Dal trasporto aereo e marittimo il rischio del 40% delle emissioni globali al 2050

Martedì, 13 Febbraio 2018
Daniela Patrucco
Un censimento dettagliato dell'impatto ambientale del trasporto aereo e marittimo in particolare a livello dell'UE28 e i possibili scenari che si potranno delineare fino al 2050. Una sintesi dal rapporto “Transport and Environment Reporting Mechanism – TERM” dell’Agenzia Europea per l’Ambiente.
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L’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha dedicato il rapporto “Transport and Environment Reporting Mechanism – TERM” al settore del trasporto aereo e marittimo, con un censimento puntuale del loro impatto ambientale (report allegato in basso)

Negli anni in cui la crescita economica ha stimolato il commercio e i viaggi internazionali, il trasporto internazionale di merci e passeggeri ha incrementato il volume dei suoi traffici, insieme a quello delle emissioni.

Se non saranno intraprese ulteriori azioni di mitigazione si prevede che entro il 2050 il trasporto aereo e marittimo insieme contribuiranno nell'UE28 per quasi il 40% delle emissioni globali di anidride carbonica rispetto al 26% del 2015.(vedi grafico a destra).

I due settori affrontano sfide complesse a causa di modalità operative consolidate e difficili da cambiare. Ad esempio, i pregressi investimenti in infrastrutture aeroportuali e marittime convenzionali possono ritardare l'adozione di tecnologie e opportunità più sostenibili, come di incoraggiare modi di trasporto alternativi più puliti (ferrovia) per viaggi più brevi.

Allo stesso modo, la lunga durata di vita di aerei e navi può ostacolare un passaggio più rapido verso tecnologie più pulite.

Tra gli altri ostacoli da superare anche la mancanza di ricerche sui carburanti più puliti sia per gli aerei che per le navi, nonché i costi legati alla loro produzione. Inoltre, i trasporti aerei e marittimi internazionali beneficiano di significative esenzioni fiscali sui combustibili fossili, che possono costituire un'ulteriore barriera al cambiamento.

Nel grafico il contributo del settore del trasporto sul totale delle diverse emissioni nell'UE al 2015.

L’impatto ambientale del trasporto aereo

Le emissioni di questo settore in Europa sono più che raddoppiate dal 1990 (+108%), nonostante una certa riduzione negli anni successivi alla recessione economica del 2008. Nel grafico l'andamento del trasporto passaggeri via aerea.

Tra il 2013 e il 2016 le emissioni del settore sono aumentate a un tasso medio di quasi il 2% ogni anno. All'interno dell'UE-28, le emissioni prodotte dall'aviazione hanno rappresentato (come si vede dal grafico più in alto) circa il 13% delle emissioni totali di gas serra dei trasporti e circa il 3,3% delle emissioni totali di CO2 dell'UE. Su scala globale invece le emissioni climalteranti del trasporto aereo sono solo pari all'1-2% delle emissioni totali.

Si prevede che il settore del trasporto aereo continuerà a crescere nei prossimi decenni, con una crescita annuale delle emissioni a livello europeo tra l'1 e il 4%.

È stato stimato che se non saranno intraprese globalmente ulteriori azioni, il trasporto aereo potrebbe contribuire fino al 22% delle emissioni di CO2 entro il 2050.

Per rimanere entro i 2° C di aumento globale della temperatura il rapporto EEA suggerisce che le emissioni globali dell'aviazione nel 2030 non dovrebbero essere superiori del 39% rispetto al 2005, mentre nel 2050 dovrebbero essere inferiori almeno del 41% rispetto al 2005.

Oltre alla CO2, il trasporto aereo è responsabile dell’inquinamento da ossidi di azoto (NOx), ossidi di zolfo (SOx), monossido di carbonio (CO), idrocarburi incombusti o parzialmente combusti (noti come composti organici volatili o COV) e particolato (PM), inquinanti formati dalla combustione del carburante aereo durante il volo, il decollo e l'atterraggio.

Le emissioni di ossido di azoto durante la navigazione ad alta quota comportano un incremento dell'ozono (O3) nella parte superiore della troposfera e nella bassa stratosfera, con conseguente effetto serra.

La posizione degli aeroporti e la necessità di servizi di accesso e infrastrutture determinano inoltre una pressione rilevante sull'uso del suolo e gli habitat naturali. Il funzionamento dell'aeroporto implica un uso intensivo di energia e produce una quantità rilevante di rifiuti.

Non è infine da sottovalutare l'esposizione al rumore della popolazione che vive nelle zone limitrofe agli aeroporti: analisi recenti mostrano che circa 4,1 milioni di persone in Europa sono esposte al rumore al di sopra dell'indicatore di 55 dB nell’arco delle 24 ore previsto dalla direttiva UE 2002/49/CE.

L’impatto ambientale del trasporto marittimo

Anche il settore del trasporto marittimo è cresciuto in modo significativo negli ultimi decenni, a causa dello sviluppo economico in una serie di economie emergenti come la Cina e l'India, e per la maggiore globalizzazione degli scambi.

