Target Ue rinnovabili 2030, la Commissione valuta rialzo al 30%

Venerdì, 24 Novembre 2017
Redazione QualEnergia.it
I “cali impressionanti” nei costi delle fonti rinnovabili hanno convinto a rivedere le proiezioni per la fine del prossimo decennio, ha spiegato il vicepresidente della Commissione europea e commissario per l'unione energetica, Maroš Šefčovič. “Nei prossimi giorni” piani aggiornati all'Europarlamento.
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Sembra che se ne sia accorta anche la Commissione europea: il mondo dell'energia sta cambiando così in fretta che, per il 2030, quello che tre anni fa poteva (forse) sembrare un obiettivo stimolante oggi è assolutamente inadeguato.

I “cali impressionanti” nei costi delle rinnovabili, infatti, hanno convinto l'esecutivo europeo a rivedere le sue proiezioni per la fine del prossimo decennio e, in alternativa al target del 27%, si considererà un obiettivo del 30% di energia pulita sui consumi finali.

A renderlo noto è Maroš Šefčovič, vicepresidente della Commissione europea e commissario europeo per l'unione energetica, in un incontro con la stampa avvenuto ieri (che leggiamo riportato dall'agenzia Euractiv).

Come noto, il target del 27% di rinnovabili al 2030 è stato incluso nella proposta di revisione della direttiva contenuta nel Clean Energy Package, proposto dalla Commissione a novembre 2016 e attualmente al vaglio di Europarlamento e Consiglio europeo.

Il parlamento di Strasburgo, come abbiamo riportato, sembra propenso a un rialzo: la commissione Ambiente si è già espressa per un innalzamento al 35%, mentre la commissione Industria, Ricerca ed Energia, che si esprimerà il prossimo 28 novembre (giovedì prossimo) e che è quella competente per la direttiva sulle rinnovabili, nei mesi scorsi si era dichiarata unanime sulla necessità di alzare l'obiettivo rinnovabili 2030, pur non trovando un accordo sui numeri.

La novità è appunto che ora anche l'esecutivo Ue si dice potenzialmente favorevole ad alzare il target, anche se il 30% di cui ha parlato Šefčovič resta un traguardo ancora molto modesto.

A convincere la Commissione Ue sono stati gli economics: dal 2014, anno in cui l'esecutivo europeo ha proposto il percorso fino al 2030, i costi di eolico, fotovoltaico e le altre rinnovabili sono scesi così tanto “che puntare ad avere il 27% o il 30% comporterebbe grosso modo gli stessi costi”, ha spiegato il vicepresidente.

“Per questo abbiamo accolto volentieri la richiesta del Parlamento europeo di aggiornare i nostri modelli”, ha aggiunto Šefčovič, informando che la revisione “è già stata completata” e sarà inviata a Strasburgo “nei prossimi giorni”.

L'analisi con cui Bruxelles aveva presentato il Clean Energy Package (noto anche come Pacchetto d'inverno), prevedeva che “abbondanti sussidi” fossero ancora necessari alle rinnovabili alla fine del prossimo decennio, ma stimava un costo di generazione medio di 130 euro/MWh. Oggi invece, vediamo che anche una fonte relativamente costosa come l'eolico in mare riesce a offrire energia a meno della metà, 60 euro/MWh, come accaduto nell'ultima asta tedesca, ha fato notare il commissario.

Insomma, la Commissione sembra aver recepito il messaggio arrivato da un report di cui abbiamo parlato pochi giorni fa, quello realizzato dalla società di consulenza Artelys su commissione di European Climate Foundation, presentato a Bruxelles martedì (il 21 novembre).

Lo studio contestava appunto proprio gli LCOE (cioè i costi di generazione tutto compreso) delle rinnovabili elettriche considerati dalla Commissione per dimensionare gli obiettivi.

Rifacendo i conti con LCOE aggiornati al presente, si conclude appunto che puntare più in alto sarebbe economicamente conveniente per l'Unione.

In particolare, sul settore elettrico, mirando al 61% di rinnovabili anziché al 49-55% previsto dai piani attuali, risparmieremmo circa 600 di milioni di euro e guadagneremmo circa 90mila posti di lavoro.

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