4 macchine da 60 kW distribuite in maniera efficiente su un territorio anche relativamente vasto. Altre volte ci sono fondi di investimento che hanno un approccio più aggressivo e costituiscono veri e propri mini-parchi da decine di impianti. Infine, anche se sono la minoranza, ci sono privati o aziende agricole che installano una singola macchina come investimento integrativo di altri redditi, come appunto quello agricolo.

Ipotizziamo che io sia un agricoltore o un cittadino che possiede un sito che reputo adatto: come devo muovermi per sapere se è una buona idea installare una piccola pala eolica? Quale ventosità serve? In quanti anni posso pensare di rientrare dall'investimento?

Come CPEM abbiamo realizzato un'iniziativa proprio per facilitare l'accesso al credito per questo tipo di progetti, quelli più piccoli. Una filiera che coinvolge il consorzio Ascomfidi Piemonte, che opera in tutta Italia, che è in grado di dare all'istituto di credito una garanzia sull'80% del finanziamento rendendo così per le banche meno rischioso concedere il credito. All'iniziativa partecipano poi anche una società di consulenza, Aura, e alcune banche, tra cui la BNL. Questo rende più facile valutare i progetti, sulla base di pochi importanti criteri. E qui rispondo alla domanda. Innanzitutto si guarda all'affidabilità tecnica della macchina, con l'ausilio di una white-list di produttori reputati validi. Il secondo presupposto che si valuta è che ci sia la ventosità adeguata: superiore ai 5,6-5,7 m/s. La ventosità infatti deve consentire la sostenibilità della rata da pagare per il finanziamento e un rientro per l'investitore in non più di 9-10 anni.

Ha parlato di affidabilità delle turbine. Nel minieolico italiano manca un sistema di certificazione obbligatorio e, d'altra parte, a differenza delle altre tecnologie come il fotovoltaico, non è nemmeno richiesta la certificazione dei componenti degli impianti per accedere agli incentivi. Si sono fatti progressi per arrivare a far sì che tutte le macchine siano certificate?

No, il quadro è immutato. Quando un mercato cresce in maniera impetuosa non si trova il tempo per fermarsi e stabilire delle regole: probabilmente si chiuderà la stalla quando i buoi saranno già scappati. Chi si sta muovendo sul fronte delle certificazioni in maniera preventiva, come stanno facendo alcuni dei nostri associati, probabilmente si troverà in una posizione avvantaggiata rispetto agli altri, anche nell'approccio ai mercati esteri.

Si sente parlare anche di macchine rigenerate per il minieolico, ovviamente meno costose delle nuove ...

Noi come associazione siamo nettamente contrari all'utilizzo di macchine rigenerate. All'apparenza risultano competitive, ma nascondono grossi rischi. Si tratta di materiali che hanno subito grandi carichi di fatica e, dunque, non garantiscono quell'affidabilità necessaria ad una macchina che deve durare almeno 20 anni. C'è poi il problema sicurezza: un incidente provocato da queste macchine ricadrebbe un po' su tutto il settore. In più c'è un rischio sull'accesso agli incentivi, dato che ultimamente il GSE è molto attento agli aspetti tecnici delle macchine.

Come è cambiata la parte a monte della filiera in Italia in questi ultimi anni?

Negli ultimi 4-5 anni sono scesi in campo diversi soggetti italiani, sia aziende nate ex-novo che soggetti già attivi nell'elettromeccanica che hanno deciso di diversificare. I costruttori italiani che qualche anno fa si contavano sulle dita di una mano ora sono alcune decine. Ci sono poi anche aziende estere che vendono in Italia: americane, britanniche, cinesi. Rispetto a queste ultime va detto che al momento, non avendo le ditte cinesi una grande specializzazione sull'eolico di questa taglia, queste non sono ancora pienamente competitive con le società che vendono macchine italiane. Tuttavia appena i cinesi riusciranno a specializzarsi anche sul minieolico, i nostri produttori dovranno imparare a difendersi, specialmente sul versante prezzi.

