In Gran Bretagna anche l’eolico offshore è più economico del nucleare

Martedì, 12 Settembre 2017
Redazione QualEnergia.it
Nella seconda asta inglese per le rinnovabili, tre grandi impianti marini hanno accettato di produrre energia a un costo ampiamente inferiore di quello contrattato da EDF per la futura centrale atomica di Hinkley Point. I risultati della gara con uno sguardo alla costante riduzione dei prezzi delle tecnologie pulite.
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Che senso ha investire in nuovi impianti nucleari con i prezzi sempre più bassi delle energie rinnovabili?

Sono in molti a domandarselo in Gran Bretagna, alla luce dei risultati ottenuti dall’eolico offshore nella seconda tornata di aste competitive regolate dai Contracts for Difference (CFD).

Parliamo di tre grandi impianti la cui entrata in funzione è prevista a scaglioni tra 2021 e 2023, per complessivi 3,2 GW di potenza installata.

Il prezzo più basso spuntato nell’asta - vedi documento in fondo con i dati completi pubblicati dal governo inglese - è pari a 57,50 £/MWh (circa 63 €/MWh al cambio attuale) per i due progetti Hornsea 2 e Moray Offshore Windfarm, rispettivamente 1,3 GW e 950 MW di capacità, mentre il parco Triton Knoll da 860 MW riceverà un prezzo di esercizio di 74,75 £/MWh (circa 82 €).

Il meccanismo previsto dai CFD pagherà agli operatori offshore la differenza tra il valore “base” (strike price) aggiudicato nell’asta e il prezzo di riferimento (reference price), che riflette il costo medio all’ingrosso dell’energia elettrica scambiata sul mercato britannico.

La logica di tale incentivo, in sintesi, è favorire gli investimenti in fonti pulite al minor costo possibile per la collettività, assicurando anche una costante e adeguata remunerazione alle aziende partecipanti.

Il punto è che l’eolico marino, la più onerosa tra tutte le risorse rinnovabili, sta raggiungendo una competitività impensabile fino a pochi anni fa.

La Gran Bretagna non è un caso isolato: di recente, in Germania alcuni progetti hanno vinto le aste con offerte a sussidi-zero, grazie ad alcune regole particolarmente propizie - il bando tedesco escludeva i costi di connessione, ad esempio - e alla fiducia che gli operatori ripongono nell’avanzamento tecnologico con turbine sempre più efficienti e minori costi di installazione-manutenzione.

La corsa dell’eolico in mare ha già innescato una serie di considerazioni sul mix energetico “desiderabile” per la Gran Bretagna e, in particolare, sull’inutilità di costruire nuovi mega reattori nucleari.

I conti sono presto fatti: la centrale di Hinkley Point C, approvata in via definitiva lo scorso anno dal governo di Theresa May, avrà due reattori EPR da 1,6 GW per un investimento totale nell’ordine di almeno 18 miliardi di sterline, generando elettricità al costo di 92,50 £/MWh, quindi ben più alto dei numeri usciti dalle aste al ribasso con i CFD (vedi anche QualEnergia.it).

Tra l’altro, Hinkley Point riceverà quella cifra per 35 anni, mentre il Contract for Difference si fermerà a 15 anni di prezzo garantito.

Per pura coincidenza, la capacità cumulativa dei tre parchi offshore sarà la stessa dei due reattori nucleari progettati dalla francese EDF; certo, si potrebbe obiettare che l’atomo produrrà energia senza interruzioni, al contrario delle pale eoliche con output variabile, soggetto alle condizioni meteorologiche.

Tuttavia, ci sono diverse soluzioni per gestire questa variabilità, in particolare i sistemi di accumulo elettrochimico che la National Grid sta sostenendo con programmi e incentivi (vedi QualEnergia.it).

Gli impianti offshore, inoltre, in virtù delle grandi dimensioni delle turbine, in grado così di sfruttare la maggiore costanza e intensità dei venti marini, possono garantire mediamente una generazione elettrica molto più stabile di altre fonti rinnovabili, soprattutto se “messi in rete” attraverso molteplici collegamenti con la terraferma.

Tornando alla competitività dell’eolico offshore, i rapporti di varie società di consulenza evidenziano che il costo “tutto compreso” dell’elettricità generata (LCOE, Levelized Cost of Electricity) è destinato a crollare ancora in pochi anni, tanto da scendere sotto 40 €/MWh, quasi il 70% in meno rispetto al 2010.

Diversi fattori stanno contribuendo a questa tendenza: incessante sviluppo tecnologico, turbine giganti, fiducia degli investitori e conseguente abbassamento del costo del denaro, scelta dei siti con le condizioni ambientali più favorevoli in termini di ventosità, altezza dei fondali, distanza dalla costa eccetera, sistemi di controllo che permettono di ridurre guasti e manutenzioni, previsioni meteo accuratissime (Sensori ambientali e diagnostica avanzata per un eolico sempre più smart).

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