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SMA a Intersolar 2018, ecco le soluzioni in mostra

Giovedì, 24 Maggio 2018
News dalle Aziende
In occasione di Intersolar 2018 SMA Solar Technology AG (SMA) presenta le proprie soluzioni per il mondo dell’energia nel padiglione 3 allo stand B3.210.

In occasione di Intersolar 2018, SMA Solar Technology AG (SMA) presenta le proprie soluzioni per il mondo dell’energia nel padiglione 3 allo stand B3.210.

Sistemi interconnessi, tecnologia Smart Module a impiego mirato, integrazione dell’accumulo e gestione energetica intelligente consentono ai gestori di impianti fotovoltaici residenziali e commerciali e agli installatori di realizzare un approvvigionamento energetico indipendente, sicuro e conveniente.

I riflettori saranno puntati sulla piattaforma ennexOS per la gestione energetica digitale e intersettoriale, candidata allo Smarter E Award.

Nel campo delle applicazioni di accumulo, Sunny Central Storage è invece uno dei finalisti dell’ambito Ees Award. Nei grandi impianti ad accumulo, l’inverter con batteria garantisce la massima stabilità della rete e fornisce elettricità fotovoltaica di qualità anche nelle zone lontane dalla rete.

Aumentare l’autoconsumo

Nel campo degli impianti fotovoltaici residenziali, grazie alle possibilità di impiego mirato offerte dalla tecnologia Smart Module e alla funzione di assistenza SMA Smart Connected integrata direttamente nell’inverter, SMA Power+ Solution permette a proprietari di impianti e installatori di ottenere i massimi livelli di rendimento energetico e comfort, ad esempio con il nuovo inverter fotovoltaico Sunny Tripower 3.0-6.0.

Questo piccolo dispositivo trifase per tetti domestici è più leggero e compatto di tutti i precedenti inverter trifase SMA e riduce di circa il 30% i tempi di installazione.

Ai proprietari di abitazioni che desiderano aumentare ulteriormente l’autoconsumo attraverso un sistema di accumulo, il nuovo Sunny Boy Storage 3.7-6.0 offre la possibilità di integrare fino a tre diverse batterie ad alta tensione.

Controllo intelligente dei flussi energetici

SMA Data Manager M offre ai clienti nuove possibilità di sfruttare la propria energia in maniera indipendente, efficiente e flessibile risparmiando ancora di più sui costi. Nelle applicazioni fotovoltaiche commerciali, il sistema di gestione energetica realizza – sulla base della piattaforma ennexOS in combinazione con Sunny Portal powered by ennexOS – una comunicazione e un monitoraggio ottimali, garantendo in futuro anche il controllo di tutti i flussi energetici.

Una redditività ancora maggiore nella progettazione degli impianti fotovoltaici è assicurata dal nuovo Sunny Design Pro powered by ennexOS: per la prima volta i progettisti di impianti commerciali possono ora lavorare in un’ottica intersettoriale, simulare il funzionamento e calcolare i costi complessivi del sistema. A tal fine vengono considerati generatori e carichi elettrici, soluzioni di accumulo a batteria e componenti termici (come riscaldamento e pompe di calore).

C’è un’altra una buona notizia per i gestori degli impianti commerciali: il nuovo inverter con batteria trifase Sunny Tripower Storage consente l’integrazione flessibile di batterie ad alta tensione nei sistemi di accumulo FV commerciali e industriali fino a 1 MW di potenza. Gli utenti possono, in questo modo, ottimizzare i flussi di carico e risparmiare sui costi di acquisto della corrente.

Nuove soluzioni per centrali fotovoltaiche

Massimo ritorno sugli investimenti grazie alla flessibilità di progettazione, alla rapidità di attuazione e alla semplicità di assistenza: il nuovo inverter Sunny Highpower PEAK3, con una potenza fino a 150 kW, può essere impiegato in centrali fotovoltaiche decentralizzate da 1500 V CC.