I consumi di gas in Italia tornano a 16 anni fa

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Mercoledì, 29 Ottobre 2014
Redazione Qualenergia.it
Il consumo di gas naturale in Italia quest’anno si dovrebbe attestare sui 62-63 miliardi di metri cubi, cioè pari ai consumi del 1998. E' una stima basata sui dati forniti dal MiSE per il periodo gennaio-agosto. Il calo dei consumi va imputato al peso delle energie rinnovabili nel sistema elettrico e alla dura crisi economica.
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Se il trend 2014 non cambierà nell’ultimo quadrimestre (i dati disponibili si fermano ad agosto), il consumo di gas naturale in Italia di quest’anno ‘rischia’ di attestarsi sui 62-63 miliardi di metri cubi. Significa che si ritornerà ai consumi di 16 anni fa, cioè del 1998 (62,6 miliardi di m3). Un segnale che dovrebbe far riflettere su quanto stia mordendo la crisi (forte calo dei consumi di gas nel settore industriale) e su quanto incidono ormai nel mercato elettrico le rinnovabili (crollo dei consumi di gas nella generazione termoelettrica), ma anche sulla reale necessità di costruire nuovi costosi gasdotti e terminali.

Questa stima per il 2014 nasce da una valutazione dell’ultimo bilancio mensile elaborato da Ministero dello Sviluppo Economico (vedi tabella). Se nel mese di agosto i consumi di gas naturale in Italia calavano del 6,5% rispetto all’agosto 2013, su base annuale il decremento era pressoché il doppio: nel periodo gennaio-agosto il calo dei consumi sullo stesso periodo 2013 è stato del 12,8% (39,8 mld di m3 rispetto ai 45,6 dell’anno precedente).

Lo scorso anno, come abbiamo scritto a settembre, il consumo interno lordo di gas in Italia era stato di 70,1 Gmc (70,1 miliardi di metri cubi di gas a 38,1 MJ/mc). Dunque, con un probabile decremento annuale (forse conservativo?) intorno al 12%, nel 2014 saremmo appunto sui 62 Gmc, più o meno pari alle importazioni del 2013. Forse il dato finale dipenderà anche dalle temperature dei mesi di novembre e dicembre? Sta di fatto che quel record dei consumi del 2005 (86,2 Gmc) è ormai lontano: siamo quasi al 28% in meno, e in soli 9 anni. Le stesse 'vere' previsioni degli operatori, SNAM inclusa (piano decennale  - pdf), non ritengono che nel 2023 si arriverà a superare nei consumi nazionali la quota di 75 mld di metri cubi.

Per quanto riguarda le importazioni, finora queste si attestano intorno a -6% rispetto al gennaio-agosto 2013. La produzione nazionale, di circa 4,7 Gmc in otto mesi, è in calo dell’8,7%. In forte aumento la variazione delle scorte.

Secondo un’analisi di Gb Zorzoli, riferita però ai dati di fine 2013, il crollo dei consumi di gas rispetto al 2008 è attribuibile grosso modo per circa 10 miliardi di metri di m3 all’impetuoso incremento delle fonti rinnovabili e per 6 mld alla crisi economica. Va anche detto che ancora poco è stato fatto nella riduzione dei consumi di gas nel settore civile che, anzi, dal 2000 sono cresciuti di oltre un quinto. Vedremo cosa accadrà con il recepimento delle direttive su efficienza energetica e riqualificazione energetica degli edifici.

Per quanto concerne la seria questione della sicurezza energetica legata al gas (oltre il 40% nel 2013 è stato importato dalla Russia), il ministro Guidi ha recentemente dato rassicurazioni, spiegando che il livello degli stoccaggi è molto alto (al 94% del totale offerto dal mercato) e che si prevede di raggiungere entro fine ottobre il volume di 11,4 miliardi di metri cubi di stoccaggio commerciale, che si andranno ad aggiungere agli oltre 4,6 miliardi di metri cubi di riserva strategica esistente. Stiamo parlando in effetti di circa 2 mesi (invernali) di autosufficienza.

Tuttavia dobbiamo sempre considerare un fatto: in caso di blocco dell’esportazione di gas russo verso l'Italia, il paese governato da PUtin avrebbe una perdita secca di circa 10 miliardi di euro in un anno per la mancata fornitura. Gli conviene?

Obiettivi UE 2020, Italia bene su rinnovabili, ma bocciata sui tagli alla CO2

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Mercoledì, 29 Ottobre 2014
Redazione Qualenergia.it
E' quanto emerge dal consueto rapporto annuale "Trends and projections in Europe" dell'Agenzia Europea per l'Ambiente. L'Unione Europea nel suo complesso è sulla traiettoria giusta per superare l'obiettivo 2020 anche sulla CO2, ma serviranno sforzi aggiuntivi per centrare i nuovi target dell'UE che si stanno definendo per il 2030.
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Sulle rinnovabili siamo messi bene, ma in quanto ad emissioni l'Italia probabilmente sforerà l'obiettivo 2020 e sarà costretta a ricorrere ai meccanismi di compensazione internazionali. È quanto emerge dal consueto rapporto annuale "Trends and projections in Europe" dell'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) (allegato in basso).

