Efficienza energetica nell'industria, gli impatti delle riforme e il polso del settore

Lunedì, 11 Giugno 2018
Redazione QualEnergia.it
Nell'ultimo anno sono cresciuti gli investimenti in risparmio energetico nel settore industriale. Ma riforme come quelle sugli oneri dei "non domestici" e sugli sgravi agli energivori rischiano di frenare gli interventi. L'analisi dell'E&S Group e un sondaggio tra gli energy manager.
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La propensione degli operatori industriali per l'efficienza energetica nell'ultimo anno è aumentata. Questo nonostante alcune novità normative come la riforma delle tariffe elettriche per gli utenti non domestici taglino anche di un terzo la redditività di certi investimenti, costituendo di fatto un freno per determinati interventi.

Nel 2017 la percentuale di coloro che hanno effettuato investimenti in efficienza energetica è aumentata dal 70 all’81% rispetto allo scorso anno e il 56% delle imprese ha dichiarato di aver investito di più nell’ultimo anno rispetto agli anni precedenti.

A mostrarlo un questionario compilato da 191 energy manager, curato dalla Federazione italiana per l’uso Razionale dell’Energia e dall'Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano (e le cui risposte sono state confrontate con gli associati delle associazioni di Categoria ASSOEGE, ASSOESCO, ANIMA, ANIE per confermare la consistenza delle informazioni).

Trend positivo

L'inchiesta ha permesso di mappare più di 100 milioni di euro spesi in efficienza energetica compiuti nel 2017 e realizzati da più dell’80% del campione. Paragonando il dato con un'analoga indagine sul 2016, il trend di crescita è aumentato sensibilmente, mentre dal 2016 al 2017 scendono dal 13% al 5% le imprese che dichiarano di aver investito meno dell'anno precedente.

Un risultato coerente con il dato sugli investimenti in risparmio energetico nel settore industriale censiti dall'ultimo Energy Efficiency Report dell'E&S Group, saliti a 2,2 miliardi di euro (grafico sotto) grazie soprattutto a cogenerazione e i sistemi di combustione efficienti.

La riduzione dei consumi energetici, emerge dalle risposte degli energy manager, è la ragione principale che spinge le imprese a valutare e realizzare gli investimenti in efficienza energetica, ma il 57% delle imprese ha effettuato investimenti in efficienza energetica a seguito della necessità di sostituire impianti o macchinari obsolescenti.

Il principale freno per gli interventi, riconosciuto da ben 2 imprese su 3, è dato dai tempi di ritorno eccessivi. Il secondo maggior ostacolo, con una percentuale del 36% riguarda l’incertezza del quadro normativo, ossia la difficoltà nel recepire in modo esatto gli obblighi e gli schemi di incentivazione, oltre che la difficoltà nel recepire la discontinuità delle leggi negli anni.

Altre barriere minori riguardano l’interazione critica con il processo produttivo e/o il processo di acquisto e la difficoltà di accesso al capitale.

L'impatto delle novità normative

Sul versante normativa, è interessante citare la stima che, nello stesso report in cui si presenta l'indagine, gli analisti dell'E&S Group fanno degli impatti sugli investimenti delle ultime novità normative.

Le riforme degli oneri di sistema, gli sconti in bolletta derivanti dal decreto energivori e le agevolazioni per i nuovi gasivori, “riducono fortemente il costo energetico delle imprese e potrebbero avere un impatto negativo sugli investimenti in soluzioni di efficienza energetica nei prossimi anni. I tempi di rientro degli investimenti, infatti, si allungano notevolmente, costituendo una possibile barriera alla diffusione degli interventi in efficienza energetica”.

Come si vede nella tabella sotto, interventi come quelli su illuminazione e motori elettrici vedono il tasso di ritorno sull'investimento tagliato di circa un terzo dalle riforme. Non è un caso che la sostituzione di motori elettrici e inverter abbia visto nel 2017 investimenti in calo del 19% rispetto al 2016.

“È opportuno notare – osservano gli analisti del PoliMi - come le imprese che beneficiano degli sconti in bolletta sono le stesse che ai sensi del D.lgs 102/2014 sono obbligate a condurre audit energetici e questo fatto sembra in disaccordo con le riforme appena introdotte che, come già pienamente discusso, deprimono gli investimenti in efficienza energetica. Alla luce di quanto detto – si suggerisce - l’applicazione di forme aggiuntive di incentivazione o obbligo in merito agli interventi in efficienza energetica potrebbe costituire la strategia vincente per evitare ripercussioni sull’intero mercato italiano.”

Risorse interne e un intervento alla volta

Tornando al sondaggio, nel settore industriale gli investimenti per l’efficienza energetica sono stati effettuati solo per un 23% in modalità “sistemica” ossia unici investimenti caratterizzati dall’implementazione di diverse soluzioni, mentre per un 77% con l’implementazione di una singola tecnologia alla volta.

Il 70% delle imprese che ha sostenuto investimenti in efficienza energetica nel corso del 2017 ha realizzato gli interventi internamente e il 54% ha preferito far leva sulle competenze interne per la gestione degli incentivi correlati.

Tra i soggetti esterni c’è una distinzione tra coloro che realizzano i lavori e coloro che gestiscono gli incentivi. Nel primo caso prevalgono i fornitori di tecnologia che insieme alla vendita della soluzione stessa propongo anche altri servizi correlati quali l’installazione, la gestione e la manutenzione della tecnologia.

Nel secondo caso invece i soggetti esterni maggiormente presenti, che raggiungono il 28% delle imprese del campione, sono le ESCo, le quali operano da attori specializzati nell’attività di gestione degli incentivi.

Le utility sembrano essere poco presenti sul mercato per quanto concerne la realizzazione degli interventi di efficienza energetica, e le uniche imprese del campione che si sono rivolte ai fornitori di elettricità e/o gas sono le imprese energivore, grandi e PMI, soggetti particolarmente sensibili al costo del vettore energetico.

Per quanto riguarda il finanziamento degli interventi di efficienza energetica, le imprese oggetto di indagine hanno mostrato una netta preferenza nel gestire internamente le attività relative all’utilizzo e/o alla raccolta dei fondi necessari per la realizzazione degli interventi. Prevale a questo proposito la volontà di gestire internamente il finanziamento, attraverso mezzi quali il capitale proprio e/o il prestito bancario.

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