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Rinnovabili, in Scandinavia ci si porta avanti sugli obiettivi 2030

Lunedì, 9 Luglio 2018
Redazione QualEnergia.it
Il governo e il parlamento danese hanno fissato un obiettivo per le rinnovabili sui consumi finali del 55% al 2030. Grande impulso a eolico offshore e repowering. Serve però ridurre la tassazione sull'elettricità. In Svezia, grazie alle nuove installazioni eoliche, si è quasi arrivati al target con 12 anni di anticipo.
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La transizione energetica in Scandinavia procede rapida, anche se non dovrà mancare un continuo monitoraggio delle politiche e delle strategie.

Ad esempio solo poco giorni fa il governo e il parlamento danese hanno raggiunto un accordo sugli obiettivi per le fonti rinnovabili al 2030.

L’Energy Agreement prevede che a quella data la Danimarca debba coprire la domanda di energia sui consumi finali (quindi elettrica e termica) per il 55% con fonti rinnovabili.

Un obiettivo molto elevato che prevede nuovi investimenti soprattutto nell’eolico offshore: 3 nuovi parchi in mare per una potenza totale di almeno 2,4 GW, forse fino a 3 GW, saranno installati entro il prossimo decennio; il primo di questi progetti sarà assegnato tramite ad asta tra il 2019 e il 2020.

Un peso importante lo avrà anche l’eolico su terraferma che si svilupperà anch’esso attraverso il meccanismo delle aste competitive.

In particolare il governo ha pianificato di ridurre il numero delle turbine dalle attuali 4.300 a circa 1.850, sostituendo le macchine datate con altre molto più grandi e performanti. Questa strategia di repowering, la prima di queste dimensioni in Europa, comporterà un notevole sviluppo del mercato.

Non esistono al momento dettagli, ma l’obiettivo certo sarà quello di avere entro la fine del prossimo decennio una generazione elettrica dal vento più elevata rispetto ad oggi.

A fine 2017 la Danimarca produceva il 32,4% del suo fabbisogno energetico complessivo con le rinnovabili. Le fonti pulite coprivano complessivamente il 63% della richiesta elettrica: quasi 19 TWh/anno, di cui quasi il 75% da eolico.

Con la nuova definizione degli obiettivi al 2030 e con il rilevante ruolo che avrà l’eolico si darà sicuramente un’opportunità all’industria dell’energia del vento danese per poter pianificare con più oculatezza gli investimenti su tutta la filiera a cominciare dall’offshore che, senza questi target, avrebbe avuto uno stop intorno al 2021.

L’accordo energetico danese inoltre prevede di ridurre le tasse sull’elettricità. Attualmente il prezzo dell’energia elettrica per le famiglie danesi è il più elevato tra i paesi Ue.

L’elettrificazione del sistema energetico danese, per gli usi nei settori dell’industria, del riscaldamento e dei trasporti è una strada da intraprendere per la IEA come abbiamo scritto di recente (vedi QualEnergia.it).

Tra le soluzioni proposte dall’agenzia, in parte già adottate dal paese, c’è quella di ridurre la tassazione sui consumi elettrici per il riscaldamento residenziale (con pompe di calore, ad esempio), utilizzando contatori intelligenti dedicati a questo scopo. Un metodo simile potrebbe essere applicato per valutare altri consumi di elettricità, come quelli per i veicoli e le batterie.

In questo quadro, con un obiettivo al 2020 del 48-50% da eolico sui consumi elettrici, essendo la produzione dal vento per sua natura variabile, servirebbe anche integrare altre fonti e tecnologie. La Danimarca ad esempio fa un ampio utilizzo della cogenerazione con notevoli capacità di stoccaggio del calore. Questo sarebbe un binomio ideale per l’integrazione dei due vettori, elettricità e calore.

Ma servirà allineare le attuali politiche fiscali e gli aspetti normativi e di regolazione necessari a sostenere il potenziale e la sinergia di questo modello energetico, riducendo gradualmente le distorsioni del mercato provocate dai prezzi dell’energia (vedi QualEnergia.it, Governare la domanda termica ed elettrica da rinnovabili, il caso della Danimarca).

