Nel nuovo bilancio Ue più spese il clima. Ma non tutto è “verde” come sembra

Giovedì, 3 Maggio 2018
Redazione QualEnergia.it
Bruxelles ha proposto di destinare il 25% del budget 2021-2027 a progetti che dovranno contribuire a raggiungere gli obiettivi climatici delle politiche comunitarie, per un totale di 320 mld di €. Tuttavia l’Ue, evidenziano diverse associazioni, continuerà a finanziare opere fossili di dubbia utilità e con elevati impatti ambientali.
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Più attento all’ambiente e con meno burocrazia (il numero di programmi comunitari scenderà da 58 a 37) per essere climate friendly in quasi tutti i settori d’intervento: il budget 2021-2027 proposto dalla Commissione europea, sembra più “verde” del piano finanziario che ha guidato le politiche Ue negli ultimi anni.

Il nuovo Multiannual Financial Framework (MFF) appena presentato da Bruxelles, infatti, prevede che il 25% della spesa totale dovrà contribuire agli obiettivi climatici dell’Unione europea, contro il 20% stabilito dal budget 2014-2020.

Di conseguenza, su un piano complessivo pari a 1.279 miliardi di euro (1,1% circa del Pil dell’Ue a 27 Stati membri senza la Gran Bretagna), 320 miliardi saranno destinati a vario titolo all’economia a basso impatto ambientale: fonti rinnovabili, efficienza energetica, riduzione dei rifiuti e delle emissioni inquinanti, trasporti ecologici e così via.

L’incremento è di 114 miliardi rispetto al bilancio precedente, come riassume lo schema seguente.

Questo piano, secondo Bruxelles, dovrà essere “un motore per la sostenibilità” in modo da allineare più rapidamente i traguardi europei agli impegni sottoscritti a Parigi nel 2015.

Tra i programmi maggiormente orientati agli obiettivi climatici, evidenzia la Commissione Ue, troviamo Horizon Europe (97 miliardi di budget), che punta a sostenere la transizione verso un’economia a ridotte emissioni di CO2, Cohesion Policy (273 miliardi), con cui supportare gli investimenti nella tutela ambientale e nella prevenzione dei rischi climatici, oltre a LIFE (5,4 miliardi), focalizzato sui progetti innovativi per le tecnologie pulite.

Inoltre, Bruxelles vorrebbe finanziare il prossimo budget con nuove risorse, tra cui, in particolare, il 20% dei ricavi del mercato ETS (Emissions Trading Scheme, vedi l’approfondimento di QualEnergia.it sul carbon pricing a livello europeo) e una sorta di tassa sulla plastica, con un contributo nazionale calcolato sull’ammontare di rifiuti di confezioni e imballaggi non riciclati (0,80 € per chilogrammo).

Il bilancio Ue 2021-2017 sarà davvero “verde” come promesso?

Tra i punti critici segnalati da E3G e Friends of The Earth Europe, c’è la proposta avanzata dalla Commissione di aumentare i fondi per certi programmi, come Connecting Europe Facility, che continueranno a finanziare nuove e costose infrastrutture per i combustibili fossili di dubbia utilità futura. Si vedano anche le recenti polemiche sul ruolo centrale del gas nei progetti Ue prioritari, tra cui la costruzione del gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline) dal Mar Caspio all’Italia.

Il rischio, quindi, è che determinati investimenti potranno annacquare e contraddire quell’impegno di sostenibilità che Bruxelles intende promuovere.

Allora il prossimo budget, per essere realmente “green”, secondo le associazioni ambientaliste dovrebbe eliminare del tutto i sussidi a carbone, gas e petrolio e incrementare ancora la percentuale dei finanziamenti indirizzati alle misure salva clima (lo stesso Parlamento Ue aveva proposto il 30%).

Secondo l’European Alliance to Save Energy, l’obiettivo di destinare il 25% della spesa Ue al clima “è un buon segnale politico per gli investitori”, anche se la decarbonizzazione dell’economia europea meriterebbe un impegno maggiore, anche attraverso un innalzamento del budget complessivo all’1,3% del Pil europeo.

Inoltre, evidenzia l’associazione in una nota, Bruxelles dovrebbe includere nel piano il principio dell’efficienza energetica al primo posto, “per evitare investimenti in stranded asset” (vedi QualEnergia.it per alcune considerazioni su questo punto) e puntare con più convinzione in settori strategici come la riqualificazione energetica degli edifici, oltre a stabilire criteri chiari ed espliciti per escludere le fonti fossili dai finanziamenti comunitari.

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