Il commercio mondiale dipende molto dalle spedizioni marittime. Ad esempio il 75% del peso delle merci UE trasportate via mare nel 2013 per un valore di 1.733,7 miliardi di euro. La sicurezza alimentare e energetica in tutto il mondo si basa quindi sulla distribuzione di merci tramite le spedizioni internazionali. È anche un'importante fonte di occupazione, con 4,2 milioni di posti di lavoro legati alle attività marittime e alla navigazione in tutto il mondo.

Nell'UE-28 nel 2015, sono state movimentate 3.838 milioni di tonnellate di merci e 2.224.608 navi hanno visitato i principali porti. Tra i 20 più grandi porti container del mondo ci sono Rotterdam (11°), Antwerp (14°) e Amburgo (18°). Il carico secco e i prodotti petroliferi rappresentano gran parte del carico globale di merci, rispettivamente circa due terzi e un terzo. Le navi mercantili costituiscono il 21% della flotta europea. Nel 2016, l'UE-28 controllava il 37% della flotta mercantile mondiale con Spagna, Germania e Norvegia in testa per numero di navi mercantili.

Le attività marittime dipendono dai combustibili fossili e pertanto contribuiscono in maniera consistente al cambiamento climatico e all'inquinamento atmosferico.

Nell'UE28 il trasporto marittimo internazionale contribuisce in misura significativa alle emissioni di inquinanti atmosferici, con il 16% di NOx, il 4% di particelle con un diametro di 10 μm o inferiore (PM10), il 7% di PM2. 5 e 16% delle emissioni di SOx.

In particolare, le emissioni di PM, NOx e SO2 prodotte dalla navigazione contribuiscono a una cattiva qualità dell'aria e, quindi, hanno impatti negativi sulla salute umana e degli ecosistemi. Per le emissioni globali di zolfo e ossidi di azoto (SOx e NOx), il settore marittimo è tra i maggiori emettitori e contribuisce fino all'8% e al 15% ai rispettivi totali globali.

Poiché la riduzione delle emissioni terrestri avrà un ritmo più veloce, si prevede che il contributo relativo del traffico merci marittimo all’inquinamento atmosferico aumenterà fino al 2020. Ciò potrebbe comportare entro il 2020 emissioni di NOx delle spedizioni via mare pari a quelle provenienti da fonti terrestri. Inoltre sebbene il PM totale rilasciato sia inferiore, si ritiene che abbia un impatto più grave sulla salute.

Particolarmente colpite le regioni portuali

Il rapporto stima che nelle regioni portuali, circa il 55-77% delle emissioni totali di inquinanti atmosferici provengano dalle navi. Esistono aree critiche in Europa dove tale contributo può arrivare fino all'80% per NOx e SO2 e fino al 25% per il PM2,5 primario.

Le emissioni provengono da una vasta gamma di fonti, tra cui la caldaia della nave, il motore principale e i motori ausiliari, e si verificano con impatti differenti sia quando una nave è in mare, sia quando sta manovrando o è ormeggiata.

Quando è in navigazione, la preoccupazione principale è l'impatto sull'ambiente marino e il contributo all’inquinamento atmosferico di fondo e dell'acqua.

Quando è vicina alla costa o in porto, le preoccupazioni principali riguardano gli impatti sulla qualità dell'acqua e il contributo alla scarsa qualità dell'aria locale e regionale, che si riverberano poi sulla salute umana.

Non va infine dimenticato l’impatto acustico causato durante la navigazione sull’ambiente marino e nei porti sulla popolazione residente.

Nonostante la natura internazionale della navigazione, la maggior parte delle emissioni di inquinanti atmosferici si verificano vicino alla costa e hanno quindi un impatto sulle aree costiere.

In media, il 70% delle emissioni viene rilasciato entro una distanza di 400 km dalla costa a causa della concentrazione del traffico marittimo vicino ai porti, un maggiore carico del motore durante le manovre, l’utilizzo dei motori ausiliari all’ormeggio, e le attività di carico e scarico.

Il 97% delle emissioni del Mare del Nord viene rilasciato entro 100 miglia nautiche dalla costa. Nelle aree costiere europee, le emissioni delle navi da trasporto contribuiscono per l'1-7% delle concentrazioni di PM10 e dell'1-14% di PM2,5.

I contributi alle concentrazioni di NO2 variano tra il 7 e il 24%, con i valori più alti registrati nei Paesi Bassi e in Danimarca. Le emissioni del traffico marittimo non riguardano solo i livelli e la composizione degli inquinanti particolati e gassosi, ma possono anche agevolare i processi di formazione di particelle secondarie nelle aree urbane.

L’EEA suggerisce di avviare politiche più ambiziose con l’introduzione di tecnologie verdi innovative.

Il rapporto evidenzia le opportunità disponibili per il settore per ridurre il proprio impatto ambientale (vedi anche Scenari per un sistema dei trasporti 100% a fonti rinnovabili: lunghe distanze, navi e aerei).

Sottolinea anche che i governi hanno un ruolo chiave da svolgere sostenendo gli investimenti nella ricerca, l’evoluzione normativa e le sovvenzioni per l’adozione delle nuove tecnologie emergenti, stimolando la condivisione di dati e informazioni sulla loro redditività.

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