Nelle centrali fotovoltaiche con architettura centrale, il nuovo Sunny Central 3000-EV assicura minori costi specifici e una densità di potenza ancora maggiore. Consente di ridurre i costi di sistema fino al 10% e grazie al sistema di raffreddamento OptiCool funziona a piena potenza anche con temperature fino a 35 °C.

Con le sue interfacce flessibili per dati e segnali basate sulla nuova piattaforma di gestione energetica ennexOS, il nuovo SMA Power Plant Manager consente una facile integrazione del sistema. I gestori delle centrali fotovoltaiche beneficiano così di un funzionamento affidabile e di funzioni di manutenzione efficienti.

Le grandi centrali ad accumulo sono il campo di applicazione di Sunny Central Storage. L’inverter con batteria candidato all’ees Award, componente della soluzione di accumulo SMA per grandi impianti fotovoltaici, realizza l’integrazione intelligente e connessa alla rete di sistemi di accumulo nella classe dei megawatt con e senza impianto fotovoltaico.

Trovate ulteriori informazioni sul blog Sunny di SMA.

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Quali sono le (poche) tecnologie che ci stanno portando a un mondo più “pulito”

Giovedì, 24 Maggio 2018
Redazione QualEnergia.it
Fotovoltaico, illuminazione a LED e veicoli elettrici sono tra i pochi settori che hanno meritato il “bollino verde” della IEA nel suo ultimo rapporto sull’andamento della transizione energetica. Dati, tendenze e incognite per le risorse rinnovabili a livello globale.
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Sono molto poche, solo quattro su 38, le tecnologie che hanno meritato il “semaforo verde” della IEA (International Energy Agency) nella nuova edizione del rapporto che monitora il progresso della transizione energetica su scala mondiale, Tracking Clean Energy Progress.

Fotovoltaico, illuminazione led, veicoli a zero emissioni, in particolare – il quarto settore promosso dall’agenzia è la gestione dei consumi elettrici nei centri elaborazione dati dei colossi informatici – sono in linea con le proiezioni per arrivare a un sistema economico de-carbonizzato.

Il documento analizza lo stato di sviluppo delle diverse fonti energetiche e delle misure di efficienza nei trasporti, negli edifici e nelle industrie, per verificare la loro adeguatezza allo scenario SDS, Sustainable Development Scenario, (introdotto nel World Energy Outlook 2017, vedi QualEnergia.it) che prevede di contenere il surriscaldamento globale “ben sotto” 2 gradi centigradi entro la fine del secolo, come indicato dagli accordi di Parigi.

Conviene poi ricordare che la IEA, nei mesi passati, è stata criticata per aver sottostimato il reale contributo delle risorse “verdi” nel mix futuro dell’energia, vedi l’analisi di Sergio Ferraris I trucchi della IEA sul clima oltre all’articolo Rinnovabili sottostimate nei dati ufficiali. La colpa è di un errore statistico?

Tra le tecnologie di maggiore successo segnalate dalla IEA troviamo il fotovoltaico, capace lo scorso anno di battere tutte le fonti convenzionali con quasi 100 GW di nuova potenza installata nel mondo e un numero crescente di mega-progetti in vari paesi (per un approfondimento di sintesi con i dati dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis vedi Quanti e dove sono i parchi solari più grandi (e innovativi) del mondo )

Così il solare FV, evidenzia la IEA, è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo intermedio assegnato dallo scenario SDS a questa tecnologia, pari a 2.700 TWh di generazione elettrica da fotovoltaico nel 2030.

Ora siamo a 416 TWh secondo le stime preliminari sul 2017, intorno al 2% dell’elettricità prodotta a livello planetario, come riassume il grafico sotto.

Per quanto riguarda i trasporti, l’agenzia rimarca che il 2017 ha visto un boom di vendite di auto plug-in da attaccare alla spina, poco più di un milione in tutto il mondo, +54% in confronto ai dodici mesi precedenti.