Quanto all'Unione Europea nel suo complesso, sarà probabilmente in grado di ridurre le emissioni di gas-serra entro il 2020 di almeno il 21% rispetto ai livelli del 1990, superando così l'obiettivo del 20%. Nel 2013 le emissioni dei 28 paesi membri sono scese dell'1,8% rispetto al 2012 e del 19% nei confronti del 1990. Tendenze positive anche per le rinnovabili, che nel 2012 hanno coperto il 14% del consumo finale, e l'efficienza energetica, che registra un andamento migliore di quanto non sarebbe necessario per raggiungere l'obiettivo al 2020.

Guardando ai vari Stati il quadro è eterogeneo (si vedano i grafici sotto). Nove Paesi (Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Grecia, Romania, Slovacchia, Ungheria e Regno Unito) stanno compiendo buoni progressi nel raggiungimento dei tre obbiettivi. Viceversa, sulla base dell'attuale tendenza Belgio e Germania mancheranno i loro obiettivi al 2020 per le emissioni non-Ets e l'efficienza energetica, mentre risultano solo parzialmente promossi (necessità di misure aggiuntive) Bulgaria, Italia, Lettonia, Lituania, Olanda e Slovenia per le emissioni e Austria, Bulgaria, Francia, Lituania, Malta, Olanda e Polonia per l'efficienza energetica.

Qui i progressi previsti sulle emissioni dei settori non ETS (tenendo conto di misure aggiuntive da implementare)

Qui sotto i progressi sul target rinnovabili:

Qui quelli sull'efficienza energetica nei consumi finali:

In Italia le emissioni di gas serra dei settori non-Ets si sono attestate nel 2013 a 278,3 milioni di tonnellate. Per il 2020, anche considerando l'introduzione di misure addizionali, le proiezioni indicano un livello di 269,9 milioni di ton derivante dalle emissioni dei settori non-Ets, che non consentirà al Paese di raggiungere il target di riduzione soltanto con azioni interne.

Sulle rinnovabili siamo invece a buon punto: già nel 2012 eravamo al 13,5% dei consumi finali, mentre l'obiettivo assegnato all'Italia per il 2020 come sappiamo è del 17%. Anche sull'efficienza energetica il trend è adeguato.

L'Agenzia per l'Ambiente nel suo comunicato spende una parola anche sugli obiettivi 2030 approvati venerdì scorso dal Consiglio Europeo: ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% rispetto ai livelli del 1990, incrementando l'energia rinnovabile fino ad un impiego pari al 27 % del consumo energetico finale ed un minimo del 27 % di riduzione nel consumo energetico rispetto a quello usuale.

Le proiezioni attuali – scrive l'Agenzia - per il 2030 indicano la necessità di ulteriori sforzi a livello nazionale e continentale, affinché l'UE riesca a tenere testa ai nuovi obbiettivi definiti per il 2030, oltre a quelli a più lungo termine per la decarbonizzazione del sistema energetico e la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE dell'80-95 % entro il 2050.

Il rapporto EEA fornisce per la prima volta i dati sull'uso delle entrate del sistema Ets, che l'anno scorso hanno fruttato agli Stati membri 3,6 miliardi di euro, di cui circa 3 miliardi di € destinati a clima ed energia: un valore nettamente superiore alla soglia del 50% raccomandata dalla direttiva Ets.

"Il raggiungimento degli obiettivi al 2020 dimostra che l'Europa è pronta a rafforzare il suo impegno, ma ciò richiederà investimenti significativi", commenta in una nota il commissario uscente Ue al Clima, Connie Hedegaard, che ha perciò definito "incoraggiante constatare che gli Stati membri hanno deciso di utilizzare la maggior parte dei proventi del sistema Ets per investimenti nel clima e nell'energia, che andranno ad aggiungersi ai 2,1 mld € del programma Ner 300".

Il report EEA "Trends and projections in Europe 2014" (pdf)

Sulla nocività dell’efficienza energetica, dell’eolico e del fotovoltaico

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Mercoledì, 29 Ottobre 2014
G.B. Zorzoli
"I cappottini che soffocano gli edifici? I pannelli solari che arroventano i campi? Le pale eoliche che girano lente quando girano? Chi è l’incompetente che è riuscito a mettere in fila indiana un numero così impressionante di sciocchezze?". Fa infuriare GB Zorzoli un editoriale scritto da un ordinario di Fisica di Tor Vergata su "La termotecnica".