Anche in Svezia si fanno passi rapidissimi verso il raggiungimento degli obiettivi al 2030. Anzi, qui si lavora d’anticipo.

Con 3.681 macchine eoliche installate a metà 2018, oltre ad altri investimenti possibili nella seconda parte dell’anno (circa 2.600 MW di eolico onshore entro il 2019), la potenza eolica installata nel paese consentirà di generare 18 TWh/anno (vedi anche report della Swedish Wind Energy Association).

Questa produzione elettrica consentirà di ottenere con 12 anni di anticipo il target da rinnovabili che doveva essere toccato solo nel 2030.

Alcuni impianti verranno costruiti in Norvegia, Paese con cui la Svezia condivide il mercato dei certificati di energia da rinnovabili. Ma il problema è che una volta raggiunto l’obiettivo, gli incentivi dovrebbe ridursi drasticamente. Già quest’anno le previsioni per i prezzi dei certificati al 2021, proprio per l’accelerazione delle installazioni eoliche, risultano in calo del 70%, per la preoccupazione degli operatori svedesi.

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Agroenergie, le linee programmatiche del Mipaaf: “su nuovi incentivi al lavoro con MiSE”

Lunedì, 9 Luglio 2018
Redazione QualEnergia.it
Il programma illustrato da nuovo ministro alle Politiche agricole, alimentari e forestali alle commissioni Agricoltura di Camera e Senato. “Su biogas e biomasse necessario pianificare l'intervento fino al 2020 di concerto con il Ministero dello Sviluppo economico”.
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“Puntare sulle agroenergie come fonte di integrazione al reddito delle imprese agricole”.

Questa è una delle linee programmatiche che il nuovo ministro alle Politiche agricole, alimentari e forestali, il leghista Gian Marco Centinaio, ha illustrato alle commissioni Agricoltura di Camera e Senato (link in basso).

Per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, comprese ...

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Clima, in Italia 7 nuove aree costiere a rischio inondazione

Lunedì, 9 Luglio 2018
Redazione QualEnergia.it
Sette nuove aree costiere italiane a rischio inondazione per l’innalzamento del Mar Mediterraneo sia a causa dei cambiamenti climatici che delle caratteristiche geologiche della nostra penisola. Vediamo la mappatura del rischio presentata dall'ENEA.

Sette nuove aree costiere italiane sono a rischio inondazione per l’innalzamento del Mar Mediterraneo sia a causa dei cambiamenti climatici che delle caratteristiche geologiche della nostra penisola.

L'avvertimento arriva dall’ENEA attraverso nuove stime che indicano una ‘perdita’ di decine di chilometri quadrati di territorio entro fine secolo.

In Italia continentale sono state individuate quattro località, tutte sul versante adriatico: tre in Abruzzo – Pescara, Martinsicuro (Teramo) e Fossacesia (Chieti) – e una in Puglia – Lesina (Foggia) – con previsione di arretramento delle spiagge e delle aree agricole.

Le altre tre zone individuate sono tutte sulle isole con differenti estensioni a rischio, dai 6 km2 di perdita di territorio a Granelli (Siracusa), ai circa 2 km2 di Valledoria (Sassari), fino a qualche centinaio di m2 a Marina di Campo sull’Isola d’Elba (Livorno - nella mappa sotto tutte le aree a rischio, nel video la spiegazione).

Queste nuove mappe di rischio allagamento sono state presentate il 5 luglio a Roma durante il vertice organizzato dall’ENEA su cambiamenti climatici e variazione del livello del Mediterraneo che ha riunito per la prima volta in Italia, esperti italiani di organizzazioni nazionali e internazionali, tra le quali Ministero dell’Ambiente, MIT di Boston, CNR, ISPRA, INGV, CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, oltre che ENEA.

Durante l'evento è stata presentata l'idea di un nuovo modello climatico, su cui i ricercatori dell’ENEA, in collaborazione con il MIT di Boston e la comunità scientifica italiana, stanno lavorando grazie al supporto del supercalcolatore CRESCO6 dell’ENEA, che integra dati oceanografici, geologici e geofisici per previsioni di innalzamento del livello del Mediterraneo molto dettagliate e a breve termine.