Tuttavia, lo stock di vetture elettriche sul totale circolante resta inferiore all’uno per cento (3 milioni circa), mentre l’obiettivo SDS parla del 14% di veicoli alimentati esclusivamente dalle batterie all’orizzonte 2030, quindi per soddisfarlo bisognerà mantenere un tasso di crescita annua intorno al 40% per la quota di elettrico sul parco auto complessivo (vedi anche: Auto elettrica, cosa farà l’Europa per lanciare un “ecosistema delle batterie”)

Le rinnovabili, nel complesso, per centrare il traguardo SDS al 2030, dovranno salire al 47% della generazione elettrica globale (siamo al 25% circa).

Nonostante l’ottimo andamento del fotovoltaico hanno ricevuto il bollino giallo dalla IEA, lo stesso che identifica singole risorse come l’eolico offshore, l’idroelettrico e le bioenergie, segnalando la necessità di aumentare gli sforzi, “more efforts needed”.

L’eolico a terra, in particolare, è stato declassato a causa del rallentamento delle nuove installazioni nel 2017, perdendo così lo status di tecnologia “sulla buona strada”, “on-track”, mentre geotermia, energia marina e solare CSP sono tutti da bollino rosso, “not on-track”, perché il loro sviluppo è ancora troppo limitato quanto a investimenti e diffusione geografica.

Nella sua panoramica delle tecnologie, la IEA considera anche l’evoluzione di settori controversi, come il nucleare e il CCUS (carbon capture, utilisation and storage), cioè la cattura e l’utilizzo della CO2 emessa dagli impianti industriali, due ingredienti che gli esperti dell’agenzia continuano a ritenere fondamentali nella ricetta proposta per “salvare” il clima.

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Iperammortamento, i chiarimenti del MiSE: sistemi d’accumulo non ammessi

Giovedì, 24 Maggio 2018
Redazione QualEnergia.it
Esclusi anche i sistemi di gestione dell'energia per l'illuminazione, mentre sono ammessi quelli legati ai processi produttivi. La nuova circolare con cui il ministero dello Sviluppo Economico spiega quali beni siano ammessi all'agevolazione fiscale.

I sistemi per l’energy storage non sono tra i beni che possono godere dell’iperammortamento, mentre sono ammessi altri dispositivi per la gestione dell’energia, ma solo se connessi a processi produttivi.

Sono questi due dei chiarimenti principali che riguardano le tecnologie energetiche forniti dal ministero dello Sviluppo Economico con una nuova circolare (in allegato in basso).

La “funzione principale” dei dispositivi per l’accumulo di energia, si spiega nella circolare ...

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Petrolio, il nuovo rincaro dei prezzi di un mercato sempre più volatile

Giovedì, 24 Maggio 2018
Ugo Bardi
Il mercato è ormai instabile e fuori controllo per il progressivo esaurimento delle risorse a bassi costi di estrazione. Il Brent quasi a 80 $ è un tentativo di riuscire a coprire questi costi per il petrolio non convenzionale. Gli effetti negativi per l'Italia di un'ulteriore impennata dei prezzi.
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Sono ormai non pochi anni che mi occupo del mercato del petrolio. Fra le tante cose che ho imparato, una è che se voglio sapere l’andamento dei prezzi non ho veramente bisogno di andarmi a vedere Bloomberg o uno dei tanti siti che forniscono i dati sul mercato del petrolio. Se il petrolio sale, me ne accorgo perché qualcuno mi chiede articoli e interviste. Altrimenti, silenzio.

Così, nell’ultimo mesetto o giù di lì, mi sono accorto del nuovo balzo in avanti dei prezzi del petrolio per via delle varie richieste di interviste e di commenti che ho ricevuto e sto ricevendo.

E, in effetti, al momento il petrolio Brent è intorno agli 80 dollari al barile. Se pensate che l’anno scorso, di questi tempi, era intorno a circa 45 dollari al barile, capite che c’è stato un bel cambiamento.

Cosa dobbiamo pensare di questo aumento? In pratica, dovrebbe essere abbastanza ovvio che non c’è da fare troppa attenzione alle oscillazioni momentanee dei prezzi. Tutti sanno che il mercato del petrolio è “volatile”, nel senso che i prezzi vanno su e giù come un cavallo a dondolo. Sì, tutti lo sanno, ma nessuno mette in pratica questa sapienza. Quando il petrolio era saltato a 150 dollari al barile, nel 2008, sembrava fosse arrivata la fine del mondo. Quando è sceso sotto i 30 dollari al barile, nel 2015, sembrava che fosse arrivata l’era dell’abbondanza perpetua.

