Quanta potenza mi serve al contatore? Una mini-guida

Mercoledì, 6 Giugno 2018
Redazione QualEnergia.it
Come verificare se la potenza impegnata è giusta per le proprie esigenze, come cambiarla e quanto costa. Gli strumenti utili per monitorare i consumi dei vari elettrodomestici. I cambiamenti introdotti dalla riforma delle tariffe elettriche. I punti principali in sintesi.
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Quando conviene aumentare o diminuire la potenza del contatore elettrico? Come si fa a capire quanta energia stiamo prelevando in un dato momento? Chiariamo in sintesi questi dubbi, partendo da alcuni semplici appunti sulle funzioni del contatore elettronico.

Come verificare la potenza assorbita

La regola base, molto intuitiva, è che se il contatore salta frequentemente, significa che il carico richiesto supera molte volte la potenza massima impegnata, che di solito è pari a 3 kW con una tolleranza del +10% (quindi 3,3 kW).

Tutto dipende da quanti elettrodomestici sono presenti in casa e se siamo abituati a farli funzionare in contemporanea. Un appartamento molto “elettrificato”, con un piano cottura a induzione e il riscaldamento assicurato da una pompa di calore, avrà assolutamente bisogno di un valore più alto dei classici 3 kW, nell’ordine di 4-6 kW.

Per visualizzare sul contatore elettronico la potenza istantanea assorbita, basta premere quattro volte il tasto sulla destra del display. È bene precisare che l’apparecchio rileva e aggiorna il dato ogni due minuti.

Continuando a premere il tasto, il display mostrerà, oltre ai consumi di energia elettrica, anche la potenza massima richiesta nelle diverse fasce orarie (quindi P1, P2, P3) nel periodo di fatturazione attuale e in quello precedente.

In questo modo, l’utente può verificare se il numero di kW previsti dal contratto di fornitura è sovra/sotto dimensionato rispetto alle sue esigenze. Ricordiamo poi che la nuova bolletta 2.0 indica i valori di potenza massima prelevata nei vari mesi.

Monitorare i consumi

Parlando di potenza prelevata, e non di consumi complessivi, l’aspetto più importante è il numero e il tipo di elettrodomestici che si vuole tenere accesi contemporaneamente, escludendo l’illuminazione dal nostro ragionamento, che ormai grazie ai led ha un impatto molto limitato sul carico elettrico totale.

Forno, ferro da stiro, phon, lavatrice, lavastoviglie, aspirapolvere, sono tra gli apparecchi domestici di potenza maggiore, fino a 1.800-2.800 watt, ma in alcuni casi è possibile ridurre il loro “peso” sul contatore impostando un livello di funzionamento intermedio (sull’aspirapolvere ad esempio) o un eco-lavaggio.

Griglie e stufe elettriche, scaldabagni elettrici, climatizzatori, asciugatrici, sono altri apparecchi molto energivori. Di norma, quindi, chi ha un contratto standard da 3 kW, deve prestare molta attenzione a non accendere insieme due o più elettrodomestici, ad esempio forno e lavastoviglie.

Tra gli strumenti necessari a compiere misurazioni più precise, segnaliamo innanzitutto il wattmetro, che rileva la potenza istantanea prelevata dall’apparecchio cui è collegato e il relativo consumo in kWh (su Amazon si trovano wattmetri plug-in a 10-20 euro).

Poi ci sono i kit per monitorare potenza e consumi in tempo reale dell’intera abitazione, facili da installare grazie al sensore-clip da agganciare al cavo di alimentazione del contatore e al piccolo display portatile wireless. In questo caso, la spesa è maggiore, perché si parte da circa 50 euro, in base ai modelli.

Ci sono alcune funzioni particolarmente utili, ad esempio si può impostare un allarme sonoro che avverte quando si sta per superare la potenza massima preimpostata.

Per avvicinarsi al concetto di “casa intelligente”, senza eseguire interventi più invasivi sull’impianto elettrico, con poche decine di euro si possono acquistare delle prese smart che si connettono in Wi-Fi al cellulare con un’applicazione.

Queste prese consentono non solo di monitorare potenza assorbita e consumi degli apparecchi collegati, ma anche di comandare da remoto gli elettrodomestici, ad esempio programmando accensioni e spegnimenti.

Quanto costa cambiare potenza

Per quanto riguarda i costi, rimandiamo all’articolo che spiegava le novità introdotte dalla riforma delle tariffe elettriche: Cambiamo la potenza del contatore. Ma quanto costa?

Ricordiamo in sintesi i punti principali: le variazioni possono avvenire per scaglioni di 0,5 kW fino a 6 kW, dal primo aprile 2017 (e fino a marzo 2019, salvo proroghe) sia nel mercato libero sia nella maggior tutela non si pagherà il contributo di 27 euro per le richieste di aumento/riduzione della potenza, inoltre ci sarà uno sconto del 20% sul contributo previsto per ogni kW aggiuntivo, che è pari a 69,36 euro per gli utenti della maggior tutela.

(Articolo pubblicato originariamente il 5 aprile 2018 e riproposto oggi, 6 giugno 2018)

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