Bici in garage in attesa di infrastrutture e cambiamento culturale?

Venerdì, 1 Settembre 2017
Karl-Ludwig Schibel
Nonostante ci siano le tecnologie, una crescente sensibilità ambientale e, a volte, anche la volontà politica, la diffusione di modelli di mobilità sostenibile procede lentamente in tutta Europa. Anche la bicicletta, che ha compiuto 200 anni, non è ancora un mezzo molto utilizzato nelle città.

L'articolo nella versione digitale della rivista QualEnergia

Tanti i festeggiamenti per i 200 anni della bicicletta in Europa, in quella ricca parte del mondo dove l'automobile è diventata una falsa normalità, un grande comeback.

Si va in bicicletta perché fa bene alla salute, si va in bicicletta perché fa bene all'ambiente e, qualche campagna come over-developed.eu, prova a coniugare entrambe le ragioni con slogan del tipo "meglio glutei di marmo che un piede di piombo".

Ben venga la rinascita di una mobilità che mette insieme qualità di vita e qualità ambientale. Il sindaco della città tedesca di Tubinga ha rinunciato alla sua macchina di servizio a favore di un pedelec. Il parcheggio davanti al suo ufficio serve per due veicoli car sharing. Un comportamento esemplare.

Al contempo, un esempio che trae in inganno. Suggerisce che ci siano soluzioni di mobilità dolce che richiedono solo un po' più di coscienza illuminata da parte dei cittadini e delle cittadine: lasciare la macchina in garage e portare la lettera alla posta in bici. Purtroppo così non è.

Stoccarda, a soli 30 chilometri da Tubinga, lotta con una pessima qualità dell'aria. Statistiche sui livelli d'inquinamento e malattie cardiorespiratorie a parte, nessuno nega che si respira male in questa città, dove la Mercedes e la Porsche sono di casa e che ha anche eletto un Verde, Fritz Kuhn, sindaco in un Land governato da un Verde, Winfried Kretschmann.

Che fare? Le soluzioni sono più che ovvie: ridurre il traffico motorizzato individuale e promuovere i mezzi pubblici, la pedonalità e, appunto, la bicicletta. La volontà politica non manca, il know how nell'amministrazione comunale neanche, la città non è povera. Quindi?

L'altro giorno una consigliera comunale e una giornalista televisiva sono salite in sella e hanno girato la città in lungo e largo per capire meglio l'ostilità verso la bicicletta.

I pannelli elettronici informavano che la qualità dell'aria era scadente, ma soprattutto dovevano muoversi con grande attenzione in un ambiente estremamente sfavorevole per chi si muove in bicicletta. Le piste ciclabili terminano all'improvviso nel nulla e, dove ci sono i semafori, i ciclisti devono aspettare anche due minuti.

«Andare in bici-cletta a Stoccarda è pericoloso, malsano e sono poche le strade dove ci si muove bene in bicicletta», conclude la giornalista Kristin Becker, «per una ciclista come me Stoccarda è difficilmente compatibile».

Una lamentela che non sorprende e queste osservazioni valgono mutatis mutandis per molte città tedesche, europee e per quasi tutte le grandi città italiane.

Quello che sorprende, di questo giro per Stoccarda, è la conclusione della consigliera comunale che sottolinea con forza che l'amministrazione ha tutte le intenzioni di promuovere in modo significativo la mobilità su bicicletta e si dichiara ottimista che «tra circa vent'anni Stoccarda arriverà alla qualità di ciclabilità di cui in Germania dispongono città come Freiburg e Münster». Il caso raro di un politico che tiene il principio realtà fermamente sott'occhio.

Ha ragione, sono necessari misure infrastrutturali, i cambiamenti culturali - altrettanto importanti - e vent'anni passano in fretta.

Anche uno sguardo sulle città bicicletta friendly come Bolzano conferma quest'orizzonte. La città sudtirolese ha cominciato verso la fine del secolo con la creazione di una rete coerente di piste ciclabili, con postazioni per biciclette ma anche con campagne come BimbinBici, Bozen Bike, Bicicaffé. Oggi è la nona città ciclabile in Europa.

Vale anche per la politica della mobilità dolce: chi vuole andare lontano deve pedalare lentamente.

L'articolo è stato originariamente pubblicato nel n.3/2017 della rivista bimestrale QualEnergia con il titolo "Buon compleanno bicicletta"

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