Certo, se uno è un “trader,” di queste oscillazioni ci campa. Ma per la maggior parte di noi, se vogliamo capire qualcosa del mercato del petrolio, non dobbiamo far troppo caso alle oscillazioni a breve termine. Dobbiamo guardare a quello che succede su un arco di tempo perlomeno decennale. E se facciamo una media, possiamo anche riuscire a capire qualcosa. Possiamo trovare questi dati, per esempio per il Brent, anche su Wikipedia. Eccoli qui:

Tenete conto che questo grafico arriva fino al 2016 e che ora i prezzi sono tornati intorno agli 80 dollari al barile (nel grafico a lato l'andamento del prezzo del Brent negli ultimi due mesi).

Dopodiché ci vuole poco a capire una cosa: c’è stato un cambiamento importante a partire dal giro del millennio, verso il 2003. Da allora, i prezzi non sono mai consistentemente ritornati sotto i 40 dollari al barile, come era la regola del periodo precedente. Dal 2000, qualcosa è cambiato che ha reso i prezzi non solo più alti, ma anche molto più volatili.

Cos'è successo che ha cambiato così tanto le cose? Per capirlo, dobbiamo tornare indietro all’idea del “picco del petrolio” - proposta per la prima volta dal geologo americano Marion King Hubbert nel 1956. L’idea di Hubbert partiva dal fatto che l’industria petrolifera estrae per prime le risorse a minor costo di estrazione, via via che le esaurisce, si sposta verso risorse a costi più alti. Secondo Hubbert, il progressivo aumento dei costi di estrazione avrebbe avuto due effetti:

  1. aumentare i prezzi di mercato
  2. ridurre la produzione

In altre parole, Hubbert sosteneva che il petrolio non sarebbe finito tutto ad un tratto; la produzione avrebbe raggiunto un massimo per poi declinare gradualmente. Il “picco del petrolio”, appunto. Nel 1998, una previsione di Campbell e Laherrere aveva dato il 2005 come il possibile “anno del picco”.

Cosa è successo in pratica?

Le previsioni avevano qualcosa di buono, ma – come sempre succede – il mondo reale non segue mai esattamente le teorie. Verso il 2005-2008, c’è stato sia l’aumento dei prezzi sia il raggiungimento del massimo della produzione di petrolio “greggio” (detto anche “convenzionale”), al momento in declino.

Tuttavia, il sistema produttivo ha reagito in un modo che i modelli non prevedevano. Ha investito grandi risorse nella produzione di “petrolio di scisto” negli Stati Uniti e, in questo modo, ha evitato il declino produttivo dei liquidi petroliferi. Anzi, come nel vecchio detto “troppa grazia, Sant’Antonio”, ha messo in produzione una tale quantità di liquidi che il mercato ha reagito abbassando i prezzi.

Il problema è stato che ai prezzi bassi degli ultimi tre anni circa non conveniva produrre dallo scisto e i grandi investimenti fatti non hanno reso secondo le aspettative. Per cui il mercato ha cercato di adattarsi riducendo la fiammata produttiva per cercare di ritornare a prezzi un po’ più elevati, ai quali stiamo arrivando adesso.

Probabilmente, un prezzo “giusto” che possa mantenere un certo equilibrio fra domanda e offerta è intorno ai 100 dollari al barile. Ma non è detto che il mercato riesca a fermarsi a quel livello. Potremmo vedere una nuova fiammata dei prezzi a livelli ben più alti con conseguenze negative su tutto il sistema economico mondiale. Negative in particolare per l’Italia che è un’economia di trasformazione e il cui sistema economico dipende dal petrolio a buon mercato per poter funzionare.

In sostanza, il mercato petrolifero è ormai congenitamente instabile e fuori controllo, un fatto inevitabile, dovuto al graduale esaurimento delle risorse a bassi costi di estrazione.

