Prezzi elettrici retail, Italia sesta in Europa

Martedì, 10 Ottobre 2017
Redazione QualEnergia.it
In media dal 2008 nell'Unione europea i prezzi per i clienti domestici sono saliti di oltre il 24%. In Italia paghiamo in proporzione più che negli altri Stati membri per sostegno alle rinnovabili e tasse, mentre da noi è minore il carico per oneri di rete e di distribuzione. I dati dal nuovo rapporto Aceer-Ceer.

Gli italiani pagano l’energia elettrica più cara rispetto alla maggior parte degli europei, anche se in 5 paesi le bollette sono più salate e i costi dal 2008 sono saliti in tutta l’UE.

A pesare in Italia, come noto, sono soprattutto gli oneri per il sostegno alle fonti rinnovabili, per i quali in proporzione paghiamo più degli altri, mentre da noi è minore il carico per rete e distribuzione.

Sono questi alcuni dei dati principali che emergono dal nuovo rapporto di monitoraggio dei mercati al dettaglio dell’energia di Acer e Ceer (allegato in basso).

Come si vede dal grafico qui sotto, dal 2008 i prezzi elettrici in bolletta nell’UE+Norvegia sono cresciuti in media del 26,4% per gli utenti domestici e del 5,8% per quelli industriali; nonostante un’inversione di trend nel 2016, con un calo sul 2015 rispettivamente del 2,1 e del 7,1% per domestici e industriali.

Nel 2016, per i domestici il costo retail medio del kWh nell’UE allargata alla Norvegia si è attestato sui 20,53 €cent e per gli industriali a 10,73.

L’Italia, come detto, è al sesto posto in Europa in quanto a costo dell’elettricità per i clienti domestici. Come si vede nel grafico sotto, pagano più di noi l’elettricità Danimarca, Germania, Portogallo, Belgio e Spagna.

In quest'altro grafico (basato sui prezzi praticati a clienti domestici con consumi da 3.500 kWh) si nota come sulle nostre bollette incidano molto gli oneri per gli incentivi alle fonti rinnovabili:

Quella che da noi è la componente A3 incide, infatti, per il 22% del costo: il sostegno alle rinnovabili contribuisce, dunque, per un punto in più che nelle bollette dei tedeschi, dei norvegesi e degli slovacchi.

Un volume, quello degli oneri in A3 in Italia, ricordiamo per inciso, che crollerà nettamente nei prossimi anni: secondo le stime GSE, per la graduale uscita dal periodo incentivato degli impianti, si passerà dai 12,4 miliardi di euro impegnati quest’anno a 11,7 miliardi nel 2020, 7 miliardi nel 2030 e 2,1 miliardi nel 2032.

In Italia paghiamo invece meno che nel resto d’Europa per oneri di trasmissione e distribuzione, che da noi pesano per il 19%: percentuale superiore solo a quella di Grecia (16%) e Malta (17%) e corrispondente a meno della metà dei Paesi più cari (Norvegia 48%, Lussemburgo 43%, Danimarca 38%).

La componente energia delle bollette elettriche invece va dal 78% di Malta al 13% della Danimarca, con l’Italia a metà classifica con il 38%. La Danimarca è invece in testa a tutti i paesi per peso fiscale (tasse più Iva) con il 57%. Seguono Svezia (38%), Belgio (34%) e Norvegia (32%, appena l’1% sopra a Germania e Finlandia). L’Italia è anche qui nella media con il 20%.

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