“Finora le nostre proiezioni di aumento del livello del mare si sono basate su dati dell’IPCC, la maggiore istituzione mondiale per il clima, che stimano l’innalzamento globale delle acque marine fino a quasi 1 metro al 2100. Ma questi dati difettano di dettagli regionali e per colmare questa lacuna stiamo realizzando un modello unico al mondo che combina diversi fattori, come la fusione dei ghiacci terrestri – principalmente da Groenlandia e Antartide – l’espansione termica dei mari e degli oceani per l’innalzamento della temperatura del Pianeta, l’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi e dalle maree, ma anche l’isostasia e i movimenti tettonici verticali che caratterizzano l’Italia, un paese geologicamente attivo dove si manifestano con grande frequenza bradisismi e terremoti anche nelle aree costiere”, spiega il climatologo Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio di “Modellistica climatica e impatti” dell’ENEA.

“Il Mediterraneo, infatti, ha caratteristiche del tutto particolari: prima di tutto assomiglia più a un lago che a un mare, in quanto bacino semichiuso ‘alimentato’ principalmente dall’Oceano Atlantico, attraverso le Stretto di Gibilterra, ma anche dal Mar Nero attraverso lo Stretto dei Dardanelli. Questo travaso di acque avviene perché l’Atlantico è più alto di 20 cm e il Mar Nero di 50 cm rispetto al Mediterraneo, il cui livello è comunque stimato in crescita nei prossimi anni per l’aumento delle temperature”, conclude Sannino.

La mappatura delle sette nuove aree costiere italiane a rischio inondazione va ad aggiungersi a quelle già individuate dall’ENEA nell’area costiera dell’alto Adriatico compresa tra Trieste, Venezia e Ravenna, nel golfo di Taranto e nelle piane di Oristano e Cagliari. Ma altri tratti di costa a rischio sono stati rilevati in Toscana – Versilia - nel Lazio – Fiumicino, Fondi e altre zone dell’Agro pontino – in Campania – piane del Sele e del Volturno – e in Sicilia – aree costiere di Catania e delle isole Eolie.

“Negli ultimi 200 anni il livello medio degli oceani è aumentato a ritmi più rapidi rispetto agli ultimi 3 mila anni, con un’accelerazione allarmante pari a 3,4 mm l’anno anno solo negli ultimi due decenni. Senza un drastico cambio di rotta nelle emissioni dei gas a effetto serra, l’aumento atteso del livello del mare entro il 2100 modificherà irreversibilmente la morfologia attuale del territorio italiano, con una previsione di allagamento fino a 5.500 km2 di pianura costiera, dove si concentra oltre la metà della popolazione italiana”, sottolinea il geomorfologo Fabrizio Antonioli dell’ENEA.

Mappe nuove aree costiere italiane a rischio inondazione
Mappe altre aree costiere italiane a rischio inondazione
Cartina geografica con tutte le aree a rischio

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Fotovoltaico e prosumer, un futuro che si deciderà in pochi mesi

Lunedì, 9 Luglio 2018
Redazione QualEnergia.it
Nell’ultimo rapporto di SolarPower Europe sull’evoluzione del fotovoltaico in Europa, un capitolo è dedicato alla generazione diffusa con i piccoli impianti. In sintesi i punti che a breve dovranno essere ancora chiariti a livello di Unione europea.
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Tra le tendenze che plasmeranno il mercato globale del fotovoltaico, evidenziate nell’ultimo rapporto di SolarPower Europe (SPE, Global Market Outlook 2018-2022 allegato in fondo all’articolo), un punto particolarmente significativo riguarda la generazione distribuita da impianti FV.

Così, dopo aver visto le previsioni di SPE sull’andamento della nuova potenza installata nei prossimi anni in Italia e negli altri paesi, oltre alle stime sull’evoluzione delle varie tecnologie e dei relativi costi, cerchiamo di capire quale potrebbe essere il futuro dei sistemi fotovoltaici di taglia ridotta.