Il petrolio di scisto, tanto osannato negli ultimi tempi, non è un petrolio facile da estrarre, anche se si sono fatti notevoli progressi nelle tecniche estrattive. Per cui, non ci possiamo aspettare di ritornare ai tempi del petrolio a buon mercato di prima della crisi. Quel tempo è ormai passato come quello dei pantaloni a campana e delle automobili con le pinne. Non ritornerà mai più.

Ne consegue che, in questa fase, dobbiamo ormai ragionare su come affrancarci dal petrolio e come farlo il più rapidamente possibile. E, per il “Paese del Sole,” le scelte dovrebbero essere ovvie!

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Auto elettrica, cosa farà l’Europa per lanciare un “ecosistema delle batterie”

Giovedì, 24 Maggio 2018
Redazione QualEnergia.it
Vediamo più in dettaglio le misure previste dal Piano strategico per la battery economy presentato nell’ambito del pacchetto sui trasporti ecologici. Almeno 10-20 super-fabbriche, più investimenti in ricerca e sviluppo, attenzione al riciclo e alle forniture “sostenibili” di materie prime.
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Dall’estrazione delle materie prime al riciclo/riutilizzo, passando per le varie fasi della produzione, l’Europa vuole diventare leader internazionale nell’industria delle batterie per i veicoli elettrici, come conferma l’importanza assegnata a questo settore dal terzo pacchetto per i trasporti “puliti”, Europe on the Move, appena presentato dalla Commissione Ue.

Vediamo più in dettaglio le misure previste dal Piano strategico per le batterie (documento completo allegato in basso), che prende le mosse dalla Battery Alliance costituita lo scorso ottobre da Bruxelles, la piattaforma di cooperazione che riunisce aziende, Stati membri e la Banca europea per gli investimenti.

Quest’ultima, tra l’altro, di recente ha deciso di finanziare con 52,5 milioni di euro la prima super-fabbrica continentale di accumulatori al litio per gli automezzi 100% elettrici, che sorgerà in Svezia e sarà realizzata da Northvolt, l’azienda scandinava guidata dall’ex manager di Tesla Peter Carlsson.

Le giga-factory sul modello di quella di Tesla sono al centro del piano proposto dalla Commissione, secondo cui in Europa dovranno esserci almeno 10-20 stabilimenti di grandi dimensioni dal 2025 in avanti, per coprire la domanda crescente di batterie per la mobilità a zero emissioni.

Bruxelles, quindi, si legge nel documento, intende favorire la realizzazione di fabbriche innovative, competitive e “sostenibili”, grazie anche all’utilizzo di energie rinnovabili nei processi produttivi, nell’ambito di un’economia circolare che include il recupero degli accumulatori a fine vita, con opportuni sistemi di rigenerazione/riciclo di componenti.

L’Europa, inoltre, sosterrà le iniziative di ricerca e sviluppo per commercializzare su vasta scala nuove soluzioni tecnologiche, ad esempio le batterie a stato solido, e per formare una forza lavoro altamente specializzata nei diversi segmenti del futuro “ecosistema delle batterie”, riassunto nello schema sotto.

Tra le risorse messe in campo, il piano segnala nuovi bandi per complessivi 110 milioni di euro nel 2018-2019, da aggiungere ai 250 milioni già fissati dal programma Horizon 2020 e ai 270 milioni da stanziare per i progetti di smart grid e accumulo energetico stazionario previsti dal pacchetto clima-energia.

Grandissima attenzione, infine, è posta all’approvvigionamento di metalli “critici”, in alcuni casi piuttosto rari e costosi, indispensabili per produrre le attuali celle al litio.

Litio, cobalto, nickel e grafite sono le materie prime essenziali, su cui si concentra uno specifico rapporto della Commissione europea (documento completo allegato in basso), che cerca di stimare a quanto ammontano le riserve dei vari metalli a livello mondiale, quale potrebbe essere il potenziale estrattivo nel nostro continente, in che modo sostituire questi materiali con altri meno costosi e altrettanto performanti.