L’editoriale del numero di ottobre 2014 de “La Termotecnica” (qui in pdf) apre con considerazioni più che condivisibili. «Che vuol dire green economy? Economia sostenibile. Che vuol dire sostenibile? Che a lunghissimo termine il degrado - inevitabile, è una legge della termodinamica - dovuto alle attività dell’uomo risulti talmente lento da consentire alle future generazioni di adattarsi, e alla natura di incorporarlo tra gli altri suoi mutamenti. Qual è in Italia il peggior segno dell’azione dell’uomo occorsa negli ultimi settant’anni (due generazioni)? Troppo facile rispondere, basta viaggiare e guardarsi intorno alla ricerca dei residui fazzoletti di verde, nel basso Lazio come nel Nord-est, in Campania come in Lombardia, o constatare il degrado di piccoli e grandi siti archeologici e paesaggistici. Cosa c’è di più green della terra, soprattutto alle nostre latitudini?».

Subito dopo, però, senza soluzione di continuità e in modo del tutto avulso dalla parte successiva dell’editoriale, di nuovo denso di proposte degne di attenzione, ci viene data in pasto un piccola, ma significativa perla.

«Altro che cappottini per edifici affacciati sul Mediterraneo che li soffocano d’estate, e pannelli solari che nel Belpaese arroventano i campi, e pale eoliche che da noi girano lente, quando girano. In Italia è anzitutto la terra che la green economy deve difendere e valorizzare».

I cappottini che soffocano gli edifici? I pannelli solari che arroventano i campi? Le pale eoliche che girano lente quando girano? Chi è l’incompetente che è riuscito a mettere in fila indiana un numero così impressionante di sciocchezze?

Basta allungare lo sguardo in calce all’editoriale per scoprire che l’autore è il Prof. Angelo Spena - Professore ordinario di Fisica Tecnica Ambientale nell’Università di Roma Tor Vergata, coordinatore del dottorato in Ingegneria delle fonti di energia.

A questo punto anche un inguaribile ottimista come lo scrivente incomincia a essere pervaso da dubbi consistenti e diventa preda di astratti furori.

Aggiornamento: qui la replica del prof. Angelo Spena

Fotovoltaico e integrazione architettonica: il tuo modulo con un click

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Mercoledì, 29 Ottobre 2014
Ultimata la linea di produzione del progetto 'Smartflex', che consentirà di produrre su scala industriale facciate solari, celle e moduli fotovoltaici progettati individualmente attraverso un apposito software in qualsiasi forma o colore, per poter essere integrati in ogni struttura edilizia, sostituendo i convenzionali materiali di costruzione.

È stata ultimata a Vilnius, in Lituania, con un investimento di 37 milioni di euro, la linea di produzione (nella foto) che consentirà di fabbricare facciate solari, celle e moduli fotovoltaici progettati individualmente attraverso un apposito software in qualsiasi forma o colore, per poter essere integrati in ogni struttura edilizia, sostituendo i convenzionali materiali di costruzione. È tra i primi risultati del progetto “Smartflex” partito circa un anno fa e finanziato dall'Unione Europea con 2,9 milioni di euro.

Questi componenti potranno essere progettati per soddisfare un'ampia varietà di requisiti tecnici e architettonici, dal design alle dimensioni fino a colore, forma e materiale e potranno essere prodotti su scala industriale. Saranno integrabili in modo sicuro e facile praticamente in qualsiasi edificio fin dalla fase di progettazione.

La fabbrica ha una capacità produttiva di 50 MW ed è alimentata per il 100% con energia rinnovabile, grazie all'integrazione di metodi di produzione altamente innovativi, inclusa la termosaldatura, che garantiscono una lunga durata dei moduli cristallini.

Una volta portato a termine il progetto, che dovrebbe concludersi nel 2016, gli architetti potranno utilizzare un semplice software di progettazione, sviluppato dal team di Smartflex, per disegnare i moduli in forme e colori che si adattino alle necessità del caso. Queste informazioni verranno poi inviate direttamente alla linea di produzione.

Una procedura probabilmente allettante per gli architetti che spesso, realizzando progetti di integrazione di impianti fotovoltaici in edifici esistenti, devono fare i conti con la difficile scelta di elementi che rispettino lo stile dell'edificio, con relative difficoltà tecniche e costi non sempre accessibili.

Alcuni prototipi di questi pannelli di nuova generazione sono stati utilizzati in un edificio test realizzato a Klaipeda (in Lituania) e vengono costantemente monitorati. Per questo impianto di prova da 30 kWp sono stati utilizzati tra 100 e 150 moduli FV di circa 20 tipi e dimensioni diverse, che formano una facciata solare per una superficie totale di circa 200 m². L'edificio verrà collegato alla rete entro la fine del 2015.