Un futuro che inizia a definirsi spingendo all'ottimismo, si legge nel rapporto, perché le istituzioni europee in questi mesi hanno concordato alcuni aspetti cruciali della nuova direttiva per le fonti rinnovabili, tra cui il riconoscimento del diritto di autoprodurre, accumulare e scambiare elettricità con piccoli impianti, senza essere “puniti” da oneri o tasse (vedi QualEnergia.it).

Tuttavia, evidenzia SPE, restano alcuni elementi da chiarire con urgenza, se si vuole sbloccare appieno il potenziale delle reti energetiche diffuse, più flessibili e “democratiche”, imperniate sul ruolo attivo degli utenti (prosumer: singoli cittadini o intere comunità dell’energia), che possono acquistare e vendere chilowattora generati con i pannelli solari e immagazzinati nei sistemi di accumulo.

Ecco quali in sintesi:

  • Creare dei mercati “Fit-for-RES”, cioè pronti ad accogliere tutti i tipi di impianti rinnovabili, sia quelli grandi sia quelli di taglia inferiore, sotto 500 kW, in modo da favorire la loro partecipazione ai diversi servizi per la rete (gestione della domanda, energia di backup e così via).
  • Promuovere gli sviluppi tecnologici legati alle piccole fonti rinnovabili, tra cui, in particolare: generazione FV in loco con batterie integrate, ricarica intelligente dei veicoli elettrici (smart charging), soluzioni di domotica, reti digitali anche basate sui protocolli blockchain.
  • Restringere l’utilizzo dei meccanismi di capacità che continuano a remunerare la potenza resa disponibile dai vecchi impianti fossili a gas/carbone, accelerando invece la transizione verso un sistema elettrico più decentralizzato e “verde”, anche definendo un criterio di sostenibilità ambientale - massimo 550 grammi di CO2 per kWh è una delle proposte circolate finora - da riservare agli impianti che possono accedere al capacity market. Questo è un altro tema controverso che sarà affrontato nuovamente dai ministri Ue al Consiglio Energia di dicembre.

SPE Global Market Outlook 2018-2022

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Biometano, investe anche Snam

Lunedì, 9 Luglio 2018
Redazione QualEnergia.it
Attraverso la controllata Snam4Mobility ha acquistato il 70% di IES Biogas, una delle principali aziende del biogas e del biometano in Italia. Alverà: “primo passo nell’energia rinnovabile, grande potenziale per sviluppare una filiera del biometano”.

Il gas rinnovabile interessa anche Snam.

Attraverso la controllata Snam4Mobility, infatti, la società ha acquistato, per un valore di circa 4 milioni di euro, il 70% di IES Biogas, una delle principali aziende italiane nella progettazione, realizzazione e gestione di impianti per la produzione di biogas e biometano con una quota di mercato superiore al 10%.

L’acquisizione ...

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Il Governo impugna lo stop della Sicilia alle autorizzazioni alle rinnovabili

Lunedì, 9 Luglio 2018
Il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare la legge di stabilità regionale che, in attesa di un nuovo provvedimento, sospende il rilascio di titoli autorizzativi per impianti eolici e fotovoltaici. Per Palazzo Chigi contrasta con i principi costituzionali su libertà di iniziativa economica e tutela della concorrenza.

Il Governo interviene sulla questione della moratoria siciliana alle installazioni di impianti a rinnovabili.

Nel corso della seduta di venerdì, 6 luglio 2018, il Consiglio dei Ministri ha infatti deliberato di impugnare la legge Regione Sicilia n. 8 del 08/05/2018, recante “Disposizioni programmatiche e correttive per l’anno 2018. Legge di stabilità regionale”, n quanto, leggiamo dalla nota stampa del CdM, “varie norme eccedono dalle competenze statutarie e violano principi costituzionali.”

In particolare ...

