Le tecnologie e le soluzioni per un mondo in trasformazione … e i tanti rischi

Venerdì, 1 Dicembre 2017
Gianni Silvestrini
Le tecnologie “dirompenti” accelereranno i cambiamenti nei settori energetico, produttivo, alimentare e nei trasporti. Il pericolo è che alcuni rapidi mutamenti possano avere impatti negativi a livello sociale. Per questo bisognerà gestire il cambiamento con intelligenza e progettare un diverso modello economico e dei consumi.
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Il successo delle “disruptive technologies” consentirà nei prossimi anni di accelerare in modo incredibile la trasformazione del mondo che ci circonda.

Un primo assaggio l’abbiamo avuto nella generazione elettrica con una crescita delle rinnovabili che in alcuni paesi (Gran Bretagna, Germania, Danimarca, Nicaragua) ha consentito di innalzare del 20-30% in un solo decennio la quota green nella produzione elettrica.

La riduzione dei prezzi di solare, eolico e accumulo fa ritenere possibili balzi simili in molti altri paesi nel prossimo futuro. In Italia si pensa di alzare il contributo delle rinnovabili elettriche dal 33,5% al 55% entro il 2030.

Un’analoga rivoluzione cambierà il mondo dei trasporti. La mobilità elettrica, condivisa a guida autonoma trasformerà il volto delle nostre città, riducendo il numero di veicoli. La privilegiata Norvegia, dove le auto elettriche hanno raggiunto in soli sei anni il 32% delle vendite, delinea un’evoluzione che, con il rapido calo dei prezzi, si estenderà a molti altri paesi.

Diversi governi hanno già indicato una data per la fine della vendita di auto a combustione interna (Norvegia, Olanda, Francia, Regno Unito, India ...) e cresce il numero delle città che intendono nei prossimi anni bandire i veicoli diesel. Il boom del car sharing e di servizi come quelli della problematica Uber e dell’emergente Lyft, erode spazi al trasporto convenzionale.

Anche sul fronte dell’efficienza ci sono esempi di rapidissima diffusione di tecnologie a basso consumo.

È il caso dei Led in India, dove tra il 2014 e il 2016 sono state installate 230 milioni di lampade grazie ad un programma governativo che ha consentito di ridurre drasticamente i prezzi, di tagliare del 15% le bollette e di evitare una domanda di punta di 6.000 MW. E si stima che nel 2021 i Led copriranno quasi due terzi del mercato indiano dell’illuminazione.

Passando alla manifattura, l’automazione e la digitalizzazione stanno accelerando le trasformazioni in molti comparti industriali, con un aumento della produttività e una riduzione della manodopera finora in larga parte bilanciata dalla creazione di nuovi tipi di lavori, ma con forti rischi futuri.

I robot industriali crescono annualmente del 12% e nel 2019 saranno 2,5 milioni. Secondo uno studio di McKinsey, almeno il 60% delle occupazioni potranno in futuro essere automatizzate per almeno il 30% delle attività.

L’elenco delle innovazioni che stanno rapidamente trasformando il mondo potrebbe continuare. Queste tecnologie vanno gestite con intelligenza per evitare ricadute negative sul versante sociale. Inoltre, se è vero che esse contribuiscono in maniera significativa al contenimento delle emissioni climalteranti, per tagliare drasticamente le emissioni occorrono anche cambiamenti comportamentali e modifiche dello stesso modello economico.

«Festìna lente»: Abbinare l’accelerazione con la tenerezza/lentezza

Il successo nella sfida climatica potrà ottenersi solo abbinando le “disruptive technolgies” con soluzioni “soft” e ripensando l’attuale modo di produzione e di consumo.

Dovremmo ispirarci al motto dell’imperatore Augusto, «Festìna lente», affrettati lentamente, adottato da Cosimo dei Medici che nel suo stemma inserì una tartaruga con una vela.

Vanno in questa direzione i cambiamenti che incidono sull’alimentazione, sugli spostamenti, sulle modalità di generare e consumare energia, sul rapporto con i beni di consumo, ma sono destinati a svolgere un ruolo importante anche i modelli alternativi di produzione, di condivisione, le esperienze di economia solidale.

