Milano Smart City, il ruolo delle imprese nel disegnare la città di domani

Martedì, 13 Marzo 2018
Pierpaolo Signorelli
Il primo confronto delle aziende associate in Assolombarda dà il via al Progetto Milano Smart City, dedicato alla trasformazione del territorio, tracciando la strada dei prossimi 20-30 anni. Obiettivo: interconnessione automatica e in tempo reale di tutte le reti
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Si è tenuta a Milano, in febbraio, per le imprese iscritte ad Assolombarda la prima riunione su quello che con tutta probabilità sarà un progetto molto ambizioso per la prossima decade: fare del capoluogo meneghino la “Smart City d’Italia”, ossia l’insediamento urbano più progredito dell’area Euro-Mediterranea. 

La sfida parte dalla considerazione che le città nel 21° secolo saranno il polo attrattivo dell’umanità e si evolveranno in megalopoli di decine e decine di milioni di abitanti, secondo un andamento fenomenico tipico in tutti i continenti.

Per questo le città di oggi dovranno evolvere verso un nuovo modello per essere pronte nel prossimo futuro. Non a caso l’Onu, tra gli “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030”, ha considerato come elementi cruciali la creazione di città sostenibili e il ruolo propulsivo dell’innovazione e delle infrastrutture.

In questo contesto, il concetto di Smart City si va delineando come un paradigma di risposta ai diversi trend in atto: la mobilità elettrica, i servizi di rete gestiti in tempo reale tramite app., la domotica con i servizi ancillari, le fonti rinnovabili domestiche, condominiali e di quartiere (solare fotovoltaico e termico, accumuli).

Tutti progressi che nei prossimi anni modificheranno in modo molto profondo gli stili di vita e le abitudini quotidiane. Già oggi si vive la città in modo differente rispetto a soli dieci o, addirittura, cinque anni fa.

Se il trend di evoluzione sembra delineato in modo chiaro, meno semplice è l’inquadramento del concetto “smart” – fin troppo abusato – nonché quello di città, evidenziandosi, per quest’ultima, una difficoltà nell’identificazione dei confini dell’agglomerato urbano, per il quale si è ormai soliti definirlo città metropolitana, senza però circoscriverla nell’identità e quindi nella demarcazione.

In conseguenza di ciò va delineato quale possano essere ruolo e aspirazioni delle imprese lombarde e italiane –  perché Milano non potrà essere “smart” senza che anche tutto il resto d’Italia lo diventi – e come dovranno fare per raggiungere un simile sfidante obiettivo.

Una prima possibile riflessione relativa alla definizione di “smart city” – da alcune voci peraltro negata nella sua sussistenza – ci spinge a definirla come l’interconnessione automatica e in tempo reale di tutte le reti, sia in ordine alla loro tipologia (luce, gas acqua, tlc), alla loro natura (pubbliche o private), alla loro finalità (mobilità, comunicazione, audiovisivo): quale che sia il servizio che l’utente richiede, esso deve essere disponibile al momento del comando e deve essere integralmente modulabile secondo le sue richieste, temporali (interrompibilità) e geografiche (localizzazione).

In tal senso una città smart è una città che pur processando milioni e milioni di richieste nel singolo secondo, riesce a costruire un servizio su misura per ogni singolo utente.

Al riguardo, conforta il lavoro presentato dal Centro Studi di Assolombarda, un “metastudio” contenente una ricognizione dello stato dell’arte della letteratura in materia di smart city e un quadro concettuale di riferimento.

Di particolare pregio risulta essere l’emersione dei temi operativi, come il ruolo delle imprese, un attore strategico del cambiamento, e quello del framework di governance per definire sistemi e modalità per prendere scelte che riguardano mondi molto diversificati tra loro.

Il secondo spunto di riflessione concerne il tessuto urbano che dovrà essere coinvolto. Il contesto attuale è quello di una Milano caratterizzata da dinamiche che vanno ben oltre i semplici confini comunali, visto che, secondo i dati del Piano Urbano della Mobilità del Comune di Milano, il 36% delle persone che ogni giorno frequenta la città proviene dai 32 Comuni di area urbana, mentre il 33% arriva dai Comuni lombardi al di fuori della Città metropolitana.

Inoltre, la città è in continua evoluzione anche per quanto riguarda i centri nevralgici. Nei prossimi anni Milano ridisegnerà e riqualificherà alcune grandi aree dal Parco della scienza, del sapere e dell’innovazione nell’ex area di Expo, passando per Bovisa, Città Studi e l’Ortomercato. C’è poi per la partita degli scali ferroviari milanesi.

In questa prospettiva si dipana il terzo punto di riflessione, concernente il ruolo e l’azione delle imprese. Esse, infatti, nella dimensione urbana ricoprono la duplice parte di fruitori, al pari dei cittadini, ma sono anche chiamate a svolgere un ruolo attivo in qualità di fornitrici di tecnologie, infrastrutture e progetti per la realizzazione della smart city sostenibile. Ricade quindi su di loro l’onere dello sviluppo tecnologico e ambientale della città, proponendo la propria visione del futuro.

Su tutti questi punti si è sviluppato il dibattito in Assolombarda, dove i rappresentanti di 26 aziende hanno presentato progetti e spunti sulla tematica per raccogliere idee e sollecitazioni per disegnare insieme la città di domani.

Ogni azienda ha fornito sulla base del proprio core business la proprio idea di progresso, offrendo così uno spaccato del futuro prossimo venturo. Nell’insieme esso sembra dipingere una città viva e partecipativa, dove il cittadino è effettivamente protagonista, indipendentemente dalla sua classe economica di appartenenza, dal suo ceto di origine o dal quartiere dove risiede, poiché servizi, informazioni e network commodities accompagneranno in ogni momento e in ogni luogo il futuro utente.

Non solo, ma la procedura intrapresa da Assolombarda dimostra, da una parte, il profondo attaccamento delle aziende al proprio tessuto territoriale e sociale, anche se magari divenuto di origine, perché nel frattempo si sono espanse su tutto il territorio nazionale.

Dall’altra, una metodologia del confronto che se in questa primissima fase è rivolto principalmente ai propri associati, sarà poi estesa agli altri naturali interlocutori, quali stakeholders e istituzioni, al fine di giungere poi ad una sintesi finale che sarà poi quella da perseguire.

Si evidenzia quindi un associazionismo imprenditoriale attento alle questioni sociali e ambientali, capace di traguardare il diretto presente, per spingersi più in là, molto più là, e progettare le linee di sviluppo nei vari settori (energetico, ambientale, edilizio, infrastrutturale) destinate alla prossima generazione.

Uno spirito imprenditoriale che riconosce l’importanza –  forse, il primato della cultura – e con ha forza di recepire e rilanciare la sfida della moderna globalizzazione la quale, in modo non velato, ci sta chiedendo di evolvere per non soccombere.

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