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Bandi, appalti e gare del giorno: 9 luglio 2018

Lunedì, 9 Luglio 2018
Redazione QualEnergia.it
Ogni giorno, per gli abbonati di QualEnergia.it PRO, progetti europei, finanziamenti locali, regionali e nazionali, bandi per gare d'appalto in tutta Italia per la fornitura di beni e servizi su energia, edilizia ed efficienza energetica, mobilità sostenibile. I bandi del giorno e l'archivio di quelli in scadenza.

Per gli abbonati a QualEnergia.it PRO ogni giorno bandi per progetti europei, per programmi di finanziamento locali, regionali e nazionali, gare d'appalto in tutta Italia per la fornitura di beni e servizi su energia, edilizia ed efficienza energetica, mobilità sostenibile e altro ancora.

I bandi pubblicati oggi e il nostro archivio con quelli in scadenza ...

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Iscrizione ai mercati GME, il DCO con le modalità di ammissione

Lunedì, 9 Luglio 2018
Redazione QualEnergia.it
Il GME ha illustrato le nuove modalità di gestione dei processi di ammissione/iscrizione ai mercati e piattaforme del GME, e dei relativi processi di comunicazione dei dati e delle informazioni funzionali alla partecipazione. Vediamole.

Con la pubblicazione del DCO 02/2018 il GME ha illustrato le nuove modalità di gestione dei processi di ammissione/iscrizione ai mercati e piattaforme del GME, e dei relativi processi di comunicazione dei dati e delle informazioni funzionali alla relativa partecipazione.

Queste procedure saranno gestite attraverso un’apposita piattaforma ...

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“Ripulire” la blockchain con un mercato digitale della CO2: ecco come

Venerdì, 6 Luglio 2018
Luca Re
Una società di Singapore, New Era Energy, parte dell’iniziativa globale Climate Chain Coalition sostenuta dall’Onu, vuole sviluppare un protocollo per consentire di ridurre le emissioni di CO2 associate alle transazioni virtuali, come i Bitcoin. Vediamo in sintesi di cosa si tratta.
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Se il futuro dell’energia appartiene sempre di più alle reti intelligenti e interconnesse con milioni di utenti, allora bisogna trovare delle soluzioni per “ripulire” dalle emissioni inquinanti le transazioni governate dai registri della blockchain.

Ed è proprio questa l’idea che regge il progetto della società di Singapore New Era Energy, il Carbon Grid Protocol (tutte le informazioni nel documento allegato in basso), un protocollo informatico, inizialmente basato sulla piattaforma Ethereum, che punta a creare un mercato digitale anche per il carbonio.

Il progetto rientra nella Climate Chain Coalition, l’iniziativa globale, di cui fanno parte oltre 25 organizzazioni e sostenuta dal segretariato dell’Onu per i cambiamenti climatici (UNCC, United Nations Climate Change), il cui obiettivo è sviluppare le tecnologie che permettono di scambiare dati e informazioni su reti diffuse e “aperte” (Distributed Ledger Technology, DLG).

Cos’è la blockchain

Per capire più in dettaglio che cos’è e come funziona la blockchain o sistema a “catena di blocchi”, rimandiamo a un paio di nostri articoli recenti:

Qui ricordiamo, in sintesi, che la blockchain è un registro virtuale che consente di eseguire una serie di attività, come stipulare contratti e compiere pagamenti, azzerando del tutto o in parte il ruolo degli intermediari finanziari, grazie a complesse procedure, basate sulla crittografia, per approvare le singole transazioni e garantire la sicurezza dell’intero sistema.

La tecnologia blockchain è nota soprattutto nell’ambito della cripto-valuta (moneta virtuale), per via di una delle sue applicazioni più diffuse, i Bitcoin.

Tuttavia, sta attirando l’interesse di un numero crescente di aziende pubbliche/private in diversi settori, perché promette di trasformare il modo in cui sono forniti molti servizi, anche in campo energetico, ad esempio con la vendita diretta di energia solare autoprodotta dagli utenti (vedi anche QualEnergia.it La blockchain e l’energia: perché l’Europa prepara un mercato unico digitale).

Verso un mercato digitale della CO2

Tornando al protocollo ideato da New Era Energy, vediamo brevemente quali sono le sue principali finalità.