Per approfondire questo punto rimandiamo ad alcuni articoli di QualEnergia.it:

Documenti allegati:

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Regolamento Edilizio Tipo e VIA, le indicazioni operative del Veneto

Giovedì, 24 Maggio 2018
Il Veneto ha pubblicato disposizioni applicative in materia di VIA e RET. In attesa di una completa revisione delle normative per la valutazione di impatto ambientale e della pubblicazione delle linee guida e i suggerimenti operativi per il RET vediamo su quali aspetti intervengono le relative novità in materia.

La Giunta regionale del Veneto, dopo aver recepito lo scorso anno il Regolamento Edilizio Tipo (RET), derivante dall’intesa raggiunta in sede di Conferenza Stato-Regioni ed Enti Locali nell’ottobre del 2016, finalizzato a uniformare e semplificare le norme e gli adempimenti nel campo dell’edilizia, ha approvato le “Linee guida e i suggerimenti operativi” che i Comuni potranno utilizzare per l’adeguamento del proprio regolamento edilizio al RET e le “Definizioni Uniformi”, che hanno incidenza sulle previsioni dimensionali.

Il documento sarà presto disponibile online.

Nelle linee guida ...

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Idroelettrico e DM 23 giugno 2016, prorogati i termini per entrata in esercizio impianti

Giovedì, 24 Maggio 2018
Redazione QualEnergia.it
Per gli impianti idroelettrici è concessa una proroga dei termini per l'entrata in esercizio di 238 giorni. Per non incorrere nella decurtazione della tariffa incentivante quindi gli impianti interessati dovranno entrare in esercizio entro e non oltre il 18 febbraio 2020.

Per gli impianti idroelettrici è concessa una proroga dei termini per l’entrata in esercizio di 238 giorni, periodo intercorso tra la data di pubblicazione della Sentenza del TAR e la data di presentazione della rinuncia al ricorso (22 marzo 2018).

Questa disposizione...

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Patentino di abilitazione impianti termici civili, nuove regole in Emilia Romagna

Giovedì, 24 Maggio 2018
Redazione QualEnergia.it
Alleghiamo la delibera regionale con le disposizioni dell'Emilia Romagna relative all’abilitazione alla conduzione degli impianti termici civili di potenza termica nominale superiore a 0,232 MW.

Dal 16 maggio sono in vigore ...

 

 

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Bandi, appalti e gare del giorno: 24 maggio 2018

Giovedì, 24 Maggio 2018
Redazione QualEnergia.it
Ogni giorno, per gli abbonati di QualEnergia.it PRO, progetti europei, finanziamenti locali, regionali e nazionali, bandi per gare d'appalto in tutta Italia per la fornitura di beni e servizi su energia, edilizia ed efficienza energetica, mobilità sostenibile. I bandi del giorno e l'archivio di quelli in scadenza.

Per gli abbonati a QualEnergia.it PRO ogni giorno bandi per progetti europei, per programmi di finanziamento locali, regionali e nazionali, gare d'appalto in tutta Italia per la fornitura di beni e servizi su energia, edilizia ed efficienza energetica, mobilità sostenibile e altro ancora.

I bandi pubblicati oggi e il nostro archivio con quelli in scadenza ...

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Quanti e dove sono i parchi solari più grandi (e innovativi) del mondo

Mercoledì, 23 Maggio 2018
Redazione QualEnergia.it
Un nuovo studio dell'Institute for Energy Economics and Financial Analysis fa il punto su scala globale sulle diverse tecnologie: fotovoltaico a terra e su tetto, FV galleggiante e con batterie integrate, CSP. I dati e le “classifiche” degli impianti più grandi per ogni categoria.
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Quali sono gli impianti solari più grandi costruiti finora? Quali paesi stanno investendo maggiormente sulle tecnologie più innovative nel campo del fotovoltaico?

Un recente documento dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (studio completo allegato in basso) evidenzia l’enorme progresso compiuto negli ultimi anni da questa fonte, diventata competitiva con le centrali fossili in molte zone geografiche, grazie ai prezzi scesi anche ...

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