L’auto dei prossimi anni: ibrida o full electric? Una visione controcorrente

Martedì, 6 Giugno 2017
Guido Chiesa
Una critica al modello di vetture full electric. Sono oggi veramente ecologiche. Hanno mercato? Quali investimenti nell'infrastruttura per la ricarica veloce? E il riciclo delle batterie? Vetture ibride alimentate da piccoli impianti FV sono forse soluzioni più efficaci nel breve-medio periodo?

Sotto l’ossessione delle “emissioni zero” molte industrie automobilistiche stanno lanciando vetture totalmente elettriche.

A mio giudizio, stanno mettendo i carri davanti ai buoi. Stanno cioè per imbarcarsi nella produzione di auto destinate nei prossimi anni a conquistare solo una modestissima fetta di mercato.

Tanto per incominciare progettano molte autovetture con autonomie di 300-500 km e ricarica rapida, dell’ordine della mezz’ora. Ossia autovetture tali da offrire più o meno la stessa facilità di utilizzo delle autovetture a combustibili fossili.

Ma questa ipotesi dà per scontato che nel futuro manterremo lo stesso stile di vita cui siamo abituati oggi, mentre non è detto che questo sia l’unico modo di vivere e l’unico modello di mobilità possibile.

Una seconda obiezione sta nel fatto che, fintantoché l’energia elettrica che utilizziamo sarà prodotta in larga parte nelle centrali a combustibili fossili - in particolare, a gas metano - non è vero che le auto elettriche siano a emissioni zero.

Lo saranno solo quando l’intera produzione di energia elettrica proverrà da centrali a fonti rinnovabili, ma nessuno sa quando questa rivoluzione potrà avvenire. Nel frattempo forse sarebbe meglio bruciare il metano direttamente nei motori delle autovetture, evitando così di perderne una discreta percentuale lungo le linee elettriche.

L’ulteriore obiezione è che, quando le fonti rinnovabili avranno soppiantato completamente i combustibili fossili, sarà comunque necessario garantire la continuità di rifornimento. Il che comporta enormi investimenti in centrali di stoccaggio.

Qualche cosa si potrà fare con le centrali idrauliche di pompaggio, ma la gran parte dovrà essere fatto con l’uso di batterie. E non è detto sia opportuno, dal puro punto di vista ambientale, avere milioni e milioni di batterie al litio da riciclare per l’eternità.

In quarto luogo la ricarica rapida impone l’assorbimento di una rilevante potenza per ogni punto di prelievo. Il contemporaneo allacciamento di migliaia di autovetture comporterebbe la richiesta di una potenza che attualmente la rete non è in grado di sopportare e lo sarà solo dopo ingenti investimenti e la compromissione di molti kmq di territorio per gli impianti FV e le reti ad alta tensione.

A questo punto una domanda viene spontanea: c’è un altro modello di sviluppo che garantisca la stessa libertà di movimento con autovetture a emissioni zero e un minore impatto sull’ambiente?

Sulla spinta dell’esperienza personale maturata con una Golf GTE, una ibrida plug-in con un motore elettrico accoppiato ad un motore termico, penserei di sì.

Innanzitutto ho potuto verificare che, disponendo di un piccolo impianto a impianto FV da 2,55 kW e un modesto cambiamento di abitudini, sono riuscito a percorrere più o meno il 50% dei km annuali con l’energia elettrica solare autoprodotta.

Potessi poi disporre di un impianto un po’ più potente, diciamo 4,5-6 kWp, e la mia auto avesse una autonomia di 75-100 km, invece degli attuali 50 km, potrei alzare quella percentuale a 60-70% senza andare a gravare sulla rete con prelievi di potenza ed energia fuori dai consueti parametri di un’utenza domestica.

Se poi si diffondessero colonnine per la ricarica delle batterie in parcheggi pubblici coperti da pannelli fotovoltaici, quelle percentuali potrebbero essere raggiunte anche da molti automobilisti che non dispongono di propri impianti fotovoltaici. 

In secondo luogo penso che il motore termico della mia auto, oggi alimentata a benzina, potrebbe essere inizialmente alimentato da un miscela di benzina e biocarburante (quest’ultimo a emissione zero di CO2 pari a zero perché restituisce all’ambiente l’anidride carbonica assorbita durante la fase di crescita dei vegetali necessari per produrlo); in seguito potrebbe forse essere alimentato solo da biocarburante. Avremmo così realizzato l’auto ad emissioni quasi zero o quasi. Su questa seconda ipotesi non ho elementi per dire se sia fattibile, però credo varrebbe la pena che qualcuno incominciasse a pensarci.

L’auto ibrida è più duttile, consente di raggiungere località anche poco servite dall’energia elettrica perché il motore termico costituisce una riserva di autonomia importante, tale da consentire anche lunghe percorrenze senza bisogno di cercarsi punti di ricarica.

Coloro che oggi dispongono di auto a GPL hanno esperienza di cosa significa avere vincoli di questo genere. Inoltre una mobilità incentrata su auto ibride già oggi consentirebbe di ridurre in modo consistente le emissioni senza dover aspettare molti anni affinché il sistema di produzione energetica evolva verso il tutto rinnovabile.

Infine, una mobilità basata in larga parte sulla autoproduzione diffusa di energia elettrica sarebbe decisamente più in sintonia con le caratteristiche stesse delle rinnovabili.

Forse dovremmo cambiare un po’ le nostre abitudini, ma sono convinto che il gioco ne varrebbe la candela.

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