Il Carbon Grid Protocol è pensato in primo luogo per ridurre l’impatto ambientale, quindi la carbon footprint, delle transazioni di moneta virtuale.

Come evidenziano gli sviluppatori del progetto, a ogni singolo pagamento in Bitcoin, ad esempio, bisogna associare una notevole quantità di emissioni di CO2, che a sua volta dipende dall’enorme consumo energetico richiesto dai computer che lavorano incessantemente per convalidare le transazioni.

L’impatto ambientale dipende dal paese in cui si trovano i computer: ad esempio, se sono in Islanda, dove c’è abbondanza di elettricità “verde”, l’impatto sarà certamente inferiore a quello delle transazioni registrate in Cina, dove il carbone è ancora una parte preponderante del mix energetico complessivo.

Difatti, una delle possibilità per diminuire l’inquinamento di cui è responsabile la blockchain, è installare gli enormi centri di elaborazione dati in aree geografiche con ampia disponibilità di risorse rinnovabili, come grandi parchi eolici e solari.

Il grafico qui sotto, preso dal sito Digiconomist, dà avere un’idea più precisa sul consumo energetico dei Bitcoin e le relative emissioni di CO2:

Altrimenti, come propone New Era Energy, al pari di altre società che stanno lavorando nella stessa direzione, si può realizzare un mercato digitale dei crediti di CO2, molto più aperto e trasparente di un mercato regolato dalle autorità centrali, come lo stesso ETS europeo (Emissions Trading Scheme, vedi QualEnergia.it per le ultime novità dello schema ETS).

In pratica, il Carbon Grid Protocol consentirà ai partecipanti di calcolare l’impronta del carbonio per i loro pagamenti in Bitcoin o altre monete virtuali, ma potrà poi allargarsi a ogni altro tipo di registri digitali diffusi, non solo quelli delle cripto-valute.

Lo scopo, in sostanza, è arrivare a un sistema blockchain in cui ogni operazione avrà associato un certo ammontare di CO2 con il pagamento del relativo costo, nell’ambito di un vero e proprio carbon market che possa favorire la riduzione delle emissioni e la loro compensazione attraverso l’acquisto/vendita di crediti.

Vedremo, nei prossimi mesi, se questa soluzione prenderà piede e se avrà successo: nel quarto trimestre 2018, intanto, è previsto il lancio di una prima versione beta del protocollo.

Nota: alla domanda “com’è possibile ridurre il consumo energetico della blockchain utilizzando la blockchain”, che sicuramente si porranno molti lettori, si può rispondere che il consumo energetico del Carbon Grid Protocol dovrebbe essere notevolmente inferiore a quello di altri sistemi a catena di blocchi, perché sfrutterà un metodo del consenso (indispensabile per convalidare le transazioni) di tipo Proof-of-Authority (PoA), che prevede che sia solo un numero ristretto di autorità/soggetti indipendenti a verificare le operazioni.

Al contrario, quindi, del meccanismo Proof-of-Work che coinvolge una potenza di calcolo enorme ed è molto più energivoro. Inoltre, per favorire la “neutralità carbonica” il protocollo prevede altre misure per compensare le emissioni residue.

Il seguente documento è riservato agli abbonati a QualEnergia.it PRO:

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Incentivi alle auto elettriche e molto altro: il programma del nuovo Minambiente

Venerdì, 6 Luglio 2018
Redazione QualEnergia.it
Più ambizione nella decarbonizzazione, aiuti alla mobilità sostenibile, coinvolgimento della pubblica amministrazione e tanti altri punti: le linee programmatiche del ministero dell'Ambiente, illustrate ieri ijn Commissione dal nuovo ministro Sergio Costa.

Obiettivi sulle emissioni più ambiziosi, incentivi per la mobilità sostenibile, operatività dell'attesissimo Fondo per l'efficienza energetica... C'è questo e molto altro nelle linee programmatiche del ministero dell'Ambiente illustrate ieri dal ministro Sergio Costa alla commissione competente del Senato.

Vediamo i punti principali in materia di clima ed energia.

Più ambizione sulle emissioni

Sul clima, si ribadisce quanto ...

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