Come e perché l’auto elettrica può diventare una risorsa per la rete

Giovedì, 31 Maggio 2018
Redazione QualEnergia.it
Qualche mese fa Terna stimava i possibili impatti futuri di milioni di veicoli “alla spina” per il sistema energetico italiano. I consumi extra sono gestibili con la ricarica intelligente: ora dalla California un rapporto del Berkeley Lab fornisce maggiori dettagli e numeri, relativi allo Stato Usa.
Immagine Banner: 

L’auto elettrica può diventare una risorsa per la stabilità della rete? O rischia di aggravare la domanda di picco in determinate ore del giorno?

Sono domande sempre più frequenti in diversi paesi, sull’onda del previsto boom globale dei veicoli a zero emissioni.

Anche in Italia, nonostante il forte ritardo del nostro paese in tema di mobilità alimentata al 100% dalle batterie: nei mesi scorsi, Terna ha pubblicato uno studio per valutare l’impatto futuro sul sistema elettrico delle vetture plug-in da attaccare alla spina.

Quel documento, in sintesi, ipotizzando la presenza di circa 6,5 milioni di auto elettriche in Italia nel 2030 (per dare un’idea: nel 2017 le immatricolazioni sono state meno di duemila, pari allo 0,1% del mercato), stima che i consumi di tali veicoli potrebbero oscillare tra 5-16 TWh, un valore considerato abbastanza modesto e gestibile per quanto riguarda i profili di carico sulla rete.

L’impatto sulla domanda elettrica complessiva, evidenziava poi Terna, potrà essere mitigato dall’impiego di sistemi di ricarica intelligente (smart charging), sfruttando le batterie delle auto per fornire servizi di flessibilità e accumulo energetico alla rete stessa (vedi anche QualEnergia.it, Quant’è difficile fare il pieno all’auto elettrica in Italia con le considerazioni di Giuseppe Mauri di RSE.)

Intanto dalla California arrivano nuove idee su come rafforzare l’alleanza tra fonti rinnovabili e trasporti “puliti”, in parte basate sulle tecnologie V2G (vehicle-to-grid) che consentono alle vetture di “dialogare” con le linee di distribuzione elettrica.

Un recente studio del Lawrence Berkeley National Laboratory (Clean vehicles as an enabler for a clean electricity grid) afferma che la California potrebbe raggiungere i suoi obiettivi di transizione energetica “verde” a un minor costo grazie alle batterie dei veicoli a zero emissioni.

Ricordiamo che lo Stato Usa ha tre impegni fondamentali di politica green: 50% di elettricità prodotta con fonti rinnovabili nel 2030 (33% nel 2020, vedi anche QualEnergia.it), un milione e mezzo di auto a batterie in circolazione nel 2025, almeno 1,3 GW di accumulo energetico stazionario entro quella stessa data.

La California sta cercando di sviluppare tutte le soluzioni che consentono di far produrre più elettricità possibile ai parchi eolici-solari senza sprechi/surplus inutilizzati, con una predilezione per i sistemi di storage, già in concorrenza con le piccole centrali a gas per coprire i picchi di domanda e mantenere la sicurezza e continuità delle forniture (vedi l’articolo Come corrono le rinnovabili in California: gli ultimi dati record )

Rinnovabili e veicoli elettrici, secondo gli autori dello studio, potrebbero essere alleati molto stretti nel percorso della de-carbonizzazione californiana.

La ricarica intelligente, infatti, potrebbe favorire la piena integrazione dell’energia eolica-solare in rete, smussando le fluttuazioni giornaliere dei consumi, ad esempio prevedendo di rifornire le vetture nelle ore centrali, quando l’output degli impianti fotovoltaici è ai livelli massimi.

Di sera e di notte, le batterie potrebbero cedere alla rete una parte dell’energia stoccata in precedenza, in modo da ridurre l’impennata della domanda quando il contributo del solare si azzera.

Così le batterie delle auto farebbero le veci dei sistemi di storage stazionario: gli esperti del Berkeley Lab sostengono che ricaricare in modo “controllato” circa un milione e mezzo di veicoli elettrici, darebbe gli stessi vantaggi che installare circa 1 GW di accumulatori per la rete, risparmiando però oltre un miliardo di dollari d’investimenti complessivi.

Per “ricarica controllata”, lo studio intende la ricarica attraverso le tecnologie V1G (one-way power flow), che permettono di gestire tempi/modi del rifornimento senza però quel dialogo bidirezionale con la rete, che caratterizza i sistemi V2G.

Con un mix di V1G e V2G, invece, i benefici sarebbero maggiori: l’auto elettrica avrebbe lo stesso impatto positivo di circa 5 GW di accumulo stazionario.

In sintesi, quindi, conviene di più investire sull’impiego diffuso delle batterie dei veicoli, con sistemi avanzati per ottimizzare i cicli di carica/scarica, piuttosto che sull’installazione, molto più costosa, di enormi impianti fissi al servizio della rete.

Da segnalare, infine, gli ultimi dati sull’evoluzione dei trasporti ecolgici della IEA (International Energy Agency) nel Global EV Outlook 2018 (documento completo allegato in basso).

Nello scenario “New Policies” l’agenzia stima in 125 milioni i veicoli elettrici circolanti nel mondo nel 2030, ma la cifra potrebbe salire a 220 milioni nello scenario più ambizioso, EV30@30 Scenario, come riassume la seguente coppia di grafici.

Nel recente rapporto sull’andamento delle diverse tecnologie verso gli obiettivi clima-energia per contenere il surriscaldamento globale “ben sotto” 2 gradi centigradi, la IEA ha inserito la mobilità elettrica tra i pochi settori che stanno andando nella giusta direzione, vedi l’articolo Quali sono le (poche) tecnologie che ci stanno portando a un mondo più “pulito”

Contenuto Riservato

Riservato: 
OFF

Contenuto a Pagamento

A Pagamento: 
OFF