I risultati ottenibili possono essere indicativi. Pensiamo alla riduzione dell’uso della carne di manzo e degli sprechi alimentari, considerando che il solo allevamento dei bovini è responsabile del 10% delle emissioni climalteranti mondiali.

Veniamo all’agricoltura. Vanno apprezzati i tentativi di rivisitazione del modello imperante grazie a soluzioni circolari quali il “biogas fatto bene” - doppi raccolti, uso del digestato come fertilizzante, aumento del carbonio e della fertilità dei suoli. Stanno inoltre diventando significativi i risultati dell’agricoltura biologica, delle produzioni locali genuine che saltano l’intermediazione della grande distribuzione, degli orti urbani che vanno diffondendosi.

Il settore dove i cambiamenti comportamentali potranno incidere di più è quello degli spostamenti urbani. Il successo della mobilità elettrica, condivisa e a guida autonoma consentirà di ridurre sia i parcheggi sia il numero di veicoli in circolazione.

Si favorirà così la rapida crescita di soluzioni semplici e amichevoli come la bicicletta. Nel prossimo decennio le due ruote potrebbero soddisfare tra il 30 e il 50% della mobilità cittadina, un risultato già ottenuto dalle città virtuose. Anche in questo caso parliamo di una risposta climatica a basso costo e molto efficace, visto che potrebbe contribuire a ridurre di almeno un quinto le emissioni di CO2 dei trasporti urbani.

Passando ai consumi energetici, sono molte le esperienze che indicano come l’informazione e la responsabilizzazione dei cittadini consentano di ottenere risultati interessanti. In alcune scuole italiane il coinvolgimento degli studenti ha consentito di ridurre del 30% la domanda di energia. Ci sono società che, grazie ad un’informazione mirata sui consumi delle famiglie e sulle possibilità di risparmio, sono riuscite a contenere i costi delle bollette.

Si può intervenire in maniera incisiva anche nel settore della produzione delle merci. Un primo spettro di azioni riguarda il riuso, la riparazione e la ricostruzione. Una progettazione mirata può inoltre garantire una vita più lunga degli oggetti e includere la possibilità di interventi successivi per introdurre i miglioramenti connessi con l’evoluzione tecnologica.

Alcune recenti decisioni governative indicano il crescere della sensibilità su questi temi. La Svezia ha dimezzato l’Iva per le riparazioni. La Francia obbliga le aziende a indicare la durata di vita dei prodotti e la disponibilità di pezzi di ricambio, punendo l’obsolescenza programmata. L’Austria ha adottato un’etichetta di eccellenza che segnala prodotti elettronici con lunga vita e facilmente riparabili.

Più sul lungo periodo si può immaginare che l’espansione dell’utilizzo della stampa 3D potrà contribuire a ridurre le emissioni, limitando i trasporti delle merci e gli sprechi di materiale.

Cambiare modello

Per invertire la tendenza dominante occorre però una rivoluzione rispetto alle attuali logiche.

La gravità delle sfide che incombono, a iniziare da quella climatica, impone una ridiscussione di un modello economico che alimenta la domanda di consumi superflui, aggredisce le risorse del pianeta, aumenta le diseguaglianze.

Le multinazionali dei vari comparti continueranno a spingere per alimentare la domanda. Non possono farne a meno. Da qui un messaggio verso la sobrietà, che da appello etico deve trasformarsi in scelte politiche, in mobilitazione.

Ma questo passaggio è molto delicato, poiché l’attuale modello garantisce l’occupazione solo a fronte di un aumento del Pil. E anche questo obiettivo è a rischio con la progressione dell’automazione.

Sono temi delicati ma affascinanti sui quali cercheremo di riflettere ancora su queste pagine.

L'articolo è tratto dall'editoriale di Gianni Silvestrini pubblicato sulla rivista QualEnergia n.5/2017, con il titolo "La nuova Sen: pass avanti, ma ancora limiti".

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